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“SCUOLA: TRA INNOVAZIONE E SCOPERTA” : un articolo dal web.

Posted by romaguido su 4 maggio 2009

Come promesso, pubblico l’articolo che Maria Allo (Maryline) ci aveva postato nel commento #1 e che non sono riuscita a trovare (il link di cui al #3 non si apre)  già corredato di tutte le citazioni.

Chi ci legge sa che diamo sempre a Cesare quel che è di Cesare, così le citazioni le ho trovate io:

SCUOLA: TRA INNOVAZIONE E SCOPERTA di Maria Allo (Liceo Scientifico ” LEONARDO” di Giarre (CT)

“La società dell’informazione induce a porsi il quesito se il contenuto educativo che essa trasmette sarà per l’individuo un fattore di arricchimento culturale o meno” (Giovanni Biondi, La scuola dopo le nuove tecnologie –  n.d.r.)

“I rapidi cambiamenti socio-culturali degli ultimi anni verso la società dell’informazione hanno reso necessario e urgente da parte delle istituzioni scolastiche di adeguarsi.”[1]

Il Dirigente scolastico del Liceo Scientifico “Leonardo” Prof. Mario Catanuto così si esprime : “La scuola deve essere sempre a passo con i tempi ,pertanto ,abbiamo ritenuto opportuno dotare la nostra scuola di questo straordinario strumento. Un segnale che anche una scuola di provincia debba e possa essere al passo con la tecnologia. La scuola rimane il nostro primo obiettivo, è importante, da amministratori, guardare al futuro delle nuove generazioni”

“Oggi, però, la situazione a livello nazionale risulta molto varia, perché se in alcuni istituti superiori, soprattutto a indirizzo tecnico e professionale, le tecnologie dell’informazione fanno parte da tempo degli strumenti di lavoro dei docenti, in altri ordini e indirizzi di scuole la familiarità con le tecnologie non è così scontata”[2]

“L’esigenza di creare un corso di questo tipo nasce dalla sempre maggiore diffusione anche in Italia di nuove tecnologie per la didattica, che stanno gradualmente cambiando le modalità di apprendimento e le forme di interazione tra studenti e insegnante. Soprattutto, cresce nelle scuole italiane l’uso delle lavagne interattive digitali grazie anche all’interesse del Ministero della Pubblica Istruzione e a progetti pilota come DiGi Scuola, che stanno promuovendo l’introduzione di questo strumento in grado di aumentare il coinvolgimento degli studenti e arricchire le lezioni con contenuti multimediali”[3].

Il Liceo “Leonardo” di Giarre si può considerare all’avanguardia in questo campo .Da alcuni anni infatti (2006/2007 DIGISCUOLA ) ,grazie all’opera della collega di Matematica Patrizia Raciti ,”formatore Indire”, è stata avviata una ricerca di innovazione del processo educativo con l’ausilio di numerose sperimentazioni come quello che si è concluso da alcuni mesi, un percorso di formazione che non si riduce

“alla semplice acquisizione di competenze di natura tecnica. (già acquisite dai docenti attraverso precedenti corsi sulle TIC), (ma) contrario, il punto focale deve essere costituito dall’intreccio tra tecnologia e didattica, tecnologia e processi di apprendimento.”[4]

come strumento in grado di migliorare il proprio metodo di insegnamento e facilitare il processo di apprendimento delle discipline da parte dei propri allievi. Certamente il

“docente pioniere è fondamentalmente un innovatore. Egli identifica la novità, ne valuta il valore e decide dapprima se adottarla e in seguito se proporla. In alcuni casi l’innovazione comporta l’abbandono di una pratica d’insegnamento consueta. Questo evidentemente potrebbe causare dei rischi che devono essere valutati anche in collaborazione con colleghi, direzioni ed esperti […] L’insegnante pioniere è un riferimento per i colleghi in materia di integrazione delle ICT. Pu˜ esercitare, spiegare, consigliare e preparare altri dal punto di vista pedagogico, nel contesto dei più recenti sviluppi dell’apprendimento e dell’insegnamento. E’ in grado di illustrare ai colleghi l’innovazione e di spiegare i motivi che lo hanno spinto a proporla. […]Risulta importante che il docente in questione mantenga un contatto regolare con i colleghi che operano nella stessa situazione (altri docenti-pionieri) e che sia il referente per colleghi che intendono sperimentare uno o più itinerari di uso delle ICT in classe, tanto in ambito disciplinare che interdisciplinare [5].

“Le nuove tecnologie a scuola hanno trasformato la relazione comunicativa tra studenti ed insegnanti, modificando gli stili di apprendimento, le strategie formative e le metodologie educative. Tra le tecnologie emergenti in ambito educativo, la lavagna interattiva multimediale (LIM) introduce un potenziale di innovazione radicale per la didattica e la comunicazione formativa.”[6]

Il blog nella pratica didattica favorisce l’acquisizione dell’abitudine alla scrittura e l’assunzione della responsabilità verso i propri prodotti: ォImpegnarsi in un webog aiuta gli studenti a rendersi conto che stanno dando un contributo al corpus di conoscenza che costituisce Internetサ, commenta (real responsibility) (http://www.itd.cnr.it/tdmagazine/PDF40/5_Tonin_TD40.pdf)

“La LIM offre, infatti, la possibilità di ibridare i contenuti digitali nelle lezione frontale, modificando la “sceneggiatura” della lezione stessa e trasformando lo spazio della classe in un ambiente di mixed reality, in cui digitale e analogico, virtuale e reale, convivono.”[7]

con la finalità di preparare all’utilizzo delle lavagne digitali insegnanti di ogni ordine e grado, operatori del settore educativo e addetti alla formazione.

“Grazie alle lavagne SMART Board, gli insegnanti potranno studiare e analizzare applicazioni pratiche e sperimentare dal vivo l’uso della lavagna e dei software per lo sviluppo di contenuti multimediali per la didattica”[8].

“Pertanto, le tecnologie didattiche nel quotidiano scolastico, se utilizzate in modo mirato e corretto, possono rivelarsi autentiche risorse per la didattica. Del resto anche le “teorie della mente” elaborate dalle nuove scienze cognitive hanno dimostrato che il processo di formazione/apprendimento è come una co-costruzione tra menti che si integrano, per cui superare i limiti tradizionali della trasmissione sequenziale delle conoscenze può favorire l’acquisizione delle competenze più profonde, quelle metacognitive.”[9]

“L’uso delle nuove tecnologie permette agli allievi di comprendere immediatamente se sanno o non sanno fare, e tutto questo risulta molto efficace sul piano degli apprendimenti,”[10], (comunque) “la motivazione non può essere intesa solo come condizione per apprendere (si apprende solo se si è motivati ad apprendere) ma è anche uno scopo, un obiettivo”[11].

Maria Allo


[1]http://www.funzioniobiettivo.it/laboratori/progetti/cappelli/nuove%20tecnologie%20a%20scuola.htm

[2]http://www.funzioniobiettivo.it/laboratori/progetti/cappelli/nuove%20tecnologie%20a%20scuola.htm

[3] http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article-print-13886.html

[4] http://www.irrefvg.org/cosmos/tecnologie.html

[5]http://www.aspti.ch/ictsi/php/html/modules.php?name=News&file=article&sid=43

[6] http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article22110.html

[7]http://www.gianlucatorrini.com/2008/12/03/lavagna-interattiva-multimediale-news-dal-csl/

[8] http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article22110.html

[9]http://www.funzioniobiettivo.it/laboratori/progetti/cappelli/nuove%20tecnologie%20a%20scuola.htm

[10]http://www.funzioniobiettivo.it/laboratori/progetti/cappelli/nuove%20tecnologie%20a%20scuola.htm

[11]http://www.funzioniobiettivo.it/laboratori/progetti/cappelli/nuove%20tecnologie%20a%20scuola.htm

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4 Risposte to ““SCUOLA: TRA INNOVAZIONE E SCOPERTA” : un articolo dal web.”

  1. romaguido said

    Maria dice: “Il blog nella pratica didattica favorisce […] l’assunzione della responsabilità verso i propri prodotti“.
    Ma può considerarsi un “proprio prodotto” un collage certosino di prodotti altrui?
    Io credo di si, a patto che ci sia una evidente, originale e articolata rielaborazione personale e, sopratutto, che le fonti siano dichiarate. E’ risaputo, infatti, che il valore di alcuni articoli è riposto proprio nella bibliografia, capace di suggerire preziosi spunti e approfondimenti; tacerla, quindi, oltre ad implicare evidenti problemi di carattere etico,impoverisce notevolmente ogni prodotto editoriale.
    Tuttavia, le considerazioni in proposito sono tante ed abbracciano una serie di problematiche, le quali, nell’impatto col web e la didattica, diventano addirittura spinose (copyright, copyleft, uso di cellulari e palmari a scuola, e chi più ne ha più ne metta).
    Da qualche tempo, osservando questi fenomeni, mi proponevo di preparare un post sull’argomento; lo farò, ma per ora passo a voi la palla: che ne pensate?

  2. romaguido said

    Per quanto mi riguarda, una volta scoperto il fenomeno, mi sono confrontata con veterani del web, i quali mi hanno espresso i loro dubbi e le loro perplessità: si tratta di una pratica ormai diffusa, quindi tollerata, accettata, irrimediabilmente legittimata o non piuttosto di casi sporadici, per questo motivo più eclatanti?
    Volendo tagliare la testa al toro, ho esposto i miei dubbi “nientepopodimeno” che a Mario Rotta; ecco la sua risposta:

    “Se ci pensi bene copiare e incollare è un gesto vecchio quanto il mondo; il web e le tecnologie digitali lo rendono solo più facile e in questo ragazzi e adulti non sono diversi, anzi… i ragazzi possono essere più facilmente stimolati ad avere un approccio critico, gli adulti hanno invece comportamenti consolidati.
    Il problema è che ancora attribuiamo minor valore all’informazione digitale, perchè ci appare immateriale; penso anche che per un salto di qualità non sia più il caso di distinguere tra “pionieri” e altri, ma si debba cercare di condividere TUTTI un codice, un’etica…
    Non c’è limite all’improvvisazione: ma non penso che sia solo il web ad alimentare una sempre più scarsa considerazione delle “fonti”: è un fenomeno più generale, è una deriva culturale, il web come al solito non fa altro che amplificare ciò che accade a tutti i livelli, e paradossalmente amplifica proprio perchè mantiene memoria….”

    A questo punto, ritornando sulla domanda di Mario Agati: “Non sarà il caso che i non nativi digitali insegnino ai nativi digitali cosa vuol dire essere nativi digitali?”, risponderei senza alcun indugio: “No, per carità!”.

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