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Facebook: la rivincita del pettegolezzo?

Posted by Luca su 9 novembre 2008

Nel senso/significato comune il pettegolezzo ha una valenza/connotazione negativa: sei un pettegolo, un impiccione , uno che si interessa troppo degli affari altrui. Il pettegolo non è ben visto e di solito è associato al sesso femminile. E’ un classico dire sei una lavandaia per dire sei una pettegola, poichè le lavandaie dei tempi eroici passati lavavano al fiume o alla fontana del paese e quindi vedevano e sentivano tutto quello che succedeva nel paese.

Altro motto classico è paese piccolo la gente mormora. Nei paesi rurali di montagna esisteva solo una sorta di bar e la chiesa la domenica, quidi la gente avendo pochi hobbies passava il tempo mormorando più o meno allegramente.

Kim Hubbard esprime, meglio di me, questo concetto: “Nelle piccole città non c’è molto da vedere. Ma quello che si può sentire compensa egregiamente”. Perciò andiamo oltre il senso comune in quanto del pettegolezzo si sono interessati antropologi, sociologi, psicologi sociali. Secondo studiosi come Duncan e Marriott ” il 65% delle nostre conversazioni quotidiane è discorso sociale, ossia scambio di informazioni su ciò che facciamo e ciò che fanno gli altri. La metà di queste riguarda persone assenti e possiamo qualificarla come pettegolezzo”.

Gli antropologi hanno evidenziato differenze di genere in relazione al pettegolezzo: le donne preferiscono discutere di fatti che riguardano i loro conoscenti, mentre gli uomini tendono per lo più a parlare di sé, per mettere in mostra le proprie qualità, sminuendo quelle degli altri.

Partendo quindi dalla premessa che il pettegolezzo non ha necessariamente una valenza/connotazione negativa, ritengo possibile ricostruire il successo di social network come Facebook sulla base dell’utilizzo di questa categoria socio/antropologica. In fin dei conti il video che ho linkato in un articolo precedente esprimeva questa tesi di fondo. L’ambiente di Facebook riproduce virtualmente un contesto in cui la persona si relaziona con suoi presunti amici, legge quello che scrivono e vede immagini e filmati che gli altri vogliono rendere pubblici. Come si spiega il fatto che persone che con cui non parliamo nella vita reale commentano on line le noste fotografie, o che se su Facebook hai 500 amici poi si ritrovi a uscire sempre con i soliti quattro sfigati. In un articolo precedente avevo parlato di amico-dipendenza imperante su Facebook, ora ritengo che la categoria del pettegolezza possa fornirci nuove modalità di indagine verso una maggiore comprensione del fenomeno.

Gli antropologi alla domanda perchè spettegoliamo, individuano due bisogni di base: quello di sapere cosa accade intorno a noi e quello di essere accettati in un gruppo, ossia la comunità di cui si scambia le confidenze.

Voi che fate quando incontrate dal vivo un vostro amico di Facebook? A me capita spesso e mi sembra che il far parte della comunità e sapere cose rafforzi il senso di coesione. Certo questo è con le persone che conosci veramente non con gli amici-numero. Gli amici-numero sono quelle persone che sono tra i nostri contatti solo per far numero, addirittura sono sconosciuti che abbiamo accettato tra i nostri amici non ricordando chi fossero. Non vi è ma capitato di chiedere a un vostro amico, chi è questo che mi ha contattato?

Ecco anche questa domanda scatena il pettegolezza che rafforza la comunità ad esclusione degli estranei.

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17 Risposte to “Facebook: la rivincita del pettegolezzo?”

  1. romaguido said

    Luca, altro che tesi, metti “more”!

  2. romaguido said

    Chiacchiera, pettegolezzo, maldicenza.
    C’è modo e modo di sparlare, di scambiarsi le informazioni, di arricchirle di “valore aggiunto”.
    Ho sempre detto che facebook secondo me è pettegolo, ti informa su cose che non chiederesti mai perchè in fondo non t’interessano. Ma, rispetto alle chiacchiere di paese, ha un punto in favore: deve necessariamente essere più soft, quindi è senz’altro meno dannoso; i commenti del video da te inserito sono, in fondo, le frasi che si dicono in presenza, fuori dalla rete o, al massimo in messaggi privati.
    Questa volta, Luca, devo dare ragione a te e rivalutare Facebook, che sarà pure pettegolo, ma con un certo stile (altro che l’Isola dei famosi!).

  3. Giorgia C said

    Io non vedo facebook come modo per farsi gli affari degli altri o per spettegolare, in realtà molti dei miei contatti sono persone che vedo o sento regolarmente e di cui già conosco quello che poi trovo su fb. A me non capita di accettare persone che non conosco, diciamo che non mi piace il discorso di “fare numero”; a parte alcuni contatti online (come voi del blog!) gli altri sono o ex compagni di scuola/vecchi amici, che ho piacevolmente ritrovato e che ho avuto modo di rivedere poi di persona, o appunto amici o in genere persone che frequento abitualmente. Certo mi capitano rischieste da gente che non conosco proprio, magari amici di amici mai visti prima, ma non accetto mai l’amicizia, non perchè voglia fare la “snob”, ma proprio perchè non mi interessa fare numero.

  4. Luca said

    Nel senso comune il pettegolezzo ha sempre una connotazione negativa. Secondo gli antropologi e i sociologi è un fraintendimento. Il pettegolezzo ha anche una valenza sociale connessa alla comunicazione e all’oggetto della comunicazione. Molti miei amici sono persone che conosco realmente, alcuni li incontro quotidianamente, poi ci sono persone conosciute on line e persone che conoscevo nella vita reale ma che non vedo da un pezzo. Se mi interesso a cosa fanno e a cosa scrivono non è una forma di pettegolezzo, la considero una forma di interesse e di rispetto verso persone cui sono legato. E poi diciamolo……………….siamo tutti dei pettegoli.

  5. romaguido said

    @ Luca
    Secondo me c’è pettegolezzo e pettegolezzo; comunque la parola ha senz’altro una valenza negativa, che a me non piace affatto.
    Per quanto riguarda te, invece, sono certa di quello che dici; posso testimoniare che la tua apertura e la tua attenzione agli altri, il tuo giustificare qualsiasi azione non fa che avvalorare quanto dici qua.
    @ Giorgia
    Forse la tua gestione del social network in questione è quella più giusta ed equilibrata; io contesto, invece, il definire indistintamente amici tutti i contatti inseriti su FB; credo che proprio da questo possa nascere l’equivoco: ma stiamo scherzando? L’amicizia è una cosa molto seria.

  6. Roger said

    Il problema è la privacy ragazzi. Ma vi rendete conto che con facebook posso sapere vita, morte e miracoli di una persona?

    Facebook e un tentativo di schedare l’intera popolazione mondiale…….

  7. Luca said

    Ciao Roger,
    quello che dici è vero. Sempre più i social network vengono usati come fonte di informazione anche dai ricercatori e selezionatori del personale ( in questo blog trovi un mio articolo sul tema). Ma tu già sai che quello che pubblichi su Facebook diventa di dominio pubblico e quindi essendone consapevole dovresti regolarti di conseguenza.

  8. Tu hai ragione, Luca, a scrivere:

    “Ma tu già sai che quello che pubblichi su Facebook diventa di dominio pubblico e quindi essendone consapevole dovresti regolarti di conseguenza”.

    Tuttavia, credo anche che non tutti gli utenti di Facebook hanno questa consapevolezza e spesso, mi è capitato di vedere, che ci sono persone che non si rendono conto di divulgare informazioni personali o di esporsi a rischi quali il furto d’identità.

  9. Luca said

    Si quello dei furti di identità è un fenomeno molto di moda.

    Cmq mi sa che anche Facebook sia in fase di saturazione. Che ne pensate?

  10. eugenia said

    io sto fondanto un grupppo “i pettegoli di strada”
    è un’attività intellettuale che ci distingue dal mondo animale, IL PETTEGOLEZZO ;ci appassiona… ci emoziona..o ci sconvolge, ci spiazza e ci stimola fantasie, conferma i nostri “sospetti” ,sapere che poi c’è un fondo di verità nelle storie ( almeno i protagonisti esistono realmente)…ci fà emozionare ancora di più …
    spettegolare senza danno perkè no ?
    ..spettegolare sempre rigrosamente alle spalle,
    grazie a facebook adesso è ancora più facile ma questo gruppo vuole portare avanti la causa del pettegolezzo di strada, quello partecipato quello di strada che ci lascia nel dubbio sulla veridicità di tale notizie

  11. romaguido said

    Ciao Eugenia,
    quando dici: “spettegolare senza danno perkè no ?”, sei sicura di riuscire a distinguere esattamente il confine oltre il quale termina il pettegolezzo e inizia la maldicenza? Sei davvero certa che il pettegolezzo non provochi danni? E laddove tu conoscessi con precisione questi limiti, chi può dire che gli iscritti al tuo gruppo siano capaci di tale discernimento?
    Aggiungi “..spettegolare sempre rigrosamente alle spalle”. Ti sembra leale? Gli affari altrui ti sembrano così importanti per la tua crescita, per la tua dignità di persona’ Credi di poter uscire arricchita da una simile
    “attività intellettuale che ci distingue dal mondo animale”? Probabilmente, quando gli etologi arriveranno a decifrare perfettamente il linguaggio di molte “bestie”, scopriremo che non è così.
    L’uomo è considerato un essere superiore per avere in più, rispetto agli animali, molteplici capacità; tuttavia sappiamo bene che spesso queste ultime vengono utilizzare per distruggere, piuttosto che per costruire e che, talvolta, i nostri simili risultanp meno coerenti, affettuosi, dignitosi, fedeli, leali degli stessi animali.
    Un mio consiglio del tutto spassionato?
    Se avete davvero tanto tempo da dedicare a queste “attività intellettuali”, perchè invece non fondate un gruppo di volontariato serio, volto ad aiutare gli altri, anzichè renderli oggetto delle vostre chiacchiere che, seppure non dannose, sarebbero sicuramente inutili?
    Pensaci, Eugenia, pensaci bene!

  12. Luca said

    Ciao Eugenia,
    benvenuta in questo blog dei tutor, trovo molto interessante la tua idea del blog e, mi raccomando mandami il link quando è in funzione. Comunque sul pettegolezzo si è molto studiato, discusso e dibattuto. Molti antropologi mettono in evidenza la funzione di costruzione di legami sociali che ha in molte società “primitive”, il pettegolezzo crea reti e legami. Purtroppo noi con la nostra mentalità troppo influenzata in senso cattolico lo cogliamo solo in senso negativo, quindi pettegolezzo come maldicenza. Ma forse allora anche le chat sono basate sul pettegolezzo e molti gruppi di dicussione on line creano legami sulla base del pettegolezzo. Certo il pettegolezzo non deve tramutarsi in calunnia, ma in un raccontare fatti e avvenimenti della comunità in cui si vive. Nel mio intervento su Facebook coglievo uno dei fattori che ne ha determinato il successo nell’interesse a sapere cosa accade agli altri “amici”; in fondo questo non è pettegolezzo (vedi lato maldicenza):quando pubblichi su Facebook devi essere consapevole della visibilità del tuo scritto e delle condizioni di uso che Facebook ti impone e quindi cosciente.

  13. Bisogna fare un discorso molto più ampio della “schedatura mondiale” o dei dati usati come fonti di informazione per ricerche.

    1)Tutte le aziende mondiali (di una certa dimensione, ovvio) si riforniscono di dati nei social network. Nessuna azienda esclusa, nessun network escluso.
    2)Google e la sua gmail sono fonte inesauribile di questo. Tutti usano google, tutti vengono “usati” per la pubblicità. Se non conoscete gli AdSense, breve riassunto: leggono la pagina in cui è inserito questo codice, capiscono di cosa si parla, ti mettono della pubblicità che può interessare, moltiplicado le probabilità di click. Su gmail sono sulla destra e ti leggono il contenuto della mail: morale? boh.
    3)Chi scrive la propria mail in chiaro è un idiota. Tanto vale mettere il proprio codice fiscale. (Facebook infatti la mette sotto forma di immagine, se notate).
    4)Nessuno ti obbliga a mettere dei dati sensibili o che possono interessare qualcun altro per fini oscuri. Ti fermano per la strada “Buongiorno, intervista di mercato, mi dice il suo nome e un recapito?” Chi è che risponde? Gli idioti del punto 3.
    5)Il pettegolezzo piace. Piace farsi i ca**i degli altri, diciamocelo. Altrimenti Sandro Meyer, Verissimo, GrandeFratello, StudioAperto & Co. avrebbero chiuso da un pezzo. E’ solo un modo più veloce. Ovviamente queste persone non hanno capito per nulla lo spirito della rete, ma pazienza.
    6)Il furto d’identità è una cosa seria. Cosa potrà mai succedere se vi “clonano” su Facebook. Quando vi clonano la carta di credito, acquistano un TremontiBond o comprano 500 pappagalli a vostro nome e ve li spediscono a casa capirete la differenza.

    E ultimo, ma non ultimo
    7)Ricordate: non siamo poi così interessanti.

  14. Luca said

    Sulla schedatura e sul possibile utilizzo commerciale dei dati che si immettono in Facebook sono pienamente d’accordo. Se uno legge le condizioni di accesso a Facebook si rende conto che firma delle condizioni diciamo “pesanti”, in quanto si lascia al gestore la possibilità di utilizzare quanto pubblicato senza limiti di tempo. Quindi sta a noi essere coscienti se scrivo questa cosa sono sicuro che voglio che la leggano tutti? Facebook è una grande bacheca ma siamo noi che ci scriviamo, non si scrive da sola.

  15. Se ti puoi iscrivere con qualsiasi nome non è una schedatura. Se puoi mentire sui dati non è una schedatura. Alcuni non hanno nemmeno una foto, non la data di nascita (si può evitare l’anno ad esempio), non il posto da cui si scrive. Se sei fidanzato o sposato cosa comporta? Proprio non capisco di cosa abbiate timore.

    Non c’è Matrix, non esiste lo spionaggio per la gente comune. Nessun gatto nero passerà per due volte. Se scrivi sulla bacheca dei segreti industriali son cavoli tuoi. Altrimenti della sbronza della sera prima non frega nulla a nessuno.

    Quando chiamate la pizzeria sotto casa, nascondete il numero chiamante. Se vi chiamassero per della pubblicità non è reato. Attenti!

    Su dai…

    “Come si spiega il fatto che persone che con cui non parliamo nella vita reale commentano on line le noste fotografie, o che se su Facebook hai 500 amici poi si ritrovi a uscire sempre con i soliti quattro sfigati.”
    Succedono davvero entrambe le cose? Che tristezza… Ma è davvero questa l’analisi su FaceBook?

  16. Luca said

    Ciao Alberto,
    bella la citazione del gatto nero che passa due volte, ecco un dejà vue, in Matrix il gatto nero passava due volte e subito dopo erano guai per l’eletto e per Morfeo. A me comunque Facebook non da nessun fastidio, so che quello che scrivo viene letto e se lo scrivo può essere letto. Non mi interessa, c’è di vero che sempre di più le società di ricerche del personale fanno una pre-indagine in Internet per vedere cosa sono i candidati che si presentano alle selezioni.
    Una curiosità su cosa stai scrivendo la tesi?

  17. (utilizzo di un robot “mobile” con braccio meccanico con, se ci sarà tempo, possibilità di “virtualizzare” i movienti utilizzando motori fisici. Argomenti: visione computazionale, elaborazione immagini, intelligenza artificiale, realtà virtuale)

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