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“A scuola senza libri – Emergenza educativa, libri di testo e internet” – Il resoconto di Agostino Quadrino

Posted by romaguido su 9 maggio 2009

Si è tenuto ieri a Milano il convegno  “A scuola senza libri – Emergenza educativa, libri di testo e internet” .
Agostino Quadrino. presente all’evento, ne dà  su facebook un proprio il resoconto, che ho pensato di proporvi qui, visto che  alcuni nostri lettori sono restii ad utilizzare il popolare social network:
Ieri 8 maggio a Milano era in programma il Convegno “A scuola senza libri – Emergenza educativa, libri di testo e internet”, organizzato nell’ambito del Master in Editoria e Gestione del Prodotto Editoriale della Università Cattolica.

Potevo mancare? No, e infatti ci sono andato e ho ascoltato.

I relatori erano Vittori, un rappresentante dell’INDIRE/ANSAS, in vece di Biondi che non era potuto intervenire, Enrico Greco Vice Presidente dell’AIE e direttore di Mondadori Education, Simonetta Polenghi pedagogista, Valentina Grohovaz Dirigente scolastico e alcuni rappresentanti del mondo editoriale come Franco Menin (Principato), Giancarlo Quadri (La Scuola), Emilio Zanette (Paravia Bruno Mondadori).

Secondo l’unanime giudizio degli intervenuti, tutti perfettamente concordi (compreso INDIRE!), le disposizioni che introducono il libro di testo digitale e suggeriscono l’adozione di E-Book sono molto negative, dannose, disorientanti, e così via.

L’idea di fondo sottesa a tutti gli interventi è che solo il testo a stampa garantisce qualità di insegnamento e di apprendimento, che senza il testo a stampa è prevedibile uno scadimento della qualità culturale della scuola, che i costi del testo a stampa non sono poi così elevati se paragonati a quanto spendono le famiglie per telefonini o capi firmati, che solo grazie al testo a stampa viene offerta alle giovani generazioni l’occasione di lettura e di accesso alla conoscenza.

Non solo: gli E-Book, è stato detto, non fanno risparmiare nulla, in quanto stampando un intero E-Book a colori si spenderebbe molto più che acquistando un libro tradizionale, non riducono il peso poiché stampando le pagine su una sola facciata il numero di fogli totale raddoppia, obbligano le famiglie ad acquistare un computer o un lettore di E-Book, che poi magari va distrutto appena ci si comincia a lanciare gli zinetti in classe… e così via.

Insomma: un coro di no all’E-Book, che nei toni e nelle argomentazioni a me faceva ricordare la situazione descritta con ironia da Vindice Deplano, in questa discussione, del momento in cui al villaggio qualcuno aveva osato proporre la ruota al posto della vecchia slitta fatta con tronchi d’albero: ma se così andiamo benissimo da 10.000 anni? e chi ci garantisce che ci faranno l’uscita dell’autostrada fuori dal villaggio? e se poi si buca? e poi non tutti se la possono permettere… 😀

Naturalmente, pur non essendo stato invitato (Garamond ai convegni non è mai invitata), non ho potuto esimermi dal dire la mia al momento del dibattito.

La mia semplice e rispettosa tesi è stata che questa innovazione non sembra essere stata introdotta – come poteva sembrare in quel contesto un po’ da corte Ancien Régime – da un manipolo di fanatici estermisti, da collettivi autonomi o da capelloni fanatici dell’open source, ma da un governo moderato di centro-destra presieduto dal proprietario della maggiore casa editrice italiana, con una circolare firmata da un equilibrato e stimato dirigente come Mario Dutto, apprezzatissimo per le sue doti professionali e personali soprattutto in Lombardia dove è stato per molti anni direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale. Non era per buttarla in politica, ma semplicemente per fare emregere che non mi sembrava plausibile l’accusa di ideologismo rivoluzionario mossa nei confronti delle novità sul tema dei libri di testo, visto da dove provenivano.

(Per inciso: vedi un po’ come cambiano gli schieramenti, a seconda dei contesti. In quell’ambito le proposte di riforma erano considerate “estremiste” e quasi eversive dell’ordine costituito, quando le stesse – nell’ambito di questa discussione ed altre analoghe – sono viste come espressione di una parte politica quasi reazionaria. Mah…).

Infine: visto che emergeva come massima concessione possibile all’innovazione apportata da internet la versione “mista” del libro di testo (carta, immancabile, e qualche integrazione e accessorio scaricabile online), mi sono limitato a rilevare che gli insegnanti – decsritti come disorientati – stanno invece rilevando molto interesse per una proposta di E-Book di testo (per quelli di Garamond siamo già a 20 mila downlaod dei 44 titoli) e che gli studenti in verità studiano già con il computer acceso (che ci piaccia o no) e che anziché doverlo considerare uno strumento di distrazione o di scorciatoia per lo studio, forse varrebbe la pena metterci dentro un po’ di contenuti strutturati delle materie che si fanno a scuola, provando a vedere se il risultato in termini di apprendimento è condizionato al supporto che si usa (carta o non carta) o piuttosto alla qualità dei contenuti proposti e alla loro aderenza ai codici linguistici e concettuali dei ragazzi del nostro tempo.

Molti consensi dalla platea e ammissione da parte di qualche relatore di essere fra gli utenti registrati di Garamond con coraggiosa confessione di aver anche effettuato il download di qualche nostro E-Book…

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4 Risposte to ““A scuola senza libri – Emergenza educativa, libri di testo e internet” – Il resoconto di Agostino Quadrino”

  1. […] Guarda Articolo Originale: “A scuola senza libri – Emergenza educativa, libri di testo e … […]

  2. […] Original post:  “A scuola senza libri – Emergenza educativa, libri di testo e … […]

  3. romaguido said

    Il parere di Mario Rotta su facebook
    “Quello che racconta Agostino a proposito del convegno di Milano è decisamente molto triste. Non tanto per le posizioni critiche sugli eBook, ma proprio perché pare che le posizioni NON siano intelligentemente critiche (come lo sono molte di quelle emerse in questo così come in altri dibattiti in corso in rete), ma pregiudiziali e ideologiche. Questo, in fondo, è il vero ostacolo a qualsiasi ragionamento serio sulle tecnologie e il loro possibile impatto sull’educazione, e se ci pensaimo bene lo è sempre stato, dagli ipertesti alle LIM, dal PC in classe alla scuola cablata, dalle videocassette ai social network: ci si schiera pro o contro questa o quella tecnologia per ragioni ideologiche, senza entrare nel merito di cosa possiamo farci, perché e soprattutto come (sono questi i termini della discussione in quasi tutti gli altri paesi…), ma solo sulla base di non si sa quale intuizione o presa di posizione, salvo cambiare idea all’improvviso se e quando “la cosa” diventasse di moda, o fosse sostenuta da precisi interessi, contando ovviamente sulla memoria corta che ci contraddistingue in quanto italiani. Ma quando proveremo a superare il collo di bottiglia delll’approccio ideologico ai problemi? Quando cominceremo a fare uno sforzo per andare oltre i pregiudizi dettati dalla paura o dall’ignoranza? Quando impareremo a discutere realmente “nel” merito, sui significati, le strategie, le buone pratiche?”

  4. Luca said

    Hai ragione Rosamaria. Io non sono contrario ai libri elettronici anche se preferisco il libro tradizionale cartaceo. Mi piace acquistarlo, leggerlo, sottolinearlo. Uso righello e matita e evidenziatore se è un libro che devo studiare. Ho fatto sempre così e ho casa piena di librerie organizzate da me secondo il corso che stavo frequentando. Inoltre ho sempre scritto al computer e poi fatto rilegare gli appunti dei corsi che ho frequentato. In questo modo ho casa piena di libri, a volte mi si chiede un argomento e tiro fuori una dispensina di appunti rilegati. Ecco detto questo se altri studiano e preferiscono gli e-book per me non c’è nessun problema e nessuna critica. Dipende dalle abitutini e dagli usi e soprattutto da noi.

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