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A chi serve la formazione?

Posted by Luca su 22 febbraio 2009

Sul Messaggero del 20 febbraio è uscita un’inchiesta sui parenti di professori e rettori assunti negli uffici delle università romane. Si trova di tutto: ” il bibliotecario è il nipote del professore, la segreteria ha avuto il posto dal padre che è andato in pensione, la bidella è la moglie dell’autista del rettore”.

Non a caso l’autore dell’articolo Claudio Marincola parla dell’università come di un “gigantesco albero geneaologico” in cui si ritrovano mogli, ex mogli, figli, nipoti, in pratica di tutto. E’ vero noi italiani abbiamo ancora il mito della grande famiglia.

Nell’articolo scopro poi strani meccanismi per favorire l’entrare dei parenti in università. Vediamone qualcuno:

  • Posto unico. “Si entra tramite un concorso pubblico aperto agli esterni, con tanto di bando. Ed ecco la prima anomalia: nella stragande maggioranza dei casi il concorso è per un solo posto. In questo modo si ottengono più risultati: si scoraggiano eventuali concorrenti indesiderati; si limitano eventuali ricorsi e si rispettano le esigenze di bilancio. Del resto perchè studiare, sudare, impegnarsi per un concorso in cui si ha una-dicasi-una sola chance di vittoria?”
  • Sorpresa libera tutti. La sorpresa arriva dopo. Quando superata la prova, individuato l’unico vincitore, arriva la delibera che implementa gli organici. E poichè si vanno a occupare posti che nel frattempo si sono resi vacanti, non serve neanche il nulla osta del Cda, basta la firma del direttore amministrativo e le assunzioni si allargano e gli idonei diventano 10, 20, 30 a seconda dei casi.
  • L’autore dell’articolo riporta poi come esempio l’ateneo di Foggia dove l’aumento dei professori è stato del 361,9% a fronte di un aumento degli studenti del 17,6%.
  • Certo ora dopo parentopoli non è detto che il figlio del professore universitario voglia diventare a tutti i costi docente, si può accontentare di un posto per diplamati livello C1 come si indica accaduto all’Università Roma 3 dove gli studenti hanno denunciato diversi casi a “Dillo al Messaggero”.

Tempo fa avevo segnalato il libro di Roberto Perotti “L’Università truccata”, l’autore è andato a quantificare i casi di omonimia tra i docenti delle facoltà di Medicina: il 30% alla Sapienza e alla Cattolica, e il 38% a Messina, ma ora si vede che la parentopoli si accontenta di posti di medio livello ma meno esposti e di meno visibilità: alla parentopoli accademica si deve quindi sommare la “la complanare parentopoli amministrativa“.

Nell’articolo precedente parlavo di mito della life long learning; mi sono sbagliato la formazione a qualcuno serve ma devi essere “un parente”.

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