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La conoscenza condivisa al servizio del’informazione

Posted by romaguido su 18 agosto 2009

“Oggi tutti noi siamo i pionieri di una nuova alba, quella della conoscenza condivisa. Sfruttiamola bene, perché abbiamo grandi responsabilità.”

Grazie alla segnalazione di Nicola Schirru Carrus, ho scoperto un video, che trovo particolarmente interessante;  lo condivido,  riportando dal sito di Claudio Messora qualche brano che mi sembra offra ottimi spunti di riflessione sul potere dela rete come luogo deputato a garantire il pieno diritto all’informazione:

[…] Questi italiani, questi cittadini che vedono in internet la loro speranza, questi nodi della rete che compiono il miracolo di trasformare i bit in piazze affollate di gente che parla, che si scambia informazioni al di fuori del grande incantesimo di massa… Queste persone sono il nostro futuro. […]

Un blog di informazione può non essere un passatempo. Specialmente un videoblog.  E’ un impegno costante, in termini di fatica e di soldi. Un lavoro a tempo pieno. […]
Tuttavia l’informazione è un bene prezioso. Deve essere libera. Per questo motivo non può essere pagata da chi ha interessi nello strumentalizzarla.  Se il lettore diventa editore contribuendo personalmente, come farebbe andando ad acquistare un quotidiano in edicola, è possibile creare un nuovo modello di informazione nel quale non c’è dipendenza da altri soggetti se non verso il comune interesse per la verità.

Quanto vale l’informazione libera e indipendente?

A parole molto, moltissimo. E’ la base su cui devono fondarsi l’opinione pubblica, la coscienza collettiva e le scelte politiche. Dove l’informazione è controllata, non c’è democrazia. Oggi i grandi gruppi editoriali garantiscono ai loro giornalisti la libertà di parola? Ci sono numerose evidenze che indicano il contrario.

Così, i blogger stanno diventando giornalisti, e i giornalisti diventano blogger. Entro 3 o 5 anni, i blog saranno la fonte di informazione più autorevole, saltando ogni intermediazione editoriale. L’informazione si farà in maniera diretta, senza filtri. L’unica discriminante sarà la credibilità.
Per essere credibili, in rete, bisogna essere trasparenti. Chi mente o è anche solo impreciso, viene immediatamente demolito. La sua autorevolezza precipita. La rete è autoimmune rispetto ai comportamenti non etici.

11 Risposte to “La conoscenza condivisa al servizio del’informazione”

  1. alanford50 said

    “Oggi tutti noi siamo i pionieri di una nuova alba, quella della conoscenza condivisa. Sfruttiamola bene, perché abbiamo grandi responsabilità.”

    Parole stupende, un auspicio stupendo, ma il mio realismo mi porta a credere che rappresenti anche l’utopia in esse contenute, credo che sia ormai realtà la conoscenza condivisa, ma è mia impressione che questo più che rappresentare una qualsiasi forma di condivisione di pensiero e quindi di intenti, rappresenti ed evidenzi unicamente la sua frammentazione, quindi esattamente il contrario di quello che ci si auspicava, la condivisione della conoscenza non implica la condivisione dei contenuti e degli intenti, quindi non c’è omologazione ne conglobazione, ma una massa di persone con la medesima conoscenza ma con idee assolutamente differenti, per un verso è un gran segno di maturità e di libertà, ma per l’altro verso non fa opinione ne unione ne movimento di massa.

    Ciaooo neh!

  2. romaguido said

    Vedi, alanford, il problema che tu sollevi viene discusso da tempo da studiosi di fama internazionale, i quali si chiedono quale vantaggio la società possa ricavare dalle interconessioni nel web.
    C’è chi ritiene che ogni notizia possa essere amplificata a arricchita attraverso la rete e parla di “valore aggiunto” come se le informazioni costituissero dei veri e propri prodotti commeriali.
    D’altra, c’è chi sostiene che l’interazione tende a svilire la conoscenza stessa, perché ognuno, cercando di omologarsi alle idee altrui, apporta alle discussioni un contributo privo di originalità e quindi di nuovi spunti.
    Io penso che il fenomeno sia ancora troppo giovane per poterne ricavare dati certi; tuttavia non bisogna dimenticare che la rete risente, in positivo e in negativo, delle caratteristiche peculiari di ogni nodo, rispecchiando la reale capacità di ognuno di collaborare e condividere le proprie esperienze con gli altri.
    Grazie di essere intervenuto.

  3. alanford50 said

    Ciao Romaguido;

    Vorrei allacciarmi alla tua ultima frase, “Io penso che il fenomeno sia ancora troppo giovane per poterne ricavare dati certi; tuttavia non bisogna dimenticare che la rete risente, in positivo e in negativo, delle caratteristiche peculiari di ogni nodo, rispecchiando la reale capacità di ognuno di collaborare e condividere le proprie esperienze con gli altri”.

    Sicuramente è come dici, ossia il fenomeno senz’altro è troppo giovane, anche se i tempi di innovazione tecnologici sono estremamente brevissimi nel suo grande progredire, insomma è un movimento inversamente proporzionale, ma il tutto mi lascia una specie di retrogusto amaro, una sensazione che ha dello spiacevole, ossia che in questo mondo frenetico dove tutti possono dire la propria opinione stia saltando fuori che non è una cosa aggregante ma al contrario non solo è disgregante ma lo è anche in modo palese e irreversibile, anche se è ancora poco avvertito e sentito come fenomeno, ossia anziché essere il mezzo per raccogliere e condividere pensieri e opinioni, è diventato il modo per evidenziare unicamente le proprie diversità, senza alcuna intenzione di farne nulla di queste tonnellate di spremute di umanità, una specie di grande confessionale mediatico, dove tutto sommato non interessa neanche più l’assoluzione finale, ma unicamente la possibilità di buttare fuori i propri contenuti, una specie di terapia di massa, tipo quelle che si fanno alla anonima alcolisti, del tipo “Ciao…mi chiamo Tizio e Sempronio e sono alcolista” e tutto si fermi inesorabilmente lì, ognuno preso dal proprio bisogno impellente di esprimere i propri bisogni e le proprie peculiarità, un pozzo di san Patrizio dove ognuno butta dentro tanto per scaricarsi di tutto quello che è il proprio io, perdendo l’occasione di convogliare tutta quell’energia verso un obbiettivo comune, questo fenomeno lo si avverte proprio nei paesi che da più tempo usano il mezzo, insomma l’occidente, forse tutto è dovuto al fatto che tutto sommato da noi sta andando tutto ancora fin troppo bene per usare il mezzo per altri scopi, come invece sta succedendo in parti del mondo che sicuramente hanno scoperto il mezzo molto più tardi rispetto a noi, ma che usano il mezzo per motivi molto più validi, anche se in verità ne sono costretti dai loro vari regimi, basta vedere l’uso che ne viene fatto in questi stati asiatici e sud asiatici dove il web è uno dei pochi mezzi ancora capaci di fare vedere e di raccontare una certa verità, anche se le bugie e le manomissioni sono presenti ormai anche li.

    Boh! Staremo a vedere,è come avere la consapevolezza di avere un mezzo mostruosamente potente tra le mani ed usarlo unicamente per giocare con l’amico di turno a Tetris.

    Ciaooo neh! alla prox.

  4. romaguido said

    In un certo senso, alan, tu evidenzi la preminenza del fattore umano sulla tecnologia, che viene asservita ai propri bisogni più immediato. E mi sembra inconfutabile quelo che tu dici: le persone hanno bisogno di tirar fuori 2spremute di umanità”, usando la rete come “confessionale mediatico” (belle espressioni, davvero efficaci!).
    In effetti pare che sia proprio questa la tendenza, far prevalere l’uomo sulla macchina, anche in quei campi, come per esempio quello bellico, che finora avevano visto la corsa ala realizzazione di strumenti sempre più sofisticati ed efficienti.
    E’ questa la novità, e qualcuno se ne è già accorto.
    Ciao, alan, grazie.

  5. arthur said

    Anche se rischio di andare fuori tema, ti consegno il premio The Honest Scrap Award.

    (Condizioni del premio: raccontate ai vostri lettori 10 cose che si sappiano o meno di voi ma che sono vere. Indicate dieci persone che hanno diritto al premio e siate sicuri di far loro sapere che sono stati contrassegnati (un breve commento sul loro blog andrà bene). Non dimenticate di collegarvi di nuovo al blogger che vi ha premiato.)

    Ciao Arthur.

    http://ilmondodiarthur.wordpress.com/2009/08/28/the-honest-scrap-harward/

  6. romaguido said

    Purtroppo è di oggi la notizia che Byoblu.com, il sito di Claudio Messora, è stato sottoposto a “sequestro cautelativo”; l’autore non conosce ancora il motivo di questo nuovo bavaglio:

  7. romaguido said

    Nell’interesse dei cittadini e dei consumatori:

    Sign for Report non deve chiudere. FIRMA LA PETIZIONE

  8. romaguido said

    Vai al link

  9. I couldn’t think you are more right.

  10. Yoga said

    That was a really great piece!!

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