Tutor online qualificati

Il blog del gruppo Tutor Online Qualificati

Archive for 21 febbraio 2009

Il mito della life long learning

Posted by Luca su 21 febbraio 2009

Anche se non credo più tanto al mito della formazione permanente e della formazione come via per conseguire lavori sempre più qualificanti e professionali vi consiglio di leggere il presente articolo:

Le conoscenze vengono superate con grande facilità. Ciò accade in qualsiasi settore lavorativo. E’ quindi necessario l’aggiornamento professionale in tutto il corso della vita. E’ stato calcolato che metà delle conoscenze scolastiche invecchiano nel giro di 20 anni, quelle universitarie nel giro di dieci, le conoscenze specialistiche e professionali nel giro di cinque, mentre quelle tecnologiche e informatiche addirittura nel giro di uno o due anni. Secondo Unioncamere a causa dei continui mutamenti che interessano il mondo del lavoro assume crescente importanza la formazione permanente. In futuro la vita lavorativa sarà ripetutamente interrotta da fasi di perfezionamento e di riaddestramento, dicono gli esperti. Anche perchè il lavoro all’interno delle aziende viene sempre più spesso organizzato per progetti. Perciò l’abitudine al lavoro di gruppo, la flessibilità, la capacità di lavorare in team e lo spirito di iniziativa dei collaboratori risultano caratteristiche oltremodo importanti. Inoltre i dipendenti avvertono sempre più forte l’esigenza di orari e modelli di lavoro flessibili, per poter conciliare al meglio le esigenze familiari con gli obblighi professionali. Il numero dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato è in flessione, mentre aumentano quelli atipici. Il lavoro a tempo parziale, ma anche il lavoro interinale ed il lavoro a domicilio, trovano sempre maggiore diffusione. Accanto al lavoro subordinato, vi è anche la possibilità di affrontare il mercato del lavoro mettendosi in proprio. Un indubbio vantaggio è quello di essere indipendenti e di poter realizzare le proprie idee. D’altra parte non va trascurato il fatto che ci vuole coraggio per assumersi dei rischi e che, almeno temporaneamente, bisogna essere in grado di sopporate notevoli carichi di lavoro. Ci vuole una valutazione particolarmente accurata per stabilire se si hanno i numeri per diventare imprenditore.

Dal momento che in futuro si rimarrà nel mondo del lavoro più a lungo e che le conoscenze sono destinate a diventare presto obsolete, si presenterà l’esigenza della formazione permanente. L’agenda di Lisbona, in base alla quale l’Europa dovrà divenire l’area economica e di ricerca più dinamica al mondo, prevede di portare al 12,5% i partecipanti ad attività di formazione entro il 2010. Attualmente la quota di adulti (25-64 anni) che nell’Unione Europea si avvale di provvedimenti formativi tocca a malappena il 10%. E’ facile supporre che in futuro le persone si troveranno a cambiare frequentemente professione nel corso della loro vita. Ogni cambiamento, ma anche l’esercizio di una stessa professione, richiede a tutti i lavoratori un apprendimento continuo in una prospettiva di formazione che guarda all’arco di tutta la vita. Cio non comporta solo un costante aggiornamento per meglio rispondere alle aspettative aziendali del momento, ma accresce anche la competitività dell’azienda. Quali sono gli impieghi o i settori che offrono prospettive? Nella situazione di attuale congiuntura è difficile dirlo. Però si può far riferimento alle professioni più richieste nelle offerte di impiegoe ai posti vacanti all’ufficio di collocamento. Le aziende stesse non se la sentono di elaborare i profili professionali del futuro. Un aspetto positivo viene dal fatto che la società sta vivendo un’altra trasformazione, quella verso il lavoro creativo. Per creative work si intende una cultura del lavoro contrassegnata da responsabilità propria, adattabilità e creatività.  Il khowledge worker sa che nell’arco della propria vita lavorerà per varie aziende e cerca pertanto di rimanere sempre concorrenziale. Attribuisce grande importanza alla formazione e al perfezionamento per essere pronto a lavorare in altre aziende e settori affini. Il lavoratore creativo lavora in forma autonoma, come dipendente o a progetto. Il centro dell’attenzione è rappresentanto dalla propria persona- con coinvolgimento dell’intera sua rete di rapporti sociali. E’ spinto dal piacere nel lavoro, dall’autorealizzazione e dal senso del suo operato. Per lui il lavoro è sinonimo di crescita individuale e rappresenta la strada verso l’ulteriore sviluppo. Quanto ai servizi si registra un sorprendente aumento degli operatori impegnati nelle attività di consulenza in ambito aziendale, fiscale, patrimoniale, sanitario, familiare  e ambientale. L’aumento di questi servizi di consulenza dipende in parte anche dal mondo dell’economia che, per la sua crescente complessità, spinge le aziende a rivolgersi sempre più frequentemente a consulenti”.

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Life-coach

Posted by Luca su 21 febbraio 2009

Ho trovato un interessante articolo sulla figura del life coaching, figura che sto monitorando da un pò nei vari siti internet che ne trattano a livello di formazione e di inquadramento.

Il life coaching ha dei punti di contatto con la figura del tutor. Se ci pensate nel grand tour la figura dell’istitutore era prestigiosa e i nobili inglesi che venivano in Italia a studare e vi rimanevano tre-quattro anni avevano come istitutori gli intellettuali più conosciuti e rinomati.”

 

“La figura del “life coach” letteralmente “consulente di vita”, entrerà a far parte della nostra quotidianità: si tratta di una figura intermedia tra lo psicoterapeuta e il consulente di carriera. Negli Usa esiste un’università che prepara a questa professione senza contare che 5.000  “life coaches” prestano già il proprio servizio negli Stati Uniti. Anche nel settore sanitario i setvizi acquistano sempre maggiore importanza, perchè salute e welness costituiscono uno dei motori dell’economia. La consapevolezza dell’importanza della salute induce a attribuire più valore anche agli standard di vita e al tempo libero. Si tende pertanto a investire sempre più in prodotti e servizi che contribuiscono a aumentare la salute e il benessere. E’ facile comprendere come il futuro appartenga alle professioni sanitarie, i free times-coaches, i welness trainer, ma anche alle professioni legate all’assistenza in genere”.

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Nati digitali

Posted by Giuliana Guazzaroni su 21 febbraio 2009

Segnalo questo libro elettronico sul tema dei Nativi Digitali che abbiamo più volte discusso anche noi in questo blog e in Ibridamenti.com.

Il libro è consultabile online dal sito di NovaMultimedia: Nati Digitali

Indice del libro elettronico:

Il sapere del passato in formato futuro  Luciano Clerico

Svezzati in un wirless e mondo senza carta ipertecnologico Maria Pia Rossignaud

Il futuro del mondo?  Giovanni Giovannini Media 20000

Il ministro delle cose concrete Ministro Brunetta

E’ il momento del WIREDBOOK Derrick de Kerckhove Mac Luhan Institute

Tra i 24enni e i 13enni è già gap Paolo Ferri Università Bicocca

Emozione, community, informazione: le richieste dei ragazzi d’oggi  Michele Gatta

Giovannini un passato che guarda al futuro

I nati digitali: capirli senza preconcetti e false paure Derrick de Kerckhove Mac Luhan Institute

Il segreto di Youtube?  l’occhio della webcam Michael Wesch

Politica, scienza e scuola: realtà da ricostruire   Giuseppe Pizza Sottosegretario all’Istruzione, università e Ricerca

E’ crisi per i vecchi modelli di business Gian Paolo Balboni  Telecom Italia

E’ il momento di cambiare le tre “I” dell’ex Ministro Moratti Giampiero Lotito Kataweb

“Vola con internet” non ha più le ali: ora è tempo di pensare ai servizi Roberto de Marco  DIT

Cambia il modo di fare, trasmettere informazione e conoscenza Claudio Carpineto  FUB

Le tecnologie sono importanti, ma altrettanto i contenuti Luigi Rocchi RAI

Il momento profetico della scuola, costretta a rivedere il suo ruolo educativo Elisabetta Mughini ANSAS

Questi nostri ragazzi che vivono in perenne relazione paritaria Luca De Biase Il Sole 24 Ore

Tre parole chiave del mondo digitale: mobile, network, society Alberto Marinelli Università La Sapienza

Famiglia e scuola impreparate a guidare i cambiamenti Paolo Ferri Università Bicocca

Nuove generazioni, tanta tecnologia ma rifiuto dei contenuti del “grandi” Paolo Liguori Tgcom

Per un futuro migliore bisogna avere a cuore la contemporaneità Pierluigi Ridolfi Associazione Amici dell’Accademia dei Lincei

Digital Nativi ppt presentazione del prof. De kerckhove

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Ipertecnologici e depressi

Posted by Luca su 21 febbraio 2009

In questo blog ci siamo occupativi diverse volte del tema dei nativi digitali, degli immigrati e degli emigranti digitali e del loro rapporto con le tecnologie e in genere con il settore della formazioni. Giuliana Guazzaroni ha approfondito nel suo blog il tema del cloudworker per arrivare alla definizione di un nuovo tipo di apprendente: il cloudlearner. In questa analisi ritengo interessarante citarvi l’articolo di Antonio Galdo “Ipertecnologici e depressi” uscito sul Messaggero del 19 febbraio e inviatarvi a seguire il blog del giornalista. Si fa riferimento a una ricerca condotta dall’Università di Pittsburh e durata ben sette anni per “ricostruire la deriva dei ragazzi quando sprecano troppo tempo con la tv, con il computer e con il cellulare”.

Ecco se le parole non sono mai neutre, già parlare di deriva e di spreco di tempo ci da un segnale di quale possano essere le conclusioni e i risultati derivanti dallo studio.

I ragazzi vengono descritti come “prigionieri della tecnologia e delle sue leggi”: dei 4000 ragazzi seguiti nello studio il 7,4% di loro con un ‘età media di 22 anni “si sono ritrovati con una diagnosi di depressione”;”troppa tv o un eccesso uso del telefonino crea un terreno fertile ai disturbi psicologici” dice uno degli autori della ricerca americana.

Si parla inoltre di generazione multitasking per indicare i nuovi adolescenti digitali: “ragazzi adolescenti, facce acqua e sapone come quelle dei nostri figli, che sono diventati abilissimi a svolgere contemporaneamente, più cose grazie a una integrazione sempre più sofisticata della tv con il telefono, con Internet, con il computer”.

Cosa significa essere/agire multitasking?

“Questi ragazzi con una mano smanettano con il telecomando, magari passando da un programma tv a un videogioco, e con l’altra navigano sul web, mandano un sms, rispondono a una mail e ascoltano la musica con l’Ipod”.

Dell’essere mutitasking si  individuano solo gli aspetti negativi: “cento cose insieme con un bombardamento di informazioni, dati e notizie. Una valanga di materiale che si infila, come uno slalom nei cervelli dei giovani e porta poi, nel tempo, a disturbi psichiatrici da iperattività e a un deficit di attenzione”.

Io non sono compleatamente d’accordo su questa accezione negativa dell’essere multitasking, anzi non sono d’accordo. Se ci pensate le donne hanno sempre detto di noi maschietti che possiamo fare solo una cosa per volta e che due insieme non siamo in grado di portarle avanti; essere multitasking è la prova che era solo un pregiudizio femminile.

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