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La mia scrivania è liquida come un succo

Posted by Giuliana Guazzaroni su 19 ottobre 2008

La mia scrivania è liquida come un succo

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24 Risposte to “La mia scrivania è liquida come un succo”

  1. Luca said

    Ciao Giuliana,
    è bella la tua metafora della scrivania liquida come emblema del lavoratore della formazione. Anche se non sono d’accordo.

  2. Ciao Luca,
    perché non sei d’accordo?
    Mentre scrivevo avevo in mente le ore che passo davanti a questa scrivania massiccia, ma che in realtà potrebbe avere qualsiasi altra forma. Non ha più ragion d’essere così. Semplicemente potrebbe essere differente.
    Credo tu intenda qualche cosa di diverso?

  3. Luca said

    Ciao Giuliana,
    ho scritto anche nel tuo sito. Mi piace la tua metafora, e forse è questa la tendenza, non scrivere più sulla carta ma utilizzare palmari, telefonini,agende elettoniche. E anche io oramai scrivo a penna solo la mia agenda, che non è però un’agenda professionale. E’ ancora un’agenda pseudo-adolescenziale, dove evidenzio i nomi, le date, e le riguadro. Se ti incontrassi di persona e tu mi piacessi molto, sicuramente sciverei qualcosa su di te, riguadrando il tuo nome con il righello e evidenziandolo con l’evidenziatore. La stessa cosa farei se tu mi fossi odiosa. Solo le persone e i fatti neutri e senza significato non hanno diritto di cittadinanza nella mia agenda. Ho sempre con me questi strumenti di cancelleria nel mio zainetto che è sempre con me. Ho ogni giorno la mia agenda con me e ancora oggi alle persone che conosco faccio scrivere frasi e pensieri. Tutte queste possibilità non le vedo ancora in nessun blog elettronico.

  4. Ciao Luca 🙂 mi piace la tua agenda. Come ti ho scritto su Ibridamenti.com, la tua agenda mi ricorda un po’ il mio quadernino. Io non sono così metodica, a volte scrivo e a volte no. Dipende. Non so bene da quali fattori. Però se ci si incontra, poi me lo dici se scrivi qualche cosa di me sia nel bene che nel male 😉 ?

  5. Luca said

    Ok, allora facciamo così: se ci si incontra, dopo (la volta sucessiva) leggiamo quello che abbiamo scritto. Tipo reading: io penso di Giuliana……………… io penso di Luca…………… Consapevolezza, autoconsapevolezza, metaconsapevolezza.

  6. romaguido said

    Lapsus freudiano Luca: hai scritto elettronico con 3 t, ma hai lasciato una r; credo che tu veda la rete come come incombente, ma non del tutto stridente, non del tutto nemica.
    E se invece ti facessi un diario elettronico, con le tue pagine da mantenere private e le frasi dei tuoi contatti a formare il famoso “tazebao” di cui mi parlavi tempo fa?
    Non sarebbe una bella cosa da tenere in un posto centrale della tua scrivania “liquida”?

  7. @Luca Ci sto. Facciamo così!

    @Romaguido Tazebao elettronico? Sembra interessante…ma chissà se Luca accetta 😉

  8. Luca said

    Ok, è vero troppo lapsus Rosamaria. Un diario elettronico, che descriva me; si ci stavo pensando, ma dovrei usare lo scanner, sarebbe una versione elettronizzata della mia agenda cartacea. Molto spesso quando leggo qualcosa dico questo chiacchiera e chiacchiera: sociologi chiaccheroni, pedagogisti che non hanno lavorato mai con ragazzi, docenti che sanno solo chiacchierare e sentenziare. Molto di quello che viene scritto è solo teorico. Gli studi sull’autobiografia sono invece concreti, credo molto alla scrittura del sè come strumento terapeutico e di introspezione personale. Ecco questo non mi sembra possibile direttamente alla tastiera. La tastiera la vedo ancora come un ostacolo a una mia riflessione personale.
    Per quanto riguarda il tazebau il bello è la sua costruzione concreta, con colla, forbici e colori. Ok può essere fatto anche in Rete, tutto può essere fatto. Ma non sono tanto convinto della bontà di questa immaterialità liquidà. Noi come esseri siamo un corpo, possiamo raccontarci tutte le frescate possibili, ma il corpo è tutto, noi sentiamo e agiamo attraverso il corpo. Non a caso l’anoressia è una malattia pericolosa perchè porta a negare la materialità/concretezza del corpo.

  9. romaguido said

    @ Giuliana
    Bellissimo il tuo post, mi è piaciuto davvero tanto.
    Io sono sempre stata informale, confusionaria, pasticciona, a dispetto dell’idea di persona pignola e perfettina che i più superficiali tendono a farsi di me. La mia scrivania rispecchia tutto questo: è mia e, purtroppo per lei, mi rappresenta benissimo.
    Da quando sto pensando di trasferirmi in un nuovo appartamento, però, sogno una asettica, enorme scrivania in cristallo, con una sedia trasparente tipo quella della Kartell.
    Sarà che mi sto avvicinando alla tua idea di “scrivania liquida”? Riuscirò a riempire anche quella con tutte le cose che man mano mi servono e che di solito lascio lì, quasi a farle diventare parte di me, del mio lavoro, del mio essere?
    Nella psicanalisi è la casa che rappresenta l’io; non sarà che ci stiamo identificando col nostro lavoro a tal punto da proiettare l’io sulla nostra scrivania?

  10. Cara Rosamaria,
    mi fa piacere ti sia piaciuto il mio post 🙂
    Quanto alla scrivania che sogni, ho pensato che il cristallo riflette luci, ombre, oggetti… in un certo senso credo che si avvicina molto al mare, alle onde… e alle nostre proiezioni.

  11. Luca said

    No la scrivania in cristallo non mi piace. A casa ho una scrivania pesantissima del tipo descritto da Giuliana. La scrivania la vedo di legno massiccio e poi deve essere enorme, larghissima e lunga. La chiamo scrivania-libreria, una scrivania d’uso dove poter tenere libri, appunti, fotocopie e da una parte un computer, una stampante e uno scanner. Ecco la mia scrivania ideale.

  12. Luca said

    Il cristallo riflette è vero, la casa di vetro è l’esempio della trasparenza. Si parla anche di una Pubblca Amministazione come casa di vetro, intesa come metafora della trasparenza dell’operare pubblico. Tutto questo è vero e lo riconosco.
    Ma allora cosa c’è dietro l’esigenza di materia? Mah una qualche interpretazione psicologica la si trova sempre.

  13. romaguido said

    Accidenti, Luca, l’accostamento con la pubblica amministrazione mi smonta tutto l’entusiasmo per la trasparenza del mio prossimo tavolo da lavoro.
    La materia credo che dia sicurezza e che, riferita alla antica e massicia scrivania che tu e Giuliana descrivete, sia garanzia che il proprio lavoro intellettuale poggia su solide basi ed è destinato a restistere nel tempo. Che ne pensate? Troppo banale come interpretazione?

  14. Cara Rosamaria, io la tua scrivania di cristallo la vedo così, come la rete di Indra:

    “Si dice che nel cielo di Indra esista una rete di perle disposta in modo tale che, osservandone una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Nello stesso modo, ogni oggetto nel mondo non è semplicemente se stesso ma contiene ogni altro oggetto e, in effetti, è ogni altra cosa.”

    Per quanto riguarda la scrivania massiccia. Un tempo mi piaceva molto, in questo momento ne desidero un più leggera. Forse perché non la sento più necessaria. Tutto qui.

  15. Luca said

    Dai Rosamaria l’accostamento alla casa di vetro ti dovrebbe qualificare.
    Comunque l’argomento di Giuliana è molto interessante e mi piacerebbe leggere anche come gli altri hanno organizzato la propria libreria e la propria agenda se la usano.

  16. romaguido said

    Perbacco, Giuliana, ma come fai? Mi parli proprio delle perle a cui sono legata da una considerazione di tanti anni fa su “Via del campo” di Fabrizio de Andrè. Io allora contrapposi ai diamanti proprio le perle:

    “Non un diamante, bensì una perla,
    di quelle sferiche, lucide, rare,
    roba d’oceano, non di catrame!
    La perla è viva, la perla è pura,
    è un ghiribizzo con cui la natura
    ripara a un danno di bassa fattura.
    Se la calpesti, se tu la soffochi,
    la perla muore, perde colore;
    se la riprendi, le dai calore,
    se la proteggi, le dai amore,
    all’improvviso riacquista splendore.”

    Allora non evidenziai il fatto che le perle sono capaci di riflettere ogni cosa, restituendole in una luce nuova, nè che riescono a “illuminare” chiunque le porti.
    Si, questo tuo richiamo alla rete di Indra mi piace molto, sento che mi appartiene un po’.

    Ma ora torniamo a bomba. Dici che vorresti liberarti della scrivania massiccia; non sarà che cominci a sentire il “peso” della cultura e temi che, alla lunga, possa imbrigliare la tua fantasia?

  17. simona said

    Luca…io sono ormai da anni che utilizzo un’agenda cartacea che scrivo piuttosto spesso e che tengo sempre ben in evidenza sul tavolo del salone. Ma è un’agenda privata su cui scrivo i miei pensieri del giorno, una sorta di diario segreto, anche se ho l’età avanzata per queste cose, qualcuno mi faceva notare….e comunque da quando ho conosciuto live, scrivo anche un’agenda elettronica, ma di pensieri che anche altri possono venire a conoscenza. Il tempo da dedicargli è limitato, ma ogni qualvolta ho dei minuti liberi sono ben felice di appuntarci qualcosa…mi piace…mi è sempre piaciuto. Considera che a mia mamma ho fatto conservare i diari dei 5 anni delle superiori, come se fossero reliquie!!!! Ora mi sto cimentando con messaggini su facebook…interessante…Ps notato l’ora????

  18. Luca said

    Ciao Simona, la descrizione della tua agenda riporta alla mia. Io mi annoto fatti e accadimenti della vita vita, di persone che conosco realmente e di cose che accadono nel mondo. Si anche io ho tutte le mie agende. In alcuni anni sono piene zeppe di contenuti, riflessioni e cose varie, altre sono invece un po’ meno ricche. Rappresentano in ogni caso un anno che è passato nella nostra vita.

    Ps: ho visto l’ora………

  19. Luca said

    Ma come sono le scrivanie degli altri lettori del blog? Usate l’agenda cartacea o informatizzata?

  20. Giorgia C said

    allora, a me le tecnologie piacciono parecchio e a volte mi tornano davvero utili…però rimango sempre fedele alla carta, perchè mi piace tanto scrivere, usare colori, evidenziatori, fare schemini e liste. Diciamo che senza la mia agenda non potrei vivere e anche senza i post-it che mi aiutano a ritrovarmi nel marasma generale 🙂 A differenza di Luca e Simona, però, l’agenda la uso soprattutto per impegni vari e cose da fare/ricordare, non ci annoto niente di extra, a meno che non mi senta particolarmente ispirata.
    Invece, per tornare al tema introdotto da Giuliana, non ho una vera scrivania, purtroppo…Lo spazio in casa è poco e spesso mi metto a lavorare un pò dove capita, portandomi spesso dietro il pc. In realtà mi piacerebbe tanto una bella scrivania, non enorme per non sentirmi persa, ma nemmeno minuscola perchè altrimenti sarebbe un vero caos! Non mi dispiacerebbe una bella scrivania di cristallo, magari con un doppio piano in modo da infilarci sotto un sacco di fotografie. Sarebbe sempre una scrivania molto ordinata (sono sicura che Rosamaria se l’aspettava questa 🙂 ), anche se con tante cose sopra.

  21. Vedo con piacere che ci siamo tutti appassionati a conoscerci meglio, anche a partire dalle nostre scrivanie, agende, tecnologie…:)
    Vedo che il cristallo va per la maggiore 😉
    Non sono riuscita ancora a fotografare la mia scrivania in maniera soddisfacente…ci sto provando…così posto la foto 🙂

  22. romaguido said

    Eh, si Giuliana, il cristallo va via come il pane (ma con la crisi che tira mi sa che dovremo anche modificare questo detto!).
    @ Giorgia
    Vorrà dire che tu ed io, dopo che avremo scelto la nostra scrivania trasparente e l’avremo usata almeno per una settimana, la fotograferemo.
    Ragazzi che confronto! E pensare che dopo non potrò nemmeno nascondermi sotto la scrivania per la vergogna!

  23. Giorgia C said

    Sarebbe bellissimo! Ti rendi conto che accoppiata ne verrebbe fuori?

  24. Luca said

    Ciao Giorgia, cosa hai annotato di extralavorativo? Molte volte annoto cose che altrimenti mi dimenticherei, non tanto come appuntamenti e impegni da fare, perchè nel tempo presente non ho bisogno di scrivermi appuntamenti, scadenze e incontri. La mia agenda ha più la funzione di strumento protesico alla memoria che di strumento pro-futuro.
    La mia scrivania ideale ancora non è in mio possesso. Vorrei una stanza dove mettere una enorme scrivania dove scrivere e poter lasciare tutta la documentazione che uso nel momento. Una postazione lavoro così auenterebbe di molto la mia produttività.

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