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Ipertecnologici e depressi

Posted by Luca su 21 febbraio 2009

In questo blog ci siamo occupativi diverse volte del tema dei nativi digitali, degli immigrati e degli emigranti digitali e del loro rapporto con le tecnologie e in genere con il settore della formazioni. Giuliana Guazzaroni ha approfondito nel suo blog il tema del cloudworker per arrivare alla definizione di un nuovo tipo di apprendente: il cloudlearner. In questa analisi ritengo interessarante citarvi l’articolo di Antonio Galdo “Ipertecnologici e depressi” uscito sul Messaggero del 19 febbraio e inviatarvi a seguire il blog del giornalista. Si fa riferimento a una ricerca condotta dall’Università di Pittsburh e durata ben sette anni per “ricostruire la deriva dei ragazzi quando sprecano troppo tempo con la tv, con il computer e con il cellulare”.

Ecco se le parole non sono mai neutre, già parlare di deriva e di spreco di tempo ci da un segnale di quale possano essere le conclusioni e i risultati derivanti dallo studio.

I ragazzi vengono descritti come “prigionieri della tecnologia e delle sue leggi”: dei 4000 ragazzi seguiti nello studio il 7,4% di loro con un ‘età media di 22 anni “si sono ritrovati con una diagnosi di depressione”;”troppa tv o un eccesso uso del telefonino crea un terreno fertile ai disturbi psicologici” dice uno degli autori della ricerca americana.

Si parla inoltre di generazione multitasking per indicare i nuovi adolescenti digitali: “ragazzi adolescenti, facce acqua e sapone come quelle dei nostri figli, che sono diventati abilissimi a svolgere contemporaneamente, più cose grazie a una integrazione sempre più sofisticata della tv con il telefono, con Internet, con il computer”.

Cosa significa essere/agire multitasking?

“Questi ragazzi con una mano smanettano con il telecomando, magari passando da un programma tv a un videogioco, e con l’altra navigano sul web, mandano un sms, rispondono a una mail e ascoltano la musica con l’Ipod”.

Dell’essere mutitasking si  individuano solo gli aspetti negativi: “cento cose insieme con un bombardamento di informazioni, dati e notizie. Una valanga di materiale che si infila, come uno slalom nei cervelli dei giovani e porta poi, nel tempo, a disturbi psichiatrici da iperattività e a un deficit di attenzione”.

Io non sono compleatamente d’accordo su questa accezione negativa dell’essere multitasking, anzi non sono d’accordo. Se ci pensate le donne hanno sempre detto di noi maschietti che possiamo fare solo una cosa per volta e che due insieme non siamo in grado di portarle avanti; essere multitasking è la prova che era solo un pregiudizio femminile.

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