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RapeLay, ovvero “Educazione allo stupro”

Posted by romaguido su 14 maggio 2009

RapeLay

Proprio in questi giorni, abbiamo avviato, sulla valenza formativa di immagini e oggetti multimediali, la discussione in cui Arthur evidenzia come queste forme di espressione possano dare ricadute positive sulla sfera dell’affettività. Non posso non essere d’accordo su questa tesi, che, laddove applicata ai giochi didattici, diventa un utile mezzo per imparare divertendosi.

Detto questo c’è da evidenziare che, se è vero quanto finora affermato, è purtroppo terribilmente vero anche il contrario. Così può capitare di imbattersi in rete in oggetti multimediali ed ipermediali che si ispirano a fantasie erotiche particolarmente diffuse in alcuni paesi (v. il Giappone), in cui i sentimenti vengono, spesso e volentieri, compressi in nome di una efficienza talvolta aberrante e disumana.

Ed ecco il grido d’allarme lanciato su Facebook da Obiettivo Psicologia contro RapeLay, un gioco liberamente scaricabile da Internet:

E’ di questi giorni la notizia che il gioco RapeLay (gioco di parole tra “Rape=Stupro” e “Replay=Ripetuto” Stupro ripetuto) ha varcato i confini occidentali.
Il “gioco”, che simula ed “insegna” a molestare, perseguitare, adescare e violentare le proprie vittime è stato creato dalla Illusion, una società di Yokohama, che lo ha lanciato nel 2006.

La diffusione del gioco in questione è avvenuta attraverso il sito Amazon e grazie ad una serie di negozi affiliati che lo hanno messo in vendita. Ha da subito suscitato forti proteste da parte di associazioni e autorità.

Il giocatore-maniaco mette gli occhi su una famiglia composta solo da donne: madre e due figlie, una delle quali minorenne. E’ proprio quest’ultima a essere notata dall’aggressore.

In America e in Gran Bretagna sono riusciti a bandirlo dai siti web. Polemiche furiose anche in Spagna, Germania e Irlanda.
In Italia ancora non è stata intrapresa un’azione decisa e netta di contrasto del fenomeno.

Questo gruppo nasce quindi con l’intenzione di denunciare a chiare lettere questo genere di “prodotti” altamente diseducativi e pericolosi.
Intendiamo altresì contattare professionisti di rilievo, mass-media e politici di ogni schieramente per chiedergli di attivarsi – come altri paesi civili hanno già fatto – per bandire Rapelay anche dal nostro paese e, di contro, per attivare azioni di sensibilizzazione ed educazione sul tema della sessualità e della violenza sessuale

Diffondi questo gruppo tra il tuo network di contatti!
DOBBIAMO ESSERE IN TANTI E MOBILITARCI CON FORZA!!!

A tal proposito, vi consigliamo di leggere il parere di Maria Rita Munizzi, Presidente Nazionale del Moige e delegato europeo dell’Epa, la European Parents Association.

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2 Risposte to “RapeLay, ovvero “Educazione allo stupro””

  1. romaguido said

    Probabilmente questo fenomeno costituisce uno degli effetti collaterali della globalizzazione; così la diversa visione del sesso e delle donne in Oriente e in Occidente fa si che ciò che è considerato assolutamente lecito in Giappone non lo sia affatto in Europa e in America. Si legge infatti (link):

    Un viaggio allucinante in cui le vittime inseguite, molestate e poi violentate, con i vestiti strappati, che gridano e piangono, ci rimandano un’immagine diversa del rapporto orientale con il sesso. “Io Donna” (il femminile de Il Corriere della Sera) ha intervistato recentemente a riguardo Ornella Civardi, esperta di storia e cultura giapponese. Di seguito riporto l’intervista.

    In Giappone siamo nel campo della assoluta normalità. Oriente ed Occidente. Alfa e Omega, almeno nella concezione del sesso. Per i giapponesi un corpo nudo è qualcosa di naturale, dunque bello e libero da tabù. Paradosso solo apparente. Nel video la violenza associata all’atto è senz’altro esagerata. Ma è componente tipica della sessualità in quel Paese.

    Il sesso, che per definizione rappresenta uno spazio di libertà, vera o percepita, diventa il territorio in cui l’uomo giapponese si rifà delle frustrazioni della vita di tutti i giorni in una società dove controllo dell’individuo e gerarchia sono cifra quotidiana dell’esistenza. Presente in gran parte delle fantasie erotiche in forma sottile, la violenza è vissuta come valvola di sfogo: l’immaginario restituisce all’uomo giapponese quel potere che altrove non può esercitare.

    “In Giappone gli stupri non sono emergenza sociale. Vero, le molestie in metrò fanno notizia per la frequenza, soprattutto ai danni delle giovanissime. Però sono espressioni di fantasia, per quanto destabilizzante ai nostri occhi. Non gesti destinati ad avere un seguito. Le perversioni giapponesi sono spesso legate al rapporto tra uomo adulto e ragazzina, oggetto fetish per eccellenza se in più indossa una divisa da marina retta, tipica delle scuole medie.

    Per cultura ed educazione, i maschi giapponesi sono eterni bambini: crescono nel timore delle donne adulte (madri che li sorvegliano e li spronano senza pietà a superare esami e ostacoli sociali). Paura annullata di fronte un’adolescente, vista anche come Essere ancora puro. La trasgressione è appunto violare questo candore ideale. Ricompensa: il massimo dell’eccitazione erotica“.

  2. romaguido said

    Pur con tutta le cautele del caso, vista la mia ignoranza in materia, terrei a precisare (correggetemi se sbaglio) che le fantasie e i sogni erotici hanno una ben definita funzione fisiologica; il punto cruciale della discussione verte qui, in realtà, sulle sollecitazioni che certi giochi possono esercitare su soggetti in età evolutiva o comunque lontani dall’aver raggiunto il pieno equilibrio psicologico.

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