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Motivazioni dell’essere blogger

Posted by Luca su 16 novembre 2008

Qualche giorno fa ho incontrato Giuliana e tra una chiacchiera e l’altra ho ripreso con lei l’argomento di un mio post precedente: perchè si è blogger? Perchè si scrive in un blog? Si pensa di avere veramente qualcosa da dire o scrivere nel blog è solo un riempitivo di un vuoto o semplicemente un fare qualcosa che ci fa sentire utili a qualcosa/qualcuno.

Parlando e parlando lei era positiva sulla funzione anche sociale del blog. Io rimango invece perplesso.

Nella fortunata serie televisiva X-files, i tre emarginati scopritori di inganni, cospirazioni, attacchi ufo e rapimenti alieni avevano un loro blog che però rappresentava la sola dimensione della propria vita.

Il blogger si sente assolutizzato nel blog? Il blogger vive solo nel blog?

Voi che ne pensate?

Vi consiglio di leggere due articoli di Caterina: uno sulla dura vita del blogger non professionista, l’altro che consiste in una video intervista alla blogger Claudia de Lillo che racconta perchè lei è una blogger.

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34 Risposte to “Motivazioni dell’essere blogger”

  1. Robi said

    Anche se il primo link è errato, nel secondo Catepol esprime esattamente quello che dovrebbe rappresentare la condizione di blogger. Tutto ciò che mi va di far sapere, non tutto. Con tutta la libertà che una passione dovrebbe comandare. Poi se a volte questa passione diventa anche “sociale”, questo non è il blogger che lo decide, ma chi legge, il che non vuol dire che uno debba rivestirsi di questa condizione in ogni post. Il blog è proprio questo, differente rispetto ad un libro a ad un giornale proprio poerchè da esso si può estrapolare solo quello che ci interessa, e non è detto che tutto debba essere sempre interessante o illuminante. Quello che conta infatti non è il blogger, ma il post nella sua unicità.

  2. catepol said

    ciao il link giusto è http://www.catepol.net/2008/10/01/la-dura-giornata-del-blogger-non-professionista/

    e visto che ci siete…
    leggete anche questo
    http://www.catepol.net/2007/09/16/bisogna-coltivare-il-nostro-blog-giardino-insieme-ai-vicini/

    alla fine il blogger fa un po’ come gli pare, condivide quello che ritiene interessante prima di tutto per se e poi per altri
    ha delle passioni e le mette in rete certo di trovare altri con passioni e interessi simili…

  3. Luca said

    Ok ho fatto per i link. Rimane la questione di fondo però perchè si scrive nel blog. Diciamocelo molto è aria fritta, aria sfritta addirittura. Quanto c’è di originale in quanto viene fatto o detto tutti i giorni? Poco, molto poco. Per una passione individuale a cosa serve il blog? Il blog rappresenta una vetrina, anche se in vetrina nel quartiere rosso di Amsterdam ci sono buone signorine che ti accolgono pagando un prezzo. Una passione individuale può rimanere autistica anche se “vetrinata”. Ecco molti blogger sono autistici e infatti i loro blog rimangono poco in vita, per rimanere in Rete come cadeveri.
    Cosa conta? non il blogger ma il post nella sua unicità? Robi me la puoi spiegare?

  4. Luca said

    Ciao Caterina,
    il secondo articolo me lo ero perso. Mi trovo d’accordo con molto di quanto hai scritto, soprattutto sull’orticello e le relazioni: è vero non puoi mangiare solo pomodori quando vuoi anche le melanzane. Ora lo confesso molta della mia perplessità sul blog nasce dal modo totale che hai nel vivere in Rete. Il tuo blog è diverso dal resto degli altri blog che ho visto, è diverso è inutile dire che uno ha strumenti e canali di comunicazione. Il tuo blog è diverso sia nel senso di struttura che di comunicazione. Non dico che sia un modello da seguire in assoluto e da imitare (a volte mi sembra ridondante), ma in ogni caso è da leggere.

  5. romaguido said

    Eh, Luca, si vede che non frequenti da un po’ il quartiere rosso di Amsterdam! Le “buone signorine” sono state costrette a lasciare il posto a chi ha tanti soldi da potersi permettere l’acquisto delle famose vetrine.
    E il blog che c’entra con tutto questo? I blogger non saranno “buoni” come le signorine di Amsterdam ma sono tanto magnanimi da offrire gratuitamente le loro idee a chi voglia leggerle (mi pare che spaziocorrente l’abbia messo in evidenza qui, in un’altra discussione sull’argomento); se queste non piacciono, basta un click per essere altrove.

  6. Luca said

    Non ci sono più le vetrine a Amsterdam? Mannaggia sono dei ricordi di viaggi adolescenziali nel periodo scolastico e post scolastico pre-università.
    Il blog è però una vetrina, dietro la vetrina ci sei tu. Ogni vetrina è diversa come diverso il blogger. Il blog può essere utile, non utile o dannoso. Ecco anche la signorina può essere utile, non utile o dannosa. Può dare soddisfazione ma anche frustrazione, dipende dal risultato.
    Ma per il blog che mi dici?

  7. romaguido said

    “Il blogger si sente assolutizzato nel blog? Il blogger vive solo nel blog?”
    Se così fosse sarebbe un caso patologico!
    Il blogger mette nel blog quello che è, quello che sa, quello che vorrebbe essere.
    Gli altri leggono, scelgono, a volte rispondono, partecipano alle discussioni, diventando così coprotagonisti del blogger.
    Il blog è un mezzo; ognuno ne fa quello che crede.
    Da dove nascono tutti i tuoi dubbi sulla rete, sulle e-mail, sui social network? Perchè vuoi trovare una risposta unica a fenomeni che hanno, per forza di cose, diverse interpretazioni e diverse realizzazioni?

  8. catepol said

    sinceramente…il mio blog non ha una scelta editoriale ben precisa 🙂
    Mi spiego: rappresenta me e la moltitudine delle attività e cose che mi interessano. E’ così anche nella vita reale. Ho trovato un canale (era il 2002) in cui riversare tante cose e l’ho fatto. E mi piace, è uno spazio tutto mio, è la mia vetrina, certo.
    Poi son venute le relazioni. Il mio modo di vivere la rete è apparentemente totale. Ma se ci manco per qualche giorno non muoio mica. Quando sono in giro a far altro o a lavorare mica penso alla rete. In realtà le tecnologie mi interessano perchè mi interessano le loro potenzialità per l’apprendimento. E da qui che parto.
    Il blog è un mezzo, un canale. Dietro al mio ci sono io.

  9. Luca said

    Caterina, sono almeno tre persone che mi dicono che tu hai cambiato il modo di scrivere e di fare comunicazione in Rete. E’ vero. Per te quindi è significativo scrivere per scrivere e comunicare, è vero quanto hai scritto sul fatto che altrimenti uno si teneva un diario privato. Ma se dovessi dare una categoria al tuo blog (che comunque è a Rete con te stessa: c’è un blog ma si dirama in tanti ambienti che faccio fatica a seguirti) come lo classificheresti?

  10. romaguido said

    Blog-ragnatela, galassia-blog, eclectic-blog, Cate e il suo blog.
    Caterina, scegli e poi riservami i diritti d’autore.
    P.S. Non vorrei sbagliarmi, ma credo che sia stato spaziocorrente a parlare di diario privato.

  11. Luca said

    Di diario privato se ne è sempre parlato, non esiste un diritto di conio. Comunque mi riferivo a un articolo di Caterina nel suo blog.

  12. catepol said

    in effetti dare una categoria al mio blog è difficile anche per me 🙂 si scrivo sempre per comunicare, che sia uno stato d’animo, un episodio buffo, qualcosa che riguardi la scuola, l’e-learning o l’ultimo strumento 2.0…
    scrivo per me, ma non per tenere un diario. Scrivo perchè ho sempre scritto (sulle smemorande prima, sul blog poi).
    Sicuramente ho cambiato non 3 ma 10 o 100 volte modo di comunicare, semlicemente perchè anche io non sono mai la stessa. Mi cambia anche sapere di esse letta da quattro gatti prima, da centinaia di persone ora.

  13. Sbircio, leggo, ma forse non aggiungerò molte riflessioni. Almeno in questo momento.
    Luca dice che io ho un approccio positivo all’importanza di tenere un blog. Dice la verità. Io credo nei blogger!! Fortuna che ci sono 🙂 che ci siamo, che possiamo scrivere, che possiamo aprire una meravigliosa piattaforma WordPress (o altre..) in non più di cinque minuti e iniziare a dialogare o anche, come dice Luca, a scrivere un lungo monologo.
    Vi immaginate se tutto ciò non fosse più possibile, se qualche decreto facesse sì che la spontaneità di tanta informazione si fermasse?
    Trovare un pubblico è merce rara, nella società dello spettacolo tutti vogliono essere protagonisti. Gli spettatori sono rari e preziosi. Questo è quanto ha affermato il filosofo Boris Groys in un’intervista: http://scioglilingua.wordpress.com/2008/10/09/chi-vuol-essere-spettatore/
    Caterina, non fermare il flusso di comunicazione. Quando posso ti leggo con piacere 🙂

  14. catepol said

    no che non lo fermo ! e non fermatelo neanche voi…giuliana concordo con te, grazie ai blog so tante di quelle cose e riesco a trovare le informazioni che mi servono proprio perchè qualcuno di noi si prende la briga di condividere spontaneamente 🙂

  15. Luca said

    Certo il decreto censura blog non è buono. A cosa serve? E cosa comporta?

  16. Robi said

    Luca, per precisare la frase ” non conta il blogger ma il singolo post” intendo dire che non tutti i post devono per forza essere interessanti per tutti : io non seguo un blog piuttosto di un altro perchè mi aspetto sempre spunti interessanti, se voglio approfondire un argomento, lo cerco tramite i singoli post, che possono essere di blogger sconosciuti che non ho mai letto prima e magari non leggerò più dopo. Quello che mi aspetto da un blogger, è che sia sincero con il proprio stato d’animo giorno per giorno, e in quanto persona umana è inevitabile avere stati d’animo che permettano la stesura di post eccezionali così come di post apparentemente insignificanti, l’importante è che il blogger non travalichi se stesso per trovare a tutti i costi qualcosa di “originale” e di “sensazionale” da dire. Credo che sia proprio questo modo di fare ha limitare la stessa editoria.

  17. Melba said

    Il decreto non censura i blog. E non è che prima dei blog non c’era nulla e non si scriveva. C’erano (e ci sono) le chat, i gruppi di discussione, i forum…i siti.
    Per cui si, che belli i blog, ma a mio parere per alcune caratteristiche peculiari come le facili interconnessioni e la possibilità di avere un sito su cui esprimersi pronto in 30 secondi.

  18. Luca said

    Ciao Giuliana,
    bello il tuo articolo su chi vuole essere spettatore. Mi sa pochi vogliono essere solo spettatori, c’è una tendenza all’azione anche per giustificare il nostro alzarci dal letto la mattina.
    I criteri che tu invidui come possibile per valutare un blog ci sono tutti.
    Certo è diverso un blog come quello di Claudia de Lillo che ha quasi 3000 contatti al giorno, da uno che ne ha pochi pochi.
    La stessa Caterina ci dice che una cosa è scrivere per tre o quattro lettori, altra per alcune centinaia.
    Quindi la legittimità di un blog dipende dal numero dei lettori dello stesso?
    Che ne pensate?

  19. @Luca, secondo me la legittimità di un blog non dipende soltanto dal numero dei lettori, ma anche dalla qualità di ciò che esprime.

  20. Luca said

    Si Giuliana sono d’accordo. Ma come la metti sul rapporto tra essere influenti e includenti di cui parla per esempio Caterina?
    Posso essere influente come blogger ma non includente verso le persone esterne, in questo senso ho un’autorità nel settore e non mi interessa tanto il feedback degli altri.
    Il nostro blog è un blog includente, cerca feedback e continue messe in discussione. Non è al momento un blog influente? Ma un blog influente per essere tale quanti contatti giornalieri deve avere?

  21. Luca said

    Ciao Robi,
    sono d’accordo con te sul fatto che a volte alcuni blogger per acquisire un minimo di visibilità scrivano per lo scrivere e per l’interessare in qualunque modo.
    Gli effetti speciali vanno pure bene, ma non debbono essere solo fini a se stessi.
    Quali sono gli effetti speciali di un blogger? Quali trucchi leciti e anche illeciti il blogger può usare per acquisire maggiore visibilità e consenso. Caterina ne accenna in un suo post ma mi piacerebbe capirli meglio anche perchè ancora non li so usare.

  22. Luca said

    In ogni caso è collegato anche un mio precedente articolo:
    https://tutoronlinequalificati.wordpress.com/2008/11/08/chi-non-vende-patate-vende-aria-fritta/

  23. Luca said

    Consiglio a tutti di leggere l’interessante post di Robi:

    http://corobi.blogsome.com/2008/11/18/cosa-ti-aspetti-da-un-blogger/

  24. […] conseguenza ad una serie di commenti su un post di Luca su Tutor online qualificati, e ad alcune prese di posizione lette su FriendFeed riguardo […]

  25. perchè per avere un blog bisogna avere un motivo?
    io lo faccio per sfogo personale, per riorganizzare le idee: quando scrivo un post e mi distanzio un po’ dallo schermo vedo il mio lavoro, un’idea, una piccola fetta del mio pensiero.
    E’ li scritta, non andrà persa nell’aria. Verba volant, Blog manent.
    Prima di aprire un blog, avevo una piccola cerchia di amici con cui condividevo delle idee in cui io proponevo un argomento come faccio con il blog e loro (grazie alla reply di GMail, santa subito!) rispondevano a tutti…scomodo, meno impegnativo del blog (quando vado a casa mia qualche giorno dove non ho l’ADSL mi manca qualcosa :P) e meno efficace: vuoi mettere la mera soddisfazione di una persona che scrive so google una parola chiave e ti trova???

    PS: scusate l’assenza: la 56k che ho a Verona non perdona 😦

  26. romaguido said

    Bravo Alberto, come al solito chiaro, conciso, efficace.

  27. […] nel blog Tutor online qualificati, mi cita direttamente sottolineando il mio approccio positivo al […]

  28. Luca said

    Ciao Alberto,
    bentornato.

  29. Luca said

    http://scioglilingua.wordpress.com/2008/11/19/dialogo-nel-blog/

  30. Luca said

    Nel blog di Robi ho trovato interessanti risposte al perchè si è blogger e a cosa è rilevante in un blog.

    http://corobi.blogsome.com/2008/11/18/cosa-ti-aspetti-da-un-blogger/

  31. Luca said

    Sulla funzione sociale del blog ne parla Novalis nel blog di Robi

    “Sulla funzione sociale (accennato nel post sopraddetto), andrei un po’ più cauto. Non nego che la blogosfera possa “muovere” qualcosa anche di ampio spessore, ma bisogna sempre tener presente che, come diceva Gaber: “…il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo, bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo”
    In conclusione va benissimo, il blog, l’internet e tutto il mondo che gira attorno ma non dimentichiamoci della strada.

    Ma articoli come quello sul sofware Virtual Parent o il monitoraggio delle leggi che si vogliono adottare sul blog, secondo me, sono già un esempio di funzione sociale o di monitoraggio social che un blog può quotidianamente incentivare.

    Che ne pensate?

  32. romaguido said

    Ciao, Luca,
    i blog e i social network non sono case, ma piazze, che comunque finiscono con l’incrociarsi e il creare rete.
    D’accordo non tutti si collegano, ma sicuramente i blogger alla fine andranno nelle strade continuando a comunicare il loro messaggio, che così può allargarsi a macchia d’olio.
    Certo, chi vive la rete come se si trovasse nella cabina sigillata del “rischiatutto” può influire solo sugli internauti che lo incrociano, ma gli altri, quelli più equilibrati, potranno svolgere la funzione di amplificatori d’informazione cui mi pare tu ti riferisca.

  33. Agli eterni dilemmi di sempre quali “è nato prima l’uovo o la gallina?”, i dogmi della fede e quant’altro, se ne è aggiunto, con l’avvento dei tempi moderni, uno ulteriore: blog o non blog?

    Io personalmente il blog me lo sono ritrovato come regalo di un amico, ho incominciato a scrivere perché scrivere mi piace, senza nessun’altra intenzione che non fosse il piacere di mettere i pensieri nero su bianco e poi… poi, inaspettatamente, i ritorni, i commenti, gli spunti di discussione, i confronti… e poi.. i contatti si stabilizzano, e nasce una quotidianità che sfocia spesso in amicizia e magari chissà… anche in qualcosa di più.

    Alla fine il blog diventa il muretto, dove ti incontri con gli amici, e non si sa mai i discorsi dove ti portano. Ogni tanto salta fuori qualche problema, se ne discute insieme, si affronta, ci si arricchisce delle esperienze reciproche. Talvolta qualche faccia nuova, segue i nostri discorsi, a volte dice qualcosa e a volte no, e tu ti chiedi se sei riuscito a trasmettere un messaggio, una sensazione, se ti è rimasto qualcosa. Altre volte un passante coglie una parola, e appizza l’orecchio, perché in quella parola ha captato un “non so che” che gli fa suonare un campanello, accendere una lucetta…

    Il blog è tutto questo e anche di più, tornerò sul discorso…

  34. Luca said

    Ciao Lady,
    è bello riprendere vecchi articoli, rileggerli e magari commentarli diversamente da come si era fatto in precedenza. Si a me piace questa ricorsività del blog e dell’essere blogger. Il blog è una comunità di discussione, una comunità di confronto; o almeno lo è la mia idea di blog. Scappo da blog troppo tematici o troppo fissati sull’argomento. Il blog dei Tutor è un blog tematico ma al tempo stesso è aperto alla discussione e al confronto su temi diversi e variegati.

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