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E-book? Si, no, forse…

Posted by romaguido su 9 maggio 2009

Accologo volentieri l’invito di Lorenz ed apro anche qui la discussione sugli e-book,  che sta registrando interesse e polemiche un po’ dappertutto; intanto vi ricordo che nell’articolo che segue potrete trovare il resoconto del convegno sull’argomento tenutosi a Milano l’8 maggio u.s..

Io credo che, anche nel caso degli e-book, i detrattori della novità possano assimilarsi a tutti quelli che a suo tempo avevano pronosticato il fallimento del cinema, meno suggestivo del teatro, della televisione, limitata dal piccolo schermo e, almeno all’inizio, in bianco e nero, degli sms (che senso aveva scrivere quando c’era la possibilità di parlare?).

Certo, per noi, ,romantici emigranti digitali, abituati a gustare, sfogliare, assaporare le pagine stampate, il loro odore particolare, a subirne il fascino sin dalla prima infanzia, in cui le illustrazioni dei libri di favole coloravano i nostri sogni, il testo cartaceo sembra essere insostituibile; ma, se solo ci fermiamo un attimo a pensare alle nostre attuali abitudini, ci rendiamo conto di quanto sia diventata ormai indispensabile la ricerca automatica, di quanto sia comodo stampare solo ciò che serve, magari dopo aver rielaborato in maniera del tutto personale immagini,  testo,  formato, dopo aver aggiunto le nostre note e le nostre osservazioni. Se poi pensiamo alle versioni, sopratutto quelle delle esercitazioni in classe, in cui andavamo alla ricerca spasmodica del vocabolo da tradurre, magari ci gonfiamo d’orgoglio per la velocità con cui, all’ultimo anno di liceo, riuscivamo a sfogliare il vocabolario; ma oggi non vi sembra che quello fosse tutto tempo sprecato? La ricerca automatica non potrebbe forse far risparmiare del tempo, a tutto vantaggio di una traduzione più curata e lineare?

D’altra parte, mi pare che  l’imposizione di adottare gli e-book sia stata un po’ avventata. L’uso del libro di testo elettronico presuppone, a mio avviso, un insegnamento rinnovato, una preparazione a monte di ogni lezione molto più accurata di quanto non avvenga col testo cartaceo, una maggiore interazione con gli studenti che, in questo modo, potrebbero essere chiamati ad una rielaborazione più creativa dei contenuti.

Allora probabilmente sarebbe stato più corretto lasciare all’insegnante la libertà di scegliere e sperimentare i sussidi didattici più adatti al proprio metodo d’insegnamento/apprendimento, alle proprie classi, alla disciplina insegnata.

Tra le pecche di questa frettolosità che, bisogna dirlo, non è affatto nuova all’editoria scolastica, c’è, per esempio, il fatto che, almeno finora, non tutte le materie sono state prese in considerazione per la trascrizione dei testi in forma digitale; io non ho visto, per esempio, e-book per la mia disciplina negli elenchi delle opere scolastiche di prossima distribuzione; eppure mi piacerebbe molto poter sperimentare l’efficacia di un testo così concepito rispetto a quelli tradizionali.

Per concludere, io, al posto della Gelmini,  non sarei stata così perentoria ed impositiva; debbo purtroppo constatare che, ancora una volta, si è agito calpestando la libertà d’insegnamento, imponendo nuovi metodi prima ancora di averne sperimentato la validità,  creando il caos e il disorientamento di docenti e studenti, quando invece una introduzione graduale, preceduta da una sperimentazione mirata, avrebbe potuto quasi certamente risultare efficace, produttiva, vincente.

Stretta la foglia, larga la via…

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8 Risposte to “E-book? Si, no, forse…”

  1. Sul discorso degli e-book sono abbastanza combattuto.
    Sono amante della tecnologia tanto quanto lo sono della sana lettura.
    E’ vero che oggi come oggi gli e-book potrebbero garantire un maggiore interesse, soprattutto da parte degli studenti, visto che sono stati tirati in ballo anche nel post, però che ne sarà della lettura classica.
    Ritengo che non ha prezzo il fatto di poter sfogliare con mani proprie un libro, un testo, qualsiasi supporto dotato di pagine cartacee.
    Il dilemma è forte: la tecnologia con gli e-book avvicina e sprona alla lettura e rielaborazione di contenuti, ma il libro, così come l’abbiamo conosciuto ed è nato, non dovrebbe restare tale sempre?
    Capace di sancire gli scritti e le volontà delle persone a distanza di tempo…
    concludio così come ho iniziato: sono combattuto, parecchio!
    Grazie per lo spunto di riflessione.
    Un saluto
    Danilo

  2. romaguido said

    Hai ragione, Danilo,
    come non essere combattuti? Ho detto più volte che è difficile per noi emigranti non sentire il fascino della carta stampata e il fatto che anche tu, quasi nativo, dica queste cose, mi fa un enorme piacere. Tuttavia non posso non registrare certi vantaggi che la digitalizzazione dei testi può offrire; penso, per esempio al mio prossimo trasloco e già rabbrivisco al pensiero dei libri da trasportare. Come sarebbe bello poterli caricare nell’hard disk per portarseli dietro senza alcun problema di ingombro e, sopratutto, di gravità!
    Grazie. Torna a trovarci!

  3. romaguido said

    Dalla discussione su facebook, l’ultimo intervento di Fabrizio Emer:
    eppur… si muove!

    Da tuttoscuola.com; Biondi (MIUR), con l’editoria digitale studenti protagonisti

    l’intervento del Capo Dipartimento per la Programmazione del MIUR dott. Biondi al Forum PA, convegno sull’editoria digitale scolastica:

  4. romaguido said

    Dall’ultimo contributo di Agostino Quadrino alla discussione facebbok sigli e-book a scuola:
    “Quello che sembra non si voglia capire delle versioni digitali dei libri di testo, è che questi non sono romanzi, sono *manuali*. La manualistica, per definizione, è un genere di consultazione, non suppone perciò una lettura continuativa e sequenziale. Soprattutto per ciò che riguarda la parte esercitativa ed esemplificativa dei libri di testo (penso in particolare a materie come matematica, inglese, latino, elettronica, informatica ecc., discipline tecniche, non discorsive o spiccatamente “narrative” come quelle storiche), non mi pare che siano da leggere o studiare *tutte* le pagine del testo, tutti gli esercizi o tutte le esemplificazioni o casi pratici. Di regola l’insegnante *sceglie* quali svolgere, anzi – spesso – sceglie anche quali capitoli svolgere e quali saltare, vista la scarsità del tempo di lezione a disposizione, e lo smisurato numero di pagine dei testi attualmente in ciicolazione, dei quali si riesce a svolgere mediamente la metà o appena un terzo dei contenuti proposti durante l’anno.

    In altre parole, per i testi tradizionali a stampa si comprano e si portano in spalla seicento pagine, e se ne usano a stento duecento. Questo con i testi digitali non succede, anzi: si comprano file che contengono anche molti più esercizi e argomenti *opzionali*, con un costo che è sempre lo stesso (per l’offerta di Garamond, almeno); si studia solo quello che l’insegnante sceglie e può fare in un anno; si stampa – se proprio è necessario – solo ciò che serve il giorno dopo, nella lezione successiva o nei capitoli selezionati.

    Dunque, non ha alcun senso paragonare il costo di un libro tradizionale a stampa con il costo ipotetico della stampa di un “intero” E-Book; “intero” poi cosa vorrebbe dire poi? data la struttura modulare, ad esempio del nostro modello, si intenderebbe il modulo base? ma è solo di 200 pagine, che a stampa laser costerebbero non piu’ di 5 euro, considerando la carta e l’uso del toner. Forse ci si riferisce all’ipotetico costo della stampa a colori (magari con cartucce a getto di inchiosto…) di un E-Book che riproduce in formato PDF un intero tradizionale testo a stampa, ovvero quel caso che tutti sostengono sia da escludere. Ma allora che senso avrebbe questo genere di comparazione di costi?”
    .

  5. romaguido said

    Nell’intervento n.199 della stessa discussione Mario Rotta (Università degli Studi di Firenze), rispondendo ad Antonio Fini, dice:
    “Antonio, quello che evidenzi non è forse il bisogno di più tecnologie nella scuola, lo stesso bisogno su cui vari governi europei hanno attuato politiche sistematiche negli ultimi 10 o 15 anni? Ma allora, anziché prendersela con gli eBook o le LIM, non sarebbe più semplice accettare l’idea che è il momento di “coltivare” anche nella scuola una cultura aperta e orientata alle tecnologie e proporre strategie che vanno in questa direzione? In questo senso io penso che sostenere e agevolare la diffusione di eBook (così come di altri dispositivi) possa rappresentare un’opzione interessante: sono “oggetti” che allo stesso tempo possono essere semplici e complessi, immediati o sofisticati, in ogni caso flessibili, applicabili a una gamma molto ampia di situazioni, a differenza di oggetti o ipotesi magari interessantissime ma destinate a restare confinate nel limbo di qualche sperimentazione..”

  6. romaguido said

    Da Garamond “L’e-book sugli e-book” (dalla discussione su facebook).

  7. romaguido said

    Il parere di Mario Agati:
    book e e-book

  8. romaguido said

    Segnalato da Giorgio Jannis, un articolo di Carlo Columba,che sottoscrivo in toto.

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