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Facebook: un grande archivio di consumatori

Posted by Luca su 15 febbraio 2009

 Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg certo non ha il problema di arrivare a fine mese e di far economie quotidiane. Il giovane studente che a Harvard ha creato Facebook per poi interrompere gli studi di psicologia, certo non è un “bamboccione” ma anzi è uno che l’ha vista lunga e ha svoltato. Ora si sta capendo sempre di più che Facebook con 160 milioni di utenti registrati nel mondo, è una immensa banca dati con informazioni variegate e complesse: c’è di tutto dagli  orientamenti politici ai gusti  personali e sociali, dalle propensioni al consumo, agli stili di vita.  Facebook diventa quindi una miniera senza limiti per chi voglia condurre analisi e indagini anche con possibili segmentazioni di target. E per questo le grandi multinazionali stanno facendo la corte a Zuckerberg: un esempio Bill Gates per acquisire l’1,6% di Facebook ha pagato 170 milioni di euro; il valore di Facebook oggi viene stimato in 16 miliardi di dollari. Ecco che Zuckerberg ha già venduto a molte multinazionali un sistema di sondaggi sui propri utenti. In Facebook non si butta niente, come una volta i nostri nonni lo dicevano per il maiale.

Che ne pensate?

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9 Risposte to “Facebook: un grande archivio di consumatori”

  1. Robi said

    Penso sia giusto che le grandi idee siano riconosciute. Gli utenti invece dovrebbero ragionare di più sul senso delle informazioni che lasciano sui propri account.

  2. Luca said

    Ho letto un’opinione per cui il successo di facebook è legato anche al suo possibile che utilizzo come grande e-mail: Facebook può funzionare da rubrica e agenda per i contatti, da chat, da e-mail. Le funzionalità sono tante, basta sapere cosa si prende e cosa si offre.

  3. arthur said

    Continuo a pensare che non fa per me.

  4. romaguido said

    Io invece devo dire che negli ultimi tempi ho trovato gruppi e “amici” molto interessanti (in genere si tratta di gente unita da interessi professionali comuni); poi c’è la possibilità di scambiarsi in bacheca e/o tramite messaggio qualche battuta che serve a distrarsi; inoltre alcuni giochi, che poi sono quelli del Nintendo, possono essere utili ad allenare mente e riflessi (niente male per scongiurare la tanto temuta perdita di memoria).
    La chat invece è da esaurimento nervoso (altro che comunicazione sincrona!).
    Certo ci vuole un po’ di rodaggio per imparare a selezionare e gestire le cose nel migliore dei modi.

  5. Riguardo i soldi credo sia inevitabile se solo si pensa alle potenzialità che Facebook offre anche commercialmente parlando, alla fine non è altro che una piattaforma.
    Integra prefettamente gli adsense di google, se si ha la possibilità (come avrà sicuramente Microsoft avendo acquisito la sua fetta) di accedere ai dati ed ai flussi.
    L’uso “ludico”, poi, è del tutto personale.

  6. romaguido said

    Anche l’uso ludico, tuttavia, può costituire una discreta fonte di guadagno; i giochi in versione free, per esempio, costituiscono una specie di demo della loro versione professional, che viene pubblicizzata ad ogni pié sospinto e che sicuramente troverà nel target più giovane una discreta fascia di mercato.
    Senza contare la pubblicità apertamente dichiarata e quella presentata sotto forma di “gruppo” a favore di questo o quel prodotto.

  7. Luca said

    Comunque solo pochi mesi si parlava sempre di Second Life, ora sembra che il fenomeno non sia esistito.
    Capiterà lo stesso per Facebook?

  8. Sicuro. 🙂

    Tecnologicamente parlando, dieci anni fa non riuscivamo a fare una telefonata e navigare contemporaneamente. Ora Videoconferenza, p2p, navigazione, … e non occupiamo che una parte della banda. E questo è solo il punto di vista del carico sulla rete!
    Poi c’è quello della innovazione: dalla shell a second Life e non abbiamo ancora la possibilità di usufruire ciò che lo stato dell’arte ci può offrire.
    Per non parlare delle idee: Fb l’ha creato un ragazzo, la Wii della Nintendo ci ha mostrato che il mondo del gaming non è morto, ecc.

    FB non è che un piccolo passo.

    PS: scusate, cancellate il precedente, non ero loggato…

  9. Luca said

    ciao Alberto, si Facebook l’ha creata un ragazzo studente di psicologia a Harward, ecco lui ha svoltato. Ora può fare l’intellettuale, andare in ufficio in sandali e felpa tipo studente delle superiori e imporre questo stile casual a tutti i dirigenti. Certo le idee contano, anzi sono tutto.

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