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La scuola mista: le paure degli studenti italiani e di quelli stranieri

Posted by Luca su 26 ottobre 2008

Ho letto un interessante articolo di Monica Ceci nel settimanale Gioia sulla scuola mista e la scuola multiculturale in Italia.  Come scuola multiculturale la giornalista riporta l’esperienza del professionale Bertarelli di Milano; una scuola a indirizzo commerciale e turistico frequentato da studenti di ben 37 nazionaità diverse, con una percentuale di allievi stranieri del 65% nelle sezioni diurne e oltre il 90% nelle classi serali, di cui almeno la metà di loro non ha mai studiato l’italiano prima di sedersi tra quei banchi. E’ bella l’immagine della scuola multiculturale che si riversa sulla strada al suono della campanella, una miriade di persone con lingue, costumi e usanze diverse. L’uscita dalla scuola però segue logiche di nazionalità: ” gli arabi con gli arabi, i latinoamericani con i latinoamericani, gli asiatici con gli asiatici, gli africani in ordine sparso”. Logiche che comunque rispettano logiche di appartenenza e di socialità.

Ecco un scuola che deve essere vista con terrore dall’onorevole Roberto Cota  estensore del  progetto delle classi ponte, poi definite classi di inserimento dove mettere gli studenti stranieri di prima immigrazione che arrivano in Italia e che non conoscono per niente la lingua italiana nel momento in cui vengono inseriti nel contesto scolastico. Ha ragione la giornalista: le paure di Cota riflettono “l’ansioso genitore italofono che è in quasi tutti noi”. Come giudicare una simile scuola? Io da sempre sono stato un sostenitore del viaggio come fattore di scoperta e riscoperta degli altri e di sé stessi e percio la vedo come esperienza positiva. Su questo tema ho anche scritto la mia tesi di laurea in socialogia con la Prof.ssa Tamar Pitch intitolata ” Dal viaggio al turismo”. Perciò sono d’accordo con Teresa Capra, la preside della scuola di Milano, nel considerare la sua scuola come internazionale, anzichè scuola di frontiera e a fonte/fattore di esclusione sociale e di ritardo nell’apprendimento scolastico.

La diversità dovrebbe essere fattore e fonte di arricchimento e di conoscenza ulteriore, abbiamo lasciato la vecchia società agricola in cui l’hospes era hostis, cioè nemico. Il nuovo arricchisce e dinamizza, certo porta anche conflitti e messa in discussione di abitudini e stili di vita. Ma ciò non si verifica se c’è preparazione specifica all’emigrazione e alla multiculturalità.

La preside sostiene ” qui siamo in grado di far integrazione senza rinunciare alla qualità, abbiamo docenti specializzati che ormai lavorano anche come formatori di altri docenti e abbiamo portato un ragazo cinese, arrivato che non parlava, a diplomarsi con il massimo dei voti”.

Gli alunni stranieri visti pertanto come una sfida professionale e non come un ostacolo  priori alla didattica in aula. Ho trovato molto interessante andare a curiosare nel sito della scuola per vedere come sono impostati i corsi, la didattica, i corsi di italiano per stranieri e in generale l’organizzazione didattica della scuola, ricavandone un’impressione veramente positiva.  La maggioranza dei docenti dalla scuola considera le classi plurilingue un’esperienza ad alto gradimento.

Per quanto riguarda eventuali ritardi nella didattica a causa della presenza di allievi stranieri, viene riconosciuto dai docenti che ” la strategia prevalente è adattare le lezioni al livello medio della classe”, e che in ogni caso se si adottano metodologie e sistemi organizzativi adeguati i disguidi sono ridotti al minimo.

Cosa pensano gli studenti stranieri del Bertarelli della scuola italiana?

Tutti notano con stupore che in italia si può rispondere male ai professori senza venire puniti (riflettete docenti italiani sul vostro buonismo…………………) Una ragazza egiziana dice “sarebbe stato meglio studiare al mio Paese, perchè all’università fanno andare solo i migliori, e non tutti, come da voi”.

E ora i dati ufficiali: secondo l’ultimo rapporto del ministero dell’Istruzione, quasi la metà degli studenti stranieri tra i 6 e i 18 anni iscritti in Italia, sono indietro di un anno o più. I ritardatari sono un quinto del totale alle scuole elementari, il 50% alle scuole medie e oltre il 70% alle scuole superiori.

La paura dei genitori italiani si riassume nell’equazione ” più stranieri più bocciati”. Graziella Favaro, pedagogista e referente della sezione di educazione interculturale dell’indire precisa alcuni aspetti:  a) Il maggiore insucesso scolastico dipende solo dale maggiori difficoltà linguistiche; b) dei 640 mila scolari stranieri iscritti quest’anno il 35% è nato in Italia. Sono cioè italiani a tutti che effetti anche se avranno la cittadinanza solo a 18 anni.

Ragionamento diverso si può fare per i non italofoni che di solito si trovano alle scuole superiori e che sono arrivati in Italia grazie a ricongiungimenti seguiti alla sanatoria del 2002-2003. Su questo aspetto mi trovo perfettamente d’accordo con la mia amica Giorgia quando dice che la presenza in classe di studenti stranieri non italofoni aumenta di molto la complessità del gruppo classe e quindi richiede una strutturazione della didattica diversa da quella dl maestro unico. Giorgia hai ragione non è possibile pensare al maestro che fa tutto da solo, è vero.

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