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Il cyborg e la fusione uomo-macchina: l’ibridismo di Second Life

Posted by Luca su 11 ottobre 2008

Secondo la definizione di Karel Capek (1920), il robot è una macchina che può sostituire l’uomo nei lavori pesanti, pericolosi o denigranti. I robot venivano da sempre pensanti con sembianze antropomorfiche, la stessa fantascienza ci propone da sempre robot antropomorfi. Su Second Life è possibile costruire mondi, luoghi, oggetti, persone e anche robot. Lo stesso avatar è una costruzione del nostro io reale, immaginato o sperato.

In Second Life il robot potrebbe assumere forme diverse dalle sembianze umane. Gli studi sull’intelligenza artificiale al contempo stanno favorendo la costruzione di robot maggiormente efficaci, efficienti e autonomi.

Il cyborg può essere letto come metafora di Second Life? Anche SL è un ibrido tra quello che portiamo dal mondo reale e quello che viene dal nostro immaginario. Il cyborg è un ibrido tra corpo umano e corpo meccanico.  A complicare il quadro vi è il fatto che la nuova robotica strettamente connessa con l’informatica che tende a sfumare il confine tra natura e meccanica, artificio e natura, tecnica e biologia.

Se ci pensate su SL non c’è una separazione tra noi e la nostra rappresentazione di noi, il nostro noi mediatizzato. Se siete dei culturi di Star Trek conoscete sicuramente i Borg ibridi di meccanica e biologia umana. I nuovi robot sono infatti degli ibridi tra organismi biologici e macchine, un esempio filmico è Terminator. Questa ibridicità sta portando a configurare degli innesti meccanici nei corpi umani, per sostituire arti o pezzi del corpo umano deteriorati e inservibili. Nelle stesse applicazioni dei videogiochi sempre più spesso si sta studiando l’effetto di possibili collegamenti neuronali tra il giocatore e la macchina fisica connessa al gioco.

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3 Risposte to “Il cyborg e la fusione uomo-macchina: l’ibridismo di Second Life”

  1. Melba said

    “La resistenza è inutile, sarete assimilati” 😀 ^__^ 😀
    In fondo anche l’uomo è una macchina dal punto di vista fisiologico, sostituire dei pezzi non ci rende meno umani. La differenza la fa il nostro ‘io’ cosciente, il nostro libero arbitrio che nessuna macchina attualmente è in grado di ricreare.
    Dovremmo aspettare che qualcuno inventi il cervello positronico di Asimov 😛

    A tal proposito in un libro di Asimov, non ricordo quale, qualcuno chiedeva perchè i robot positronici avessero sempre forma umana e non ad esempio la forma di un trattore o di un braccio meccanico. La risposta era che i robot dovevano utilizzare macchine create per gli uomini. E’ difficile per l’uomo pensare a macchine che debbano essere usate da forme diverse dalla sua, era quindi più efficiente creare robot bipedi con struttura umana che le utilizzassero.

  2. romaguido said

    Belle le tue osservazioni, Luca.
    Mi pare di capire che rientrino in questo campo tanto le protesi di Pistorius, quanto “My Tobii”, l’apparecchio che riesce a far scrivere e addirittura parlare chi sia affetto da patologie gravemene invalidanti.

  3. Gaetana Coppola said

    “Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare”…”il computer che guarisce”, la tecnologia vista in positivo, che ha creato le condizioni dell’esperienza umana e quindi non rappresenta una sfida o una minaccia. Le protesi rappresentano un’estensione dei nostri sensi. Forse l’uomo del futuro potrà essere questo, tranne che per quella fiammella che continua ad ardere e che contraddistingue l’uomo dal cyborg

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