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Conversione del decreto Gelmini sull’Università

Posted by Luca su 6 gennaio 2009

Il ministro Gelmini ha posto la questione di fiducia sull’approvazione del decreto riforma università per evitarne la decadenza (termine 9 gennaio).

Cosa contiene di nuovo questo decreto?

Anzitutto una rivisitazione del sistema dei concorsi universitari ormai taroccato oltre ogni limite di decenza e in secondo luogo una norma che stabilisce la commisurazione degli “scatti di anzianità” per i professori alla loro produttività.  Parliamo e lodiamo tanto il merito? E allora eccone una applicazione: basta con progressi di carriera uguali per tutti sia fannulloni che lavoratori veri e propri. Ecco un altro esempio di appiattimento verso il basso che caratterizza il settore del pubblico impiego, in questo caso quello universitario: una volta entrati anche se si fa carriera come delle lumache si ha la garanzia di un posto fisso e sicuro per tutta la vita. E’ già la sicurezza del posto fisso e garantito non ha prezzo.  Si entra e si pensa già di essere pensionati.

Paolo Pombeni in un articolo sul Messaggero di oggi così descrive meglio di me la situazione di vita del pubblico dipendente ” lo stipendio era una specie di pensione, o come diceva uno dei maestri di chi scrive, un canonicato, cioè una rendita fissa (e crescente) senza alcun obbligo a parte le ore di insegnamento (sulla cui qualità poi non esisteva alcun controllo)”.

Ma analizziamo le novità contenute nel decreto:

  • nasce l’anagrafe nominativa dei professori ordinari, associati e ricercatori, contenente l’elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte;
  • il censimento delle pubblicazioni viene fatto allo scopo di introdurre un criterio rigorosamente meritocratico: verranno mascherati quei baroni universitari che da lustri non pubblicano niente in quanto hanno smesso proprio di fare ricerca;
  • chi non produce pubblicazione avrà un danno economico e sarà tagliato fuori dalle commissioni dei concorsi. In busta paga gli scatti di anzianità non saranno più automatici ma si legheranno alla produzione scientifica realizzata;

Art. 3 comma bis:

“A decorrere dall’anno 2009, con decreto del ministro dell’università e della ricerca sono individuati modalità e criteri per la costituzione di una anagrafe nazionale nominativa dei professori ordinari e associati  e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto l’elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte, L’anagrafe sarà aggiornata con periodicità annuale”.

Art. 3 comma ter:

“Gli scatti biennali, destinati a maturare dal primo gennaio 2011 sono disposti previo accertamento da parte dell’autorità accademica dell’effettuazione nel biennio precedente di pubblicazioni scientifiche. 

I criteri identificanti il carattere scientifico delle pubblicazioni saranno stabiliti con apposito decreto del ministro dell’università su proposta del Consiglio universitario nazionale e sentito il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca.

La mancata effettuazione nel biennio comporta la diminuzione della metà dello scatto biennale. Inoltre, chi non avrà all’attivo delle pubblicazioni nel triennio precedente non potrà neppure partecipare alle commissioni di valutazione comparativa per il reclutamento di professori di prima e seconda fascia e di ricercatori”.

Art. 3 comma quater:

“Con periodicità annuale, in sede di consuntivo relativo all’esercizio precedente, il rettore presenterà al consiglio di amministrazione e al senato accademico un’apposita relazione concernente i risultati dell’attività di ricerca. Tale relazione sarà pubblicata sul sito internet dell’ateneo”.

Schematicamente:

  • sarà resa pubblica su Internet l’attività di ricerca degli atenei. Il rettore, annualmente, quando presenterà il conto consuntivo al consiglio di amministrazione e al senato accademico, dovrà consegnare un’apposita relazione sull’attività svolta;
  • una riduzione del blocco del turn-over per il personale docente: la possibilità di sostituire il personale che va in pensione passa dal 20% al 50% con un vincolo di spesa: almeno il 60% delle assunzioni dovranno essere destinate a giovani ricercatori rovesciando l’attuale piramide. Per ogni professore che andrà in pensione gli atenei potranno assumere due, in alcuni casi tre ricercatori a costo invariato;
  • la chiamata diretta per “chiara fama” per favorire il rientro dei cervelli;
  • la concessione di più finanziamenti agli atenei virtuosi;
  • il divieto di bandire nuovi concorsi per quei atenei con i conti in rosso (quelle che hanno superato negli stipendi il 90% del finanziamento ordinario).
  • maggiori borse di studio agli studenti meritevoli privi di mezzi economici attraverso un incremento del fondo per le residenze e gli alloggi universitari.

 

Altra importante novità è la modifica della composizione delle commissioni per i concorsi universitari.

Articolo 1 comma 4 decreto legge 180/2008:

“Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di prima e di seconda fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici saranno composte da un ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da 4 ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione”.

Questa norma è detta norma “anti-nepotismo”

 

 

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5 Risposte to “Conversione del decreto Gelmini sull’Università”

  1. Mario Rossi said

    troppi professori usano l’università per farsi i propri interessi privati le riforme dovrebbero andare nel senso di eliminare questi privilegi infondati la ricerca la fanno i dottorandi per conto dei baroni che poi non li possono cacciare ai futuri concorsi

  2. Luca said

    Si verissimo quello che dici è uno scambio per il posto. Comunque sembra che alcuni baroni non facciano proprio ricerca. Ci sono dei corsi di dottorato che non producono nessuna attività di ricerca, ci sono corsi di dottorati senza corsi veri e propria, ci sono ragazzi che neppure frequentano un dottorato che sono in commessione esami solo perchè affiancano il docente, ci sono corsi di laurea con un solo iscritto.

  3. Luca said

    Il decreto Gelmini è stato approvato: scriverò un approfondimento entro domenica. Comunque siete tutti invitati a commentare, chiedere delucidazioni e approfondimenti. A me piace il feedback.

  4. Luca said

    Intanto vi consiglio di leggere questo articolo:

    http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=10833

  5. Bruno said

    Bruno dice : il nepotismo esiste ma non é il maggior male 1) i cosidetti Baroni peggiori in campo medico son quelli che non insegnano niente e che non creano delle scuole attive nel campo clinico e che utilizzano il loro titolo solo per far quattrini. Non é vero che esistono solo baroni esistono professori che lavorano anche 50-60 ore settimanali con stipendi inferiori a quelli di un bottegaio che non paga le tasse , non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
    Le pubblicazioni in senso lato non servono come parametro di attività di rcerca, meglio una sola pubblicazione in un biennio e che valga qualche cosa rispetto a 10 in un anno scopiazzate con i copia incolla o fatte da altri ( sottoposti).
    Guardate i Rettori cosa fanno verificate la capacità professionele e smettetela di avallare i concorsi le persone valide vanno assunte per chiamata diretta e con responsabilità di chi le chiama come nei paesi civili cosa servono i concorsi se sono tutti pilotati? perché il nostro ministro avvalla soluzioni parziali e poco condivisibili da chi veramente vive l’Università ed opera in essa sia dal punto di vista didattico , di ricerca e di assistenza? Perché non esiste una normativa generale per definire i Dipartimenti integrati? perché i professori universitari che fanno il loro dovere devono assoggettarsi al volere di Direttori generali ospedalieri che nulla sanno ne di sanità ne di Università ed utilizzano gli Unversitari solo perché risparmiano denaro? esistono altri mille quesitio a cui il nuovo decreto non da risposta .

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