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Facebook, Riccardo Uccheddu e gli “Insegnamenti” di Abelardo

Posted by romaguido su 22 febbraio 2009

A riprova che Facebbok non è solo il regno delle chiacchiere insulse, vi riporto una conversazione con Riccardo Uccheddu,  il quale,  mostrandosi interessato al nostro gruppo, mi aveva chiesto quali potessero essere le eventuali analogie tra i nostri metodi d’insegnamento e la didattica medievale, con particolre riferimento a quella di Abelardo.


La cosa mi aveva colta  di sorpresa, tanto che all’inizio l’avevo quasi considerata una battuta; per questo avevo pregato Riccardo di darmi lumi in proposito.  La risposta non si è fatta attendere: eccovene il link.

Ed eccovi il botta e risposta che ne è seguito (vi faccio notare che contenendo un accenno sulla mia idea del “multitasking”, in un certo senso risponde ad un recente post di Luca sull’argomento):

Rosamaria:

Davvero molto interessante, Riccardo, questo pezzo sulla didattica di Abelardo che, lo avrai capito chiaramente, ignoravo in ogni suo punto.  Credo che meriti davvero di essere pubblicato. Posso farlo? O lo pubblichi sul tuo blog e poi lo linkiamo?.

In effetti mi sembra che, spingendo ad esaltare la creatività, Abelardo anticipi la teoria delle intelligenze multiple di Gardner e, di conseguenza, quella de “I sette saperi” di Edgar Morin.

Quanto all’eloquio eccessivo, Abelardo aveva perfettamente ragione (è una nostra grossa pecca, a volte).
Il nozionismo e l’imparare a memoria sono, in genere, assolutamente aborriti, sebbene ci sia una corrente di pensiero che tende a rivalutarli, almeno in alcuni ambiti, per fortuna molto limitati.
Beh, ora lo rileggo con calma e vedo se trovo altri spunti.
Grazie, davvero illuminante!

Riccardo:

Ringrazio per la stima, Rosamaria. Pubblicherò il pezzo in questione sul mio blog e poi se vorrai potrai tranquillamente indicare il link del mio blog.
Sull’esaltazione della creatività ed “anticipazioni” da parte di Abelardo, sono senz’altro d’accordo.
Non vi trovo, però, “eccessivi” nell'”eloquio.” Semmai, quello è un problema mio!
Scherzi a parte, a presto e scusa i biblici ritardi nel rispondere; sono su fb da poco e devo ancora acclimatarmi.

Rosamaria:

In realtà, Riccardo, io mi riferivo a quelli di noi che insegnano in corsi “in presenza” (io sono tra questi). A volte ci piace fare una bella lezione come se stessimo tenendo una conferenza, ci piace ascoltarci parlare. Ma, in effetti, i ragazzi hanno bisogno d’altro, come giustamente diceva Abelardo.
Non preoccuparti dei tempi che definisci “biblici”; i nativi digitali, reali o presunti che siano, sono ben più originali;  non hai idea di che cosa significhi tenere una chat con chi, nel frattempo, controlla la posta, risponde ai messaggi di FB, legge le news del suo giornale preferito e alla fine non saluta neanche perchè, mi hanno spiegato, “il multitasking è una persona rispettosa e impegnata”, ha tanta considerazione del tempo del suo interlocutore che non si perderebbe mai in banali convenevoli! 😀

Buona serata e ancora grazie.

E voi che cosa ne pensate?  Avreste mai immaginato  che teorie pedagogiche ritenute tuttora d’avanguardia avessero ispiratori tanto lontani nel tempo?

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12 Risposte to “Facebook, Riccardo Uccheddu e gli “Insegnamenti” di Abelardo”

  1. Luca said

    L’ho sempre detto già i filosofi greci e latini hanno detto tutto; quelli che sono seguiti hanno solo rielaborato. Per questo dico che si può risalire ben prima di Abelardo a Socrate e a Platone. Se ragioniamo in questo modo neppure Abelardo è originale. Lasciamo poi stare gli americani che non hanno una coscienza storica, mi ricordo che diversi anni fa quanso seguivo un corso di economia lessi di un economista americano che fece una figuraccia tremenda pensando di aver capito un nuovo concetto economico; purtroppo lo stesso concetto era stato formulato qualche secolo prima dall’economista Ricardo.

  2. romaguido said

    In effetti, è così, soach (nda= coach socratico), lo hai sempre sostenuto. La novità consiste, tuttavia, nel fatto che questi insegnamenti vengano proprio da un periodo ritenuto, in genere, retrogrado, oscurantista, poco aperto alle innovazioni.
    Inoltre, io non conoscevo questo lato interessantissimo della produzione di Abelardo, noto ai più sopratutto per l’epistolario con Eloisa.
    Forse un approfondimento sulla storia della didattica potrebbe riservarci gradite sorprese in merito alla evoluzione dei metodi d’insegnamento nel corso dei secoli.

  3. Luca said

    Si hai ragione Rosamaria. Poi ho sempre pensato che Gardner e Morin fossero un prodotto fortunato.

  4. riccardo said

    Ringrazio Rosamaria e voi per l’ospitalità. Ora, concordo con Luca quando dice che si potrebbe risalire già a Socrate ed a Platone, ma avrei qualche distinguo.
    Per es., dice bene R. quando osserva che quanto ad Abelardo, la novità consiste nel fatto che i suoi insegnamenti vengono da un periodo ritenuto “retrogrado, oscurantista”; quel che certo, non potrebbe negare nessuno di noi.
    Tuttavia, allievi di Abelardo come Giovanni di Salisbury ed Arnaldo da Brescia arrivarono (sviluppando appunto il pensiero abelardiano) ad elaborare una teoria etico-politica fortemente critica nei confronti del potere: sia statale laico che ecclesiastico.
    Aggiungo che rispetto al pensiero socratico e platonico, in Abelardo è stato fondamentale l’amore con Eloisa: fatto altamente romantico, direi pure struggente e che (qui devo ripetermi) con-corse alla formazione del suo pensiero.
    Mentre per i filosofi greci e latini l’amore non era determinante, se non in una prospettiva fortemente intellettualistica: tale cioè che astraeva dal lato emozionale e da quello del “vissuto”. Per un filosofo greco o latino, l’amore-amore (non parlo del mero edonismo) andava bene per i poeti… ma non era argomento da filosofi.
    Si potrebbe forse aggiungere che i Greci ritenevano che all’uomo di genio non si addicesse l’amore etero. Il che, anche a parte ogni moralismo, a me sembra quantomeno discutibile.

  5. romaguido said

    @ Riccardo
    Già; ma come la mettiamo con le etere, che venivano ammesse di buon grado ai loro conviti? Dici che la loro funzione era solo quella di rendere più vivace e intellettualmente stimolante la discussione? 😀
    Ancora grazie.

  6. riccardo said

    Beh, con le etere gli scambi di tipo culturale si “combinavano” con l’edonismo; non intendo negare questo.
    Ma mi preme sottolineare come (soprattutto per i Greci) con una donna la combinazione dei due lati (erotico e culturale) non divenisse poi amore nel senso che noi oggi attribuiamo a questo termine: condivisione di sentimenti, costruzione di un percorso di vita comune ecc.
    N.B.: mi riferisco ai filosofi ed agli aristocratici, non alla gente del popolo.
    Inoltre i filosofi greci non consideravano l’amore fatto che potesse influire sull’elaborazione di un pensiero filosofico.
    Pensa che tra le poche donne ricordate dalla storiografia filosofica relativa a quel periodo, Santippe, la moglie di Socrate, è rimasta famosa come esempio di donna litigiosa ed insopportabile! Su di lei, Socrate non ha mai “sprecato” molte parole.

  7. romaguido said

    Proprio così, Riccardo, è vero, una specie di Olivia molto esperta nelle erbe… 😀

  8. Elle said

    Ma che bella sorpresa, che bel “gemellaggio” tra il blog ed il post di Riccardo e questo di Rosamaria!
    Riccardo, ho letto da te che anche tu sei approdato su Facebook, ho letto anche il successivo post, ma come spesso capita purtroppo ultimamente ho davvero poco tempo a disposizione per fermarmi a dire ciò che vorrei. E siccome i tuoi post meritano la giusta attenzione, piuttosto che scriverti due righe veloci, rinuncio, anche perchè come avrai capito, non sono capace a scrivere “due righe veloci” ahimè 🙂
    Vi lascio alla vostra dissertazione “filosofica” e, sebbene talvolta in silenzio, continuo a leggervi (tutti e due) con il medesimo interesse di sempre. Ma questo lo sapete già…

  9. romaguido said

    Grazie, Elle,
    io purtroppo non sono saggia quanto te: negli ultimi tempi ho imparato a scrivere di getto; così può darsi che i contenuti lascino un po’ a desiderare, ma l’immediatezza che ne deriva non mi dispiace (si vede che sto convertendo ai tempi dei nativi :-D).

  10. Elle said

    Nooooo ma quale saggezza!
    E’ che mi manca il dono della sintesi e se non riesco ad esprimere il concetto che ho in mente come voglio, come ho in mente di esporlo, soprattutto perchè non ho il tempo per farlo, mi innervosisco.
    Spontaneità ed immediatezza, sempre!

  11. eleonora destro …
    sono alessia trevisan quella dei centri estivi
    quano vuoi vieni a salutarmi a casa mia…
    ti vogli tanto bene !!!

  12. Luca said

    Ciao Alessia, una cosa ma chi conosci del nostro blog? I centri estivi li ho fatti per tanti anni ma io almeno non mi ricordo di te.

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