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Chi non vende patate, vende aria fritta

Posted by Luca su 8 novembre 2008

Cosa fanno i blogger? Scrivono e scrivono, poi commentano altri blogger per farsi a loro volta commentare, poi guardano altri siti per inserire commenti. Ma di cosa si parla in un blog? Quale è l’utilità di un  blog? per esempio tutta la discussione e l’approfondimento sui nativi digitali a cosa porta? Porta a qualcosa? o è solo aria fritta………….. come è detto bene nel motto che è anche il titolo di questo articolo.

Il blogger è di per se autorefereziale, ma l’essere un blogger a quali bisogni si richiama? Al bisogno di riconoscimento sociale, al bisogno di identità, a quello di consapevolezza, a quello di autostima, o semplicemente a un bisogno di considerarsi esistenti.

L’Italia è il paese dei comuni, quanti ce ne sono? Una cosa sconsiderata…………. e allora ecco che ogni persona si apre un blog, mica collabora con quelli esistenti. L’80 % di questi blog poi rimane deserto, come un cadavere alla deriva nel mare della Rete.

Ma allora perchè si diventa blogger? Per vendere patate o aria fritta?

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13 Risposte to “Chi non vende patate, vende aria fritta”

  1. spaziocorrente said

    Posso solo parlare per esperienza personale e non per una sintesi generale. Non sono un blogger come forse lo intendi tu, ma ho un mio blog dove cerco di traferire un messaggio. Il destinatario principale sono io stesso. Poi c’è la possibilità che altri lo possano interpretare, rielaborare, con l’intento comunque di seminare qualcosa (non patate!).
    Certo potrei scrivere in un diario, o su di un pezzo di carta, come facevo un tempo. Ma rinuncerei a quel qualcosa che il web può dare: la possibilità di spedire lettere anonime, senza identificazioni ed etichette di chi le scrive, che qualcuno potrà leggere. Il diario, pur romantico che sia, non si confronta, non cresce con un dialogo. E’ vero che dovrebbe esserci lo spazio di affrontare i temi di un blog, anche a quattrocchi, ma non è così semplice e comodo, come invece succede con l’utilizzo di un pc. Ed esiste anche la posibilità che nella tua cerchia di conoscenze l’argomento possa non interessare.
    Dunque non mi sento coltivatore nè di patate, nè di broccoli, e tantomeno venditore di sogni e trabocchetti. Tanto più che se i “tutti i blogger” vendessero aria fritta vuol dire che c’è un infintà di gente che muore dal desiderio di mangiarla!.
    Tu dici che ci sono blog che nascono e muoiono deserti come una pianta nell’arida terra senza acqua, come un cadavere alla deriva su un fiume tortuoso che scorre a valle. Probabilmente hanno esaurito la loro funzione, se mai c’è stata. Se il criterio della loro nascita è stata la visibilità, il sentirsi vivi e partecipi, o altro di quello che tu dici, non vedo perchè non concedergli la possibilità di farlo. Fastidio non ne danno e di memoria libera nel web ce nè a sufficienza.
    Ora ti giro la domanda: sul vostro blog tu vendi patate o aria fritta?.
    Mi permetto momentanemante di rispondere al posto tuo: vendi quello che sei, ma senza farlo “pagare”, nella convinzione che possa servire. E come vedi è così’, altrimenti io ed altri non saremmo qua a parlarne. Così penso sia lo scopo di chi scrive su un blog.
    Poi la selezione naturale delle cose farà il suo corso, ma se fosse che anche una sola parola del mio blog sarà servita a me od agli altri, avrò realizzato quello per cui l’ho aperto.

    Una cosa importante rimane comunque come non disperdere un patrimonio di idee e riflessioni, organizzandolo per una facile ricerca.
    Ciao

  2. romaguido said

    Ragazzi, mi è sparito un bel commento circostanziato a questo post.
    D’accordo, non è magia (Silvan è scaduto da un po’ e Binarelli meglio non considerarlo), ma allora che cos’è?

    Barbara, lo so che avrei dovuto scrivere in word e poi incollare, ma non sarà il troppo spam su LUMUCI che crea problemi al blog?

  3. Melba said

    No Rosamaria, dipende dal server di wordpress che ogni tanto dà i numeri, ma non fa sparire i commenti

  4. romaguido said

    Luca, tu chiedi: “essere un blogger a quali bisogni si richiama? Al bisogno di riconoscimento sociale, al bisogno di identità, a quello di consapevolezza, a quello di autostima, o semplicemente a un bisogno di considerarsi esistenti.”
    Credo che un blog risponda a tutte queste esigenze offrendo una libertà ed un’immediatezza prima impossibili; non ci sono filtri, se non quello del moderatore, ed anche questo solo in alcuni casi.
    Come mette in evidenza spaziocorrente, il blog è spesso un diario che, anziché essere tenuto in un cassetto, si può consegnare al mondo quasi fosse un messaggio in una bottiglia: qualcuno lo prenderà e, comunque, se ciò non dovesse accadere, avrà svolto la sua funzione di raccontarsi a se stessi, di riordinare le idee che affollano la nostra mente, di capire chi siamo, dove vogliamo andare.
    Altra cosa è un blog collettivo, tematico e, almeno nelle aspirazioni, professionale, come vuole essere il nostro. Ne parlavamo a suo tempo qui ed ora, dopo quattro mesi di attività, ci siamo fatti una sommaria idea di come vorremmo essere, di quello che vorremmo fare, ma siamo ancora lontani dall’aver esaurito i nostri problemi di impostazione.
    Tu chiedi: “Il blogger vende patate o aria fritta?” Le patate potrebbero essere vendute nei blog aziendali di cui hai parlato di recente, l’aria fritta, invece, potrebbe venire da idee trite e ritrite, che non vengano meditate, ponderate, assimilate e approfondite a dovere. E questo pericolo c’è, laddove non ci sia una programmazione organica che permetta di pianificare, classificare, riordinare.
    Quando, andando a spasso per la rete, ci si imbatte in articoli del tutto simili, in notizie ricopiate, frutto di un veloce copia/incolla, si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad aria fritta. Mi è capitato, per esempio, di notare articoli molto simili ai nostri (stesso argomento, stessa interpretazione, talvolta addirittura lo stesso titolo) pubblicati a breve distanza di tempo. Ne sono stata orgogliosa (se sono stati notati e copiati evidentemente erano stati considerati interessanti); ma, al lettore finale, quello che comunque finisce con lo scegliere un gruppo di blog d’elezione e che necessariamente passa da noi a loro, che vantaggio può portare impiegare il proprio tempo nella lettura di “doppioni”? Si, perché laddove non si apportino contributi nuovi, nuovo valore aggiunto agli articoli cui ci si ispira, veniamo ad avere l’aria fritta di cui parlavi. Allora forse sarebbe meglio perseguire l’originalità, sforzarsi di dare di più. Ma il blog si caratterizza per la scrittura veloce, si può addirittura fare a meno di pensare, sì da consegnare alla blogsfera messaggi puntuali, così come lampeggiano nella nostra mente, e la tentazione di essere ancora più rapidi, di usare il copia/incolla o semplici, succinte interpretazioni di idee altrui è molto forte. Forse bisognerebbe imporsi delle regole, puntare alla qualità piuttosto che alla quantità, sforzarsi di fornire un servizio più utile, di valore, di approfondimento.
    Un altro rischio che si può notare in tanti blog collettivi molto democratici che offrono uno spazio a chiunque voglia esprimere una sua idea è la sovrapposizione di temi. Spesso ci si imbatte in homepage così affollate che quasi ci si perde: interminabili elenchi di rubriche, autori, siti amici, blockroll, link che s’intersecano in un groviglio senza fine. E quando finalmente si sceglie, ci si accorge che tutta questa frenesia di accettare, accogliere, dare spazio, lodevolissima nella capacità di dar voce a tutti, spesso si traduce in un’operazione che mutila le discussioni, le tronca a volte repentinamente per dar posto ad una nuova argomentazione assolutamente simile, talvolta sovrapponibile, con link che richiamano ad altri siti, altri autori, senza alcuna soluzione di continuità ma, il che sarebbe da evitare, senza riuscire ad analizzare organicamente il problema, senza condurre il lettore, attraverso un percorso lineare sicuramente più agevole, a conclusioni costruttive tali da poter realmente essere capitalizzate per la propria conoscenza. Si tratta di blog che io paragono ad una sorta di matrioska costituita da un numero di pezzi interminabile, dove ad un certo punto, non trovi più la bambola, ma un abbozzo informe che ti spinge a cambiare sito, a rivolgerti altrove.
    Ecco Luca, noi, essendo un blog collettivo, corriamo questo rischio, laddove si scriva a ruota libera, spesso inserendo nuovi articoli che potrebbero costituire, se posti sotto forma di commenti, degli interessanti approfondimenti per le discussioni già affrontate e che, per forza di cose, spesso non possono esaurirsi in poche battute. E’ questa per me la via da seguire per un blog di qualità.
    Tu accennavi alla discussione sui nativi digitali; non la abbiamo ancora conclusa, tu stesso l’hai ripresa parlando di generazione Y e non possiamo dire che possa essere considerata una vendita di patate e nemmeno di aria fritta. E’ stata una discussione interessante, che ha visto la presenza di chi, per lavoro, affronta quotidianamente il tema e vi ha costruito una teoria da cui è nato addirittura un libro. Ecco, affrontare questo tema credo che sia stata un’ottima idea, visto che non sono pochi quelli che continuano ad affrontarlo, a riproporlo, anche ispirandosi a quanto noi stessi abbiamo detto. E l’argomento è per noi di basilare importanza, visto che alla base della formazione c’è una conoscenza approfondita dei destinatari del processo educativo. Credo quindi che non abbiamo dato aria fritta, anzi sarebbe il aso di impostare alla stessa maniera altre discussioni future.
    Un suggerimento per non cadere nell’aria fritta viene sicuramente dal creare una comunità di pratica, libera, ma ben organizzata, guidata da chi sappia unificare, proporre, smistare i vari contributi, in maniera da rendere più organiche e fruibili le diverse discussioni.
    Spaziocorrente accennava al problema di “non disperdere un patrimonio di idee e riflessioni, organizzandolo per una facile ricerca”. Laddove si volesse davvero mettere a frutto idee che potrebbero essere utili, perché non raggruppare più blog in uno unico, unire più voci, collaborando effettivamente alla co-costruzione della conoscenza?
    Per esempio la pagina delle riflessioni potrebbe costituire un ottimo contenitore di diari personali, in cui uno stesso tema possa venir affrontato secondo i diversi punti di vista, riuscendo così a riunire quanti hanno a cuore uno stesso argomento. Può darsi che in questo caso ci si veda defraudati dal tenere un angolino tutto proprio; ma allora perché non ricopiare in un blog collettivo tutto ciò che si voglia rendere pubblico, tutto ciò che si voglia sottoporre al giudizio od alla attenzione della collettività?
    Una idea democratica e collaborativa che raggruppi quanto detto finora? Una rete di blog che con una serie si linkaggi o direttamente di copia/incolla possa garantire una informazione condivisa capace di far crescere in maniera più costruttiva la comunità. Non mi sembra una cattiva idea, visto che spesso si assiste ad una certa frenesia per l’esodo capace di dare una ribalta più prestigiosa alle proprie idee (dimenticando, a volte, che le patate restano sempre patate anche se servite su un piatto d’argento!).

  5. Luca said

    salve a tutti,
    Rosamaria altro che commento circostanziato il tuo è una vera e propria tesi.
    Mi trovo d’accordo in diversi aspetti sia con te che con spazio.
    In un articolo di Giuliana sulla scrivania liquida abbiamo anche trattato il diario la scrittura del sè. Ecco un blog autobiografico lo riconosco utile. Un blog inteso in questo modo riproduce quasi un gruppo di auto-mutuo-aiuto. Ma i blog tematici che escono come i funghi e che hanno la vita di un giorno? Spazio giustamente dice c’è la selezione naturale, si è blogger anche per avere un pubblico di lettori e dato che molti blogger non hanno niente da dire i loro blog hanno la vita di un giorno: nascono la sera per non vedere la mattina.
    Ma cosa è veramente orginale in un settore dell’informazione ormai sovradimensionato?
    Rosamaria ha ragione nel dire che troviamo nel nostro blog articoli che ci sono su altri blog e viceversa. Mi trovo d’accordo con Spazio quando sostiene che ognuno mette nel blog parte si sè (sia patata che aria fritta). Concludo appoggiando a pieno l’idea della rete di blog per condividere informazioni e evitare doppioni. Vedo che Rosamaria ha approfondito la metafora delle patate: è vero una patata rimane tale anche se servita in un piatto d’argento. Negi Stati Uniti c’è una battuta tremenda che viene usata in pieno slang americano ” un maiale rimane un maiale anche con il rossetto”; ltimamente questa battuta è stata usata nei confronti di Sara Pailin suscitando grandi polemiche.

    Ma allora detto questo rimane la questione di fondo: perchè si è blogger? Si è blogger per mettersi del rossetto?

  6. romaguido said

    No, Luca, se si pensa realmente ciò che si scrive, se si è “semplicemente” se stessi (ne parlava spaziocorrente in un suo bel post di qualche giorno fa), questo rischio non si corre. Sono i blog di un giorno, quelli artificiosi, poco sentiti, aria fritta che si mettono il rossetto, ma inutilmente: l’audience è spietata e non ammette belletti nè chirurgia plastica.

  7. Luca said

    Non può essere che l’essere blogger alimenti e soddisfi un senso di visibilità che è in tutti noi? Mettere delle idee in rete, pensare che vengano lette, discusse e commentate soddisfa un nostro egocentrismo di fondo. Quindi nella metafora il blog è il rossetto che ci fa apparire a noi stessi più belli e interessanti.

  8. romaguido said

    O forse siamo tanto convinti di questo che l’essere blogger ne è solo una conseguenza e non il motore che spinge alla esposizione.

  9. Luca said

    Il blog è un luogo, un ambiente e uno spazio di espressione e di approfondimento sia verso l’interno (la persona che riflette su sé stessa e su propri comportamenti/vissuti), sia verso l’esteno in quanto ci consente di venire in contatto con altre persone, mondi relazioni.

    La molla in ogni caso la vedo in un senso profondo di egocentrismo.

  10. spaziocorrente said

    Il fatto che ci siano persone come voi è già una risposta positiva alla vita dei blog!. Persone pensanti che credono che si può fare meglio che ridire il già detto o quello che la gente vuol sentirsi dire. Si fa più audience a dire che c’è il lupo che a spiegare che in realtà sono solo le pecore che lo vedono!.
    Ha ragione Romaguido nella sua relazione “circostanziata” ed ha ragione Luca quando dice che ci pùò essere un senso di egocentrismo nel pensare che qualcuno “può aver bisogno” delle parole altrui. Del resto siamo solo umani e ricordiamoci che ci portiamo dentro tutte le virtù ed i difetti tipici del nostro essere. Sta solamente a noi esaltare quelle nobili (altruismo, amore, ecc). Non capisco perchè Luca ti colpisca così tanto il fatto che alcuni lo faranno solo per appagare il loro senso di visibilità. Ben venga per loro, se grazie a questo riusciranno a crescere un po’. Ma la questione è se il blog può portare veramente un contributo aggiunto oppure no.
    Giusto è quello che dice Romaguido nel differenziare fra blog (o siti web) ad indirizzo personale da quelli ad indirizzo generale. I primi rimarranno dei diari aperti con messaggi in bottiglia gettati nel mare, i secondi rimarranno fogli di giornali specializzati in cui approfondire metodo e tecnica.

    L’importante è rimanere nella qualità, espressa non solo come competenza di chi scrive, ma anche come onestà di quel che si scrive. E per me resta fondamentale il presupposto che ciò che “sei” nel blog lo devi essere anche nelle azioni della vita!. Spero che il blog non sia una “second life”, perchè allora sì il blog assume tutto un’altro significato.

    Ps: non sarebbe male un sondaggio di opinione tra i blogger per sapere le motivazioni che hanno spinto ad aprire un blog!.

  11. Luca said

    Ciao Spazio,
    bella la tua immagine del lupo e delle pecore: le pecore vedono il lupo in quanto pecore anche se il lupo non c’è. E’ questo quello che volevi dire? Mi ricorda la frase che su Matrix il bambino dice a Neo su come piegare il cucchiaio con la forza della mente, è facile piegarlo quando sai che in realtà quel cucchiaio non esiste. A me piace l’ambiente del blog come piaceva quello del vecchio gruppo Yahoo da cui questo blog nasce. Non ho problemi a dire che anche in me c’è una componente egocentrica che mi porta a scrivere per convidivere con altri le mie idee. Ok tutto questo lo capisco. Un blogger che ho visto oggi su La 7 si è poi candidato per diventare segretario del PD e oggi ha acquisito una visibilità notevole per dire e rappresentare le proprie idee e tesi.

  12. spaziocorrente said

    E’ proprio quello che volevo dire.

  13. romaguido said

    @ melba
    “non sarebbe male un sondaggio di opinione tra i blogger per sapere le motivazioni che hanno spinto ad aprire un blog!”
    Che ne diresti se facessimo questo sondaggio, specie ora che il nuovo decreto consiglia di unire le forze?
    Vogliamo eliminare il sondaggio sulla riforma, in cui abbiamo rilevato perfetto equilibrio nelle risposte o aggiungiamo il nuovo sopra all’altro?

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