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Internet: allarme dipendenza

Posted by romaguido su 13 novembre 2008

Riprendiamo le discussioni sul technostress, la dipendenza dala rete e la senescenza precoce comnnessa ad una navigazione eccessivamente prolungata, per dire che secondo gli ultimi studi la Cina è il Paese più colpito dai disordini psicologici che portano a restare collegati per più di sei ore al giorno. Il problema è tuttavia particolarmente sentito anche in Giappone, ma pare che l’Italia non ne sia del tutto esente; da noi si sta già cercando, infatti,  di correre ai ripari, attraverso la compilazione di un elenco di sintomi tipici e l’identificazione di cure ad hoc.

Ad essere più colpiti dalla sindrome ,che porta a sensi di colpa e frustrazioni, i giovani e le donne. Questo l’articolo pubblicato su http://www.giornaletecnologico.it.

P.S. Melba, il fatto che “noti esponenti” della generazione XYZ non presentino i sintomi tipici della patologia in oggetto non vuol dire che gli psicologi stiano prendendo un granchio; ci complimentiamo per la tua salute psichica e cerchiamo di correre ai ripari per la nostra. Buona giornata!

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16 Risposte to “Internet: allarme dipendenza”

  1. Melba said

    rotfl!
    Francamente non credo molto in queste pseudopatologie da dipendenza. Ne esce fuori una a settimana nei media.
    Anch’io potrei dire che quelli che passano più di 6 ore al giorno a suonare il clarinetto sono fuori della norma e potrebbero avere delle conseguenze sul comportamento. Oppure potrei dire che chi prende 7 caffè al giorno è sicuramente disturbato.
    Le variazioni comportamentali dalla media *non sono sufficienti a definire una patologia*.
    Tutti siamo dipendenti da qualcosa.

  2. Luca said

    Ah è vero quello che dice Barbara. Io sono dipendente da molte cose: dal caffè, x superavo di molti i 7 al giorno. Mentre da un anno mi sono attestato su tre al giorno e basta, dalle mail (controllo la mail almeno 4-5 volte al giorno), dall’orologio x mi scoccia arrivare in ritardo, dal lavoro perchè mi tocca andare a lavorare per vivere.
    Alla fine me ne frego: si sono dipendente.

  3. romaguido said

    E facebook dove lo metti?

  4. Robi said

    Tutti possono sentirsi liberi di trarre ogni conclusione. Rimane il fatto che è sbagliato considerare Internet solo come un’unica cosa. Le azioni compulsive sono casomai quelle che possono essere causate da cose che si possono fare con Internet. Però il paragone di Melba con il clarinetto è molto calzante: e così difficile considerare la navigazione solo “una passione” ?

  5. romaguido said

    Hai ragione, Robi, probabilmente è una passione. Ma il fatto è che per non subire danni di vario tipo bisognerebbe almeno seguire le regole igieniche dettate dalla L.626 (giusta illuminazione, giusta postura, giusta distanza dal monitor, pausa di almeno quindici minuti ogni due ore, ecc.).
    Io, per esempio, non faccio niente di tutto questo; alla fine non avrò delle crisi, ma ti assicuro che, dopo un bel po’ di ore al computer, il mio aspetto è molto, molto lontano da quello di una pin up. Senza contare che la sedentarietà che ne deriva alla lunga non fa certo bene.
    Così non si può negare che ai vantaggi derivanti da una buona navigazione faccia da contraltare un certo deterioramento fisico che nel corso degli anni potrebbe avere avere il suo peso sulla nostra salute.

  6. Melba said

    Mi fai venire in mente Rosamaria una mia compagna di studi. Non rideva perchè diceva che ridere gli faceva venire le rughe..
    Del lavoro non se ne può fare a meno e sta da una parte, il divertimento sta da un’altra e spero che non facciano una 626 pure per quello.

  7. romaguido said

    Il fatto è che io mi diverto lavorando, così come fai anche tu; a volte tuttavia dovremmo ricordare di fare prevenzione anche sulla nostra pellaccia. Lo dico a me stessa, ogni tanto mi faccio da grillo parlante ma, per carità, non dirmi che tutto questo è frutto di una doppia personalità!

  8. Melba said

    Io mi divertirei lavorando se fossi il datore di lavoro. 😀

  9. romaguido said

    Dai, confessa che ti diverti anche adesso! Comunque non è detto che in un futuro molto prossimo tu non riesca a diventarlo.
    Dai, prometti di assumermi non appena avrai preso il coltello dalla parte del manico?

  10. Sarò scontato ma come in ogni cosa è l’equilibrio che manca. Pensare che ci sono già schiere di psicologi e “normatori” che si fregano le mani per una nuova sindrome mi fa pensare. Mi vien da ridere al pensiero dell’effetto contagio da parte di chi legge articoli di quel tipo: già mi vedo gente che lamenta torpore ai piedi, sindrome del polso androide, miosi dell’occhio da gallina in cova ed altro ancora. Beato l’effetto di immedesimazione!
    Prima di internet erano tutti teledipendenti (e molti lo sono tuttora), ora che c’è un gioco migliore ecco che tutti saranno webdipendenti. Ma è mai possibile che non ci reputano in grado di effettuare un logout?, un switch-off?, uno shutdown?. Insomma, chi ha il comando sull’interruttore siamo noi od altri? Non credo ad una generazione di “squilibrati”, od almeno facciamo in modo che non ci sia. Questo mi pare sia anche un vostro compito!!.
    Ciao

  11. romaguido said

    A spaziocorrente:
    “miosi dell’occhio da gallina in cova” è davvero bella: mi è costata qualche decina di minuti in più davanti al monitor per documentarmi sul collegamento tra i problemi oculari da sovraesposizione alla luce del monitor e la cova delle galline.
    Tornando al nostro problema, sappi che, per esempio, io, a furia di far leva sulla scrivania col gomito sinistro, mi sono procurata un antiestetico ispessimento della pelle e che mi viene quasi da ridere quando penso che può considerarsi una malattia professionale (che ne dici, potremmo chiamarlo “gomito dell’internauta”?).
    A parte gli scherzi, il fatto che ne parliamo potrebbe essere già un buon mezzo di prevenzione, un discreto deterrente per chi avesse la tentazione di esagerare con la navigazione prolungata; non è sottovaltutando a tutti i costi gli effetti dannosi di un eccesso che si risolve il problema.
    A Barbara ricordo che la L. 626 sarà pure eccessiva (anch’io, come sicuramente sarà successo a lei, al momento della sua entrata in vigore, ho trovato molto fastidiosa la limitazione della libertà di movimento che imponeva), ma autoimporsi le sue regole anche per il divertimento sarebbe cosa utile ai fini della prevenzione tanto auspicata.

  12. Melba said

    Non fraintendermi Rosamaria. La 626 è una legge importante per la sicurezza sul lavoro. Che poi quando viene il ‘consulente’ sulla 626 (le virgolette sono d’obbligo) e comincia a fare un elenco, non sempre appropriato alla situazione ne applicabile, su come e cosa dovresti comprare giusto per dire che fa consulenza e che va pagato per quella..beh senti…si vede chiaramente che più che di sicurezza si sta sfruttando un obbligo di legge per fare cassa.

  13. Rosamaria said

    Condivido pienamente, infatti accennavo appunto alla difficoltà di applicare certe norme e, aggiungo, soprattutto di dialogare con chi non segua una logica basata sul buonsenso e lo snellimento del lavoro. All’epoca della applicazione mi consultai con esperti rispettabilissimi, i quali mi invitarono ad usare ogni arte diplomatica, perchè “potrebbe capitarle che le neghino la “detenzione” dell’acqua distillata, in quanto prodotto non potabile”.

  14. Luca said

    Provate un semplice test:
    quanti giorni riuscite a resistere dal leggere le mail?
    quanti giorni siete in grado di tenere il cellulare spento?

  15. Melba said

    ah beh guarda, per il cellulare me lo dimentico sempre da qualche parte e non lo sento mai quando suona, per cui se sta spento è lo stesso.
    Lo uso solo quando sono fuori città per qualche giorno e devo leggere le mail! ;-D
    Non per niente ho un cellulare con tastiera qwerty…

  16. romaguido said

    Dimmi qual è: voglio comprarne uno anch’io.

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