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Disabilità e dintorni

Posted by romaguido su 14 settembre 2009

Nello stabilire i temi precipui di questo blog, ci chiedemmo se fosse giusto parlare di scuola  e, eventualmente, di handicap. Allora si decise che andava bene la scuola, da inserire magari in una pagina a sé, ma che l’argomento handicap e sostegno era troppo specifico per poterlo affrontare adeguatamente. Negli ultimi tempi  però ci siamo occupati di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), in particolare della dislessia, e di integrazione.

Oggi io credo che, tutto sommato, l’argomento possa e debba a buon diritto essere affrontato anche su queste pagine, visto che, tra l’altro, l’e-learning e le TIC sono degli strumenti preziosi per chiunque sia ostacolato, per i più vari motivi, nell’apprendimento.  

TIC e e-learning rispondono egregiamente, infatti, al “bisogno educativo speciale” di chi abbia una difficoltà, permanente o transitoria, tanto nella comunicazione quanto nel frequentare un corso in presenza.

Su queste basi, oggi voglio proporvi la discussione nata da un post di Arthur sull’argomento disabilità e l’ultimo articolo di Claudio Imprudente

sulla comunicazione facilitata.  In quest’ultimo si parla di autismo, di cui ho avuto una diretta, ma per fortuna blanda esperienza qualche anno fa, quando mi trovai a dover comunicare con un’alunna cui era stata diagnosticata questa patologia.

Ricordo ancora lo sguardo spaurito, incredulo, impotente della madre, ai colloqui con i docenti, nel sentire che la ragazza era intrattabile, non parlava, non reagiva ad alcuno stimolo, non partecipava, ed  il suo viso, che si era illuminato quando le avevo detto che era vero, la ragazza non partecipava attivamente alle lezioni, qualche volta si isolava completamente e, accostandosi alla finestra della classe, prendeva a sminuzzare meccanicamente dei fogli di carta, ma che con me parlava, addirittura mi aiutava a mantenere l’ordine in classe, accusando i compagni che durante la ricreazione contravvenivano al regolamento, cercando di sgattaiolare fuori dall’aula.

In seguito le cose cambiarono e, sia pure non facendo eccessivi progressi dal punto di vista dei contenuti curriculari, la ragazza si inserì abbastanza bene nella classe e nella scuola, arrivando persino ad innamorarsi di un suo compagno.

Durante la mia esperienza d’insegnante, inoltre, ho avuto modo di verificare i dubbi e le perplessità sulla  comunicazione facilitata, allorché un genitore decise di accogliere il suggerimento di far seguire, all’esame di stato, il proprio figlio dal docente di sostegno.

In quell’occasione, il provvedimento si rivelò controproducente per il ragazzo, che conseguì la maturità col minimo dei voti, proprio perchè si ritenne che le sue prove non fossero del tutto autentiche. Oggi quello stesso ragazzo ha già conseguito la prima laurea e tra qualche mese conseguirà la laurea specialistica, ha partecipato a diversi stage all’estero ed ha scelto di lavorare nel campo delle TIC, mentre molti suoi compagni di scuola, dopo l’esame di stato, hanno scelto di interrompere gli studi per entrare nel mondo del lavoro.

Un ultimo episodio, che mi sembra molto significativo, è quello che riguarda una specie di concorso interno indetto dalla scuola. Si trattava di una gara: alla presenza degli esaminatori e della scolaresca, i ragazzi dovevano parlare di alcuni argomenti prestabiliti. Per una serie di circostanze più o meno fortuite 😉 (tra le quali la mia decisione di far valere ai fini del recupero l’impegno dei ragazzi in quel concorso), alcune classi furono rappresentate proprio dagli alunni con bisogni educativi speciali (compresi quelli che, pur avendo grandi capacità a livello di competenze disciplinari, avevano rivelato problemi dal punto di vista del comportamento).

Non vi dico la sorpresa quando tutta la manifestazione riuscì a meraviglia e, nonostante le perplessità iniziali degli stessi insegnanti di sostegno, ebbe l’effetto di una sferzata di autostima per tutti i ragazzi!

Vi confesso, e forse l’avrete già capito, che qui parlo da ignorante della materia, ma, senza nulla togliere alle preziose competenze dei soggerri specializzati, credo che in queste cose, più di tutti i concetti riportati dai manuali sull’argomento, valga una regola, che è poi desumibile dalle parole di Alessandra nell’articolo di  Imprudente: “(queste persone) attraverso l’incoraggiamento, la vicinanza di una persona che gli dimostra fiducia e tramite l’effetto del “tocco” facilitante, riescono a superare le tante difficoltà sensoriali, emotive, di movimento, di propriocezione, che la loro situazione comporta”.

Voi che cosa ne pensate? E’ realmente così o la mia affermazione vi sembra troppo banale e semplicistica?

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9 Risposte to “Disabilità e dintorni”

  1. catepol said

    @rosamaria, bel post. Si parliamone di disabilità e tecnologie. Le tecnologie e la comunicazione mediante strumenti diversi e linguaggi diversi, possono essere molto d’aiuto con disabilità e patologie. Buon anno scolastico a tutti

  2. romaguido said

    Grazie, Cate,
    buon anno anche a te! 🙂

  3. arthur said

    Bell’articolo, Rosamaria, scritto come sempre con competenza.
    Indubbiamente, la vicinanza di persone che infondono fiducia, aiuta molto questi ragazzi, lo vedo con la mia nipotina down, che è molto legata ad uno dei suoi fratelli, perché la segue molto, anche nelle scelte quotidiane, e vederli insieme è veramente una gran bella cosa.

    Per il resto, come ho già detto, non conosco in profondità l’argomento, ma la discussione nel mio blog e, adesso, questo tuo articolo, sono per me l’occasione per approfondire.

    Buona giornata!

  4. romaguido said

    Ti ringrazio, Arthur, di queste considerazioni, su cui sono pienamente d’accordo.
    La diversabilità è un universo tutto da esplorare, da approfondire, da apprezzare. Purtroppo, dai tempi di Sparta, in cui si cercava di risolvere il problema “alla radice”, ad oggi non mi pare si sia fatta molta strada. La discussione nata sul tuo blog è stata una bella occasione per pensare che, in fondo, certi argomenti ci appartengono molto più di quanto si voglia ammettere: ignorarli significherebbe rinnegare la nostra stessa natura e privarci di risorse preziose, cui attingere per una auspicabile crescita sociale.

  5. romaguido said

    Da Anna Rita Vizzari la segnalazione di un articolo molto interessante.

  6. romaguido said

    Da “La Stampa.it”:
    “Io, bambina Down rivoglio la mia maestra

  7. cristina said

    Ciao a tutti/e,
    sto cercando una risposta ad una domanda relativa all’uso della c.f. all’esame di maturità e poichè ne avete già fatto esperienza mi rivolgo a voi.

    Esiste una normativa che stabilisca se la facilitazione può avvenire indifferentemente al polso, al gomito o alla spalla affinchè l’esame sia considerato valido e attribuisca quindi un diploma a tutti gli effetti?

    Grazie,
    cristina

  8. romaguido said

    Ciao, Cris, benvenuta!
    Non credo di aver detto che ho fatto esperienza di c.f. (non corrisponderebbe a verità), ma qui riporto un articolo di Claudio Imprudente, al quale ti consiglio di rivolgerti: saprà essere sicuramente più esauriente di noi sull’argomento che ti sta a cuore.
    Grazie di essere passata da qui. Torna quando vuoi. 🙂

  9. romaguido said

    @ Cristina:
    Da quanto indicato qui non dovrebbe esserci alcuna differenza tra i diversi tipi di facilitazione, a patto che siano previsti dal PEP dell’alunno e che la facilitazione (così mi è parso di capire) sia stata utilizzata nel corso dell’anno scolastico.

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