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“DA SOCRATE A GOOGLE: Come si apprende nel nuovo millennio”

Posted by romaguido su 13 marzo 2009

Riprendiamo l’argomento che ci sta tanto a cuore sui giovani e la rete per sottoporre alla vostra attenzione il video nato dalle provocazioni di Darren Draper al seminario internazionale DA SOCRATE A GOOGLE: Come si apprende nel nuovo millennio“, svoltosi a Bologna il 27 e 28 Febbraio 2009:

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Io sono perfettamene d’accordo con quanto evidenziato da Draper; e voi che ne pensate?

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12 Risposte to ““DA SOCRATE A GOOGLE: Come si apprende nel nuovo millennio””

  1. arthur said

    Bellissimo, concordo in pieno, anche se con qualche piccola remora, ma comunque il problema credo sia anche un altro, e cioè, gli insegnanti sono in grado di poter utilizzare queste tecnologie senza paura di essere smemtiti dagli stessi studenti?

    Insomma, mi sa che prima devono studiare gli insegnanti e poi forse…

  2. romaguido said

    Dici bene, Arthur, alcuni docenti inorridiscono al solo sentir parlare di informatica e di multimedialità. Tuttavia, laddove si voglia favorire l’acquisizione di determinate competenze, onde essere ascoltati e compresi, diventa indispensabile parlare lo stesso linguaggio dei giovani; per questo motivo, sarebbe dovere di ogni docente sforzarsi di imparare e di calare nella propria didattica ogni tecnologia utile ai fini di un più efficace apprendimento.
    Per contro, dobbiamo segnalare la ristrettezza di mezzi e dotazioni di molte scuole, contingenza resa ancor più drammatica dai recenti tagli finanziari, che, guarda caso, hanno investito, prima di tutto, proprio l’istruzione.

  3. romaguido said

    In realtà, come evidenzia giustamente Maragliano, la novità della nostra società rispetto a quelle che l’hanno preceduta sta proprio nel fatto che, per la prima volta nella storia, i giovani diventano docenti, esperti, rispetto agli adulti, e questo destabilizza non poco.
    Tuttavia, laddove si abbracci la filosofia del cooperative learning (in cui ogni soggetto diventa a pieno titolo protagonista del proprio apprendimento attraverso una co-costruzione del sapere che vede nel gruppo una esigenza imprescindibile), abbattendo le ataviche distanze tra il docente e il discente, tutto ciò diventa agevolmente superabile. In questa ottica, infatti, nulla vieta al docente, diventato tutor, di imparare dal discente che, responsabilizzato dal suo nuovo ruolo, non troverà affatto destabilizzante mettere a disposizione di tutta la comunità, docente compreso, le proprie competenze.

  4. […] da P. Ravotto e dai tutoronlinequalificati questo video. Si tratta del video introduttivo dei lavori del seminario internazionale ADi 2009 che […]

  5. Muldimedialità… che bella parola per un laureato in “Tecnologie dell’Informazione e Multimedia” e prossimo alla specialistica in “Realtà Virtuale e Multimedialità“… Peccato però che vengo da un comune piuttosto ricco, Verona, che mi aveva proposto lo stage appunto in questo campo, con il compito di informare i cittadini attraverso nuovi mezzi/tecnologie e quindi multimedia. Hanno tagliato i fondi, quindi “ciccia” allo stage. Non immagino cosa potrebbe succedere nelle scuole.
    Sono ancora pochi i laureati nel mio ramo, attualmente. Mi devo aspettare che i comuni bussino alle nostre porte dicendo “vogliamo riformare i sistemi di comunicazione con cittadini e studenti”? Ho come il presentimento che non lo faranno.
    Magari si facesse un salto in avanti!

    Figure professionali come la mia, ad esempio, potrebbero aiutare gli insegnanti ad entrare nel magico mondo delle tecnologie, no? Sento rumore di porte sbattute in faccia…

    Un “consulente tecnologico” per ogni scuola (o gruppo di scuole, tanto per iniziare) potrebbe svolgere un lavoro di ingegneria risparmiando lo scoglio nel “nuovo”, sollevando gli insegnanti da un carico aggiuntivo (presunto?) facendo in modo che si concentrino sui contenuti e non sui mezzi. Un sito istituzionale, su cui reperire i dati (ma se manca ancora la copertura totale sul territorio dell’ADSL, cosa mi illudo a fare?) è necessario (ad esempio moodle potrebbe essere un buon punto d’arrivo), cosa si aspetta? da cosa vogliono partire? Sto/stiamo parlando al vento?

    PS: Noto con piacere che un professore della scuola superiore delle mie sorelle manda per mail, strumento diabolico!, le lezioni, i lucidi… Ma non è che uno dei tanti prof e nemmeno uno dei più “importanti”. I comuni dovrebbero far i conti anche con le lobbies dell’editoria per la scuola…

  6. romaguido said

    Ciao, Alberto, concordo con tutto quanto hai detto. Avercene di esperti veri nelle scuole! Nel corso della mia carriera ne ho viste tante; il Ministero dell’istruzione si è sempre rivolto agli insegnanti come fossero volontari precettati, i docenti sono spesso stati mandati allo sbaraglio, nell’applicazione di metodi non ancora sperimentati, che diventavano tuttavia obsoleti ad ogni cambio di governo e le parole si sono sprecate, ma sono sempre mancati i fondi, .una programmazione seria, la ferma volontà di realizzare quanto si andava suggerendo o ipotizzando.
    Tuttavia io non dispero: anche se tutto viene lasciato alla volontà ed alla caparbietà dei docenti che credono nelle tecnologie, il cambio di direzione prima o poi arriverà, fosse anche per semplice iniziativa di docenti come quello delle tue sorelle.
    Tu parli dei comuni, ma molte scuole dipendono dalle ptrovince (almeno fino a che le terranno in vita); inoltre, ogni scuola che abbia uno o più laboratori di informatica ha, generalmente, un tecnico che si occupi della dotazione e del funzionamento degli hardware e dei software. Perchè non orienti anche in tal senso le tue richieste di lavoro? Certo, non si tratterà di guadagnare uno stipendio da nababbo, nè le parcelle favolose che sarebbe giusto riservare a tecnici preparati in un campo così sofisticato e in continuo aggiornamento, ma intanto si potrebbe iniziare a guadagnare qualcosina e poi chissà!

  7. accade anche che lo studente sappia qualcosa in più dell’insegnante perchè appreso nel web..
    vedere le statistiche delle ore trascorse al pc non è piacevole, mi chiedo se il giocare a palle al giorno d’oggi faccia bene o male
    è questo stare al passo coi tempi che ci costringe ad adeguarci, e gli tocca anche ai professori
    forse la mia maestra elementare oggi come oggi non sarebbe nemmeno più in grado di insegnare la storia
    i genitori ormai non si ribellano nemmeno più, per imparare è così che si deve fare
    bella filosofia!

  8. Luca said

    Non so Irish, forse stare a giocare a palla nel cortile alla fine ci regala molti anni di vita in più; stare seduti davanti al computer immobili a ingrassare non fa bene.
    Poi certo se vuoi lavorare in alcuni settori lo devi fare, ma dipende dalle scelte.

  9. Si può giocare a palla e in futuro laurearsi in informatica comunque…chi scrive ne è un esempio…

  10. romaguido said

    @ Caterina:
    Grazie 🙂

    @ Alberto:
    Da quello che leggo in giro, a quanto pare, la combinazione delle due cose ti ha fatto bene. 😀

    @ Irish:
    Purtroppo o per fortuna, la tecnologia ormai è entrata prepotentemente nella vita di tutti i giorni e non potremmo più farrne a meno, pena l’essere tagliati fuori dal mondo. E’ quanto è successo col frigorifero, l’aspirapolvere, la televisione (almeno prima dell’avvento delle soap, dei reality e dell’informazione che si ispira a questi ultimi), i mezzi di trasporto sempre più veloci.
    La difficoltà sta nel fatto che per usare i computer in maniera creativa è necessaria una forma mentis un po’ diversa da quella che era finora richiesta per tantissime operazioni: bisognerebbe essere più duttili, aperti, pronti a mettersi continuamente il gioco, il che riesce sicuramente meglio ai più giovani, i quali, come tu stessa hai evidenziato, in certe cose sono più esperti degli adulti. Ma non credo chela tua maestra, che suppongo fosse molto brava, si troverebbe a disagio. Ogni bravo maestro non smette mai di ricercare mezzi e linguaggi che gli permettano di essere più efficace nella sua azione formativa; così oggi non si tirerà indietro, ma mettendosi in discussione, abbandonerà (se mai lo avesse avuto)il ruolo di colui che dispensa nozioni parlando ex catedra, per rivestire quello del tutor 🙂 , che accompagna l’allievo alla scoperta del mondo che lo circonda, lo aiuta a valorizzare le sue potenzialià, e, accettando di buon grado che metta a disposizione della comunità tutto ciò che sa, ne potenzia il senso di autoefficacia.

    @ Luca:
    hai perfettamente ragione: uno dei lati negativi della tecnologia informatica è proprio la sedentarietà cui obbliga. Tuttavia, si spera che i i genitori d’oggi riescano a programmare per i loro figli una giusta serie di attività alternative e più salutari onde compensare l’immobilità al pc, che in fondo, val qui a pena di ricordiarlo, tenendo loro le mani occupate, li spinge a mangiare meno merendine e patatine di quanto non capiti guardando la TV.

  11. Barbara said

    ho trovato molto interessante il video proposto e il blog in sè. Sono una donna di 43 anni, quindi una digital immigrants, che si occupa di formazione professioanle rivolta ai giovani. Devo dire che per necessità: catturare l’interesse sempre più scarso dei miei alunni verso i contenuti da apprendere, sono ricorsa all’utilizzo dei social network per l’insegnamento. Sforzo immane da parte mia per le difficoltà i soprattutto per il blocco psicologico verso tali strumenti, ma vi assicuro con grande successo e entusiasmo dei miei allievi.
    Io sbagliavo, mi bloccavo ma loro no e non si meravigliavano neppure delle miei difficoltà anzi, erano estremamente entusiasti nel “soccorrermi” per dimostrare le loro competenze. Un successo per loro e soprattutto per me… sono riuscita a far acquisire contenuti provando EMOZIONI che credo sia l’unica possibilità per ricordare e servirsi di quanto scoperto.

  12. romaguido said

    Dici bene, Barbara! Io, con te, credo che le tecnologie d”informazione e comunicazione siano una, se non l’unica, delle vie più efficaci per colpire nel segno. Torna a trovarci!

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