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Seminario di Milano: considerazioni e conclusioni

Posted by romaguido su 21 gennaio 2009

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Si è concluso ieri a Milano il seminario dal titolo “Il futuro non è  più quello di una”, che ha preso in considerazione, “questa volta in maniera pragmatica e propositiva la relazione tra scuola, didattica e innovazione tecnologica”*.

Interessantissime le relazioni tenute da Patrizia Appari, Luisanna Fiorini, Pierluigi Fontanesi, Giorgio Jannis, Maddalena Mapelli, Mario Rott ed i dibattiti che ne sono seguiti.

Dai numerosi problemi messi a fuoco è emerso che se ci si trova ancora a parlare di innovazione, di introduzione e utilizzazione di nuovi strumenti,  di metodologie per l’apprendimento, nonostante a livello istituzionale l’innovazione tecnologica nella scuola italiana risalga ai lontani tempi del ministero Galloni, è perchè, almeno a livello generalizzato, non siamo riusciti a trovare una soluzione valida. Già, perché nel corso degli anni si è potuto registrare il successo di alcune iniziative esemplari e vincenti, che tuttavia sono rimaste voci nel deserto, non essendo poi state trasferite su larga scala. Uno dei motivi di quanto appena evidenziato potrebbe essere imputato ad una scarsa pubblicizzatone dei progetti didattici più efficaci, che in tal modo rimangono allo stadio di ricerca.

Un primo obiettivo è quindi quello di creare reti che aiutino a diffondere le buone pratiche.

Per quanto riguarda poi le cause dell’insoddisfacente utilizzazione delle tecnologie a livello didattico, non si può non considerare le difficoltà rappresentate da:

– una certa ritrosia di alcuni docenti all’utilizzo di nuove metodologie; – la loro incapacità di adeguarsi in maniera flessibile alle novità in campo informatico; – la riluttanza a rimodellare i metodi di apprendimento ai nuovi strumenti a disposizione (a tal proposito v. il video);

– la difficoltà di trovare in questo campo dei metodi di valutazione affidabili;

– le scelte programmatiche di alcune scuole che continuano ad investire in software proprietari o in corsi su hardware che, come avviene sempre più frequentemente in questo campo, hanno una vita molto limitata (v. i corsi sulle LIM, che diventeranno sicuramente obsolete in un futuro molto vicino);

– il vincolo costituito da spazi inadatti ad un apprendimento più al passo coi tempi. .

Le possibili soluzioni:

a) ristrutturazione degli ambienti fisici e della mentalità legata agli stessi: “è la scuola che deve andare verso gli studenti e non viceversa, che deve passare dalla chiusura all’apertura, dal dentro al fuori, dalle aule ai luoghi aperti, dall’ambiente prettamente scolastico al territorio” (Luisanna Fiorini);

b) inversione di tendenza rispetto agli ambienti digitali da utilizzare ai fini dell’apprendimento; bisognerà infatti relegare i software proprietari ad una funzione episodica ed accessoria (Mario Rotta ne giustifica un uso limitato alla trasmissione di competenze spendibili in altri contesti), accogliendo a piene mani le possibilità offerte dall’ open source che, oltre a permettere un migliore impiego delle risorse economiche, essendo improntata alla filosofia della collaborazione e interazione, costituisce un prezioso fondamento ai fini di una efficace educazione alla cittadinanza digitale (Luisanna Fiorini);

c) adozione di forme di comunicazione più attuali, quali, i blog, la web TV, il mobile learning (Pierluigi Fontanesi), i social network, da riproporre, eventualmente, in una veste più stimolante (interessante la relazione di Maddalena Mapelli su un uso creativo di Facebook);

d) incentivazione allo sviluppo da parte della classe docente di “competenze portabili” (Luisanna Fiorini), ossia non solo capaci di duttilità e adeguamento alla novità ma, addirittura, talmente assimilate da fare del docente una sorta di “serendipitous fellow”*(Mario Rotta), cioè un tutor esperto nelle tecnologie che lavori in maniera discreta, senza ricorrere a schemi rigidi precostituiti e poco produttivi.

e) creazione di reti che, attraverso una efficace collaborazione ed interazione, siano capaci di focalizzare i problemi, trovare le soluzioni, dare il giusto risalto alle buone pratiche già realizzate.

Dalla chat attivata su Modulus, che ha permesso la trasmissione in streaming del seminario, è emerso che molti vincoli sono rappresentati dalle dinamiche di gruppo all’interno dei Consigli dei Docenti e dalla cattiva distribuzione delle risorse finanziarie ed umane all’interno delle scuole. Ancora una volta si è perciò stabilito che la creazione di reti e community in genere tra operatori scolastici di istituzioni diverse potrebbe costituire un supporto indispensabile alla risoluzione di problemi simili anche in realtà geograficamente ed organizzativamente molto distanti tra loro.

Rosamaria Guido

* probabilmente coincidente col cloudworker

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Una Risposta to “Seminario di Milano: considerazioni e conclusioni”

  1. Luca said

    Ciao Rosamaria, fino a ora ho potuto vedere solo l’intervento di Rotta e della Fiorini e mi sono ritrovato nella tua narrazione, per gli incontri che ancora non ho visto ho capito cosa è stato detto.

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