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Posts Tagged ‘Brunetta’

Brunetta: TIC per i pazienti oncologici

Posted by romaguido su 7 giugno 2009

la foto non vi tragga in inganno: spesso certe terapie rendono calvi, glabri e tolgono la voglia di sorridere

La foto non vi tragga in inganno: spesso certe terapie rendono calvi, glabri e tolgono la voglia di sorridere.

Che le tecnologie d’informazione e comunicazione siano un grosso vantaggio per la società e che possano costituire una risorsa preziosa, talvolta addirittura terapeutica, per chi sia costretto all’immobilità o veda ridotte le proprie capacità di deambulazione a causa di patologie più o meno gravi è un dato di fatto; quello che meraviglia è invece che, nel suo zelante impeto di miglioramento dell’efficienza della funzione pubblica, il Ministro Brunetta abbia potuto pensare al part-time ed al telelavoro per lo sfruttamento delle capacità residue di malati defedati in quanto sottoposti a terapie invalidanti, come per esempio la chemioterapia.

Si legge infatti nella circolare 1/2009 sull’art.71 della legge 133/2008, ossia sull’articolo che ha per oggetto “Fasce orarie di reperibilità – Malati oncologici”:

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Il benessere lavorativo

Posted by Luca su 8 febbraio 2009

In un mio precedente intervento ho analizzato il tema della professione e cosa rende tale un lavoro . Nella nostra cultura il lavoro viene spesso associato all’obbligo di spendere parte del proprio tempo per avere in cambio uno stipendio e sopravvivere nel quotididiano. Il lavoro quindi come obbligato, come faticoso, come una specie di condanna divina. Nell’etica protestante il lavoro ha invece ben altra accezione: l’impegnarsi a fondo nel lavoro quotidiano è funzionale anche alla salvezza spirituale. In Italia hanno avuto grande successo libri come quello del sociologo Domenico de Masi che parla di ozio creativo o quello di Corinne Majer dal titolo Buongiorno pigrizia, dove si consigliano i lettori lavoratori a essere pigri sul lavoro e a impegnarsi nelle attività del tempo libero.

Penso che questa divisione tra tempo lavorativo e tempo libero esista perchè abbiamo una concezione sbagliata del lavoro. Chi fa un lavoro che lo fa sentire utile o da cui trae soddisfazioni non aspetta il venerdì alle 14 per dire che anche questa settimana ce la siamo tolta. Il lavoro può essere fonte di benessere e di auto-gratificazione, certo dipende da lavoro a lavoro e da persona a persona.  In ogni caso è necessario che l’organizzazione lavorativa sia improntata a ottiche meritocratiche e di riconoscimento del merito.

Purtroppo questo non accade in Italia, almeno non accade nel pubblico impiego e in gran parte di quello prviato; e allora è logico e conseguente che la media annua di assenze per malattie dei pubblici dipendenti arrivava a 29 giorni, a cu vanno sommate le ferie.  In pratica lavoravano 9 mesi l’anno.

E’ il datore di lavoro che deve impiegarsi nel favorire le condizioni per il benessere lavorativo, disinteressarsi della felicità dei propri dipendenti non solo è sbagliato dal punto di vista umano ma è controproducente da quello economico. Un dipendente innamorato del proprio lavoro si ammala di meno, fa meno pause caffè-bagno-sigaretta e va al lavoro anche contento e non sparla continuamente dell’azienda e dei propri colleghi. Creare dei legami affettivi dei dipendenti tra di loro e con la mission portata avanti dall’azienda, è funzionale anche all’efficienza economica della produzione.

In questa ricerca del benessere lavorativo si sta ripensando agli open space vale a dire quei mega stanzoni dove i dipendenti venivano ammassati tutti insieme con la convinzione che l’ufficio singolo era ormai superato.

L’adozione integrale di open space ha determinato molti inconvenienti: in particolare la perdita della privacy e la nascita di forti contrasti con i vicini di scrivania, l’aumento dei tassi di malattia e di assenza dal lavoro. La soluzione ideale sembra quindi una miscela equilibrata di ambienti aperti e di ambienti chiusi, con sale comuni e postazioni singole. Altre aziende hanno aperto palestre aziendali che possono essere frequentante gratuitamente dai dipendenti prima dell’orario di lavoro o nella pausa pranzo o al termine del lavoro; altre aziende hanno aperto asili aziendali e messo a disposizione lavanderie e cucine per prepararsi insieme il pasto.

Ecco Google mette a disposizione di tutto ai propri dipendenti, tanto che c’erano dipendenti che alla fine dormivano nei locali aziendali e per questo i vertici hanno dovuto emanare una norma esplicita che vieta tassativamente a tutti i dipendenti di restare in azienda a dormirci la notte.

Non vi sembra una immagine completamente diversa da quella dei dipendenti che con il cartellino in mano aspettano gli ultimi minuti per stimbrare la propria uscita?

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Brunetta e il pubblico impiego

Posted by romaguido su 13 novembre 2008

Segnaliamo una proposta di legge la cui applicazione farebbe felice il ministro Brunetta, il quale secondo L’espresso nei suoi incarichi non si sarebbe particolarmente distinto per assiduità e dedizione.

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Sprechi

Posted by romaguido su 12 novembre 2008

Vi sottopongo un interessante documento scoperto grazie a un amico. E poi c’è chi sostiene che per risanare l’inutile emorragia di danaro pubblico nella scuola e nell’università sia indispensabile tagliare gli stipendi ai dipendenti!

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