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Posts Tagged ‘Prosumer’

Cloudworker:cloudlearner: cosa è reale?

Posted by Luca su 10 agosto 2009

Uno degli autori di questo blog Giuliana Guazzaroni molto tempo fa è stata la prima in Italia a parlare della nuova figura del cloudworker connesso allo studio di una nuova figura di apprendente. Giuliana ai tempi ha preso contatto diretto con il blogger Venkatesh Rao autore della fortunata espressione. Ora la discussione si è estesa a molti siti della Rete e giustamente Giuliana può dire che tutto in Italia è partito dal suo approfondimento.

 

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Ipertecnologici e depressi

Posted by Luca su 21 febbraio 2009

In questo blog ci siamo occupativi diverse volte del tema dei nativi digitali, degli immigrati e degli emigranti digitali e del loro rapporto con le tecnologie e in genere con il settore della formazioni. Giuliana Guazzaroni ha approfondito nel suo blog il tema del cloudworker per arrivare alla definizione di un nuovo tipo di apprendente: il cloudlearner. In questa analisi ritengo interessarante citarvi l’articolo di Antonio Galdo “Ipertecnologici e depressi” uscito sul Messaggero del 19 febbraio e inviatarvi a seguire il blog del giornalista. Si fa riferimento a una ricerca condotta dall’Università di Pittsburh e durata ben sette anni per “ricostruire la deriva dei ragazzi quando sprecano troppo tempo con la tv, con il computer e con il cellulare”.

Ecco se le parole non sono mai neutre, già parlare di deriva e di spreco di tempo ci da un segnale di quale possano essere le conclusioni e i risultati derivanti dallo studio.

I ragazzi vengono descritti come “prigionieri della tecnologia e delle sue leggi”: dei 4000 ragazzi seguiti nello studio il 7,4% di loro con un ‘età media di 22 anni “si sono ritrovati con una diagnosi di depressione”;”troppa tv o un eccesso uso del telefonino crea un terreno fertile ai disturbi psicologici” dice uno degli autori della ricerca americana.

Si parla inoltre di generazione multitasking per indicare i nuovi adolescenti digitali: “ragazzi adolescenti, facce acqua e sapone come quelle dei nostri figli, che sono diventati abilissimi a svolgere contemporaneamente, più cose grazie a una integrazione sempre più sofisticata della tv con il telefono, con Internet, con il computer”.

Cosa significa essere/agire multitasking?

“Questi ragazzi con una mano smanettano con il telecomando, magari passando da un programma tv a un videogioco, e con l’altra navigano sul web, mandano un sms, rispondono a una mail e ascoltano la musica con l’Ipod”.

Dell’essere mutitasking si  individuano solo gli aspetti negativi: “cento cose insieme con un bombardamento di informazioni, dati e notizie. Una valanga di materiale che si infila, come uno slalom nei cervelli dei giovani e porta poi, nel tempo, a disturbi psichiatrici da iperattività e a un deficit di attenzione”.

Io non sono compleatamente d’accordo su questa accezione negativa dell’essere multitasking, anzi non sono d’accordo. Se ci pensate le donne hanno sempre detto di noi maschietti che possiamo fare solo una cosa per volta e che due insieme non siamo in grado di portarle avanti; essere multitasking è la prova che era solo un pregiudizio femminile.

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Il prosumer, il cloudworker: il web 2.0 e il web 3.0

Posted by Luca su 2 gennaio 2009

Dopo aver analizzato con attenzione degli articoli della nostra Giuliana Guazzaroni sono qui a suggerirvi la loro lettura. Ci ho pensato e riflettuto sopra alcuni giorni perchè inizialmente mi sembravano cose teoriche: del prosumer avevo infatti già parlato in un mio post precedente, mentre non conoscevo affatto la figura del cloudworker.

Ma vediamo i concetti: il prosumer è la persona proattiva, è la persona che vede in anticipo il cambiamento e si predispone in modo vincente per affrontarlo.

Nel post di Giuliana la figura del prosumer è connessa al concetto di resilienza. Non avevo pensato all’ulilizzazione in campo e-learning di un concetto quale quello della resilienza utilizzato da operatori dell’aiuto, da helper quali assistenti sociali, educatori, pedagogisti. Ma c’è un legame: una persona resiliente, vale a dire con risorse positive su cui fare affidamento, è in grado di affrontare il cambiamento e di adattarvisi nel modo migliore, anzi di essere proattiva al cambiamento.

In questo senso il prosumer si trova bene nel passaggio dal web 2.0 al web 3.0.

Entra in scena ora la figura del cloudworker: il concetto mi appare ancora indeterminato. E’ si un lavoratore della conoscenza, ma ancora di più dematerializzato, che fa cioè conto sulle sue conoscenze, che potrebbe operare anche senza un ufficio reale. Un operatore impalpabile. Giuliana ne fornisce una rappresentazione bellissima nella forma stilistica, ma mi rimane indefinita nella sostanza.

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Le parole scritte, il bibliotecario e il mondo della Rete

Posted by Luca su 8 novembre 2008

Ho trovato un’interessante intervista al direttore della biblioteca Augusta di Perugia. Ne riporto alcuni stralci:

“Il mondo che ci circonda è pieno di segni, di scritture. Se poi andiamo sul web non ne parliamo. I blog, i social network. C’è un sito dove ogni giorno 600 mila persone rielaborano storie, romanzi, sopratutto Harry Potter  e Il Signore degli Anelli. Prendono un personaggio e lo fanno rivivere in un altro contesto. Questo significa che oggi il modo di leggere è cambiato. Oggi si tende a leggere e scrivere , contemporaneamente. Oggi non esiste più il consumatore di parole scritte e lo scrittore, oggi esiste questa figura del prosumer, cioè di chi legge ma però poi commenta, però poi rielabora, scrive e poi rilegge. Ecco questa è una cosa che il web ha consentito, ha stimolato molto. Wikipedia è un classico esempio di enciclopedia che non si legge soltanto, ma si scrive anche. Un fatto straordinario, da dove si può attingere ma in cui si può anche aggiungere, aggornare in tempo reale, correggere informazioni”.

“Penso che il computer è uno strumento formidabile per accedere alle informazioni. Sulla lettura ho la convinzione che il supporto carta più inchiostro sia ancora quello più efficace. Le parole scritte sono insostituibili. Il libro è uno strumento ergonomamente insuperato per la lettura prolungata, che è poi quella che consente la comprensione e la radicalizzazione dell’informazione acquisita e la sua funzionale rielaborazione”.

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