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“Demotopia” e capitale digitale: “l’esigenza di mettersi in gioco”

Posted by romaguido su 12 gennaio 2010

Ricordo ancora mio primo ingresso “attivo” nella blogosfera (prima mi ero limitata a leggere, senza lasciare traccia di me) e ricordo il panico che mi prese non appena mi resi conto che tutti avrebbero letto quello che avevo scritto: mi ero sentita nuda.

Da allora ho preso a chiedere, parlare, relazionarmi, ho conosciuto un sacco di gente interessante con cui scambiare opinioni, da cui imparare, con cui chiacchierare del più e del meno.

Capisco che si possa provare un po’ di imbarazzo all’inizio, e perciò comprendo, almeno in parte, chi preferisce non buttarsi nella mischia; ma mi sembra inevitabile che dopo qualche mese di frequentazione, si decida di diventare, a tutti gli effetti , cittadini della rete, facendo sentire la propria voce e le proprie opinioni, dando il proprio contributo alla collettività.

Qualcuno potrà pensare che si debbano avere grandi idee, profondi ideali, conoscenze enciclopediche per partecipare attivamente, ma in realtà non è così; proprio come in una vera e propria città, si potranno occupare gli ambienti più adatti e parlare del più e del meno a seconda del momento, dello stato d’animo, degli argomenti da proporre o proposti da altri. Niente di più semplice, lineare, naturale. E nessuno ci chiederà di essere perfetti, o, meglio, ci sarà anche chi ci confuterà, aggredirà, bistratterà (magari senza aver compreso neppure in superficie il nostro pensiero), ma questo è nelle regole del gioco, così come nella vita reale.

Intanto l’asincronicità permette di riprendere comunque il discorso, di spiegarsi, di chiarirsi, sempre che ci sia la buona fede e la volontà di comprendere, di collaborare, di conoscere.

La rete, infatti, ha il potere di amplificare, in maniera direi esponenziale, tutto ciò che di buono o di cattivo siamo riusciti a trarre dalla nostra esperienza e ce lo offre, lo propone al mondo, senza mezzi termini o alcuna pretesa.

La rete è libera, trasparente, liquida, fattiva, collaborativa, immediata ed è in questo modo che va abitata, senza reticenze, sotterfugi, ipocrisie, risparmio di tempo o di energie.

Gianluigi Cogo e Carlo Infante, nei due video che qui vi propongo, delineano in maniera efficace e sintetica le caratteristiche peculiari che questo ambiente dovrebbe presentare ai fini di una matura, consapevole, proficua cittadinanza digitale: la partecipazione, l’impegno, la libertà, la gratuità, in una parola, la democrazia.

Gianluigi Cogo sulla “Demotopia”:  “Partecipazione, impegno e democrazia. L’esigenza di mettersi in gioco”:

Carlo Infante sulle interrelazioni e il capitale digitale:

E voi cosa ne pensate?

6 Risposte to ““Demotopia” e capitale digitale: “l’esigenza di mettersi in gioco””

  1. romaguido said

    Ed ecco, su rete e privacy, un altro interessante fenomeno segnalato da Giorgio Jannis:
    “Comportati sapendo che la tua immagine può viaggiare ovunque, e tocca a te starci attento”.

  2. alanford50 said

    “Ricordo il panico che mi prese non appena mi resi conto che tutti avrebbero letto quello che avevo scritto: mi ero sentita nuda”

    Una sensazione che ricordo avere vissuto in egual misura all’inizio del mio peregrinare per il web, sono convinto che è una sensazione che provano tutte le persone che scrivono mettendo nelle parole la propria anima e sincerità intellettuale.

    Poi come giustamente hai scritto tu, ci si abitua a tutto e ci si impara a convivere con queste peculiarità, rimanendo per certi versi meravigliati nello scoprire che tra il mondo reale e quello virtuale non esiste nessunissima differenza, questo siginifica che al di la di certe abitudini poco costruttive, si finisce sempre per portare anche nel virtuale quello che noi siamo nel reale.

    Io dividerei unicamente in due le categorie di fruitori del web tra i fancaxxisti, ossia quelle moltitudini che entrano nel web unicamente con motivazioni ludiche, e quelli che entrano per esprimere delle interiotà legati ai vari e disparati problemi del reale, ammettendo che però queste due categorie esistono comunque nel reale, anche se in modo sicuramente meno evidente e palese.

    Ciaooo neh!

  3. riccardo said

    Dividerò il mio commento in due parti, Rosamaria.
    Nella prima, commenterò il tuo post; nella seconda, farò eventuali riferimenti ai video da te postati.
    1/a parte: molto giustamente scrivi: “Proprio come in una vera e propria città.”
    E’ infatti davvero questo, il punto… non sappiamo mai chi potremmo incontrare, sul web.
    A me, personalmente, dà un enorme fastidio incontrare persone che sotto la maschera della correttezza e della logica, in realtà non fanno altro che spaccare il capello in 4 e si sforzano a tutti i costi di trovare eventuali contraddizioni nei pensieri che esprimo.
    Contraddizioni che esisteranno senz’altro, ma che uno può tranquillamente superare se si affida allo “spirito” di quel che il post veicola.
    Quelli mi danno ancora più fastidio del maleducato classico, di cui posso anche non pubblicare il commento o liquidare in modo tranchant.
    Invece quegli altri quasi mi costringono ad una polemica che in realtà, è inutile e non ho voglia di fare.
    Talvolta si dice: “Ma il web non è la vita reale.”
    Però… che scoperta!!!
    Eppure, spesso dal comunicare con alcuni/e bloggers (tra queste persone ci sei ovviamente anche tu) traggo una certa sensazione di amicizia; sensazione che con alcune persone che incontro fisicamente e non virtualmente, non ho.
    La rete, benchè certo non vada idealizzata, può rivelarsi perfino un fattore di democrazia. In ben pochi altri luoghi, infatti, è possibile comunicare in tempo reale con persone che per motivi lavorativi, economici, di tempo ecc. non possiamo incontrare.
    Inoltre, nel web ci si può scambiare una gran massa di informazioni senza complesse e spesso kafkiane mediazioni di tipo burocratico, logistico eccetera.
    Ciao e… a tra un po’ per la 2/a parte del commento!

  4. romaguido said

    Alan e Riccardo,
    l’argomento è sicuramente interessante e le vostre parole tanto stimolanti e veritiere da non poter non essere condivise appieno.
    Stavo giusto pensando che avrei aumentato il numero delle categorie identificate da Alan (e non è detto che una stessa persona, a seconda delle situazioni, non faccia parte di entrambe), quando Riccardo ha aggiunto quella dei pignoli/bastian contrario e dei maleducati tout court; per ora lasciamo queste quattro, ma sono covinta che la gamma sia ancora più ampia e ricca di sfaccetature talvolta sorprendenti😉.
    Intanto, ringraziandovi per le vostre parole, vi lascio alle ultime considerazioni di Gianluigi Cogo e Luca De Biase sull’argomento.

  5. romaguido said

    Da LA7 un interessante dibattito tra Negroponte, Riotta, Zoro – conduttrice Lilly Gruber. (la segnalazione è di Learning Community, che ringrazio).

    Internet:
    a) merita il Nobel per la pace;
    b) gli va riconosciuto il merito di abbattere le barriere, l’isolamento, l’ignoranza;
    c) dà la possibilità ai più piccoli di essere agenti del loro sapere;
    d) non è più una rivoluzione, ma una cultura;
    e) in Italia è utilizzato solo dalla metà della popolazione e questo è molto grave;
    f) è utile anche laddove sia censurato: è meglio usufruirne in maniera limitata che non usufruirne del tutto.

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