Tutor online qualificati

Il blog del gruppo Tutor Online Qualificati

I giovani e la rete. Che fare?

Posted by romaguido su 17 ottobre 2008

“Non sarà il caso che i non nativi digitali insegnino ai nativi digitali cosa vuol dire essere nativi digitali?” (Mario Agati)

Entrando nel vivo del discorso, vediamo quale sia l’attuale rapporto dei giovani con internet.

Già autori come Mario Agati Giuliana Guazzaroni hanno evidenziato  (e la ricerca che sarà presentata il 7 novembre p.v. alla Università Bicocca di Milano quasi certamente ce lo confermerà) come i nostri ragazzi utilizzino in maniera molto limitata le potenzialità della rete, limitandosi il più delle volte all’instant messaging.

Se la situazione attuale è questa, vuol dire che le tante iniziative a favore della introduzione dei computer nelle scuole e dell’informatica tra le materie scolastiche, così come la filosofia delle tre “i” tanto sbandierata, evidentemente non hanno colto nel segno. Vediamo di analizzarne le cause.

Facendo il mea culpa a nome degli adulti che si occupano di formazione e parafrasando una famosa frase di Gianni Marconato, devo dire che le “nuove tecnologie” non bastano se non sono supportate da “un nuovo pensiero”, quello che apre alla novità avendo ben chiari gli obiettivi da raggiungere.

Secondo alcuni l’introduzione delle nuove tecnologie quale strumento didattico ha comportato nella classe insegnante un certo disagio e ed una malcelata diffidenza, che hanno avuto ripercussioni addirittura nella sistemazione logistica delle nuove apparecchiature; “quasi tutte le scuole hanno adottato (infatti) come ipotesi unica quella di relegare la bestia nel laboratorio (appunto per “addomesticarla”: pia illusione!), senza che si riflettesse sul fatto che mettere i computer esclusivamente nel laboratorio è come considerare il libro uno strumento degno di esistere soltanto all’interno della biblioteca; mettere il computer nel laboratorio e chiamare questo “laboratorio informatico” sarebbe come mettere i libri esclusivamente nella biblioteca e rinominare questa “laboratorio tipografico”[1].

Questo stesso atteggiamento ha portato a fare della informatica una competenza strettamente collegata all’insegnamento della matematica, quasi che si trattasse di una materia a se stante, tutto sommato avulsa dalle altre discipline e dalla realtà quotidiana dei ragazzi.

Certo oggi la situazione è leggermente migliorata, ma non si può affatto dire che i nostri ragazzi sappiano tutti sfruttare appieno le potenzialità della rete. E allora, come dovremmo operare per ovviare agli errori del passato e recuperare le competenze auspicate? Sicuramente, considerando che una didattica efficace, impostata da “emigranti” e (non da “immigrati”) digitali, non può non tener conto delle differenze che separano la nostra dalle ultime generazioni.

In secondo luogo sarà bene utilizzare metodi che si ispirino alla teoria costruttivista, attraverso lavori interdisciplinari di tipo collaborativo che, svolti, magari in rete e tra ragazzi di più classi e/o istituti, vedano i giovani primi attori del proprio processo di apprendimento.

In poche parole si tratterà di agire in una comunità di pratica, partendo da argomenti che nelle discussioni collettive hanno riscosso maggior successo tra gli allievi.
“L’attività pratica di gruppo, alternata alle discussioni ed alle decisioni che via via la maggioranza prenderà, faranno sì che ogni componente la comunità possa sviluppare conoscenze e competenze che, acquisite in quel determinato ambito, potranno essere tesaurizzate per i futuri lavori, le future esperienze, in poche parole per la vita (aderendo così in pieno alle indicazioni P.I.S.A.).

Le … performance (che trarranno origine da tali attività) laddove oggetto di confronto col territorio, potranno rappresentare una operazione culturale capace di arricchire tanto i protagonisti/animatori dell’iniziativa, quanto i suoi destinatari, permettendo una maggiore e più coerente conoscenza reciproca, sviluppando e potenziando nei ragazzi la consapevolezza delle proprie abilità e, di conseguenza il loro senso di autostima.”[2]


[1] Roberto Maragliano, Multimedialità e didattica.

[2] Rosamaria Guido, IDEI: un’occasione di “speciale normalità” per la valorizzazione delle differenze. Considerazioni, esperienze, proposte., in Antonella Valenti, Personalizzazione dei percorsi formativi: analisi pedagogica, educativa e didattica , LUCIANO EDITORE, Napoli, 2007


Annunci

Una Risposta to “I giovani e la rete. Che fare?”

  1. Luca said

    Bene Rosamaria, mi piace questo tuo scrivere gli articoli linkando articoli/commenti precedenti che il blog ha prodotto. Comunque vedo che l’argomento nativi-immigranti-emigrati digitali ti sta proprio appassionando.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: