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Facebook Italia: non tutto luccica.

Posted by Luca su 22 febbraio 2009

Diverse sono le critiche che vengono mosse a Facebook, per quanto riguarda l’Italia ce ne sono alcune peculiari; un articolo di Vittorio Zambardino su Affari e Finanza del 16 febbraio 2009 ne individua bene alcune:

  • “Facebook non ha una sede o una rappresentanza italiana. Qualsiasi problema va riportato al quartiere generale che è a Dublino, il che rende il tutto più difficile. Se un utente si ritrova all’improvviso senza la propria pagina, che è scomparsa per un disguido tecnico e gliela restituiscono poi ripristinata senza più amici, cioè senza i contatti presi in precedenza, e senza la posta inviata e ricevuta, quello non sa più a chi rivolgersi”.
  • “Abbondano le false pagine di questa o quella celebrità, ma anche delle persone comuni. Pagina di cui il personaggio interessato non sa nulla. O le false pagine aziendali. Ecco, l’azienda X, poniamo vuole chiedere che sia eliminata la pagina col suo marchio che qualche bontempone, o concorrente malintenzionato, ha aperto. Come fa? Deve scrivere al quartiere generale di Dublino”.
  • “Ci sono rischi reputazionali che richiedono all’utente un uso consapevole del mezzo: un tema sui cui è intervenuto anche l’autorità garante per la protezione dei dati personali. Ma il presidente Pizzetti, di invocare la censura del governo, non se lo sogna nemmeno. Ha parlato di cultura e consapevolezza delle persone.

Il governo italiano il 5 febbraio ha approvato un testo in cui si stabilisce che ” il governo su segnalazione della magistratura, potrà chiedere al fornitore di accesso di eliminare quelle pagine dei social networtk dove si integri la fattispecie dell’istigazione a delinquere o dell’apologia di reato”. E’ previsto che si arrivi a oscurare tutto il sito per impedire la continuazione del reato”.

Il professore Derrick de Kerrckhove ha affermato “se vogliono che l’Italia si renda ridicola nel mondo, non hanno che da andare avanti.  Sarebbe stato più saggio sentire cosa avevano fatto gli altri stati, capire come stavano affrontando la stessa questione visto che Facebook è un successo planetario e il problema della libertà di espressione è delicato. Di fronte all’improvviso ingresso di tanta gente nel circuito della comunicazione globale, gente che non è abituata a comunicare, certamente si pone un problema di manners, di educazione civica virtuale. Ma può essere risolto solo con un processo di autoeducazione”.

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