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La ‘funzione pedagogica’ di facebook

Posted by romaguido su 23 marzo 2009

Roberto Maragliano ha scritto oggi su Facebook:

Nessuno mi farà passare di testa l’idea che se leggo oggi è perché da piccolo, prima durante e dopo la scuola, usavo fumetti e libri illustrati: lì sono diventato lettore. Nessuno mi farà passare di testa l’idea che se uno vuole capire che cosa è il web oggi, lo deve ‘abitare’, il web, esattamente come il giornaletto faceva abitare la scrittura. Quale occasione migliore per comprendere la rete (e per farsi rete) che essere amici attivi di e in facebook? Lì le più eterogenee delle teorie accademiche (il web 2.0, le identità multiple, il multitasking, il grande fratello, l’intelligenza connettiva, il privato pubblico) trovano attuazione e composizione. In questo sta la ‘funzione pedagogica’ di facebook, nel permettere a ciascuno, indipendentemente dal suo livello di consapevolezza, di farsi cittadino del web.

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34 Risposte to “La ‘funzione pedagogica’ di facebook”

  1. […] Articolo Originale: La ‘funzione pedagogica’ di facebook « Tutor online qualificati Articoli correlati: E-Tutor (tutor online […]

  2. Non mi sento a mio agio, in una casa privata e molto regolamentata, dove tutto perde senso in un calderone di chiacchiere e scherzetti. Abitavamo tranquillamente nel web anche prima di FB, e lo faremo anche dopo.
    Sulla funzione pedagogica, indipendente dal proprio livello di consapevolezza, avrei molto da dire.
    Anzi, proprio comprendere perché FB non è ambiente salutare è indice di un’abitanza consapevole.

  3. romaguido said

    Benvenuto, Giorgio, è un piacere averti qui. Ricordo di averti incontrato su altri blog e di averti chiesto un parere su certi argomenti; peccato che quella discussione sia stata poi abbandonata!
    Io penso che Maragliano intenda riferirsi all’apprendimento di una gestione matura e consapevole della rete; mi spiego meglio: così come il giovane impara a muoversi nel mondo reale, distinguendo tra ciò che è bene e ciò che è male, tra gli amici e gli altri, accorgendosi pian piano che non tutto può essere fatto o detto (il che avviene generalmente senza che noi lo rinchiudiamo sotto una campana di vetro per proteggerlo dagli eventuali pericoli), dargli la possibilità di esprimersi su un social network (che io paragonerei ad una metropoli piuttosto caotica) potrebbe essere un buon espediente perchè anche in rete possa imparare a definire e gestire i propri spazi. Naturalmente, tutto ciò richiederebbe la supervisione e la guida degli adulti deputati alla sua formazione, nè più nè meno di come avviene nella vita “reale”.

  4. Non è FB in questione. Tutti noi sappiamo che è meglio essere anche lì e dare un’occhiata, che le cose buone possono arrivare da qualsiasi parte.
    Noi non “diamo la possibilità” a nessuno, né controlliamo il giovane con la nostra saggezza (che di queste cose, non abbiamo).
    Lui arriva prima di noi, è già là mentre noi siamo ancora a chiederci cosa significa quella scritta sulla porta.
    La semantica degli spazi sociali il giovane la ricava dalle sue frequentazioni e dalla sua rete sociale, dai valori che ha appreso in molte altre pratiche online.
    Se è uno che è appena arrivato in rete, non ha neanche la posta elettronica, e per prima cosa si iscrive a FB perché tutti i suoi amici gliene hanno parlato, beh, vorrà dire che sull’imprinting da lui ricevuto bisognerà lavorare, per convincerlo che il web non è solo fatto di cazzatine.
    Se Maragliano, che conosco e segue almeno dalle riflessioni di metà anni Novanta, definisce FB “l’occasione migliore” per abitare la rete, significa che il vecchiaccio è rimasto piuttosto 1.0 nella sua idea di abitanza.
    E più grave ancora è che proponga, dal suo punto di vista autorevole e quindi famoso, uno sdoganamento di un luogo eticamente problematico, per giunta sottolineando come questo debba avvenire in modo indipendente dalla consapevolezza del proprio abitare.
    Non sa distinguere. Perché non parla di Netlog, allora, per la fascia in età evolutiva?
    Il ragionamento va al contrario: il bambino, sempre meno guidato dai genitori (una volta dette le parole giuste, i genitori hanno fatto il loro lavoro) esplora via via il vicinato, allarga il proprio orizzonte fisico (dalla biciclettina al parco al motorino) però già conoscendo cose del mondo che lo circonda: non va a giocare a palla in mezzo all’incrocio, non entra nei bar a chiedere da bere a otto anni, non frequenta bordelli, non entra in case private. PEr lo meno questo gli è stato detto: se poi come ogni adolescente vorrà “infrangere la regola”, almeno saprà che “sta infrangendo la regola”, e quindi si muoverà con un principio di sospetto e cautela.
    Se parli di FB come di un mondo ludico e colorato, se lo proponi come palestra di cittadinanza, e non mi dici che è un luogo dalle determinate caratteristiche, e anzi mi spingi a frequentarlo senza farmi domande, non è atteggiamento pedagogico.

  5. romaguido said

    “vorrà dire che sull’imprinting da lui ricevuto bisognerà lavorare, per convincerlo che il web non è solo fatto di cazzatine.”
    Che poi equivale a :
    “tutto ciò richiederebbe la supervisione e la guida degli adulti deputati alla sua formazione”

    Siamo perfettamente d’accordo.

    Grazie, Giorgio.

  6. adoravo il corriere dei piccoli, certo è però che non lo abitavo
    ora, una cosa è l’utilizzo, un’altra è farne una parte di vita
    non sono molto in sintonia con quanto dice questo signore,
    se leggo oggi lo devo alla mia maestra, ai miei libri di scuola
    e comunque sia la cosa sicura è che, forse l’ho anche già scritto,
    anni fa ci han collegato questa spina, gran bel regalo, o noi ci siamo
    subito messi a giocare
    se qualcuno decide, domani, di staccare questa spina il gioco è finito
    che facciamo? smettiamo di vivere?
    facebook è come tutte le altre belle cose che il web ci regala, come il giornale,
    facciamone buon uso ma non diventiamone una parte
    il giornale lo vendono ancora, meno male..

  7. romaguido said

    Oh, Irish, certo che lo vendono, lo hanno sempre venduto, anche in tempi più sospetti…

  8. Luca said

    Sono d’accordo con Janis, Facebook è inserito in piena nella logica 1.0 essendo un ambiente proprietario, gestito in toto da una società che ti “obbliga” a firmare delle condizioni di accesso molto pesanti per l’utente. Facebook inoltre non ha una sede in Italia, ma solo in Irlanda questo determina molti problemi e inconvenienti anche nella possibilità di fare segnalazioni di malfunzionamenti. Non sono d’accordo su Facebook come spazio di cittadinanza nel Web, allora è la Rete che ha una funzione pedagogica e non Facebook, Perchè si , Va bene che Facebook è di moda e che devi esserci, ma la funzione pedagogica non dovrebbe essere correlata alla moda. Allora diventa la moda a svolgere una funzione pedagogica.

  9. romaguido said

    @ Irish
    “questo signore” è uno dei pionieri, se non il Pioniere, dell’e-learning in Italia e Giorgio Jannis è un indiscutibile esperto di tecnologie applicate alla didattica (correggetemi se sbaglio).
    Come vedi, non è semplice adottare un metodo pedagogico che trovi tutti d’accordo.
    Un dubbio (che è anche un mea culpa, in quanto docente): e se “mentre a Roma si discute, a Sagunto” si rischiasse di morire?

    @ Luca
    Hai ragione, la moda non deve svolgere una funzione pedagogica, però io penso che gli educatori abbiano il dovere di tener conto della moda onde ricercare, anche attraverso die essa, metodi pedagogici più efficaci e linguaggi più facilmente comprensibili.

  10. una sola battuta senza dilungarsi: se c’è una moda, o un qualunque appiglio per ridurre il gap tra insegnante e studente, se l’insegnante non lo usa sbaglia.

    PS: perchè Facebook è inserito nella logica 1.0?

  11. Luca said

    Salve a tutti,
    ieri sera ripensavo a quanto aveva scritto Irish perchè mi trovava perfettamente d’accordo. A volte mi capita di sentire vecchi signori, magari manager dell’industria, che spiegano che hanno appreso a fare i manager giocando a biglie sulla spiaggia, o facendo volare gli aquiloni o tenendo sotto occhio i bagni delle compagne di classe. Dire di essere alternativi fa trendy, lavorare duramente per qualcosa non suona bene. Così per esempio le modelle anoressiche di oggi dicono di mangiare e di non fare alcuna attività fisica. Ecco citando il grande film Pulp Fiction ( lì era a proposito del massaggio ai piedi) mi sembra lo stesso identico campo di gioco.

    Per quanto riguarda Facebook (come anche Second Life) non sono nella logica del web 2.0 perchè sono un ambiente proprietario. C’è una società di gestione che fissa delle condizioni di accesso, che può variarle come vuole, che stabilisce che quello che pubblichi può essere da lei utilizzato nel tempo anche dopo la tua morte.
    A me piace Facebook perchè mi serve come grande bacheca dei contatti ma sono consapevole che nel rapporto di scambio l’utente mette molto di più rispetto a quello che riceve.

  12. La discussione su FB è stata lunga, in questi mesi. Leggetene sui migliori blog.

    Luca, per amor di precisione ti dirò che il fatto di essere privato non ha nulla a che vedere con l’essere 2.0 di un servizio web.
    Amazon, EBay, YouTube, tutte le community recenti sono esempi di web 2.0, perché permettono User Generated Content, consentono di socializzare i contenuti in relazioni interpersonali e di gruppo, utilizzano feed e permettono social tagging.
    Ovviamente comprendo benissimo il discorso sulla chiusura di FB al mondo, era proprio quello di cui si è molto dibattuto.
    Diciamo che FB è un ambiente social che adotta una politica di chiusura, ma è un suo diritto farlo, come è nostro atto volontario (avendo preso atto di un contratto di iscrizione al servizio, magari senza furberie) parteciparvi.

    Diverso è il discorso se pensiamo a finalità pedagogiche, o comunque all’utilizzo de l’ambiente FB nella didattica. Sottolineo ambiente, per sottolineare come NON abbiamo a che fare con semplici strumenti, ma situazioni vere e proprie, arredate con risorse documentali e umane, dentro cui svolgere le attività didattiche.

    In questo caso, non mi va bene.
    Perché un insegnante inconsapevole delle implicazioni etiche (proprietà dei contenuti, diritti alla distribuzione, dati sensibili raccolti, come diceva Luca) di quell’ambiente non sta facendo un buon lavoro nel formare i ragazzi a forme di cittadinanza digitale.
    Assomiglia un po’ a quando il docente cracca un software (quante scuole hanno ancora oggi Office craccato o senza licenza nei pc d’aula?): quale messaggio volete che arrivi agli studenti?
    Nel nostro caso, quale messaggio di abitanza digitale arriva? Ho davanti a me tutto un nuovo mondo da esplorare, e mi costringi dentro un parco privato a giocar con gli amichetti?
    Ci sono ambienti molto migliori online per fare community professionali: ogni insegnante con un suo Ning ben organizzato (una volta si sarebbe preferito un Moodle, come soluzione locale. Oggi andiamo verso ambienti web, visto che la tecnologia 2.0 rende il web stesso una piattaforma adatta alla pubblicazione e alla distribuzione dei contenuti. Per molte cose, basterebbe usare bene gli strumenti offerti dall’account Google, per dire, come aggregatori e blog e books e maps etc.) potrebbe con facilità costruire gli ambienti professionali di cui ha bisogno nel suo lavoro con le classi e con la Scuola.
    E sono ambienti liberi.
    Poi si può fare una “gita scolastisca”, e l’insegnante un giorno porta tutti a vedere cosa sono i social network.

    In ogni caso, la cosa peggiore, e qui sta l’origine di questa discussione, è che Maragliano, inconsapevole di tutte le cose che ci siamo detti qui sui risvolti etici dell’utilizzo didattico di ambienti web proprietari, promuova FB con quelle parole là sopra.

    Come diceva Luca, è il web tutto il vero ambiente di apprendimento, nessuna sua parte in sé.

  13. romaguido said

    Non posso non essere d’accordo su tutto quanto dice Giorgio Jannis. Intanto, vi faccio notare che Irish Coffee ha colto nel segno quando dice: “adoravo il corriere dei piccoli, certo è però che non lo abitavo
    ora, una cosa è l’utilizzo, un’altra è farne una parte di vita”.

  14. scusami, il mio “questo signore” non era in senso dispregiativo, anzi tanto di cappello a chi dedica tutto il suo tempo alla ricerca anche per quel che riguarda il web…
    una cosa certa è che fino a quando questa ricerca produrrà dei risultati, soprattutto se contrastanti tra loro, almeno un posto sicuro qualcuno può dire di averlo
    il che oggi è tantissimo
    e malgrado il mio “scontrarmi” spesso con il progresso sono e resto tra quelli che leggono, per imparare
    🙂 buona giornata

  15. Luca said

    Mi sembra che a una certa età ci si innamora delle cose senza però avere una certa misura. Mi spiego meglio con un esempio: nella mia città Spoleto sono innumerovoli i casi di persone di 60 70 anni che hanno lasciato la moglie perchè si sono innamorati di una bella rumena o dell’est. Un paio di questi si fanno i capelli dal mio barbiere: era tutto un racconto delle loro prodezze amorose, le ho fatto questo, quello, quell’altro; le ho dato questo e quell’altro. Ecco queste ragazze hanno in media 30 anni di meno e nel 90% dei casi lasciano questi utopici vecchietti in mutande. Noi maschietti siamo facilmente entusiasmabili per qualcosa, forse anche docenti universitari si entusiasmano per Facebook magnificandone la funzione pedagogica. Alla fine è meno rischioso che innamorarsi di una straniera e rimanerne fregati.

  16. romaguido said

    Il problema, Luca, sono le ricadute della cosa. Se i vechietti danno fondo al loro patrimonio per un effimero rigurgito di gioventù, chi ne fa le spese sono loro e le loro famiglie legittime, ma se certi metodi pedagogici non del tutto efficaci vengono seguiti da uno stuolo di docenti sarà la società di domani a pagarne le conseguenze, il che è ben più grave (o sbaglio?).

  17. Luca said

    C’è un dato di fondo: a tutti noi piace legittimare la nostra alzata della mattina pensando di fare qualcosa di originale e di nuovo. Ecco un nuovo metodo pedagogico al quale nessuno aveva mai pensato, ecco la Lim che salverà il mondo, ecco Facebook e la sua munifica azione pedagogica. In realtà non è proprio così. Anzi non è così per niente. Non ho detto che Facebook fa danni, certo qualcuno ne fa se non si conosce lo strumento (strumento, non ambiente) ma se lo conosci lo sai usare e può essere utile. Sono d’accordo con Janis quando sostiene che con Google si può avere la stessa utilità di servizio, ma rimane il fatto che Facebook rimane comodo e intuitivo all’uso.

  18. romaguido said

    @ Irish
    Scusa, Irish, la mia precisazione non era un richiamo a te, ma voleva essere un chiarimento sulla discussione che stiamo tenendo qui. .
    Se io dicessi che Netlog, per citare un network che qui è stato richiamato a mo’ d’esempio aberrante (?), è un passaggio obbligato per la crescita dei ragazzi, sicuramente farei pochi “proseliti”, quindi il mio pensiero non avrebbe mai ricadute considerevoli; ma se la stessa cosa venisse detta da una persona molto autorevole in campo pedagogico, c’è da giurare che molti lo seguirebbero e, visto che non tutti i docenti sono in grado di gestire adeguatamente la rete e, a maggior ragione, di guidare l’allievo nell’uso, anzi nell’abitanza della stessa (“Lui arriva prima di noi, è già là mentre noi siamo ancora a chiederci cosa significa quella scritta sulla porta”), la cosa potrebbe assumere aspetti raccapriccianti.
    Da qui le osservazioni di Jannis e la discussione che ne è seguita.
    Devo dire tuttavia che, laddove ci si rivolga ad allievi che, per motivi anagrafici, usano già la rete in maniera consapevole, social network come FB possono essere un buon mezzo per raggiungerli comunque e dovunque.
    In questi giorni, infatti, ho potuto rendermi conto che, per alcuni docenti, la bacheca rappresenta un ottimo mezzo per comunicare, in maniera fattiva, immediata, proficua e più informale, con i propri allievi.

  19. Luca said

    Su questo sono d’accordo con te Rosamaria: Facebook è uno strumento utile e comodo da usare. Allo stesso tempo ho visto blog di classi scolastiche che funzionano molto bene, sono spazio di confronto/discussione e al tempo stesso bacheca per i compiti e le attività scolastiche da fare. Non sono d’accordo quando leggo cose fatte per dire “ah come scrive bene questa persona”, “è proprio poetico”.

  20. romaguido said

    Io credo (e non mi pare di poter essere smentita in questo) che la nostra quotidianità sia costituita da molteplici aspetti; la blogosfera non fa altro che rifarsi ad essi e, visto che non sarebbe “sano” fare didattica per ventiquattr’ore al giorno, mi sembra che siano del tutto legittimi i momenti da dedicare al sentimento, alla comunicazione più o meno poetica, ad un esercizio di scrittura che, laddove non si fermi ad uno sterile manierismo, può risultare utile a comprendere e a comprendersi. Del resto, mi sembra che la cosa possa rappresentare un ottimo contraltare alla volgarità, alla violenza, alla indifferenza, alla aridità di sentimenti che sempre più spesso trovano posto nella nostra vita reale e in quella on line. E, se anche si trattasse di frasi fatte, di semplici complimenti, non ti sembra che sia molto più edificante e meno aggressiva una parola gentile, un incoraggiamento a fare di più e meglio che non un atteggiamento di sufficienza, se non di chiusura, di ostilità, di critica assolutamente gratuita, tendente a sminuire l’interlocutore e la sua immagine (reale o virtuale) agli occhi dei meno accorti?

  21. Luca said

    Ciao Rosamaria, su quanto dici non posso che essere d’accordo. Io mi riferivo però agli aneddoti che si raccontano, ho fatto qualche esempio ne aggiungo altri: chi ha fatto volontariato per la salvaguardia delle foche dice di aver appreso la gestione del rappporto con gli altri, chi ha coltivato un orto dice di aver capito il valore e l’uso delle scorte industriali. Era a questa tipologia di aneddoti che pensavo quando ho scritto per la pretesa di originalità poetica.

  22. Rileggevo tutto, anche i miei commenti. Credevo che il mio pensiero, quello cioè che Facebook non è il mezzo ma un mezzo, fosse stato messo in discussione. Vedo però che, come spesso succede, dall’alzata di scudi iniziali, con parole e punti di vista diversi, s’è avuta una convergenza velocissima sullo stesso concetto.

    Nessuno s’è mai messo in mente di spostare la scuola sulle social network, credo. Nessuno s’è mai messo in mente di togliere la scuola dai social network, spero. Ricordate dove sta la virtù?

  23. Luca said

    Ciao Alberto,
    non sono d’accordo completamente sulla convergenza verso lo stesso punto di vista. Infatti mi sono detto in disaccordo con l’enfasi data dal Prof. Maragliano sulla funzione pedagogica di Facebook e la stessa cosa mi sembra abbiano fatto Janis e Irish. Certo se dici che Facebook al momento sembra utile ti do ragione ma è solo un mezzo, dai diciamo anche un “ambiente” che si trova comunque all’interno della rete. E’ solo una parte utile della Rete, che in ogni caso si potrebbe sostituire con servizi che già oggi sono accessibili per esempio su Google.

  24. romaguido said

    Ciao, Alberto, qui le nostre prime osservazioni (ma anche altre più recenti) su facebook si riferivano ad un uso piuttosto disinvolto dello stesso da parte di soggetti più o meno consapevoli, più o meno responsabili.
    Il primo accenno ad un uso didattico del mezzo è stato fatto in occasione del seminario di Milano e da allora il discorso è rimasto piuttosto aperto, sebbene spesso e volentieri siamo d’accordo con te sulla massima che invita all’equilibrio e alla misura; equilibrio e misura che forse mancano nei casi citati da Luca, ma devo dire che, se ho ben capito, io non sarei così drastica nel negare che, facendo di necessità virtù, si possano raggiungere obiettivi degni di considerazione anche perseguendo scopi che partono da presupposti molto diversi.
    Concludo, e qui mi rifaccio alla filosofia di Irish, dicendo che non si finisce mai d’imparare e che certi spazi e certi confronti possono essere utilissime palestre di vita per chi ha voglia di mettersi discussione, riconoscendo un fondo di verità anche in pareri contrastanti col proprio modo di pensare. Credo che proprio su questo si basi ogni comunità di apprendimento che si rispetti ed è proprio partendo da questo principio che, nel luglio scorso, abbiamo pensato di dar vita a questo blog.

  25. Luca said

    Rosamaria sono d’accordo con la tua conclusione circa la nascita del blog dei tutor, si sono quelle che hai indicato le motivazioni ispiratrici.
    Per quanto riguarda i miei esempi sono volutamente esagerati proprio per mettere in evidenza le chiacchiere di alcuni docenti. Ecco c’è un film indimenticabile “Gli intoccabili” dove Al Capone si rivolge all’ispettore dicendo “sei solo chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo”.
    Essere solo chiacchiere non porta a niente, al limite porta alla cena.

  26. romaguido said

    “Essere solo chiacchiere”
    Il web, pur potendo contare su altri media, è fatto sopratutto di parole, parole che esprimono pensieri, progetti, idee, che ognuno, volendo, può far sue per trasferirle in fatti concreti. E quand’anche la cosa si mantenesse a livello teorico, resterebbe sempre la positività di uno scambio di opinioni, l’osservazione, più o meno critica, di un “campionario” di varia umanita da cui si uscirebbe comunque arricchiti. Non a caso un’importante branca dello scibile prende il nome di “Scienze Umane” ed è proprio in quel settore che rientrano discipline come la pedagogia, la filosofia, la letteratura, la lingua, che, guarda caso, hanno proprio le parole, e non le “chiacchiere”, alla loro base.
    Quanto al film che tu hai citato più di una volta, mi viene da pensare che, se lo sceriffo si mettesse a disquisire di problemi filosofici, probabilmente i banditi avrebbero tutto il tempo di scappare ed io stessa ho ipotizzato qui: “e se mentre a Roma si discute, a Sagunto si rischiasse di morire?”, ma definire “chiacchiere” lo sforzo di alcuni di volersi confrontare e di capire mi sembra riduttivo, non mi sento affatto di condividerlo appieno.

  27. Luca said

    Ciao Rosamaria,
    confrontarsi anche sulle chiacchiere è positivo. Negli Stati Uniti una materia molto frequentata nei College è la retorica, si fanno simulazioni di processi e di dibattiti, si fanno simulazioni di campagne stampa, simulazioni dell’attività degli spin doctor. A me piace una impostazione simile. Ecco però che mentre gli americani prendono da noi (greci e latini) l’arte della retorica e ne fanno un’arte pragmatica, mi sembra che in Italia le persone di cultura parlino per parlare. Ecco qua la distinzione tra la chiacchiera volta a fare qualcosa e la chiacchiera in se e per se: la chiacchiera come mezzo, dalla chiacchiera come fine ultimo.

  28. “Non sono d’accordo su Facebook come spazio di cittadinanza nel Web” –> “Facebook è uno strumento utile e comodo da usare. Allo stesso tempo ho visto blog di classi scolastiche che funzionano molto bene”.

    Questo è proprio il genere di convergenza che intendevo. Ed entrambe le frasi le ha scritte Luca Allora, o c’è stato un ridimensionamento in positivo del pensiero sull’utilizzo di Facebook o ci sono problemi con lo spaziotempo e la discussione s’è divisa in due.

    Ps: con Jannis ero d’accordo (con alcune differenze) anche se s’è concentrato troppo su quel che ha scritto Maragliano. Maragliano ha infatti portato alla luce il fenomeno Fb ma non ha detto che gli altri strumenti sono meno potenti, anzi non ne ha proprio parlato (mancando anch’egli il quadro globale che invece jannis ha ben sviluppato).

  29. romaguido said

    Grazie, Alberto, come al solito, con le tue acute osservazioni, riesci a mettere in luce punti che, altrimenti, potrebbero restare oscuri.
    Provo a darti io una risposta, chiarendo quella che, in realtà, non è un’incongruenza.
    La frase di Maragliano, che ha preoccupato Jannis e ha fatto pensare un po’ tutti è: “in questo sta la ‘funzione pedagogica’ di facebook, nel permettere a ciascuno, indipendentemente dal suo livello di consapevolezza, di farsi cittadino del web”.
    Vi si può facilmente intendere che chiunque entri nel network in questione ne ottenga una formazione, che il Prof. Maragliano sembra far coincidere con l’essere diventato cittadino del web.
    Ora, come abbiamo detto più volte qui, FB va saputo usare, richiede cioè, a nostro avviso, una consapevolezza che mal si confà alla giovane età di alcuni allievi.
    Per questo motivo, Jannis ha tirato in ballo l’esempio (paradossale) di Netlog per la fascia in età evolutiva e un po’ tutti abbiamo precisato che è dovere degli adulti deputati alla formazione rendere i giovani consapevoli delle potenzialità e delle implicazioni che l’uso dei diversi mezzi comporta, oltre che, naturalmente, scegliere gli ambienti più idonei ad uso pedagogico della rete.
    Nell’ultima parte della discussione, infine, abbiamo evidenziato “che, laddove ci si rivolga ad allievi che, per motivi anagrafici, usano già la rete in maniera consapevole, social network come FB possono essere un buon mezzo per raggiungerli comunque e dovunque” ed è a questo, oltre che alla propria esperienza personale, che si riferiva Luca dicendo “io FB lo trovo comodo”.

  30. Ora colgo un altro punto della “disputa”!

    “indipendentemente dal suo livello di consapevolezza”…Questa frase io l’avrei interpretata in altro modo, ovvero: “volente o nolente, chi usa facebook entra di diritto nel circolo dei naviganti.”
    Viene quindi risucchiato e fatto “nodo” di una tela, inconsapevolmente. Cioè l’utente 1.0 si trova catapultato nel 2.0, in un click (o in un profilo).
    Questo, per quanto riguarda gli studenti, esempio, equivale a quei corsi di nuoto (disumani) in cui l’allievo viene buttato in acqua e si deve arrangiare ma comunque a bordo vasca c’è qualcuno che ti lancia un “ormeggio”. Il professore dovrebbe essere in grado di stare a bordo vasca . Certo è che se, finita la lezione, uno si fa un paio di tuffi per divertirsi non c’è niente di male, visto che la piscina c’è sfruttiamola.
    In conclusione, “indipendentemente dal suo livello di consapevolezza” è in accezione negativa secondo il mio punto di vista, ed è l’altro lato della medaglia della “funzione pedagogica” di Facebook.

  31. Luca said

    Bello l’esempio della piscina e dell’imparare a nuotare: se galleggi vivi altrimenti affondi. Si entri in Facebooh e entri senza aver letto le condizioni di accesso, entri e cominci a scrivere dal lavoro “non ho voglia de fà una mazza”, “me piace solo de magnà e de beve”. Non sono due frasi da me inventate ma sono state realmente messe da impiegati pubblici nel loro orario di ufficio. Ora infatti quasi tutti gli enti pubblici hanno impedito all’accesso a Facebook dal lavoro perchè già si combina poco poi non si combina niente.
    E poi questa cittadinanza del web, a me sembrano vecchi concetti che vengono riportati nel mondo della rete solo per spirito accademico/intelletualistico.

  32. (Luca va’ che son figlio di comunale… 🙂 ) Se fossimo in Inghilterra o Svezia dove tutto è cablato non ci sarebbe nemeno il concetto di “cittadinanza”: tutti, avendo a disposizione la rete in ogni momento, sarebbero dentro. Quindi forse si capirebbe di più ciò che noi stiamo dicendo: Facebook non è altro che un “servizio” dalle immense potenzialità trattato come un giocattolone. Problema: Se a Fb affianchi un moodle, la gente continuerà ad usare Fb perché “è azzurro!”. (Non scherzo, parole prese “dalla strada”)

  33. Luca said

    Ciao Alberto,
    mi interessa molto la tua ultima frase: a cosa stavi pensando affiancare moodle a Facebook? Lo sai non ci avevo pensato, certo moodle te lo scarichi e lo istalli, ma è possibile fare un’integrazione tra i due?

  34. Ci sono due risposte alla tua domanda: la tesi di Church-Turing che dice “se un problema è intuitivamente calcolabile, allora esisterà una macchina di Turing (o un dispositivo equivalente, come il computer) in grado di risolverlo (cioè di calcolarlo)” e la tesi di Adidas che dice “Impossible is nothing”!

    Per quanto riguarda la possibilità di una integrazione è semplice, nel senso che se moodle desse la possibilità di creare un profilo utente “alla Facebook”…Poi la gestione non è così differente: ci sono database in entrambi, c’è l’iscrizione ad un corso in moodle (faccio l’esempio universitario) che fa il parallelo con l’iscrizioe ad un gruppo di Fb, basterebbe aggiungere le amicizie e mettere sulla pagina principale una bacheca tipo “guestbook” vecchio stampo. Per iniziare non sarebbe sufficiente?

    Non volevo illudere, ovviamente bisogna creare una piattaforma ad hoc con entrambe le caratteristiche. Moodle è scritto in php, percui credo sia questione di tempo.

    PS: lo so che è free, ma non chiedermi di farlo 😛

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