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Archive for 22 febbraio 2009

Mugabe, il colera e la democrazia del blog

Posted by Luca su 22 febbraio 2009

Lo Zimbawe è un paese in piena crisi economica, alimentare e di apparato democratico; il paese  retto dal 1980 da Mugabe, una una speranza di vita media di 35 anni, il 25% della popolazione è affetta da HIV/Aids, l’inflazione è a 9 sestilioni, il 94% della popolazione è disoccupata, 7 milioni su 12 sopravvivono grazie agli aiuti alimentari da fuori, mentre 4 milioni sono scappati all’estero. In tutta questa situaziane un oppositore al regime di Mugabe è il rapper bianco Comrade Fatso che grazie al proprio sito internet è riuscito a farsi conoscere anche all’estero. Molto interessante l’intervista che al rapper viene fatta dal giornalista del Corriere della Sera Michele Farina. Il rapper descrive la sua situazione come costantemente osservato dagli uomini del governo, che vengono definiti mosche. “Qui nel locale accanto teniamo dibattiti politici, convegni di poesia tosta. Spesso c’è anche un moscone, uno stretto collaboratore del compagno Mugabe. Una canzone del rapper The House of Hunger, album censurato in Zimbawe, è una denuncia ferma contro chi ha reso lo Zimbawe la casa della fame.

Ecco un valido esempio di come  un sito/blog  possa svolgere una funzione sociale.

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Facebook, Riccardo Uccheddu e gli “Insegnamenti” di Abelardo

Posted by romaguido su 22 febbraio 2009

A riprova che Facebbok non è solo il regno delle chiacchiere insulse, vi riporto una conversazione con Riccardo Uccheddu,  il quale,  mostrandosi interessato al nostro gruppo, mi aveva chiesto quali potessero essere le eventuali analogie tra i nostri metodi d’insegnamento e la didattica medievale, con particolre riferimento a quella di Abelardo.

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Facebook Italia: non tutto luccica.

Posted by Luca su 22 febbraio 2009

Diverse sono le critiche che vengono mosse a Facebook, per quanto riguarda l’Italia ce ne sono alcune peculiari; un articolo di Vittorio Zambardino su Affari e Finanza del 16 febbraio 2009 ne individua bene alcune:

  • “Facebook non ha una sede o una rappresentanza italiana. Qualsiasi problema va riportato al quartiere generale che è a Dublino, il che rende il tutto più difficile. Se un utente si ritrova all’improvviso senza la propria pagina, che è scomparsa per un disguido tecnico e gliela restituiscono poi ripristinata senza più amici, cioè senza i contatti presi in precedenza, e senza la posta inviata e ricevuta, quello non sa più a chi rivolgersi”.
  • “Abbondano le false pagine di questa o quella celebrità, ma anche delle persone comuni. Pagina di cui il personaggio interessato non sa nulla. O le false pagine aziendali. Ecco, l’azienda X, poniamo vuole chiedere che sia eliminata la pagina col suo marchio che qualche bontempone, o concorrente malintenzionato, ha aperto. Come fa? Deve scrivere al quartiere generale di Dublino”.
  • “Ci sono rischi reputazionali che richiedono all’utente un uso consapevole del mezzo: un tema sui cui è intervenuto anche l’autorità garante per la protezione dei dati personali. Ma il presidente Pizzetti, di invocare la censura del governo, non se lo sogna nemmeno. Ha parlato di cultura e consapevolezza delle persone.

Il governo italiano il 5 febbraio ha approvato un testo in cui si stabilisce che ” il governo su segnalazione della magistratura, potrà chiedere al fornitore di accesso di eliminare quelle pagine dei social networtk dove si integri la fattispecie dell’istigazione a delinquere o dell’apologia di reato”. E’ previsto che si arrivi a oscurare tutto il sito per impedire la continuazione del reato”.

Il professore Derrick de Kerrckhove ha affermato “se vogliono che l’Italia si renda ridicola nel mondo, non hanno che da andare avanti.  Sarebbe stato più saggio sentire cosa avevano fatto gli altri stati, capire come stavano affrontando la stessa questione visto che Facebook è un successo planetario e il problema della libertà di espressione è delicato. Di fronte all’improvviso ingresso di tanta gente nel circuito della comunicazione globale, gente che non è abituata a comunicare, certamente si pone un problema di manners, di educazione civica virtuale. Ma può essere risolto solo con un processo di autoeducazione”.

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Quanto vale Facebook?

Posted by Luca su 22 febbraio 2009

In un articolo precedente avevo scritto che gli iscritti italiani a Facebook erano 6 milioni e complessivamente nel mondo erano 160 milioni; oggi leggo che in Italia siamo già a 9 milioni e complessivamente a 180 milioni. Ma quanto vale la creatura di Zuckerberg? Non si sa, o meglio il valore oscilla da 15 miliardi di dollari a 3,7. Sulla valutazione odierna di Facebook incide lo stato di crisi che ormai caratterizza la finanza mondiale; la quotazione di oggi è quasi un quinto cui fu costretta la Microsoft quando nel 2007 acquisto l’1,6% della società. La valutazione odierna risulta dagli atti di un procedimento giudiziario del 2008 in cui la società ha dovuto produrre una valutazione dei propri asset ai fini del concordato. Infine c’è da sottolinare che Facebook non è ancora quotata in borsa e di conseguenza i suoi dati non sono pubblici: si stima comunque che i ricavi pubblicitari del 2008 siano vicini ai 300 milioni di dollari.

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A chi serve la formazione?

Posted by Luca su 22 febbraio 2009

Sul Messaggero del 20 febbraio è uscita un’inchiesta sui parenti di professori e rettori assunti negli uffici delle università romane. Si trova di tutto: ” il bibliotecario è il nipote del professore, la segreteria ha avuto il posto dal padre che è andato in pensione, la bidella è la moglie dell’autista del rettore”.

Non a caso l’autore dell’articolo Claudio Marincola parla dell’università come di un “gigantesco albero geneaologico” in cui si ritrovano mogli, ex mogli, figli, nipoti, in pratica di tutto. E’ vero noi italiani abbiamo ancora il mito della grande famiglia.

Nell’articolo scopro poi strani meccanismi per favorire l’entrare dei parenti in università. Vediamone qualcuno:

  • Posto unico. “Si entra tramite un concorso pubblico aperto agli esterni, con tanto di bando. Ed ecco la prima anomalia: nella stragande maggioranza dei casi il concorso è per un solo posto. In questo modo si ottengono più risultati: si scoraggiano eventuali concorrenti indesiderati; si limitano eventuali ricorsi e si rispettano le esigenze di bilancio. Del resto perchè studiare, sudare, impegnarsi per un concorso in cui si ha una-dicasi-una sola chance di vittoria?”
  • Sorpresa libera tutti. La sorpresa arriva dopo. Quando superata la prova, individuato l’unico vincitore, arriva la delibera che implementa gli organici. E poichè si vanno a occupare posti che nel frattempo si sono resi vacanti, non serve neanche il nulla osta del Cda, basta la firma del direttore amministrativo e le assunzioni si allargano e gli idonei diventano 10, 20, 30 a seconda dei casi.
  • L’autore dell’articolo riporta poi come esempio l’ateneo di Foggia dove l’aumento dei professori è stato del 361,9% a fronte di un aumento degli studenti del 17,6%.
  • Certo ora dopo parentopoli non è detto che il figlio del professore universitario voglia diventare a tutti i costi docente, si può accontentare di un posto per diplamati livello C1 come si indica accaduto all’Università Roma 3 dove gli studenti hanno denunciato diversi casi a “Dillo al Messaggero”.

Tempo fa avevo segnalato il libro di Roberto Perotti “L’Università truccata”, l’autore è andato a quantificare i casi di omonimia tra i docenti delle facoltà di Medicina: il 30% alla Sapienza e alla Cattolica, e il 38% a Messina, ma ora si vede che la parentopoli si accontenta di posti di medio livello ma meno esposti e di meno visibilità: alla parentopoli accademica si deve quindi sommare la “la complanare parentopoli amministrativa“.

Nell’articolo precedente parlavo di mito della life long learning; mi sono sbagliato la formazione a qualcuno serve ma devi essere “un parente”.

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