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Parola d’ordine: disconnettersi. Alberoni e il proibizionismo della rete.

Posted by romaguido su 24 febbraio 2009

In questa sede abbiamo più volte parlato dei pericoli della rete per le nuove generazioni, delle conseguenze fisiche e psichiche di un uso eccessivo di internet, ma ora sembra che si stia cadendo nel catastrofismo più sfrenato.  

Sicuramente il digital divide incrementa in maniera esponenziale il gap generazionale, tempi di connessione eccessivamente prolungati portano conseguenze fisiche e psichiche legate all’immobilità, alle errate posture, ad una vita di relazione modificata nelle sue componenti essenziali,  ma  credo che tutto ciò non giustifichi la moda ormai abusata di sbattere il mostro internet in prima pagina.

Tra i tanti articoli presenti in rete, vi segnaliamo quelli  sui quali Maddalena Mapelli e Yuri de Boah stanno animando una vivace discussione su facebook:

Una moratoria per i giovani Spengano YouTube e chat

SALUTE: FACEBOOK PUO’ FAR AMMALARE, ISOLAMENTO ABBASSA DIFESE

Ci rendiamo conto che certe affermazioni equivalgono a dire che bisognaerebbe smettere di mangiare perchè certi alimenti, se assunti in eccesso, potrebbero provocare malattie degenerative? C’è ancora bisogno di ricorrere all’antica saggezza e ricordare che, come sempre,  in medio stat virtus?

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17 Risposte to “Parola d’ordine: disconnettersi. Alberoni e il proibizionismo della rete.”

  1. solo noi italiani ci facciam troppe seghe mentali,
    che non faccia benissimo lo sappiamo, anche se sono tante le cose che se assunte con esagerazione portano a delle disfunzioni…
    avere la capacità di non esagerare, ecco la soluzione giusta
    pure le fragole, le banane, il cioccolato, creano dipendenza
    che famo? le togliamo dal mercato??
    ormai ogni piccola cosa succede in internet la riportano nei tg
    scoperto un giro di droga in rete….
    han scoperto l’acqua calda!!
    mi ricordo bene però che anni fa, e non pochi, internen non sapevamo neppure cosa fosse
    però tutti sapevamo cosa fosse la droga…
    non san più cosa inventarsi per nascondere le magane che combinano, e non sistemano…

  2. arthur said

    Concordo con Irish, abbiamo purtroppo questo vizietto di rendere le cose più complicate di quello che sono, anche se non sottovaluto assolutamente i pericoli e le relative conseguenze.

    E’ anche vero che ormai è una moda trovare ogni tanto qualcosa su cui discutere, e dopo, un altro ancora, un altro ancora…

    Io sono un accanito fruitore della rete e alle volte mi ritrovo anche con due occhi pesti per “il tanto computer”, ma credo sia una risorsa insostituibile, che hai miei tempi, quando ero giovane (sic!) non c’era e allora… mi riprendo tutto il tempo perso e nel frattempo magari se capita, imparo anche qualcosa di nuovo.

    Morale, viva la tecnologia!

  3. … la verità sta nel mezzo o meglio nel nostro equilibrio fisico e psichico di uomini “liberi” di scegliere cosa farne della nostra vita. E’ anche vero che qualche insegnaamento va pur dato, a chi non ha ancora trovato la propria strada. La tecnologia è un potente mezzo che può unire o dividere, far crescere come rimbecillire. Poi come al solito ci saranno gli “esperti” che ci diranno che fa male ridere otto ore al giorno perchè infiamma i muscoli della mascella, che internet provoca fastidiosi pruriti al sedere, ma che nonostante tutto facebook ha favorito la diminuzione dell’anidride carbonica perchè più gente se ne sta a casa invece di andare in giro con la macchina!. Insomma usiamo la mente che ci è stata data per discernere tra il giusto che ci consola ed il troppo che ci fa ammalare!.
    Ciao

  4. romaguido said

    Irish, Arthur e Spaziocorrente, vi trovo molto saggi (sebbene l’entusiasmo di Arthur per le tecnologie non me lo faccia identificare come un moderato).
    Più volte abbiamo parlato di questo argomento, sopratutto riguardo ai giovani, che potrebbero pagare le conseguenze delle cattive abitudini assunte in una fase delicata come la crescita o alle conseguenze fisiche dovute alla postura, alla luce del monitor (ti ringrazio, Spaziocorrente, di non aver tirato di nuovo in ballo quella strana patologia oculare delle galline ovaiole 😀 ), ecc…
    Questa volta, però, credo che il problema sia un altro (Irish l’ha centrato molto bene): tutto questo allarmismo, questo demonizzare alcune cose, tacendone, invece, tante altre che sarebbe più giusto conoscere, è poi del tutto in buona fede?
    Dobbiamo per caso supporre, alla luce di quanto suggerito dal sociologo del proibizionismo, che la riduzione dell’Informatica nelle scuole rientri in un meritorio piano di prevenzione di tutte le patologie psicofisiche e relazionali che uno smodato uso della rete potrebbe provocare nei nostri giovani? 🙂

  5. arthur said

    No, credo proprio di no.
    Ormai siamo abituati a queste strategie, vale a dire sviare l’attenzione sulle cose importanti, però è anche vero che periodicamente si scopre l’acqua calda (si dice così?), le zucchine sono importanti per la crescita dei capelli, domani si scopre che le troppe zucchine, fanno diventare calvi 🙂 e allora, giù con le teorie paranoiche, fatte soltanto per incantare.

    Insomma, tutto questo per dire che siamo in mano a dei cialtroni che credono di giostrarci come dei birilli.

    Per la tecnologia… non è che non sia un moderato, è che un giorno ho scoperto che la creatività si può esprimere anche con l’aiuto dei computer, anche se questo non mi ha fatto abbandonare carta e penna, anzi.

  6. Luca said

    Comunque penso che la consapevolezza di quanto si fa e si scrive sia tutto. Anche stare in Rete è un di più rispetto alle cose importanti, non è una costruzione ma un di più.

  7. romaguido said

    La rete non è certo la vita, ma serve alla vita, i giornali, le riviste, i libri non sono la vita, ma attraverso essi ci si può informare, si può esprimere il proprio parere, ci si può confrontare; insomma, come per tutto il resto, tutto sta a non confondere il fine con il mezzo, i contatti con le fnestre di windows, le persone con le icone o gli avatar che compaiono on line accanto al loro nome.

  8. arthur said

    Beh, su queste tue ultime affermazioni, mi trovi completamente solidale e anche se il rischio di confondere virtuale e reale c’è e non è poco.

    Ho dedicato un post sull’argomento, per oltre un anno, prima di aprire a mia volta il blog, ho cercato di capire quali fossero le implicazioni che governavano il tutto e tutt’ora ho ancora dei dubbi, ma conosco benissimo la differenza tra virtuale e reale, anche se certi affetti li crei, oggi, inevitabilmente anche in rete.

  9. Luca said

    Non so quanto la Rete serve alla vita, anzi credo che si possa stare benissimo nella vita reale senza essere on line. Per questo più di virtuale parlo di on line per le attività in rete, invece che di virtuale. Per quanto riguarda gli affetti on line sono d’accordo con Arthur, ma anche le chat e l’essere on line sono novità per i primi tempi, poi penso che stufino. Le persone che vivono in chat molto spesso sono completamente diverse da come lo sono nella vita reale, e la chat è solo una rappresentazione.

  10. romaguido said

    Anche noi, Arthur, abbiamo parlato spesso di questo argomento e, se ancora oggi continuiamo a discuterne, credo che sia perchè si continua a confondere non tanto il virtuale con il reale, quanto, come dicevo prima, il fine con il mezzo.
    Le chat, le e-mail, i blog sono tutti mezzi di espressione, attraverso cui la personalità di ognuno, il suo pensiero, il suo sentire possono risultare più o meno evidenti, così come normalmente accade nella vita reale. Luca parla di “persone che vivono in chat”; questa sua espressione sembra lasciar intendere una certa confusione tra il mezzo e le persone che vi sono coinvolte; così quando parla di “rappresentazione” sembra dimenticare che le persone sono più o meno aperte, più o meno genuine, più o meno leali, tanto nella vita quanto nella rete.
    Pesonalmente, in questi mesi in cui ho avuto modo di usare la comunicazione on line, ho voluto (e dovuto) osservare con occhio critico ciò che avveniva, intuire quali potessero essere gli intenti dei miei interlocutori, insomma sopperire con altri mezzi alla mancanza del linguaggio del corpo (cosa che era già avveuta, in passato, per le comunicazioni telefoniche) ed all’intonazione della voce, Ne ho dedotto che chi mente, “rappresenta”, fino ad arrivare, talvolta, a delle vere e proprie sceneggiate, chi vanta preziose qualità, prima ancora che gli altri le scoprano e gliele riconoscano, difficilmente nella vita è persona sobria, sincera, discreta, e, d’altra parte, chi si trincera dietro un muro di silenzio non sarà di certo più aperto, genuino ed immediato nei suoi rapporti in presenza. Così è difficile che ci si stanchi della chat, del blog, del social network in quanto tali: è più probabile che sia l’interlocutore a non soddisfare il nostro bisogno di comunicare attraverso un interscambio che sia il più possibile equilibrato, soddisfacente, gratificante. Certi ideali, certi principi, certi valori non vengono meno con la rete: pretenderli e metterli in pratica sono, anche in questo caso, un diritto/dovere di ognuno di noi.

  11. Luca said

    Guarda cosa scrivi, io non ho confusione; le intepretazioni sono tue. Ci sono persone che vivono in chat e la chat non è solo il mezzo ma anche il luogo. Non interpretare o giudicare il pensiero degli altri.

  12. romaguido said

    Perfettamente d’accordo sul fatto che la chat sia un mezzo, ma anche un ambiente. E’ l’espressione “vivere” che invece mi sembra un po’ forte per la chat; lascia intendere una continuità, uno stanziare, in quell’ambiente, tale da assimilarsi con esso, fino a confndere, appunto, la vita on line con quella reale.
    Si dice, è vero, “vivere in rete” o “vivere la rete” e, probabilmente, sarà anche corretta l’espressione “vivere in chat”, ma a me suona molto male. Credo che la chat sia un momento della “vita in rete”, che equivalga a quello che può essere un ritrovarsi tra amici e/o conoscenti per scambiare due chiacchiere più o meno profonde, più o meno confidenziali. Ma laper vita intendo sicuramente qualcosa di più lungo, di più complesso, di più coinvolgente;, ecco perchè mi suona male.
    Tuttavia, credo che la confusione derivi proprio da questo voler usare i termini delle nostre azioni quotidiane per gli ambienti del web; in effetti diciamo “non l’ho visto”, per dire “non era on line”, “non ho avuto modo di contattarlo”. Mi auguro che col tempo possiamo avere un linguaggio tipico del web e che questi equivoci non ci siano più.

  13. Luca said

    Ciao Rosamaria, si mi trovo d’accordo con te sul fatto che vivere in chat suona male e certo non è neanche il massimo della vita vivere per la chat. Io stesso mi sono reso conto di vivere troppo on line, di essere troppo dipendente dallo scrivere e dal leggere nei blog dei miei amici. Per questo motivo per un pò provo a staccarmi, diciamo a disconnettermi pur continuando a leggere le mail e a rispondere.
    A presto.

  14. romaguido said

    Bene, Luca, in questo tuo cambiamento di rotta, io vedo stranamente una forte analogia con la predica appena trasmessa da Rai 1; il celebrante ha infatti accennato al καιρός (una parola greca quasi intraducibile, ma assunta come concetto fondamentale in molti campi), il tempo della svolta, dell’opportunità che, se colta tempestivamente, può portare al cambiamento risolutivo.
    In passato Gianpiero Lotito ci aveva parlato della parabola di alcuni “ambienti” on line, che passano, col tempo, da un incredibile successo iniziale ad un inevitabile ridimensionamento. e tu, con questa tua decisione, applicando, in un certo senso, il black out suggerito da Alberoni, sembri voler portare il fenomeno all’interno della tua personale esperienza quotidiana.
    E’ proprio dei saggi mutare consiglio, quindi va’ e torna vincitore! Ma, mi raccomando, cerca di osservare tutto con occhio critico: ti aspettiamo per una relazione dettagliata sulle varie fasi della tua “crisi mistica”.

  15. poco d’accordo nel dire che internet serve alla vita, esistono moltissime persone che non ne fanno uso eppure vivono una vita normale
    è un servizio, come lo sono i giornali, i libri…ma l’obbligo di utilizzo, per fortuna, non esiste
    e non credo esisterà mai…
    “datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo”
    non dimentichiamoci che lo stanno ancora cercando…

    i saggi…ormai sono parte di me 🙂

  16. romaguido said

    Beh, Irish, come avrai potuto vedere leggendo qua e là nel nostro blog, pur non essendo anarchici, siamo piuttosto restii ad asservirci a certi obblighi, specie se immotivati, quindi lungi da me l’idea di presentare come doveroso o di importanza esistenziale il collegamento ad internet.
    Tu dici che la rete, i libri, i giornali sono servizi offerti alla società e questo mi sembra corrispondere a “servono a soddisfare determinati bisogni della collettività (De Mauro)”, il che è proprio quello che intendevo nel dire che “servono alla vita”.

    Per quanto mi riguarda, tuttavia, ti confesso che il computer e la rete per me sono sono stati amori a prima vista, da quando mi sono accorta che potevano sopperire a molti miei limiti (pessima grafia, eccessive correzioni, incapacità di rendere per immagini un’idea e/o un progetto, necessità di reperire in tempo reale le informazioni più disparate, ecc.); da ciò la mia decisione, considerati tutti i pro e i contro, di “votarmi” alla rete in maniera pressochè totale. Ti dirò, non smetto ancora di meravigliarmi ogni volta che scopro nuove possibilità e nuovi vantaggi, ma sono ben conscia del fatto che si tratta di una mia scelta del tutto personale, che non mi sognerei, mai e poi mai, di considerare valida per tutti i soggetti e per tutte le situazioni.

    Grazie, Irish, le tue osservazioni, dandoci nuovi e più originali spunti di riflessione, sono sempre molto preziose per noi.

  17. Luca said

    Eccomi Rosamaria, si leggo sempre il blog anche in piena “crisi mistica”, come leggo le mail. Solo che passo poco tempo, minuti mentre prima ci passavo intere giornate. Posso vivere bene senza internet e senza accesso alla rete, almeno per ora è così.

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