Tutor online qualificati

Il blog del gruppo Tutor Online Qualificati

Posts Tagged ‘comunità di pratica’

A cosa servono i blog, nel 2013?

Posted by Luca su 11 ottobre 2009

Della funzione sociale di essere blogger e di scrivere in un blog ho già parlato in precedenza, ora ci torno sopra perchè ho riscontrato  che questa riflessione  non è solo un mio pensiero ma interessa molti altri blogger. In tal senso ho scovato un’interessante discussione sul blog di Paoloborrello dove si legge “Il numero dei blog in Italia è ormai diventato piuttosto elevato. Hanno caratteristiche diverse. In questo post intendo occuparmi di quei blog, o meglio dei loro autori, che trattano argomenti politico-sociali, anche perchè il sottoscritto porta avanti un blog che ha per appunto questa natura”.

L’autore del bl0g si chiede poi cosa ottiene un blogger che si occupa di temi politico-sociali. ” I blogger ottengono qualcosa?  quindi servono a qualcosa? Oppure servono solo a se stessi, nel senso che non avendo altro di meglio da fare svolgono un’attività che li soddisfa personalmente, diversamente ad esempio dal lavoro che svolgono per vivere, oppure cercano di imitare i giornalisti, professione che molti volevano e vogliono fare ma che solo pochi riescono a praticare?”

Sulla natura del nostro blog molto abbiamo già riflettututo e scritto . Il nostro blog nasce dall’esperienza precedente di un gruppo yahoo e come tale dovrebbe avere una natura di blog collettivo e di comunità di pratica. In alcuni periodi lo è stato abbastanza in altri molto di meno.

Una risposta al quesito sulla funzione e utilità di essere blogger la si trova nel blog di sonogian che risponde alla domanda servono i blog in questo modo “alla domanda specifica, servono i blog la mia risposta è si, fosse anche per un semplice motivo, ti ho conosciuto! se poi la nostra opinione possa scuotere anche quella pubblica non credo, ma vale la pena provare”.

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Cloudworker:cloudlearner: cosa è reale?

Posted by Luca su 10 agosto 2009

Uno degli autori di questo blog Giuliana Guazzaroni molto tempo fa è stata la prima in Italia a parlare della nuova figura del cloudworker connesso allo studio di una nuova figura di apprendente. Giuliana ai tempi ha preso contatto diretto con il blogger Venkatesh Rao autore della fortunata espressione. Ora la discussione si è estesa a molti siti della Rete e giustamente Giuliana può dire che tutto in Italia è partito dal suo approfondimento.

 

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Dalla saggezza popolare a Wenger: c’è qualcosa di nuovo sotto il sole? Ancora sulla comunità di pratica

Posted by romaguido su 3 luglio 2009

Nel riprendere le nostre argomentazioni sulla comunità di pratica, vi riporto i miei contributi alla discussione lanciata su ibridamenti da Giuliana Guazzaroni e passo voi il testimone: qual è il vostro parere sull’argomento?

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Convegno Anitel

Posted by Luca su 14 giugno 2009

Vi giro una segnalazione arrivatami da Anitel.

Segnalo alla lista il V Convegno di Forumlive (www.forumlive. net ), ormai
arrivato alla quinta edizione. L’evento si svolgerà il 23
luglio presso la sede dell’Ansas (ex-Indire) a Firenze e con la
partecipazione di un suo rappresentante.
La partecipazione al convegno, che sarà occasione di confronto e di
arricchimento professionale,
ma anche di momenti sereni da condividere alla scoperta delle bellezze della
Toscana (è infatti previsto nei giorni successivi anche un itinerario
turistico!), è libera.
Troverete ulteriori informazioni nelle brochures scaricabili in
http://www.forumliv e.net/FIRENZE/ FL2009est. pdf e in
http://www.forumliv e.net/FIRENZE/ FL2009int. pdf .
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Doctor Web 2.0

Posted by Luca su 13 aprile 2009

E’ uscito di recente, edito da Il Pensiero scientifico un libro che tratta il tema del rapporto del Web 2.0 con la medicina, tematica a cui avevo dedicato un intervento tempo fà. Come è già stato messo in evidenza in precedenti interventi il fenomeno delle web communities si sta diffondendo sempre più in tutto il mondo, Italia compresa. Si mette in evidenza che “questo modo di comunicare e relazionare con altri non poteva non avere ricadute sui pazienti e in genere in ambito sanitario. Una ricerca statunitense ha evidenziato che i social media (blog, social network, Wikipedia) risultano essere, tra gli strumenti di internet, quelli più usati dai cittadini per reperire informazioni sanitarie; al tempo stesso nascono associazioni di auto-mutuo-aiuto di pazienti e di familiari che si dotano di questi mezzi per comunicare e anche le aziende farmaceutiche hanno capito che non possono tralasciare questo settore di mercato.

Quali sono i vantaggi e quali i pericoli di questa comunicazione on line inerente la salute?

Un vantaggio è rappresentato dalla capacità del Web 2.0 di mettere in contatto/relazione pazienti lontani geograficamente ma che vivono la stessa situazione di malattia, permettendo loro di scambiarsi opinioni, raccontare la propria storia e in genere confrontarsi su atteggiamenti e percorsi terapeutici. Dei blog  DiabetesMine e CarePages consentono a pazienti diabetici/ oncologici e a quelli che soffrono di malattie croniche di andare oltre l’aspetto del ricovero ospedaliero. Un altro vantaggio si ha per quei pazienti che soffrono di malattie rare o sconosciute e per le quali esistono poche possibilità terapeutiche. Un esempio ne è il social network Patient-sLikeMe che negli Stati Uniti ospita diverse comunità di pazienti che soffrono di malattie neurologiche particolarmente invalidanti. Le associazioni di pazienti hanno infine trovato nei social network un modello proficuo di collaborazione tra i propri iscritti; un esempio è Inspi-re.com.

Il servizio sanitario inglese ha creato un apposito portale attraverso il quale ogni cittadino britannico può esprimere giudizi sugli ospedali dove è stato curato, giudizi che poi sono resi accessibili a tutti.

Dopo aver visto i vantaggi, individuiamo ora i possibili pericoli del Doctor Web 2.0. Un pericolo è l’affidabilità dei contenuti trovati nella Rete e la riservatezza dei dati personali che non è sempre ben garantita.

In Italia infine ho trovato un interessante sito MyOpenCare che è pensato nel senso di venire incontro al crescente bisogno di partecipazione dei cittadini al tema della propria salute, in fondo il medico si pensa il depositario di un sapere scientifico e vede il paziente come un “beota” da guidare.

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Il mito della life long learning

Posted by Luca su 21 febbraio 2009

Anche se non credo più tanto al mito della formazione permanente e della formazione come via per conseguire lavori sempre più qualificanti e professionali vi consiglio di leggere il presente articolo:

Le conoscenze vengono superate con grande facilità. Ciò accade in qualsiasi settore lavorativo. E’ quindi necessario l’aggiornamento professionale in tutto il corso della vita. E’ stato calcolato che metà delle conoscenze scolastiche invecchiano nel giro di 20 anni, quelle universitarie nel giro di dieci, le conoscenze specialistiche e professionali nel giro di cinque, mentre quelle tecnologiche e informatiche addirittura nel giro di uno o due anni. Secondo Unioncamere a causa dei continui mutamenti che interessano il mondo del lavoro assume crescente importanza la formazione permanente. In futuro la vita lavorativa sarà ripetutamente interrotta da fasi di perfezionamento e di riaddestramento, dicono gli esperti. Anche perchè il lavoro all’interno delle aziende viene sempre più spesso organizzato per progetti. Perciò l’abitudine al lavoro di gruppo, la flessibilità, la capacità di lavorare in team e lo spirito di iniziativa dei collaboratori risultano caratteristiche oltremodo importanti. Inoltre i dipendenti avvertono sempre più forte l’esigenza di orari e modelli di lavoro flessibili, per poter conciliare al meglio le esigenze familiari con gli obblighi professionali. Il numero dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato è in flessione, mentre aumentano quelli atipici. Il lavoro a tempo parziale, ma anche il lavoro interinale ed il lavoro a domicilio, trovano sempre maggiore diffusione. Accanto al lavoro subordinato, vi è anche la possibilità di affrontare il mercato del lavoro mettendosi in proprio. Un indubbio vantaggio è quello di essere indipendenti e di poter realizzare le proprie idee. D’altra parte non va trascurato il fatto che ci vuole coraggio per assumersi dei rischi e che, almeno temporaneamente, bisogna essere in grado di sopporate notevoli carichi di lavoro. Ci vuole una valutazione particolarmente accurata per stabilire se si hanno i numeri per diventare imprenditore.

Dal momento che in futuro si rimarrà nel mondo del lavoro più a lungo e che le conoscenze sono destinate a diventare presto obsolete, si presenterà l’esigenza della formazione permanente. L’agenda di Lisbona, in base alla quale l’Europa dovrà divenire l’area economica e di ricerca più dinamica al mondo, prevede di portare al 12,5% i partecipanti ad attività di formazione entro il 2010. Attualmente la quota di adulti (25-64 anni) che nell’Unione Europea si avvale di provvedimenti formativi tocca a malappena il 10%. E’ facile supporre che in futuro le persone si troveranno a cambiare frequentemente professione nel corso della loro vita. Ogni cambiamento, ma anche l’esercizio di una stessa professione, richiede a tutti i lavoratori un apprendimento continuo in una prospettiva di formazione che guarda all’arco di tutta la vita. Cio non comporta solo un costante aggiornamento per meglio rispondere alle aspettative aziendali del momento, ma accresce anche la competitività dell’azienda. Quali sono gli impieghi o i settori che offrono prospettive? Nella situazione di attuale congiuntura è difficile dirlo. Però si può far riferimento alle professioni più richieste nelle offerte di impiegoe ai posti vacanti all’ufficio di collocamento. Le aziende stesse non se la sentono di elaborare i profili professionali del futuro. Un aspetto positivo viene dal fatto che la società sta vivendo un’altra trasformazione, quella verso il lavoro creativo. Per creative work si intende una cultura del lavoro contrassegnata da responsabilità propria, adattabilità e creatività.  Il khowledge worker sa che nell’arco della propria vita lavorerà per varie aziende e cerca pertanto di rimanere sempre concorrenziale. Attribuisce grande importanza alla formazione e al perfezionamento per essere pronto a lavorare in altre aziende e settori affini. Il lavoratore creativo lavora in forma autonoma, come dipendente o a progetto. Il centro dell’attenzione è rappresentanto dalla propria persona- con coinvolgimento dell’intera sua rete di rapporti sociali. E’ spinto dal piacere nel lavoro, dall’autorealizzazione e dal senso del suo operato. Per lui il lavoro è sinonimo di crescita individuale e rappresenta la strada verso l’ulteriore sviluppo. Quanto ai servizi si registra un sorprendente aumento degli operatori impegnati nelle attività di consulenza in ambito aziendale, fiscale, patrimoniale, sanitario, familiare  e ambientale. L’aumento di questi servizi di consulenza dipende in parte anche dal mondo dell’economia che, per la sua crescente complessità, spinge le aziende a rivolgersi sempre più frequentemente a consulenti”.

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La web serie e la formazione educazione on line

Posted by Luca su 7 febbraio 2009

Sorority Forever è un teen drama ambientanto in una confraternita americana. Mi è sempre piaciuto questo aspetto delle università americane: le confraternite che condividono un edificio per tutta la vita universitaria e che creano legami che a volte durano tutta la vita. Questo aspetto è presente in tutti i telefilm americani e in moltissimi film, a volte dipinto in modo sereno, ottmistico e goliardico, altre volte invece mettendo invece in evidenza aspetti legati alle regole e ai sopprusi che subiscono le  matricole che chiedono l’accesso alla confraternita. In questa serie ci sono quattro studentesse che realizzano il sogno di entrare nalla confraternita più eslcusiva del college la Phi Chi Kappa, ma un grande mistero circonda l’abitazione della sorellanza.

Quale è la novità della serie televisiva?

Il fatto di essere stata testata attraverso la trasmissione via internet, sul sito di The Wb, per un totale di 40 episodi della durata di circa due -tre minuti ciascuno. Aldo Grasso, giustamente dice che che “è una pezzatura totalmente estranea ai canoni della tv generalista, va bene per il computer e, meglio ancora, per il palmare”.

La webserie però è un fenomeno interessante anche per il settore della formazione on line.  La webserie può avere una diversa qualità a seconda dei mezzi economici e professionali che si possono impiegare e profondore. Una cosa sono le web serie prodotte da privati dilettanti, altra cosa sono le web serie come Sorority prodotte da case cinematografiche.

Inoltre mi sembra che la webserie sia sempre più inserita in quella logica del consumo personale e dell’autoproduzione di cui profeticamente Rifkin parlava ben 10 anni fa, come caratteristiche peculiari dell’era dell’accesso; un era in cui la proprietà privata dei beni e degli strumenti di produzione sarà sempre più secondaria all’accesso a esperienze e stili di vita.

Se ci pensate anche la formazione on line si inserisce appieno nella logica dell’accesso.

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I giovani e la rete. Che fare?

Posted by romaguido su 17 ottobre 2008

“Non sarà il caso che i non nativi digitali insegnino ai nativi digitali cosa vuol dire essere nativi digitali?” (Mario Agati)

Entrando nel vivo del discorso, vediamo quale sia l’attuale rapporto dei giovani con internet.

Già autori come Mario Agati Giuliana Guazzaroni hanno evidenziato  (e la ricerca che sarà presentata il 7 novembre p.v. alla Università Bicocca di Milano quasi certamente ce lo confermerà) come i nostri ragazzi utilizzino in maniera molto limitata le potenzialità della rete, limitandosi il più delle volte all’instant messaging.

Se la situazione attuale è questa, vuol dire che le tante iniziative a favore della introduzione dei computer nelle scuole e dell’informatica tra le materie scolastiche, così come la filosofia delle tre “i” tanto sbandierata, evidentemente non hanno colto nel segno. Vediamo di analizzarne le cause.

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Comunità di pratica

Posted by Luca su 23 settembre 2008

Un ambiente  che ritengo ideale per formare tutor on line è la comunità di pratica.

Il concetto è stato coniato dall’antropologo canadese Etienne Wenger sulla base di alcuni studi condotti sull’apprendistato come nuova modalità di apprendimento. Un apprendimento basato sul superamento della distinzione tra docente e allievo, un apprendimento di tipo collaborativo volto a co-costruire la conoscenza anzichè riceverla passivamente, un apprendimento che supera la tradizionale dicotomia tra il fare e il sapere.

L’allievo non viene più visto come un vaso vuoto da riempire ma come portatore di un proprio vissuto,  di proprie abilità-conoscenze e competenze. L’apprendimento diventa quindi un fare nella pratica.

A chi volesse approfondire l’argomento consiglio di leggere, oltre all l’i’interessante articolo di Giuliana Guazzaroni,  anche quelli di Guglielmo TrentinVittorio Midoro e Italo Calvani.

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La comunità di pratica e il blog

Posted by romaguido su 1 settembre 2008

In questi giorni si è aperta nel gruppo (v. messaggio n° 1862 di Barbara sul gruppo yahoo tutor-online-qualificati) una interessante discussione sul significato e sull’uso del blog, ma già da tempo ci eravamo andati confrontando su alcuni termini tipici del web. Leggi il seguito di questo post »

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