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La tecnologia è risolutiva?

Posted by romaguido su 22 gennaio 2009

Un video molto significativo:

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27 Risposte to “La tecnologia è risolutiva?”

  1. La tecnologia senza la saggezza dell’uomo non è mai risolutiva, anzi il più delle volte è distruttiva. Questo sia nelle piccole cose che nei grandi progetti. Certo che a volte fa comodo avere qualcosa su cui scaricare le nostre responsabilità!.

  2. romaguido said

    Infatti, Spaziocorrente, è proprio quello che vuole dimostrare la scenetta. Ho voluto inserirla a corollario di quanto è stato detto nel seminario di Milano che trattava proprio dell’uso della tecnologia nella didattica. Tra le cause del fallimento registrato finora è stata citata la ritrosia di alcuni docenti ad usare le nuove tecnologie, ma anche una certa incapacità a sfruttare queste ultime in maniera adeguata. C’è da sottolineare, infatti, che non si tratta semplicemente di adottare nuovi strumenti, bensì di applicare un nuovo pensiero, una nuova metodologia. Ed è quanto è stato detto a Milano, allorchè si è parlato di nuovi ambienti fisici e digitali e di nuove figure (il “serendipitous fellow“, per esempio) che il docente dovrebbe essere in grado di rivestire ai fini di un apprendimento che riesca a trarre profitto dall’uso della rete.
    A questo punto già mi aspetto che si levi qualche voce di dissenso. Negli ultimi anni, infatti, ai docenti si è chiesto di tutto (che fossero psicologi, pedagogisti, tutor, medici, sociologi, ecc…) e l’evidenziare che non bastano le conoscenze informatiche, ma che sarebbe auspicabile una mentalità tale da accompagnare con nonchalance (da “cloudworker“, ossia con la leggerezza delle nuvole) l’alunno nella navigazione a qualcuno potrebbe sembrare pretendere davvero troppo. Tuttavia sono certa che, ancora una volta, i docenti si riveleranno all’altezza del compito loro affidato; non per niente, nel corso degli ultimi decenni, hanno imparato ad arrampicarsi sugli specchi, vestendo panni talmente diversi da far invidia persino a Fregoli!

  3. Già. E’ come dare una calcolatrice a uno che non riesce in matematica: se non sa che per risolvere un problema bisogna fare un’addizione, o una moltiplicazione, è perfettamente inutile che quallo che non sa fare lo possa fare velocemente.

    E’ chiaro, è la testa che va cambiata, è sulla capacità di ragionamento che bisogna lavorare. Poi, certo, la tecnologia aiuta, ma non mi fiderei mai di un chirurgo la cui unica referenza fosse un’attrezzatura ultramoderna.

  4. romaguido said

    Direi che “capacità di ragionamento” sia un termine un po’ improprio. La quasi totalità dei docenti in sevizio ha dovuto dimostrare la propria “capacità di ragionamento” attraverso prove concorsuali tese a verificarne le competenze. Il problema è dato, semmai, dall’esigenza di adeguarsi alla mentalità dei “nativi digitali”, dei nostri figli e nipoti, che conoscono la tecnologia meglio di noi, ma la usano in maniera talvolta inefficace ai fini di una adeguata acquisizione di nuove competenze.

  5. Infatti mi riferivo alla capacità di ragionamento dei discenti, non dei docenti: vedo certa fauna in giro, capace di smanettare pc, cellulari, ipod etc ma poi scrivere 1 + 1 = 11

    E ho detto tutto…

  6. arthur said

    Beh, non sarà mica sbagliata la somma di cui sopra… 🙂

    E’ vero, adeguarsi per stare al passo dei tempi è importante e a questo proposito mi viene il percorso che sono stato “costretto” a fare per adeguarmi alle nuove tecnologie, l’aver capito che un disegno fatto al tecnigrafo o al computer è la stessa identica cosa, tanto la testa che lo produce è ancora la mia, e poi a scuola, quando insegnavo, battermi con la direzione affinché i ragazzi imparassero ad usare il computer non soltanto per i giochi, ma per la progettazione, la ricerca e così via dicendo…

    Concordo comunque sul fatto che la tecnologia va usata con saggezza e per quanto riguarda i docenti, è vero, sono abituati ad arrampicarsi sugli specchi, ma c’è anche tanta impreparazione e pressappochismo, non credi?

  7. romaguido said

    Questa non te la lascio passare, Arthur. Non è obiettivo generalizzare. E’ vero, a volte sembra di aver a che fare con dei marziani che si ostinano a non voler capire, a non voler cambiare; però conosco tanti docenti che si impegnano attivamente per migliorare, per rendere più efficace il loro metodo di insegnamento/apprendimento, per riuscire a recuperare soggetti che, per aver dovuto subire condizioni familiari e sociali disagiate, sarebbero altrimenti destinati alla devianza e/o alla emarginazione.

  8. Ma infatti Arthur ha detto “c’è anche tanta impreparazione e pressappochismo”, e non posso che dargli ragione. Io conosco insegnanti eccellenti e motivati, propositivi e costruttivi, che devono ingaggiare lotte titaniche con i colleghi che non li lasciano lavorare.

    Posso riconoscere che gli insegnanti “bravi” siano la maggioranza, ma anche qui entrano in ballo altre situazioni che li limitano, e impediscono loro di lavorare efficientemente.

  9. arthur said

    Infatti, Rosamaria, io non stavo generalizzando (grazie May Lady… ), non è mia abitudine farlo, ho solo detto che c’è anche tanto impreparazione e con questo non voglio dire che la maggioranza è così. Ho insegnato per diversi anni ad una scuola professionale serale e se dovessi raccontarti…

    Conosco anch’io insegnanti, bravi, preparati e sempre disponibili a cose nuove, e sono veramente tanti, piuttosto per quanto riguarda la tecnologia, spesso sono le scuole ad esserne carenti e all’insegnante non si da la possibilità di potersi aggiornare in maniera adeguata, infatti, in genere si arrangiano da soli.

    Mia sorella insegnava educazione artistica e, malgrado non fosse un’esperta informatica, era molto sensibile alle tecniche da sviluppare al computer con dei programmi di grafica, infatti ero il suo consulente di fiducia… questo per dire che, come in tutte le cose, se c’è la passione e soprattutto se la professionalità non è un optional, certi ostacoli si superano facilmente e chi non lo fa, è soltanto perché non ha voglia di farlo.

    E su “questa non te la lascio passare… “, vuol dire che in genere sorvoli sulle mie intemperenze? 🙂

  10. Caro Arthur, sul fatto che gli ostacoli che gli insegnanti trovano a scuola si possono superare facilmente avrei qualcosa da ridire. Un insegnante a scuola di mia figlia aveva “rimediato” un set di computer, che un’azienda aveva destinato alla rottamazione, e non so con quali ostacoli burocratici si è dovuto scontrare per dirottarli verso la scuola; io, per far mettere le tende nella classe di mia figlia a spese dei genitori (alcuni, quelli che si sono offerti volontariamente di contribuire), mi sono dovuta scontrare con “incidenti diplomatici” con gli altri genitori, che non volevano contribuire perché non ritenevano giusto che le tende fossero pagate dai genitori, ma non volevano fare la parte dei pezzenti davanti agli altri (e perché poi? avrebbero fatto la parte solo di gente che la pensava diversamente): gli insegnanti messi in mezzo a volte hanno reagito in maniera a volte discutibile, ma comprensibile da un punto di vista umano perché sono stati aggrediti, sia pure solo verbalmente.

  11. romaguido said

    No, Arthur, sai bene che in genere condivido il tuo pensiero. Il fatto è che quando sento criticare (se non denigrare, come è successo talvolta anche su questo blog) la categoria degli insegnanti io mi ribello; è una difesa di parte, lo ammetto, ma odio le generalizzazioni: non mi piace che si faccia di tutte le erbe un fascio; così ogni tanto preferisco mettere i puntini sulle i.

  12. Scusate il modo “osceno” in cui scrivo (ripetizioni, scarsa punteggiatura e q.a.) ma non sapete in che condizioni mi trovo…

  13. Luca said

    In che condizioni ti trovi? Lady lo so ti piace mettere queste mezze frasi per farmi fare la domanda

  14. arthur said

    Capisco, Rosamaria; ripeto scanso equivoci, sono stato insegnante anch’io anche se in una scuola professionale e per una materia particolare, nella mia famiglia ci sono tre insegnanti, la mia ex donna è una insegnante, non ho pregiudizi nei loro confronti, assolutamente, e poi May Lady, non ho detto che gli ostacoli che gli insegnanti trovano a scuola li superano facilmente, (alcuni ostacoli… ), insomma, oggi (?) non riesco a spiegarmi? ( 🙂 )

    Io stesso alle volte critico la mia categoria professionale, anche perchè una difesa a oltranza non porta nulla di buono. Faccio l’architetto e conosco tanti architetti imbecilli, cioè l’esatto contrario di come un architetto dovrebbe essere, vengo da una famiglia di medici, ne conosco parecchi e alcuni forse non sono degni di essere considerati tali e questo vale per tutte le categorie professionali. Ciò non toglie che non faccio di tutta un erba un fascio, mie eventuiali critiche nei confronti degli insegnanti, nascono da esperienze personali, per essermi, proprio sul tema tecnologia, scontrato tante volte con mentalità barbine e poco aperte alle innovazioni, atteggiamenti superficiali e poco costruttivi.
    E poi, in generale, e qui generalizzo, credo molto nella professionalità individuale, e molto spesso, oggi, tutto ciò è solamente un optional.

    Eccoci!

  15. romaguido said

    Beh, Arthur, anche questa volta mi tocca “quotare” (che bruta parola!) quanto dici.
    Grazie e buon week end!

  16. arthur said

    Grazie a te Rosamaria, ricambio l’augurio di un buon Week end e magari domani o dopo c’incontriamo ancora in giro tra gli amici che ormai sono diventati comuni.

    Vado a mettere un po’ di musica…

  17. @Luca: beh, oggi al lavoro avevo sei telefoni che squillavano, cinque colleghi che chiedevano lumi, due dirigenti che urlavano nella stanza accanto e ogni tanto entravano buttando l’occhio sul mio pc (ergo la mia privacy non era ai massimi livelli), per non dirti a casa, dove il sottofondo è modello Furio in “Bianco rosso e verdone”, oltre ad avere eternamente 60 kg addosso, generalmente con dita negli occhi, pizzichi sui fianchi (la divertono perché sono morbidi) e oggi, tanto per cambiare, i sessanta chili mi sono arrivati tutti di un botto sulla schiena e ho urlato dal dolore, oltretutto non ho neanche niente a casa per calmarlo. Speriamo che non mi abbia incrinato una vertebra, già una volta mi è piombata sugli incisivi e me la sono vista brutta. Le avrebbero già fatto una diagnosi di iperattività, se non fosse che Mrs Hide a scuola è un angelo, attenta, precisa, concentrata, SILENZIOSA,leggiadra come una farfallina….

    *** E che ti devo dire, evidentemente io ispiro… ***

  18. Dimenticavo, quando scrivo al pc il braccio è bloccato dai 60 kg e il portatile sulle ginocchia è sottoposto a scossoni: con la sola mano libera e il pc che sotto di essa oscilla, tento di scrivere, spesso con il cursore che si sposta e la frase iniziata in un punto finisce tre righe sopra, nel bel mezzo di un’altra parola. Quando poi si preme per errore qualche tasto che cancella tutto…

    *** vuoooooooole attenzioooooooone: perché tu madre snaturata le dedichi solo 23 ore al giorno e non 24???? ***

  19. Mi avete cancellato il commento di Luca?????

    Aridatemelo!!!!

  20. So che arrivo in ritardo, ma pongo comunque una questione:

    ho 25 anni e quindi ho finito le scuole dell’obbligo non da ieri ma nemmeno da decenni. Lavoro e studio nel campo dell’informatica dove la matematica è cosa buona e giusta saperla. Fin da piccolo ho sempre fatto fatica a fare “sette per uno sette, sette per due quattordici” e così via, le tabelline sistematiche non sono il mio forte. Ora calcolo giornalemnte (problemi di fisica ad esempio) radici quadrate, equazioni ecc a mente o con il solo utilizzo di matita gomma e carta. E cervello.

    Possibile che il metodo di una volta sia così sbagliato che lo si voglia cambiare? Trovo, lavorando nel campo, che l’informazione automatica (ovvero l’informatica) sia un mezzo.
    Come dire: di cosa ho bisogno per andare da Milano a Roma con l’auto?

    la risposta è “un’auto”? no! la risposta è “un’auto e la patente”. Ci sfugge sempre un particolare. Senza la patente, e quindi la conoscenza di base, non si va da nessuna parte.

    Ben venga quindi il vecchio metodo.
    Ma la gente è la stessa? No. Non lo sono ne gli educatori, ne gli alunni ne i genitori. Ma siamo sicuri che cambiare il metodo se non c’è l’entusiasmo di apprendere (da parte di alcuni e non di tutti, su questo si può discutere) nessuno imparerà o insegnerà mai nulla di buono. Anche se il mezzo è la tecnologia più avanzata che si possa immaginare.

  21. Magari bisogna anche sapere la strada, indossare le lenti se abbiamo obbligo di lenti…

    *** e mica è facile ***

  22. mica è facile…vero, però non si può gettare la spugna d’altronde.
    Come lo si faceva prima senza il pc ora lo si può fare meglio, più velocemente, più “global” diciamo…
    E invece qualitativamente gli studenti/ragazzi son diversi. Perchè?
    E se non sono diversi, perchè cambiare metodo/tecnologie se il risultato è buono? o bisogna pensare che tutte le invenzioni che hanno portato a queste tecnologie siano frutto del caso?

  23. romaguido said

    Grazie, Alberto, come al solito riesci a vivacizzare le discussioni con osservazioni pertinenti e circostanziate.
    Ti chiedi se i ragazzi siano diversi da quelli di una volta; lo sono, lo sono (ne abbiamo parlato diffusamente, per esempio, qui e qui) ed è questo che deve spingerci ad un approccio nuovo, più efficace, che ci permetta di dialogare con le nuove generazioni parlando la loro stessa lingua. Solo così riusciremo a superare quel gap che oggi sembra un ostacolo insormontabile, ma che è possibile ridurre, se non annullare, attraverso mezzi di comunicazione più immediati ed efficaci.

  24. sono d’accordo, ma se uno studia fisica, riprendendo l’esempio di prima, che il moto armonico semplice lo studi seguendo il prof alla lavagna, leggendo un ebook, usando la lim, con l’e-learning poco cambia. Sempre del moto armonico semplice si tratta.
    Una obiezione sta nel fatto dei contenuti: a parità di contenuto, se il mezzo è differente per essere più vicino allo studente moderno poco importa. I problema si solleva quando i contenuti sono differenti. A mio parere uno studente che disegna il piano inclinato sulla lavagna col gesso e mi sa fare il diagramma delle forze ha capito, uno che mi usa la lim ma non riesce a farlo non ha capito. Anche se ha usato la lim.

  25. romaguido said

    Credo, Alberto, che stiamo dicendo la stessa cosa. Oggi lo studente non ha più la pazienza di seguire una lezione fatta alla lavagna, in bianco e nero, col gesso che lascia la sua polvere dappertutto. Spiegare lo stesso concetto facendogli vedere praticamente un esperimento o chiedendogli di rendersi parte attiva in una simulazione che utilizzi immagini 3D grazie all’uso della LIM potrebbe essere un utile espediente per catturare la sua attenzione e fargli acquisire in maniera più leggera e divertente concetti che altrimenti gli sarebbero preclusi. Non ti pare?

  26. certo che mi sta bene. L’unica mia paura è questa: dandogli un dito, non si prenderanno un braccio?

  27. romaguido said

    Il tuo è il timore dei docenti più conservatori, di quelli che temono le nuove metodologie pedagogiche, sostenendo che si debba tornare al nozionismo. Nel corso della mia vita professionale ho visto miracoli, grazie all’adozione di nuovi strumenti, metodi e ambienti, ho sperimentato divertendomi io stessa e talvolta con questi mezzi sono riuscita a riportare alla disciplina anche i soggetti più refrattari. Certo non è tutto rose e fiori; il cambiamento richiede un impegno notevole, che trova tuttavia nuova linfa nella volontà di mettersi in gioco, di imboccare nuove vie con la speranza che siano quelle vincenti. Se c’è l’entusiasmo, la fatica passa in secondo piano e, in genere, i risultati compensano ampiamente gli sforzi fatti.

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