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La scuola digitale

Posted by docenteazzurro su 10 ottobre 2009

Comunicazioni dal Ministero dell’Istruzione:

“Sono trascorsi circa dieci anni da quando il Consiglio Europeo ha individuato l’obiettivo strategico di portare il nostro continente a “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo…”, specificando che per conoscenza si deve intendere anche quella “digitale”. Nella Raccomandazione del 2006, inoltre, l’Unione Europea ha focalizzato, tra le otto competenze chiave per l’apprendimento permanente dei cittadini europei, quella “digitale, specificando che “la competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione”. La scuola dei nostri ragazzi di oggi, futuri cittadini europei, ha quindi l’obbligo di adottare le indicazioni dell’U.E.; ma soprattutto deve essere in grado di adeguarsi alle esigenze e alle abitudini dei cosiddetti digital natives e alla loro oramai naturale dimestichezza con le tecnologie informatiche. Il ministero ha avviato, dallo scorso anno scolastico, il progetto “La scuola digitale”, per diffondere le nuove tecnologie in classe. Il piano si articola in due fasi: la prima, già operativa, prevede l’introduzione delle “Lavagne interattive multimediali (LIM)”; la seconda denominata cl@ssi 2.0, è un progetto rivolto a 2.015 istituzioni scolastiche della scuola secondaria di primo grado e prevede di dotare una o più classi prime di una completa attrezzatura tecnologica. Da quest’anno scolastico saranno installate 16.000 LIM in altrettante classi della scuola secondaria di I grado. Inoltre 50.000 insegnanti saranno coinvolti in percorsi di formazione che interesseranno oltre 350.000 studenti. Nell’a.s. 2010-2011 il piano si estenderà alla scuola secondaria di II grado e alla scuola primaria, dove saranno distribuite 8.000 LIM e coinvolti circa 25.000 insegnanti. “

Molto interessante, anche se 8000 lavagne per tutte le scuole primarie d’Italia mi sembrano pochine, speriamo lo facciano veramente.
ciò che mi lascia perplessa è che durante le ore di compresenza non c’è la possibilità di aiutare gli alunni in difficoltà perchè bisogna sostituire le supplenti che non possono essere nominate per mancanza di fondi!

mg

7 Risposte to “La scuola digitale”

  1. romaguido said

    Bentornata, mg, è sempre un piacere leggerti.
    Sul numero e sulle polemiche relative alle lavagne interattive multimediali ed ai corsi organizzati dal ministero abbiamo già parlato relativamente allo scorso anno scolastico.
    Sicuramente nel 2009/2010 si ripeteranno gli stessi errori e gli stessi problemi. Intanto registriamo le nuove polemiche sull’accordo con Microsoft (quando tutto il mondo sta ercando di orientarsi verso il software libero), sulla carenza di personale, sull’aumento degli alunni per classe, sulla cattiva utilizzazione dei docenti di sostegno (quelli che non sono risultati perdenti pisto a causa delle nuove disposizioni :-(), come tu stessa evidenzi in questo post.
    Dell’integrazione mi sono occupata di recente; mi farebbe davvero piacere se tu contribuissi a quelle discussioni raccontandoci la tua esperienza in merito.
    Buon w.e.

  2. Luca said

    Ciao mg bentonarnata, beh certo anche io un pò latitante sono stato in questi ultimi mesi. Mi smebra che si stia creando il mito della lavagna digitale come la panacea di ogni male della scuola. Ma il male non è nello strumento è nella selezione e nella funzione sociale che è stata demandata alla scuola, vale a dire di essere un mega buco nero dove mettere personale sulla base di scambi e favori politici e per gli studenti quella di essere un parcheggio per evitare di fare danni sulla strada. Poi si possiamo mettere la lavagna diditale, ma è solo una passata di zucchero su un corpo in piena crisi. O è una passata di sale?

  3. romaguido said

    Ma quali favori politici, Luca? Sono stata conccorente e, immediatamente dopo (per mancanza di personale) commissario ai concorsi a cattedra. Non dico che le raccomandazioni non esistano, ma non sempre è così. Sarebbe ora di smetterla con questi luoghi comuni, con i “fannulloni” di Brunetta, che fanno di tutte le erbe un fascio.
    E’vero, non tutto funziona, in questo sistema che fa acqua da tutte le parti; ma generalizzare può essere molto ingiusto.
    Le lavagne non servono, e ti do ragione, così come non bastano le tecnologie, se non c’é voglia di rimboccarsi le maniche e cercare strategie efficaci; ma ci sono tanti docenti volenterosi, pionieri della conoscenza, novizi intelligenti che continuano ad esplorare il mondo reale e quello virtuale alla ricerca di una soluzione. Riconosciamolo e apprezziamo i loro sforzi.

    • mg said

      Mi sembra che sia ciò che, in modo ironico, volesse dire anche Luca.
      Infatti parla di “spargimento di su un corpo in crisi”.

      E chi l’ha mandato in crisi se non il nanerottolo legiferante imbevuto d’ignoranza e cattiveria, che pensa che tutti si comportino come lui?

      E’ vero anche che vi sono “novizi intelligenti che continuano ad esplorare il mondo reale e quello virtuale alla ricerca di una soluzione”, ma mi sembra riduttivo. Io non sono certo una novizia😀 e mi sembra di essere abbastanza attiva.

  4. romaguido said

    Mg era un’espressione, che equivale ad “apprendisti esperti”, per dire che non si finisce mai d’imparare e si mettono sistematicamente in pratica le nuove acquisizioni. Certo, se per far questo dovessimo accontentarci dei corsi imposti dal ministero…

  5. romaguido said

    Ecco un’aula che mi piacerebbe poter utilizzare e che mi avrebbe risolto un sacco di problemi ai tempi in cui anch’io ero tra i banchi:

  6. mg said

    A me, sicuramente, avrebbe risolto il problema della scrittura per gli altri illeggibile!:-D

    Ho visto il servizio in tv, mi è sembrata una grande montatura: docenti che usavano la LIM come fosse una lavagna nera e alunni che non sapevano che farsene dei mini pc.
    I corsi ministeriali, se gestiti da personale preparato, offrono delle ottime opportunità di cambiare il proprio modo di approcciarsi all’insegnamento. Naturalmente, poi sta a ognuno di noi se considerarli un tesoro oppure una perdita di tempo.

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