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Gelmini: premiati gli atenei “virtuosi”

Posted by romaguido su 25 luglio 2009

Si è tenuta ieri la conferenza stampa del ministro Gelmini su alcune delle novità riguardanti le università italiane:

  1. distribuzione dei fondi agli atenei;
  2. unificazione dei due attuali comitati di valutazione (il Cnvsu, che valuta le università, e il Civr, che valuta la ricerca) nell’unica Anvur, (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca);
  3. nomina dei commissari per i concorsi universitari;
  4. riduzione dei corsi di laurea e riconoscimento dei crediti universitari.

Al link la graduatoria degli atenei italiani e la percentuale dei fondi assegnati. 

A parte la protesta in aula, veuta dal fronte dell’IdV per motivi non attinenti alle riforme presentate, le risposte dell’opposizione non si sono fatte attendere. In particolare, la capogruppo del Pd nella commissione cultura della Camera, Manuela Ghizzoni evidenzia come l’istituzione della nuova agenzia di valutazione sia un progetto del ministro Mussi, già pronto per essere realizzato alla fine della passata legislatura  e reso operativo solo ora dall’attuale governo, mentre la distribuzione meritocratica dei fondi rientra nel “patto per l’università”, eredità della gestione Prodi.

”Di cosa ne voglia fare il Governo e’ invece ancora oscuro anche perché – prosegue Ghizzoni – i tagli approvati dal governo con la scorsa manovra estiva renderà impossibile agli atenei di chiudere i bilanci. Per non parlare della battaglia contro la proliferazione dei corsi di laurea che non e’ certo una novita’. Infine, sui concorsi finalmente si sbloccano quelli del 2008, ma di certo anche se le procedure saranno celeri, nessuno entrerà in ruolo prima del 2010 sui cui, in ogni caso, – conclude – continua a pendere la spada di Damocle dei tagli sciagurati”. ((ASCA,  Roma, 24 luglio 2009)

E le fa eco Maria Pia Garavaglia, senatrice del PD: ‘

‘Invece del disegno di legge tante volte annunciato sull’università’, oggi il ministro Gelmini ha presentato uno schema di regolamento sull’Anvur, l’Agenzia che deve valutare la qualita’ dei nostri atenei. Non si tratta di un provvedimento da poco, ma mi domando come possa essere garantita la qualita’ con una mossa dal sapore così ‘centralista’ da parte dell’esecutivo. […] Se un tema come quello dell’Università’ non viene affrontato in Parlamento, cio’ che rimane sono solo i tagli che hanno danneggiato e continuano a danneggiare le nostre universita’. Forse c’e’ un po’ di contraddizione nel parlare di qualità e poi di fatto renderla impossibile negando le risorse. Viene dunque da chiedersi – conclude – se il ritardo sulla presentazione dell’annunciato ddl non sia frutto dell’imbarazzo del ministro che, in presenza dei tagli, probabilmente ritiene difficile sostenere un dibattito e un confronto parlamentare”. ((ASCA,  Roma, 24 luglio 2009)

A questo punto, ho l’impressione che, ancora una volta,  si dia una versione della realtà ampiamente distorta, rifiutando di recitare il “mea culpa” e di “dare a Cesare quel che è di Cesare”.

7 Risposte to “Gelmini: premiati gli atenei “virtuosi””

  1. si una visione della realtà ampiamente distorta! un bacio.

  2. alanford50 said

    Premiati gli atenei “virtuosi” frase bellissima, frase stupenda, frase attesa da intere generazioni, come sarebbe bello se veramente così fosse, ma la realtà è matrigna e crudelmente ci pone sempre di fronte alla realtà delle cose, io non ne capisco molto del mondo dell’istruzione, ma come in molti altri analoghi casi ad esempio la sanità ed altri quello che mi spaventa molto e nel contempo mi fa anche sorridere molto (anche perché altro non mi è concesso di fare) è il cercare di immaginare chi è o sarà colui che stabilirà quali e perché saranno gli atenei Virtuosi, quali saranno le menti eccelse in grado di farlo? E con quali criteri? Non ci saranno nuovamente come sempre gli amici degli amici degli amici degli amici ecc.ecc. poveri noi continuiamo ad essere molto mal messi.
    Ciaooo neh!

  3. romaguido said

    Già, Infinity!
    Detto tra noi,😉 certe situazioni mi fanno tornare alla mente i tempi dell’università; allora avevo un’amica che si diceva capace di leggere la mano e che, una volta, disse ad una comune conoscente (una vera oca): – Ecco, cara, nella tua incoerenza sei molto coerente!
    Sapessi, Sonia, quante volte, negli ultimi tempi, ripenso a quella frase così ben azzeccata!

  4. romaguido said

    Condivido, Alan, le tue perplessità.
    Sulla carta la cosa sembrerebbe ben fatta: pare che ci sia l’intenzione di incentivare la ricerca e gli atenei che portano avanti progetti di un certo interesse.
    Il fatto è che, con la penuria di fondi messi a disposizione dallo stato, le università saranno sempre più costrette a farsi sovvenzionare dai privati; siamo sicuri che, così stando le cose, potremo contare su dati certi, imparziali, inoppugnabili? E che ruolo (esplicito, ma sopratutto occulto) svolgeranno i finanziatori privati nella gestione dei diversi atenei?

  5. alanford50 said

    @Romaguido

    Si evince la certezza che la sicurezza di giuste valutazioni non ce la da nessuno, nessuno potrà mai certificare che le cose verranno fatte come si deve, ma sono molti lustri che sento una strana avversione alla sponsorizzazione di certi atenei da parte delle industrie, chiaramente capisco che il fatto porterebbe ad una disuguaglianza di sostegno (leggasi fondi erogati) agli atenei meno usufruibili dal mondo del lavoro, io vedo però in una scelta di questo tipo un’opportunità di fare un salto in avanti nella tipologia della ricerca, proprio perchè legata a problemi reali sollevati dalle industrie, in america è da sempre che questo avviene, per esempio nella Silicon valley tra le varie industrie super tecnologiche sono presenti istituti universitari di ricerca, che studiano e lavorano proprio per risolvere i problemi di ricerca e sviluppo delle aziende, con fondi e attrezzature di prim’ordine messi a disposizione proprio dalle aziende stesse, che oltre tutto tendono poi ad assumere le teste migliori alla fine dei loro ciclo di studi, qui da noi so per esempio che il “Politecnico di Torino” da anni sviluppa ricerche e studi ordinati dalle industrie ad alta tecnologia.

    Certo è che da noi gli studi ho l’impressione che siano troppo legati alle metodologie e teorie legate ad un passato glorioso ma ormai remoto che ha dato sicuramente dei risultati grandiosi, ma assolutamente irrepetibili vista la scarsità di mezzi e fondi, insomma molta teoria ma poca possibilià di mettere poi tutto in pratica, da questo l’esodo verso terre più accoglienti e generose…

    Ciaooo neh!

  6. romaguido said

    Sull’argomento, qui e qui , qualche cosiderazione segnalata a suo tempo da Luca.

  7. romaguido said

    Ciao, Alanford,
    questo argomento porta con sé una serie di implicazioni tutte di non facile soluzione, ma certo quello dei fondi è forse il più spinoso. Ricordo che quando, da studentessa, ero interna in un istituto di ricerca, dovevamo perdere un sacco di tempo perchè, non avendo un numero di tappi (proprio tappi in pastica, sia pure un po’ più costosi di quelli che si usano in casa) sufficiente, ci toccava lavarli e asciugarli più volte per passarli da un campione all’altro.
    Quanto alla Sanità, ho visto ammalati in radioterapia “sfregiati” da segnacci rossi, che macchiavano indelebilmente la biancheria e, col tempo, sbiadivano rendendo necessario riprendere le coordinate attraverso costosi esami radiografici (e pensare che oggi possiamo contare su pennarelli per tatuaggi, che permetterebbero una maggiore precisione, un tratto meno labile e, sopratutto, un risparmio notevole in fatto di esami, apparecchiature, personale!).
    Ecco, se la situazione era questa ai tempi delle “vacche grasse” (ammesso che li abbiamo mai avuti), mi chiedo che cosa possa succedere con i recenti tagli nei bilanci.

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