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“E-book e social learning nella scuola”

Posted by romaguido su 20 luglio 2011

L’E-book verso la costruzione condivisa della conoscenza per superare la vecchia logica del “libro di testo in adozione”.
Mario Rotta, Roberto Maragliano e Agostino Quadrino ne hanno parlato a Rimini qualche mese fa:

9 Risposte to ““E-book e social learning nella scuola””

  1. romaguido said

    Io intanto vi linko qualche discussione fatta a suo tempo proprio qui:
    https://tutoronlinequalificati.wordpress.com/2009/05/09/e-book-si-no-forse/#more-3486

  2. Vince said

    Condividere la conoscenza per rimuovere
    le tirannie del pensiero.
    yes we can…

  3. romaguido said

    Benvenuto, Vince! Frase d’effetto. Grazie!🙂

  4. Vince said

    Così tanto per prendere fiato prima della salita, da “sessantottino” che lavora nel settore dell’indusria, malgrado la distanza siderale da quegli anni,( si si impiegava il regolo calcolatore e si facevano calcoli complessi con nomogrammi logaritmici), vedo delle analogie, anche se per temi diversi, tra i fenomeni di massa di allora con quelli di oggi.
    Nei primi si sono dovuti affrontare e superare problemi di adattamento alla conversione industriale, intesa come trasformazione radicale di processi e macchine
    tradizionali (di concezione post.bellica), fino ad arrivare ai giorni nostri, dove registriamo la diffusione capillare della robotica e dell’informatica di processo al servizio delle nuove tecnologie.
    I passaggi del cambiamento, anche se estesi, sono comunque avvenuti in modo progressivo e ad opera di settori trainanti come l’areonautico, l’auto etcc..
    Il processo di normalizzazione è partito dall’alto e tutto sommato poche sono state le risorse umane rimaste a piedi.
    Oggi dopo il “big-bang” nel mondo del WEB e degli strumenti ad esso annessi lo tsunami è planetario, tutto modula in tempo reale,e a velocità impressionanti, il passaggio è violento, con il rischio di tagliare fuori, generazioni di persone in modo irreversibile e con pesanti ricadute sulla società.
    Detto ciò, a mio avviso, occorre che tutti gli attori del cambiamento facciano la loro parte, con particolare riguardo per il settore della scuola (n.d.r.interessi pubblica/privata) normalizzando ed adeguando gli strumenti di lavoro e metodi d’insegnamento affinchè anche chi è più indietro possa, oggi, salire sul treno in corsa come passeggiero , piuttosto che domani come bagaglio.
    Vincenzo

  5. romaguido said

    Ci dai una grande responsabilità, Vincenzo, ma dici una cosa giustissima. E’ inurile parlare di scuola delle tre “I” (inglese, informatica, impresa), se poi si sovvenzionano sopratutto le scuole private, che già traggono dalle loro salatissime rette tutto il necessario per strumenti e sussidi didattici all’avanguardia, lasciando la scuola pubblica al palo.
    Tuttavia, come va ricordando a destra e a manca qualche nostro collega, non bisogna immaginare che la tecnologia possa ovviare ai problemi di fondo della formazione. Hai visto com’è simpatico il video sulla tecnologia?

  6. Vince said

    bellissimo mi sembra una lezione di catechismo,
    speriamo che avvenga qualche miracolo.

  7. romaguido said

    Speriamo!

  8. Gaetana Coppola said

    “Content is King”! Il libro di testo non è l’obiettivo dell’apprendimento ma lo strumento, la “cassetta degli attrezzi” che fornisce i tag semantici (come dice Riotta); in questo mi trovo d’accordo, anche se propugno per parte mia l’adozione del libro “misto”. Occirre però uno spazio classe diverso e ripensato, un luogo “digitale” in presenza e a distanza attrezzato e coinvolgente in grado di generare attrattiva e curiosità. Buona l’idea della “biblioteca controllata” di “e-contents”, senza iperframmentazione però del sapere.

  9. romaguido said

    Gaetana, è tutto un mondo da scoprire e da creare, ricominciando “da tre”. Certi cambiamenti non sono facili da gestire e da organizzare, sono però un work in progress, che in genere incoraggia ad andare avanti, però.
    Sulle aule “digitali” c’è on line una bellissima conferenza di Roberto Maragliano di alcuni anni fa, quando ancora l’idea delle tre “I” non si era ancora fatta avanti nella mente dei “programmatori ministeriali” (come se adesso si attuasse nel migliore dei modi ). Eppure non c’é scuola/azienda che nei suoi “spot” non pubblicizzi i numerosi laboratori!

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