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La scuola italiana nelle rilevazioni internazionali

Posted by romaguido su 24 ottobre 2008

Concordiamo con i più sul fatto che dalle rilevazioni PISA la scuola superiore italiana è uscita un po’ malconcia (e ci riserviamo di approfondire le motivazioni di questo insuccesso), ma a questo punto corre l’obbligo di evidenziare che i dati relativi agli altri ordini di scuola sono più che lusinghieri.

Da La Stampa.it del 27 settembre 2008:

“In Pirls la media italiana è pari a 551, quella internazionale di 500. In Timss 2003 gli italiani sono sopra la media internazionale in scienze (media italiana = 516; media internazionale = 489) e un po’ sopra la media internazionale in matematica (media italiana = 503, media internazionale 495)”

SOFIA TOSELLI , presidente nazionale del Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti)

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31 Risposte to “La scuola italiana nelle rilevazioni internazionali”

  1. Melba said

    Beh senti, questi dati francamente farebbero venire qualche dubbio pure a me… saremmo sopra la media europea in scienze e matematica? un paese umanistico come l’italia?

  2. romaguido said

    @ Melba:
    Questo potrebbe essere dovuto al fatto che:
    a) le lettere sono capaci di aprire la mente (la mia insegnante di sosteneva che, ai tempi degli esami di riparazione, al latino veniva – chissà perchè? – abbinata quasi sempre la matematica);
    b)ci si si sta allontanando sempre più dai programmi tradizionali (il latino alle medie è stato abolito da tempo, il che si ripercuote sulla acquisizione di determinate competenze e sulla trasmissione del sapere alle generazioni più giovani;
    d) i nostri giovani leggono molto meno la carta stampata che nelle passate generazioni;
    e) come qualcuno ha già avuto modo di dire su questo blog, le nuove tecnologie hanno modificato l’approccio dei giovani alle varie discipline a favore delle competenze logico-matematiche.
    In un post solo abbozzato, che putroppo non mi è dato per motivi di impegni superiori di poter pubblicare a breve, ho affrontato il tema dei limiti e le virtù di certe rilevazioni, che sono sostanzialmente identici indipendentemente dall’ordine di scuola testato; la logica suggerisce che se diamo per buoni i dati che non vedono eccellere gli adolescenti italiani, per forza di cose dobbiamo accettare quelli che invece evidenziano la superiorità dei bambini dello stivale.
    P.S. Apprezzo enormemente il tuo spirito critico, ma non puoi trattare ogni affermazione ed ogni dato come se si trattasse di un fenomeno da sottoporre al CICAP.

  3. romaguido said

    @ Melba:
    Aggiungo una chicca su chi si arroga il diritto di riformare la scuola (L’Italia delle lettere!):

    http://tv.repubblica.it/copertina/la-gelmini-al-senato/25482?video

    P.S. Certo, un lapsus può capitare. Ma perchè essere elastici con chi si mostra inflessibile ad oltranza?

  4. Melba said

    Sai per caso quante ore di matematica e scienze si fanno nelle scuole italiane rispetto a quelle europee? non è una critica, è proprio una domanda.
    Le statistiche sono opinabili, preferisco l’osservazione diretta. Sono dati di 5 anni fa, vuol dire che da allora le iscrizioni nelle facoltà scientifiche sono aumentate ipotizzando una tendenza positiva?
    Nelle discussioni online e nei media quando si parla di scienza vedo ancora lacune gigantesche e scarso uso della logica. Se prendo per buono che siamo sopra la media devo credere che il resto d’Europa è in uno stato preoccupante di ignoranza matematica e scientifica.

  5. romaguido said

    Le statistiche riportate si riferiscono alle rilevazioni effettuate nella scuola elementare e media, su ragazzi che oggi non hanno ancora raggiunto l’età per l’iscrzione all’università; per i quindicenni, invece, i dati sono diametralmente opposti.
    Questo, sempre, che le rilevazioni vengano date per buone, dimostrerebbe che la riforma applicata alla scuola elementare e media ha colto nel segno. E’ la scuola superiore che andrebbe seriamente riformata. Come mai si fa esattamente il contrario? Squadra vincente non si cambia!

    P.S. I dati relativi al 2007 saranno resi pubblici a dicembre.

  6. Melba said

    Abbi pazienza, mi sfugge qualcosa. Vuoi dire che nel 2002 eravamo sotto la media e nel 2003, puff, sopra?

  7. Melba said

    Ho trovato la statistica TIMSS 2003: http://archivio.invalsi.it/ricerche-internazionali/iea-timss/2003/pdf/TIMSS_2003_conferenza_stampa.pdf

    La fanno ogni tot anni per analizzare il trend e viene svolta fra gli studenti del quarto e ottavo anno di studio. Gli effetti della scorsa riforma (quella del 2003) si potranno vedere solo nella prossima statistica del 2007. In questa non è ancora presente.

  8. romaguido said

    In realtà, Barbara, la riforma della scuola elementare, approvata definitivamente con la legge n.148 del 1990, dopo lunga sperimentazione ed ampia partecipazione e consultazione di tutte le parti interessate, sopratutto quelle della scuola, ha avuto tutto il tempo di dimostrare la sua bontà ed efficacia (che si può evincere dalle rilevazioni internazionali effettuate).
    Il confronto 2003-2007 cui ti riferisci non riguarda gli effetti di una riforma scolastica, bensì il raffronto tra due rilevazioni internazionali successive.

    Da il Quotidiano del 23/10/08:

    “La riforma scolastica Gelmini non poggia su alcun fondamento pedagogico né storico

    San Benedetto del Tronto | La riforma scolastica Gelmini non poggia su alcun fondamento psico-pedagogico, è solo un’operazione decisa dal ministro Tremonti insieme alla Gelmini per “fare cassa” tagliando circa 8 miliardi di euro in tre anni alla scuola pubblica.

    di Giuditta Castelli

    Un momento dell’incontro

    La riforma scolastica Gelmini non poggia su alcun fondamento psico-pedagogico, è solo un’operazione decisa dal ministro Tremonti insieme alla Gelmini per “fare cassa” tagliando circa 8 miliardi di euro in tre anni alla scuola pubblica. A sostenere ciò è il dirigente scolastico e pedagogista Emilio Vita, invitato ad intervenire in qualità di esperto all’incontro aperto organizzato dal PD di San Benedetto del Tronto, presso la sala della Provincia a Porto d’Ascoli.

    Tanti i partecipanti, oltre al segretario Gregori e agli assessori Sorge ed Emili, iscritti e cittadini intervenuti esclusivamente per saperne di più. Ripercorrendo tutte le tappe storiche e culturali più significative per l’evoluzione della scuola primaria italiana che l’hanno portata al 5° posto nel mondo, il prof. Vita ha evidenziato lo sforzo congiunto di tutte le forze politiche presenti in Parlamento e i 4 anni di riflessione e di confronto di ben 60 esperti per l’approvazione dei nuovi programmi del 1985 per la scuola primaria ed i 3 anni di dibattiti e di “sperimentazione assistita” per approvare, sempre con l’intervento diretto di esperti (pedagogisti, psicologi, sociologi) e la consultazione di 4500 collegi di docenti, la legge 148/90, cioè la legge che introduce l’organizzazione modulare che la Gelmini vuole cancellare con il ritorno al maestro unico.

    Un impegno politico e culturale imponente che in venti anni ha trasformato la scuola primaria dall’essere soltanto un “mezzo” per imparare a “leggere, scrivere e a fare di conto” in un ambiente formativo centrato sul bambino e organizzato per assicurargli lo sviluppo armonico della personalità consentendogli di crescere come uomo e cittadino migliore.

    La scuola del terzo millennio deve assicurare a tutti uguaglianza di opportunità, il diritto di svilupparsi secondo le proprie predisposizioni, attitudini, capacità, interessi, diversità. Essa riconosce nell’integrazione, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità la civiltà di un popolo e di una nazione. Per raggiungere tali obiettivi irrinunciabili occorrono maestri e professori sempre più specializzati, programmazione sistematica degli interventi didattici, verifica e valutazione degli esiti, collegialità e sinergia tra tutti gli operatori scolastici, risorse temporali e finanziarie, altro che riduzione dell’orario e maestro unico proposti dalla Gelmini.

    In questi due decenni i maestri hanno dovuto ricalibrare la loro formazione per adeguare l’insegnamento alle richieste sempre più complesse degli alunni e della società. Tutti i docenti, sono del resto una categoria “speciale”di lavoratori poiché ad essi vengono richieste oltre alle competenze disciplinari anche il coinvolgimento emotivo, l’empatia, la capacità di relazionarsi con bambini e giovani che sono anche affettività, creatività, socializzazione, oltre che intelligenza e abilità.

    La scuola del progresso non è la scuola dei grembiulini, o del voto in condotta. E’ la scuola della conoscenza e la conoscenza è anche conoscenza psicologica (dell’età evolutiva) e pedagogica (scienza dell’insegnamento) di coloro che la progettano e la riformano. La società della conoscenza postula una formazione continua perché c’è un invecchiamento precoce del bagaglio conoscitivo, occorre pertanto, come scrive Jacques Delors che lo studente ”impari ad imparare” per poter fronteggiare le future nuove situazioni di vita e di lavoro.

    Questa è la scuola che la riforma Gelmini vuole cancellare con un colpo di spugna per una incomprensibile politica di risparmio che va a colpire nel cuore la società italiana e la scuola pubblica. Sacrifica la professionalità docente e le esigenze formative dei bambini ad una scuola pubblica pensata per le fasce più deboli della società, mentre all’orizzonte si prospetta una scuola privata sempre più attrezzata e appannaggio di pochi. Sulla domanda riguardante l’insegnante unico previsto dalla riforma, il prof. Vita ha affermato: “Le esigenze educative e formative di un bambino in una società tanto complessa come la nostra e in un periodo di vita “irripetibile” per l’apprendimento anche futuro, non può essere delegata a un insegnante tuttologo. Il modulo è scaturito, del resto, da una attenta e lunga riflessione pedagogica e organizzativa e dal confronto leale di tutte le forze politiche e sociali degli anni ’80-‘90.

    Per quanto riguarda il tempo pieno il prof. Vita ha sottolineato che esso è un modello formativo a 360°, la variabile “tempo” e la pluralità docente rappresentano una risorsa fondamentale per effettuare il maggior numero di attività formative richieste dalla poliedrica personalità del bambino, pertanto le ore di insegnamento pomeridiano non sono da intendersi come “doposcuola” per fare i compiti della mattina”.

    Il prof. Vita ha concluso il suo intervento con una domanda: “Mi dica la Gelmini come può costruire una scuola migliore, tagliando il personale, riducendo il tempo scuola, aumentando il numero degli allievi nelle classi, tagliando risorse finanziare e annullando realtà scolastiche minori?”.

  9. Melba said

    Il documento pdf riportato sopra indica che non ci sono state differenze significative dal 1995 al 2003 per quello che riguarda la media internazionale in matematica al quarto anno di studio e le scienze all’ottavo, mentre per la matematica all’ottavo e le scienze al quarto non ci sono stati dati sufficienti per partecipare alla statistica.
    Prima del 1995 questa statistica non va, ti riferisci forse ad altre rilevazioni internazionali.
    E’ un documento interessante vi consiglio di leggerlo.

    Per quello che riguarda la riforma intendevo ciò che è riportato nel documento stesso:
    “Per l’Italia, particolare importanza rivestono le misure nella prossima rilevazione TIMSS 2007 perché verranno eseguite dopo la riforma dei curricoli per ambedue i livelli oggetto d’indagine.”

  10. romaguido said

    Ciao Melba,
    premetto che la scuola elementare non è il mio settore, tuttavia, rifacendomi a quanto ho scritto nel #8, ribadisco che nel 1995 la riforma (modulo) era già stata applicata da 5 anni (sperimentazione) + 5 (regolare programmazione), per cui i dati del 1995 possono sicuramente essere correlati al modulo.
    La riforma dei curricoli, invece, è quella che risale alla Moratti, quindi molto più recente, e che conosco perchè mi incuriosiva capire quali fossero le novità proposte; ecco, a mio avviso (ma sono pronta a ricevere le smentite di chi la conosca meglio di me) non apportava nessuna novità se non, nell’intento di semplificarla, qualche complicazione a livello di programmazione.
    Sicuramente valida era invece, almeno nelle intenzioni, la filosofia che la ispirava e che, intendendo avvicinarsi alla finalità precipua delle rilevazioni internazionali cui stiamo facendo riferimento, proponeva la sostituzione del programma col curricolo, ossia dai contenuti con le competenze, nell’intento di promuovere il saper fare piuttosto che il sapere (Luca l’avevi suggerita tu alla Moratti?).
    Ora, visto che in Italia i governi, così come i ministri dell’Istruzione riformatori, si alternano alla velocità della luce, quella riforma non è andata a pieno regime, sicchè, pur essendo convinta che, comunque, nella sostanza non avrebbe apportato grandi cambiamenti, debbo ritenere che i dati del 2007 non possano essere considerati rappresentativi di un rinnovamento sostanziale.

  11. romaguido said

    Aggiungo che il DL 137/2008 (che per ammissione della stessa Gelmini non può considerarsi una vera riforma in quanto non entra nel merito dell’organizzazione didattica nè della programmazione pedagogica) si limita a ridurre il numero dei maestri della classe, eliminando sostanzialmente il modulo, inserito con la legge n. 148 del 1990 e vigente a tutt’oggi nella scuola elementare. Tutte i dati rilevati successivamente al 1990 (i primi, come hai sottolineato tu, risalgono al 1995), compresi quelli del 2007, sono quindi utili al fine di valutare l’efficacia pedagogica del modulo, che la Legge Gelmini intende abolire.

  12. Melba said

    I dati del 1995 sarebbero un punto a favore del modulo se si potesse confrontarli con quelli antecedenti. Quella statistica non lo permette, forse ce ne sono altre di statistiche internazionali prima del 1995, ma non sarebbe proprio corretto confrontarle se sono state fatte con modalità differenti.
    Da questa statistica presa a sè non vedo i dati lusinghieri citati nell’articolo de La Stampa. Non ci sono stati miglioramenti significativi nell’arco di 8 anni.

  13. Melba said

    Non è nemmeno il mio settore quello della scuola e delle riforme avvenute. Sto solo analizzando i dati dal di fuori.

  14. romaguido said

    Barbara, meno male che mi consigliavi di lasciar stare il blog, visti i miei attuali impegni! In effetti oggi mi stai facendo lavorare più del solito e, molto probabilmente avrei fatto prima a sistemare per bene ed a postare l’articolo cui alludevo più su.
    Il criterio fondamentale da seguire è che con il metodo adottato finora i nostri bambini ed i nostri ragazzi della scuola media inferiore si sono piazzati ai primi posti nelle classifiche internazionali. Questo è un chiaro esempio che non è necessario un cambiamento sostanziale della didattica in quegli ordini di scuola.
    La scuola superiore (nell’indagine P.I.S.A. si testano le competenze dei quindicenni) si è rivelata invece carente su più fronti; ergo, se davvero si vogliono migliorare le sorti della scuola italiana, bisogna operare una riforma seria in primis nella scuola superiore (in particolar modo nelle scuole professionali, che sembrano essere responsabili di un crollo della media nazionale dei dati lilevati.
    Mia cara Barbara, il discorso su queste cose è ancora molto vivo e dibattuto: non pretendere che lo risolva io, in una domenica che avrei dovuto dedicare a tutt’altre cose, ma ti prego di ammettere che se i bambini italiani non sono gli ultimi probabilmente la “riforma” delle elementari è assolutamente fuori luogo.

  15. Melba said

    Mi stavo chiedendo la stessa cosa, meno male che volevi staccare la spina…ma ancora in giro stai? allora lo fai apposta, non potevi aspettare domani per rispondere no?! 😛

    Forse dovresti postare qualche documento che confermi l’affermazione secondo cui saremmo ai primi posti nelle classifiche internazionali perchè da quella statistica fino al 2003 ti assicuro che non lo siamo stati neanche lontanamente. Siamo appena sopra la media, ci stanno davanti tutti i Paesi che contano.
    Non ho i dati per valutare la bontà della riforma precedente. Un trend di 8 anni è insufficiente.

    Ora conta fino a 10, spegni il pc e dormici sopra.
    1…2…3…

  16. romaguido said

    Mia cara, un tutor on line saprà bene dove reperire tutte le informazioni necessarie (sempre che la cosa per te abbia un’importanza vitale). Fai pure tutte le ricerche che vuoi; io accolgo la voce (pressochè unanime) su quanto ho detto qui e dò per buoni i dati già postati relativi a PIRLS. Tu fai come credi. Tanto, tra l’altro, se le cose andranno come tu auspicavi ieri sera e passerà la proposta del maestro unico (o prevalente che sia), tra cinque anni avremo dati ben più significativi.

  17. Melba said

    Abbi paziena Rosamaria ma è chi fa le affermazioni che si deve preoccupare di dimostrarne la validità, non l’inverso.

  18. romaguido said

    http://www.gildaprofessionedocente.it/prd200805/8.pdf

    Ora se per cortesia vuoi ripristinare in home page i tag egli articoli più letti credo che faresti un servzio agli utenti e probabilmente verresti incontro al desiderio degli autori di mantenere l’impostazione iniziale.

  19. Alberto Vesentini said

    Per stemperare tutta la discussione (non capendo nulla di PISA,PIRLS e TIMMS) faccio una domanda semplice:
    ma se gli studenti italiani vanno così male, durante la scuola dell’obbligo, in matematica, come mai le nostre università scientifiche e politecnici hanno avuto un’impennata (ogni anno guardo il numero degli iscritti e aumenta sempre di più rispetto all’anno precedente)?

    due sono le cose:
    1)i dati di rilevamento sono “inutili”, ovvero non fotografano la reale capacità degli studenti (sinceramente non ho proprio idea di come facciano queste rilevazioni, non mi è mai capitato da studente di fare un test volto ad una indagine siffatta, neanche quando ho fatto le olimpiadi di matematica e informatica…)
    2)la scuola dell’obbligo non è in grado di formare la capacità di autogiudizio degli studenti, spingendo quindi i ragazzi a cominciare un’università fuori dalle loro attitudini

    la verità sta nel mezzo come al solito?

  20. romaguido said

    No, Alberto, il problema delle rilevazioni internazionali va valutato a fondo e, come dicevo sopra, il dibattito è tuttore apertissimo.
    A me premeva semplicemente evidenziare che, dati per buoni i risultati ottenuti, la formazione a livello scuola elementare risulta più efficace che non quella degli ordini successivi.
    Le rilevazioni vengono effettuate, periodicamente e a campione, solo nelle scuole che aderiscono alle indagini proposte. Evidentemente, per meri motivi anagrafici, tu non sei mai entrato a fat parte dei campioni esaminati.
    Quanto alle iscrizioni alle facoltà scientifiche, dovresti ricordare la campagna di incentivazione che è stata portata avanti negli ultimi anni. Onestamente non so se ci sia realmente stato l’incremento cui tu alludi; laddove tu abbia ragione, è più probabile che la cosa sia da attribuire alle agevolazioni relative alle tasse di iscrizione che non ad un improvvisa vocazione generalizzata allo studio delle discipline interessate dal fenomeno.

  21. Alberto Vesentini said

    boh, la mia osservazione sta tutta qui: in un anno a Verona non cambia di molto la popolazione. Se a scienze ci sono 500 iscritti (verificati grazie alle iscrizioni pubblicate dall’ateneo) in più rispetto all’anno precedente, immagino che a lingue/economia/giurisprudenza che ne saranno 500 in meno… tutto qui…

  22. Luca said

    Ciao Alberto,
    le Facoltà scientifiche in Italia sono in piena crisi, forse Verona rappresenta un’eccezione perchè le altre università si sono dovute inventare offerte promozionali super scontante per attirare studenti a iscriversi a Matematica, o Chimica o Fisica. La situazione delle facoltà scientifiche non è rosea in Italia.

  23. Alberto Vesentini said

    davvero? non avrei mai detto… ogni anno a Verona incrementano…sarà per la massiccia presenza di aziende interessate sul territorio…

  24. Alberto Vesentini said

    per curiosità, i dati dove li prendete?

  25. Luca said

    Allora se pensi a facoltà come Informatica, Ingegneria, Biotecnologie anche a Perugia sono in continua crescita. Se ci sono aziende che assorbono laureati scientifici queste facoltà sono piene. Seguo sempre una trasmissione su Rai 3 “Okkupati” e quest’anno a ogni puntata veniva presentata una facoltà scientifica in espansione perchè magari aveva allacciato contatti con le aziende del territorio, o ancora meglio il corso di laurea era sorto sulla base delle richieste delle aziende presenti nel territorio locale.

  26. Melba said

    Non è sufficiente guardare il numero di iscritti. Da quando ci sono le lauree di tre anni si iscrivono tutti all’università. Bisogna poi vedere quanti la portano a termine considerato che con 3 anni di laurea scientifica non ci fai molto.
    Le statistiche si trovano sul sito del miur o sono pubblicate nelle riviste specializzate tipo Sapere o Le Scienze che ogni tanto parla delle università.

  27. Melba said

    Volevo precisare che per lauree scientifiche intendo prettamente quelle della Facoltà di matematica, fisica e scienze naturali. Poi ci sono le facolta di medicina e farmacia da una parte e quelle di ingegneria da un’altra. A volte informatica fa parte della facoltà di matematica, ma non dappertutto.

  28. Giorgia C said

    Dico la mia, anche se è un’opinione un pò soggettiva…In generale non mi fido tanto di tutte queste statistiche, anche se in questi anni danno man forte alla scuola elementare. Il motivo è molto semplice: ho avuto in mano le prove che utilizzano per raccogliere dati sulla situazione della scuola elementare (non ricordo però se fossero quelle cui si riferisce l’OCSE) e le ho trovate troppo “asettiche”; non rendono secondo me veramente l’idea della situazione italiana, possono andare bene per alcune classi e malissimo per altre, indipendentemente dalla preparazione degli alunni. Può essere che un’insegnante abbia puntato molto su alcune competenze che queste prove non vanno a testare, e che magari abbiano lavorato meno su esercitazioni che poi si trovano spesso nelle prove. Non so, tutta questa storia delle statistiche mi convince poco.

  29. Alberto Vesentini said

    Informatica fa parte di Scienze MM.FF.NN., come pure Biotecnologie Matematica e Fisica. Ingegneria fa gruppo a sè.
    Vabbè, capisco che siano aumentate le iscrizioni causa intrduzione del 3+2, ma è anche vero che aumentano in tutte le facoltà…

  30. Melba said

    http://statistica.miur.it/normal.aspx?link=pubblicazioni

  31. Melba said

    Università: rilevazione degli iscritti per anni accademici
    http://statistica.miur.it/ustat/Statistiche/provvisoria.asp

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