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I pentiti di Facebook

Posted by Luca su 11 gennaio 2009

Dopo la grande bolla con incrementi eccezionali di iscritti ora sembra che Facebook stia attraversando un periodo di assestamento; anzi sono sempre di più le persone che ne escono e si disiscrivono. A chi si vuole cancellare, consiglio di leggere bene la procedura da effettuare perchè non è propriamente intuitiva.

I pentiti di Facebook aumentano giorno dopo giorno varie sono le motivazioni che portano all’uscita:  l’amicizia su Facebook sembra diventare un accumulo di nomi e non di veri amici, molti degli “amici” che abbiamo in elenco appartengono a un lontano passato e forse era meglio che li fossero rimasti, Facebook fa perdere molto tempo in modo non produttivo.

Vi consiglio di leggere il racconto di una pentita di Facebook che spiega benissimo le ragione per le quali ne è uscita.

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34 Risposte to “I pentiti di Facebook”

  1. e anche questa non mi stupisce
    come tutte le cose ne viene fatto l’uso sbagliato
    alla fine non capisci più dove sei iscritto, se stai parlando con tua sorella o con chi altro, e alla fine di una luuunga strada ti chiedi cosa ci sono quà a fare??
    di social network ne ho provati abbastanza e da tutti alla fine ne sono uscita
    ora utilizzo messanger, ho 5 contatti malcontati, con persone che conosco da tre anni
    per il resto non ho più ne il tempo ne la voglia di provare nuove strade
    forse non ho nemmeno il tempo necessario da dedicare
    e a parere mio la tua amica ha vinto un terno al lotto!

  2. Oggi mi sa che il tema del giorno è: mi tolgo da face book.
    Ho letto il post, ho letto racconto di una pentita e prima di leggere qui avevo commentato il post di Lady Ginevra, amica cara.
    Non voglio ripetere ciò che ho scritto là. Non voglio osannare faccia libro ma nemmeno demonizzarlo.
    Anche io ho messanger che uso x chiacchierare con amici. Ormai il mondo delle chat è lontano da me. Ho chattato, ho conosciuto gente, ora è un momento superato. Messanger lo uso solo x chiacchierare con amici x’ la chat di faccia libro è lenta. Faccia libro le prime settimane era una droga. Mi sono data dei limiti. Iscritta x scambiare foto mi sono persa nel suo mondo. Ritrovta dopo breve. Uso molto la sua parte di male e mi trovo meglio che con la mail di hotmail, la mia mail storica. Lo uso x caricare le foto dei viaggi che vengono abitualmente commentate (eh vabbe ci sto)…e quando voglio fare salotto la bacheca…a volte mi va, e ho tempo a volte no…amici ritrovati??? le strade a volte si separano (ed è giusto cos’) a volte sono i casi della vita…ho ritrovato gente che era in erasmus con me anni fa in germania…non c’era la mail e nemmeno il cellulare e tenersi in contatto era piu difficile…ho riincontrato gente che era meglio non incontrare nemmeno la prima volta…ma subito tolti dai contatti…
    come scritto da diemme c’è anche chi demonizza il mondo dei blog…
    …beh mi ritiro nel mio mondo paralleto stella

  3. Luca said

    Ho trovato il post di Narelen per caso e ho deciso di linkarlo perchè sintetizza bene i motivi per cui non stare su Facebook.
    In più c’è tutta la questione della piattaforma proprietaria inserita in un’evoluzione del web che dovrebbe spingere verso il web 2.0 e quindi a abbandonare i “recinti proprietari”.

    Certo l’inventore di Facebook penso che possa stare bene dal punto di vista economico per sempre con la sua invenzione.

  4. Luca said

    Poi certo l’Erasmus è un periodo magico, quasi sospeso. Te ne stai in un altro paese, conosci gente e cose nuove. Fai amicizie, in pratica te la spassi. In più se fai qualcosa dai anche molti esami. Si tutti quelli che fanno l’Erasmus usano Facebook, certo poi quando ho fatto l’Erasmus avevo anche dodici anni in meno. Ma sono ancora così, beh mi piace pensarlo.

  5. arthur said

    Beh, sono stato dalla “pentita” e ho scritto ciò che penso.
    In breve, Facebook non mi è mai piaciuto!

  6. mi sa che sono già in molti quelli che si dissociano da questo nuovo-trova-amici,
    forse i più giovani possono trovare piacevole il rimanerci, ma chi ha già vissuto i primi social non trova nulla di attraente..
    e poi, sempre a mio modo di vedere, meglio quelle piccole finestre che il messanger ha messo a disposizione anni fa, e che continua ad essere usato e installato.
    il tempo ci dirà come andrà.

  7. Luca said

    Anche Lady Ginevra ha messo un post sula sua esperienza in Facebook:
    http://donnaemadre.wordpress.com/2009/01/11/facebook-dovevo-seguire-il-sesto-senso/

  8. Luca said

    Mi sembra che Facebook stia vivendo la bolla che aveva caratterizzato il lancio di Second Life. Comunque una qualche utilità mi sembra che l’abbia; io evito i test, i giochini e tutte le altre applicazioni che mi arrivano. Non mi divertono, ma rispondo invece ai messaggi. E poi ho ritrovato una persona che non vedevo dai tempi delle scuole medie e ora mi sembra di essere tornato in quel periodo. E’ vero che molti amici del passato persi di vista e poi collegati su Facebook rimangono dei fantasmi ma qualche eccezione c’è.

  9. romaguido said

    Questa volta ti do ragione, Luca. Grazie a Facebook ho recuperato persone con le quali avevo, fino a qualche anno fa, contatti telefonici pressochè quotidiani, raapporti improntati sulla stima, l’affetto, il rispetto reciproco e che sarebbe stato un peccato lasciar languire nel nulla. Ora sto riprendendoli ed userò tutti i nuovi canali che la rete mi offre (ma non la chat di FB, quella assolutamente no!).
    Mi piacciono i giochini, i test mi divertono (anche se spesso sono poco affidabili), i gruppi possono essere utili per lo scambio di informazioni e notizie.
    Di solito non accetto amici che non conosco, ma mi chiedo sempre cosa li abbia spinti a contattarmi; per esempio, che motivo può aver indotto a cercarmi una persona che ha solo 4 contatti, uno in ogni continente?
    Poi osservo il comportamento dei miei “amici”. Che pensare di chi ti aggiunge (probabilmente con l’intenzione di superare il record dei contatti) e poi non risponde mai ai tuoi messaggi? Beh, anche in questo caso è una questione di stile, di buona educazione, di rispetto; così, ancora una volta, la rete funge da cartina di tornasole, non da condizionamento: chi agisce così lo fa anche e soprattutto nella vita reale, non solo in rete!

  10. Luca said

    Hai ragione Rosamaria comunque il concetto di amicizia in Facebook è generico e indefinito. In un mio precedente post ho scritto della cosidetta Facebook mania che ha presto un pò tutti gli italiani ossessionati dal ricevere risposte positive alle richieste di amicizia.
    A me piace l’ambiente di Facebook, evito test e giochini vari perchè mi urtano e non mi interessano ma se qualcuno mi chiede qualcosa rispondo sempre. Posso dimenticarmi ma sicuramente non è voluto, così faccio anche nella vita reale perchè so che mi da molto fastidio non avere risposta ai messaggi che invio.
    Per quanto riguarda il record dei record: attenzione se superate i 5000 amici Facebook vi caccia via.

  11. romaguido said

    Come volevasi dimostrare: leggi qui.

  12. […] di in cui Facebook è un fenomeno di moda, e crescono i movimenti anti-facebook (vedi ad esempio questo interessante post sui pentiti di Facebook sul blog di tutoronline), Burger King tenta di cavalcare proprio la moda anti-facebook con la campagna “Whopper […]

  13. internetmarketingexperience said

    In effetti è una tendenza interessante. Ho citato il post nel mio blog in cui parlo della campagna di Burger King che sfrutta proprio il fenomeno della moda anti facebook e della strana forma di amicizia di cui parlate.

  14. romaguido said

    @ internetmarketingexperience

    “della strana forma di amicizia di cui parlate”

    No, Marco*, l’equivoco è tutto qui: il fatto che su facebook i contatti si chiamino amici non cambia assolutamente niente rispetto a tutti gli altri rapporti on line; così tra gli “amici” di Facebook ci saranno amici veri, gente assolutamente sconosciuta, nemici più o meno dichiarati, colleghi di lavoro, scrittori, divulgatori, parenti; tutto sommato è divertente leggere, per esempio, che qualcuno diventa “amico” di suo figlio, di sua sorella, di suo cugino.
    La “stranezza” se mai, è il sapere, quasi involontariamente, tutto di tutti, anche quello che non ci sogneremmo mai chiedere, di supporre, insomma il pettegolezzo più sfrenato alimentato dagli stessi protagonisti, che ci informano di essersi collegati, di essersi dati appuntamento sulla bacheca, che ci fanno conoscere, attraverso foto e video, le marachelle combinate durante un viaggio all’estero, che si offrono, nelle loro “preziose grazie”, opportunamente riprese da un obiettivo più o meno valido, non solo ai loro amici, ma agli amici dei loro amici, che comunicano al “mondo” di essere tornati single (leggi: – Sono disponibile, se qualcuno volesse farsi avanti…).
    Probabilmente l’aspetto goliardico, adattissimo ad una scuola, ad un college, ad un gruppo di quartiere, diventa un po’”strano” quando gli “amici” superano più o meno abbondantemente i trent’anni; ma si sa, la nostra è una terra di “bamboccioni”!

    P.S. Nessuna parentela col famoso Pellegrino, che io adoro?

  15. Luca said

    Si l’amico-dipendenza è contagiosa. Mi è capitato di non rispondore subito a qualcuno di Facebook e questi mi ha mandato. una mail e non da Facebook ma dalla sua mail preoccupato se sono ancora vivo.

  16. una cosa è certa, fino a che riuscirà a far parlare di se, nel bene o nel male, resterà un’attrazione
    quando non ne sentiremo più parlare è perchè avrà perso la sua importanza
    ed è allora che ne entrerà un scena un’altro
    questo è il web, o almeno, il web per molti
    purtroppo

  17. Elle said

    “La “stranezza” se mai, è il sapere, quasi involontariamente, tutto di tutti, anche quello che non ci sogneremmo mai chiedere, di supporre, insomma il pettegolezzo più sfrenato alimentato dagli stessi protagonisti, che ci informano di essersi collegati, di essersi dati appuntamento sulla bacheca […]”

    Ecco spiegato in poche e chiarissime parole perchè non mi pentirò, nè mi iscriverò a Facebook, verso cui non ho antipatia ma nemmeno nessun tipo di attrazione.
    Questa “tracciabilità” involontaria a me sembra assurda…sarà che avere il fiato sul collo non mi è mai piaciuto…

  18. romaguido said

    Vi ripropongo quanto è stato già “sperimentato” (ma era un po’ come scoprire l’acqua calda!):
    http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/notiziasolotesto.jsp?id=546709&pagina=100&sottopagina=1

  19. Luca said

    Hai ragione Rosamaria, comunque se uno entra su Facebook deve essere consapevole che viene tracciato e quello che scrive diviene leggibile a molti.
    Se uno ne è consapevole sa come rapportarsi allo strumento.

  20. Elle said

    Più in generale credo che la consapevolezza di essere tracciati ci sia ormai in ogni ambito del quotidiano.
    Basta entrare in banca o anche solo avvicinarsi allo sportello bancomat, o al supermercato, dal benzinaio o anche starsene a casa e tenere acceso il cellulare per “comunicare” dove siamo in quel momento.
    E queste sono informazioni assolutamente “neutre” perchè se è vero che sono riconducibili al “dove siamo” non lo sono per il “cosa facciamo”.
    In Facebook o similari invece è come se sia possibile tracciare una sorta di “mappa” della persona in base alle “amicizie”, in base agli “eventi” a cui si partecipa, insomma è facile risalire a gusti ed abitudini personali (come riporta chiaramente il link postato da Rosamaria), per farci sopra statistiche o solo fantasie.
    E tutto questo alla fin fine non è nè più nè meno che la realtà in cui ormai viviamo, la differenza sta forse nella motivazione che c’è dietro la “tracciatura”.
    E’ chiaro che per motivi di sicurezza alcuni luoghi pubblici debbano essere costantemente vigilati e monitorati ed è anche vero che all’involontario passante che si trova ripreso dalla telecamera non importa di finire in quel nastro.
    Cosa diversa è invece la motivazione che spinge la persona a voler rendere (e a volte persino ostentare) pubblico il privato, e a mio parere, quando la vita diventa reality show, che sia in un blog, che sia in un social network o che sia in televisione, allora c’è qualcosa che non va.

  21. romaguido said

    Beh, Elle, credo che il discorso sia piuttosto lungo e che sia necessario fare delle distinzioni, considerare le situazioni particolari. Un po’ di esibizionismo è in ciascuno di noi, ma il fatto è che certi mezzi servono a fare pubblicità e c’è chi non esita a vendere se stesso, la propria immagine o a comunicare ciò che in quel momento gli sembra geniale, divertente, utile soprattutto per sè in quel momento della propria vita.
    Per quanto riguarda i casi patologici, forse sarebbe meglio lasciare la parola agli esperti.
    Ciò che io noto è una mentalità assolutamente diversa da quella della mia generazione: ribaltate le buone maniere, ribaltata la considerazione dell’altro, ribaltata la discrezione che una volta era alla base di ogni rapporto rispettoso di sé e degli altri.
    Molti di quelli che oggi “smanettano” un po’ si ritengono “nativi digitali” e pensano che siano loro concesse delle licenze anche se hanno superato i trent’anni. Credo che questo sia un nodo fondamentale: agli adulti non è concesso tutto quello che può essere perdonato ai più giovani, per cui è bene che la smettiamo con la goliardia a tutti i costi ed in tutti gli ambienti.
    Il mezzo offre infinite possibilità (se ne è parlato proprio oggi nel seminario che ho sottoposto alla vostra attenzione9: cerchiamo di utilizzarle in maniera edificante per noi e per gli altri.

  22. Credo tra le altre cose che chi si iscrive a queste social network e poi si disiscrive compia un doppio errore: dimostra di essere superficiale all’inizio e poi si aspetta che, cancellandosi, tutto vada nel dimenticatoio. Non è così,

    Questo per quanto riguarda il “pentirsi”.
    E poi, pentirsi di cosa? Facebook non comporta oneri, sta a te ad essere abbastanza intelligente da non sprecarci le giornate. Ricevi un po’ di posta, scrivi qualche scemenza, pubblichi qualche foto ridicola, mantieni i contatti se servono. Tutto qui, non mi pare una cosa di cui pentirsi.

    I tuoi dati girano in rete con o senza di te, lo dimostra lo spam che ricevi: se ti raggiungono anche senza il tuo consenso, evidentemente da qualche parte sono riusciti a recuperare il tuo indirizzo.
    Ma non importa: l’invenzione dell’automobile ha creato gli incidenti stradali ma anche le ambulanze quando stai male, la fisica atomica ha portato ad Hiroshima ma anche a cure per il cancro, Internet ha portato ad allargare gli orizzonti del provincialismo ma anche a truffe internazionali.

  23. Credo tra le altre cose che chi si iscrive a queste social network e poi si disiscrive compia un doppio errore: dimostra di essere superficiale all’inizio e poi si aspetta che, cancellandosi, tutto vada nel dimenticatoio. Non è così,
    “Quando pubblichi Contenuti dell’utente sul Sito, ci autorizzi e istruisci a creare le copie di cui sopra, nel caso in cui ciò sia ritenuto necessario per facilitare la pubblicazione e la memorizzazione dei Contenuti dell’utente sul Sito. Pubblicando Contenuti dell’utente sul Sito, concedi automaticamente l’autorizzazione e la garanzia di disporre del diritto a fornire alla Società l’autorizzazione irrevocabile, perpetua, non esclusiva, trasferibile, totalmente acquistata e valida in tutto il mondo (con il diritto di concedere sotto-licenze) ad utilizzare, copiare, eseguire ed esporre in pubblico, riformattare, tradurre, estrarre (integralmente o parzialmente) e distribuire tali Contenuti dell’utente per qualsiasi scopo commerciale, pubblicitario o di altra natura, sul sito o su canali collegati al sito o alla presente promozione, nonché a incorporare in altre opere, ad esempio i Contenuti dell’utente, e a concedere ed autorizzare sotto-licenze di tali contenuti. Hai la facoltà di rimuovere in qualsiasi momento i Contenuti dell’utente dal Sito. Se decidi di rimuovere i tuoi Contenuti dell’utente, l’autorizzazione di cui sopra decadrà automaticamente, ma accetti che la Società possa mantenere in archivio copie dei Contenuti dell’utente.”

    Questo per quanto riguarda il “pentirsi”.
    E poi, pentirsi di cosa? Facebook non comporta oneri, sta a te ad essere abbastanza intelligente da non sprecarci le giornate. Ricevi un po’ di posta, scrivi qualche scemenza, pubblichi qualche foto ridicola, mantieni i contatti se servono. Tutto qui, non mi pare una cosa di cui pentirsi.

    I tuoi dati girano in rete con o senza di te, lo dimostra lo spam che ricevi: se ti raggiungono anche senza il tuo consenso, evidentemente da qualche parte sono riusciti a recuperare il tuo indirizzo.
    Ma non importa: l’invenzione dell’automobile ha creato gli incidenti stradali ma anche le ambulanze quando stai male, la fisica atomica ha portato ad Hiroshima ma anche a cure per il cancro, Internet ha portato ad allargare gli orizzonti del provincialismo ma anche a truffe internazionali.

  24. Luca said

    Ciao Alberto,
    bentornato. Si se lo si usa bene è uno strumento comodo, a me piace ancora. Ma lo uso al minimo solo per posta o per aggiornamenti, evito test e tutte le altre applicazioni varie, non mi interessano tanto neppure le fogografie.
    Per me è come una bacheca informativa.

  25. […] di in cui Facebook è un fenomeno di moda, e crescono i movimenti anti-facebook (vedi ad esempio questo interessante post sui pentiti di Facebook sul blog di tutoronline), Burger King tenta di cavalcare proprio la moda anti-facebook con la campagna “Whopper […]

    • enzo said

      Facebook mi stava rovinando la vita, non so quale lampo di genio mi è passato per la testa e sono riuscito a recuperare una situazione impossibile. La vita è quella reale e non virtuale, se inganniamo noi stessi pensando che con Facebook si può veramente creare un mondo a se, allora si sbaglia, si entra in forte crisi di identità, e quando entra in crisi la propria identità, vuol dire che da li a poco si perderà anche la dignità. Evitatelo e lasciate al destino ogni cosa purchè sia REALE

      • Luca said

        Un detto orientale è bevi sachè non farti bere da esso. Non sono un pentito di facebook anzi mi piace molto ma non mi faccio usare dallo strumento. Leggo, commento e mi tengo in relazione con le persone che mi interessano ma non ne sono dipendente. Ecco penso che si possa diventare dipendenti da ogni cosa (dal cibo, dagli amici, dal giudizio degli altri, dal sesso e alla fine anche da Facebook).
        Ognuno si sceglie la propria dipendenza e decide poi se abbandonarla.

  26. romaguido said

    Grazie, Enzo, di aver condiviso con noi la tua esperienza.

  27. alanford50 said

    Ebbene Si, anche io nonostante i miei 999 anni mi sono lasciato tirare e qualche tempo fa mi sono iscritto a Facebook e per i primi tempi ho cercato con scarsissimo successo i miei vecchi amici di scuola o di gioventù, amici che anche loro dovrebbero avere chi più chi meno 999 anni, ebbene ho trovato tutti i gruppi che cercavo, il gruppo di quelli che frequentavano la piazza che mi vide pischello, il gruppo di quelli che hanno frequentatola mia stessa scuola elementare, il gruppo di quando ero boy scout, i gruppi (in quanto ce ne erano almeno 6 o 7) di dove ho fatto il militare in Aviazione……ma,ma,ma….e qui iniziano i ma all’interno di quei gruppi non ho trovato nessuno dei miei vecchi compagni, manco uno a pagarlo a peso d’oro, si vede che quelli che hanno 999 anni non sono avvezzi all’uso delle nuove tecnologia, così dopo avere visto un po’ di fotografie di persone molto più giovani di me, quindi legate a quel gruppo da frequentazioni molto successive alle mie, in compenso mi sono arrivate centinaia di richieste di iscrizioni ai gruppi più fantasiosi e quasi senza senso, a questo punto, dopo un paio di mesi di frequentazione e di inutile attesa sono giunto dell’idea di essere l’ultimo sopravissuto dei 999enni sul pianeta così mi sono cancellato dalla piattaforma, conscio ma anche contento di essere l’ultimo della mia specie….

    Ciaooo neh!

  28. romaguido said

    Sempre esagerato, Alan! 🙂
    No, non sei l’unico soprassuto, sei uno dei pochi, tra i tuoi amici, che abbiano deciso di avventurarsi in quel mondo.
    Una caratteristica di facebook è la possibilità di rintracciare gente di cui da secoli si sono perse le tracce. Dopo i primi messaggi, più che altro convenevoli, si scopre che se ne abbiamo fatto a meno per anni evidentemente è perchè non ne sentivamo alcun bisogno; così concludiamo che non abbiamo trovato un tesoro, come recita il vecchio adagio, ma solo una persona che ci ha ricordato, per un attimo, tempi passati che non torneranno mai più.
    Dopo un po’ i messaggi si diraderanno e il vecchio amico tornerà nell’album dei ricordi.
    Credimi, non rintracciando quelle persone, non ti sei perso granché.

    • alanford50 said

      Hai più che ragionissima, a fregarci è sempre il ricordo del nostro passato e l’atavico bisogno/desiderio di riviverlo in qualche modo, la realtà che di per se è cruda impietosamente richiede il suo prezzo spezzando sempre inesorabilmente il sogno, quello che dici mi ricorda molto le cene e le rimpatriate con i vecchi amici di gioventù, cene a cui ho preso parte anche io in passato, rivedere i vecchi amici è un qualcosa di assolutamente deleterio e deludente capace di fare svanire gli effetti benevoli che il sogno/ricordo avevano lasciato dentro di noi, rivedere i cambiamenti anche fisici delle persone è di per se quasi devastante, scoprire che quelle persone che i ricordi avevano fatto diventare così inportanti e immortali nel tempo ora nel reale sono degli emeriti sconosciuti è lacerante, quindi convengo con te che i ricordi vanno mantenuti e coccolati nel giusto modo e posto, ossia lasciandoli stare li dove sono, solo così possono trasmetterci sensazioni e ricordi piacevoli, donando loro quella specie di senso di eternità che il reale ci nega.

      Ciaooo neh!

  29. romaguido said

    Ancora @ Alan:
    Hai già visto la parodia di fb cui facevamo riferimento qui?

  30. romaguido said

    Mentre scrivevo il #28, mi era appunto venuto in mente il film di Verdone “Compagni di scuola”, che descrive in maniera impietosa queste patetiche rimpatriate.
    Eh si, Alan, “Il tempo non torna più“, e in fondo é bene che sia così.

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