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Riforma scolastica: i dati, le valutazioni, i commenti

Posted by romaguido su 10 ottobre 2008

Ricapitolando:

Il Sole 24 ore

Costituzione:

Marco Travaglio

Maestro unico:

Sondaggio ISTAT 2001

Conferenza dei Presidi della Facoltà di Scienze della Formazione

Clotilde Pontecorvo

M. Baldacci, G. Domenici, F. Cambi, U. Margiotta

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41 Risposte to “Riforma scolastica: i dati, le valutazioni, i commenti”

  1. Giorgia C said

    Aggiungerei un interessante documento: si tratta della lettera che le quattro associazioni pedagogiche italiane hanno rivolto al ministro Gelmini. Leggete bene i quattro nomi che ci sono alla fine, non si tratta di persone qualunque, quali possiamo essere noi insegnanti, ma di esperti pedagogisti italiani che formano, e continuano a formare, migliaia di maestri e di esperti di educazione. Direi che non necessita di ulteriori commenti.

    Ordine del giorno delle associazioni pedagogiche sul maestro unico nella scuola primaria

    Le associazioni pedagogiche (SIPED Società italiana di pedagogia, SIRD Società italiana di ricerca didattica, CIRSE Centro italiano di ricerca storico-educativa, SIREF Società italiana di ricerca educativa e formativa) esprimono il più netto dissenso verso la scelta di tornare al docente unico nei primi anni della scuola primaria, e nell’interesse dei bambini, delle famiglie e del futuro del nostro Paese, chiedono al Governo di riconsiderare la questione.
    In un’economia globale basata sulla conoscenza, lo stato di salute del sistema socioeconomico nazionale è legato al tenore delle competenze disciplinari e relazionali acquisiste dalle persone nei percorsi di formazione.
    Il nostro Paese è di fronte ad una vera e propria sfida dell’istruzione. Per affrontarla con successo occorre assicurare a tutti la padronanza delle conoscenze fondamentali dei saperi linguistici, storici e matematico-scientifici. Tale padronanza può essere garantita solo da un’alfabetizzazione forte fin dall’inizio della scuola primaria.
    La possibilità di realizzare un’alfabetizzazione forte ha come condizione un processo di parziale specializzazione disciplinare dei docenti. Non è pensabile che un singolo insegnante possa avere un’adeguata padronanza di tutti e tre questi ambiti e delle loro forme d’insegnamento. Occorre un modello combinato di formazione iniziale e in servizio dei docenti che, oltre a garantire la necessaria preparazione pedagogica e didattica, e una cultura di tipo interdisciplinare volta a preservare l’unità del sapere, assicuri l’approfondimento di un ambito disciplinare tra il linguistico, lo storico, e il matematico-scientifico.
    Il modulo organizzativo della scuola primaria, sancito dalla legge n. 148/1990, prevedendo tre docenti su due classi, ha consentito ai docenti stessi un progressivo approfondimento dell’ambito disciplinare insegnato, ed è stata dunque una misura che è andata nella direzione di un irrobustimento dell’alfabetizzazione di base, oltre a garantire una pluralità di punti di vista preziosa per sviluppare l’intelligenza nella molteplicità delle sue forme. Gli ottimi risultati ottenuti in questi anni dalla scuola primaria nelle comparazioni internazionali del profitto mostrano che il modulo di tre docenti sta producendo effetti positivi sulle competenze dei nostri bambini.
    La direzione tracciata dalla 148/90 appare perciò quella giusta, può essere migliorata dando compiutezza al Corso di Laurea di Scienze della formazione primaria, ma non si può tornare indietro; sarebbe una scelta anacronistica ed infelice.
    Un solo maestro può limitare l’esperienza socio-affettiva degli alunni, che risulta invece arricchita dall’attuale pluralità di figure. Ritornare al maestro unico significherebbe, inoltre, indebolire la preparazione specifica dei docenti sui fondamenti dei diversi saperi, e quindi rendere più fragile ed incerta l’alfabetizzazione dei nostri allievi.
    Il tenore complessivo delle competenze realizzate dagli alunni nel corso della formazione scolastica verrebbe inevitabilmente a soffrirne. In prospettiva, il capitale intellettuale prodotto dal nostro sistema scolastico tenderebbe a diminuire, e con esso la competitività socio-economica del nostro Paese.

    Le associazioni pedagogiche chiedono, perciò, al Governo un serio e accurato ripensamento in merito alla questione della pluralità dei docenti nella scuola primaria. Si dichiarano, inoltre, fin da ora disponibili a portare il proprio contributo a qualsiasi progetto di miglioramento della struttura della scuola primaria che muova dalla conferma di tale pluralità e che avvenga attraverso forme diverse dalla decretazione d’urgenza.

    Roma, 11 settembre 2008

    Il Presidente della SIPED, Massimo Baldacci
    Il Presidente della SIRD, prof. Gaetano Domenici
    Il Presidente del CIRSE, prof. Franco Cambi
    Il Presidente della SIREF, prof. Umberto Margiotta

  2. romaguido said

    Brava, Giorgia, ci hai segnalato un documento davvero interessate. Inserirò nel post principale il link al tuo commento.

  3. Luca said

    Queste associazioni pedagogiche sono associazioni private. E’ come se un gruppo di persone si riuniscano dicendo qualche cosa. Conosco Dominici e Cambi per aver sostenuto degli esami con loro. Ma oltre a queste quattro assozioni ne esistono tante altre. Per esempio io seguo i lavori dell’APEI. In generale l’Italia è il paese delle associzioni e delle chiacchiere, invece che dei fatti e del fare.
    L’Italia è ancora il paese delle lettere e dei salotti.
    Tutte queste assozioni non hanno portato neppure a una regolamentazione della professione del pedagogista, cosa che doveva essere uno dei loro obiettivi principali.

  4. David said

    Le associazioni citate saranno pure private, ma gli studiosi citati fanno parte di istituzioni pubbliche. Quanto alla trasformazione delle affermazioni di principio in fatti, ebbene il lavoro teorico sperimentale che ha dato luogo alla riforma del 1985 ha cambiato il modo di insegnare alle elementari. i risultati sono in rete: cercate pure sotto le sigle IEA, PIRLS, INVALSI, TIMMS.
    I bambini italiani sono al 5° posto per la lettura e comprensione di testi e 14° (ma comunque sopra la media mondiale per la matematica). Le scuole medie e superiori hanno risultati peggiori.
    Mio figlio alle scuole elementari parla ormai di fonti storiche, di metodo scientifico, le sue competenze matematiche sono fondate sulle sue intuizioni legate all’esperienza ed è in grado di sviluppare delle forme di calcolo combinatorio. A quella riforma hanno partecipato più o meno direttamente studiosi come Clotilde Pontecorvo, Serena Veggetti, Tullio De Mauro. Come si fa a svalutare tutto questo e a rispondere con degli slogan come quelli della “cultura dei fatti e del fare”. Il problema è di fare cosa, c’è chi agisce sulla base di conoscenze profonde per incidere sulle cose (riuscendoci) e chi usa degli slogan pubblicitari per coprire i tagli all’istruzione e il finanziamento pubblico della parte peggiore di Alitalia. Se pensate che sia solo la sinistra credere importante l’istruzione andate a cercare su google cosa sostiene Sarkozy riguardo alla relazione fra questa e la risposta da dare alla crisi economica (prodotta da altri uomini d’azione): dice di aumentare gli investimenti del 50%.
    Il mondo è complicato, guardatevi dalle semplificazioni mediatiche e cercate di capire realmente di cosa si tratta

  5. Giorgia C said

    Grazie David, il tuo intervento rispecchia la realtà di molte scuole primarie italiana…spero che la voce di un genitore possa aiutarci a ribadire quello che andiamo dicendo.

  6. romaguido said

    Ciao David,
    in realtà hai perfettamente ragione quando dici che la scuola elementare italiana è risultata essere una delle migliori tra quelle prese in considerazione; sia io che molti autori di questo blog (sopratutto quelli che insegnano nella scuola pubblica) concordiamo con quanto dici e, se scorri un po’ le nostre pagine potrai vedere che abbiamo dato spazio a molti documenti utili a capire quale sia la reale situazione.
    Tuttavia, come in ogni società democratica, anche qui sono presenti alcuni che, pensandola diversamenente, vedono come prioritaria l’esigenza di sanare le casse dello stato e sono convinti che i tagli sulla scuola e l’università possano rappresentare la carta vincente.
    A voler passare dalle cose serie al “pettegolezzo”, posso dirti “in un orecchio” che, trattandosi in genere di lavoratori del settore privato, la loro ostinazione a non voler affrontare l’argomento sotto un’altra ottica sembra più dovuta ad un certo livore, ad una malcelata invidia nei confronti dei lavoratori del settore pubblico (a loro dire fannulloni privilegiati) che non ad una analisi obiettiva dei documenti.
    Ti ringrazio dell’intervento e ti faccio gli auguri più sentiti per il futuro del tuo bambino.

  7. David said

    Ciao Giorgia, ciao Guido, spero anche io che possa essere utile, e vi ringrazio per gli auguri. Vi ringrazio anche per il vostro lavoro, credo che l’attuale mobilitazione in difesa della scuola sia partita anche grazie alla risposta di tante persone come voi. I commenti del governo fanno pensare ad una azione pilotata dal centro-sinistra. In realtà è vero il contrario, si sono mossi con ritardo e con loro anche i mass-media, ora le cose stanno cambiando ma credo che il lavoro da fare nel campo dell’informazione sia ancora molto grande. Ho seguito una parte del dibattito parlamentare e si continua a sostenere che non ci sono tagli, che non ci sarà alcuna perdita di posti di lavoro. Certo, escludendo i precari che lavorano attualmente nella scuola e nelle università.
    Vi ringrazio ancora per il vostro impegno
    David

  8. Luca said

    Perchè c’è questo mito della scuola elementare italiana? Dopo è tutta una schifezza, ma siamo i migliori educatori fino a 10 anni………. Non ci credo.
    Poi certo c’è la tragedia, il disastro. I sostenitori del fascismo dicono ancora che i treni al quel tempo funzionavano alla grande e non erano mai in ritardo. Se ci penso ora anche io ricordo la scuola superiore con nostalgia ma ai tempi la vivevo male. Il passato è sempre nostalgico e questo mito delle elementari come scuola dorata e favolosa non capisco come si faccia a portare avanti. Chi sono questi santoni delle elementari? In tutte le valutazioni comparative internazionali siamo agli ultimi posti come scuola pubblica. Per quanto riguarda i tagli nella P.A. io ne sono un sostenitore, non è possibile che la media malattia annua di un dipendente pubblico era di 28 giorni. Avete capito? 28 giorni. Un dipendente pubblico lavora 9 mesi l’anno e prende non so quanti mesi di stipedio con la sicurezza che l’ente non fallisce e che se non uccide nessuno, è impossibile licenziarlo. Per quanto rigurda le parti politiche, tutti si comportano allo stesso modo: ieri era Berlusconi che portando la gente in piazza voleva dare la spallata a Prodi, oggi è Veltroni che si vede empaticamente come docente e studente e quindi depositario della ricetta miracolosa da applicare alla malata scuola pubblica italiana. Le parti si capovolgono mentre i discorsi e le tattiche si equivalgono. Comunque avete visto con la crisi delle banche americane, i dipendenti privati vanno a casa, quelli pubblici no. Alla Lehamn Brothers dipendenti dai contratti millionari sono andati sulla strada a dover cercare di nuovo un lavoro. Certo che l’essere dipendente pubblico è antropologicamente diverso da esserlo nel privato.
    Veniamo ora ai discorsi di merito. Anche io sono d’accordo nel privilegiare un’impostazione pedagogica all’analisi della Riforma scolastica, ma questo modo di agire senza vincoli di bilacio ci ha portato a avere un debito pubblico alle stelle, precari nella scuola da anni che sperano nella sanatoria miracolosa. Tutta questa pedagogia cosa ha prodotto?

  9. romaguido said

    1) I lavoratori del pubblico impiego percepiscono 13 mensilità, quelli privati (almeno per me era così quando ero nel privato) 14.
    2) Gli sperperi nella scuola non provengono dagli stipendi dei docenti, bensì da fondi male amministrati.
    3) Per quanto riguarda la qualità della scuola primaria ci sono prove oggettive, quelle cui fa cenno David, che hanno gli stessi limiti e modalità di svolgimento analoghe a quelle dell’indagine PISA, per la quale i 15enni italiani sono risultati avere competenze scarse. Se accetti i dati negativi delle prove PISA dovresti inchinarti al successo che la scuola primaria italiana ha riscosso nelle altre.
    4) Non puoi identificare i docenti con TUTTI i dipendenti pubblici e comunque, nell’abito delle due categorie, dovresti effettuare i doverosi distinguo.
    5) La riforma, come giustamente dici tu, deve partire da basi pedagogiche, il taglio nei bilanci non può che peggiorare la situazione. Sarebbe meglio riformare secondo corretti criteri pedagogici, sentendo tutte le parti interessate e poi, se mai, effettuare i tagli che si rivelassero necessari.
    6) Ti è mai balenata l’idea che, mandati a casa i docenti che risulteranno in esubero per l’abolizione del modulo e la riduzione delle ore di lezione, i precari che non sarà più necessario impiegare, i cattedratici le cui discipline non saranno più insegnate per la soppressione di corsi di laurea ritenuti superflui, il personale ATA, ecc., l’aumento della disoccupazione porterebbe ad uno squilibrio sociale difficilmente sanabile?

  10. Luca said

    Una precisazione: non sono per la chiusura delle scuole e per il reciclaggio dei docenti nei lavori dei campi agricoli. E’ vero sono avverso alla scuola e al mondo insegnante in generale, perchè non lo trovo funzionante. Forse in questo risento di studi marxisti sulla scuola di classe e sulla impossibilità delle classi popolari di ascesi sociale. Eh… Marx ancora fa proseliti e danni………….. Ma detto questo sono sempre stato propenso a considerare la formazione e il saper fare le cose la via prioritaria per trasformare se stessi e le proprie possibilità.
    Certo questa è la formazione a cui io penso, non quella impartita dalla scuola.

  11. Giorgia C said

    Bene, Luca, dici che tu hai in mente una “formazione”…ce ne vuoi parlare un pò? Quali idee innovative ci proponi per migliorare questo aspetto fondamentale nella vita dell’uomo e del cittadino, visto che ciò che attualmente la scuola propone non è di tuo gradimento?

  12. Alberto Vesentini said

    Da dove partire per cambiare il tutto? Dal ministero,dai direttori scolastici, dai docenti, dai genitori?

    In tutte le categorie c’è qualcosa che non va, non vedo come un taglio orizzontale possa portare qualcosa di buono.

    Partiamo dal ministero: vedi sprechi? tagli lo spreco. Una scuola spende male i suoi soldi? via il dirigente. Un professore si comporta male? dai la possibilità di mandarlo a spasso.

    Partiamo dai direttori: sei responsabile dei tuoi insegnanti, vedi che qualcuno è cazzone? hai la possibilità di segnalarlo.

    Per quanto riguarda il rapporto insegnante-genitore, non ho capito come siamo giunti a perdere il rapporto di coplicità e rispetto: entrambi dovrebbero avere a cuore il meglio per i bambini, il dirigente scolastico ( e più su fino al ministero) dovrebbero tutelare l’insegnante per far si che non possa essere querelato perchè ha messo in castigo un bambino (successo a scuola dalle mie sorelle)…

    non possiamo purtroppo cambiare il mondo in cui viviamo e credo sia fiato sprecato quando l’insegnante spiega al ragazzino certi valori se poi quest’ultimo va a casa e la famiglia è allo sfascio e per farlo stare buono i genitori gli comprano ogni cosa viziandolo al massimo…

    Il problema pedagogico io sinceramente non so come affrontarlo, non è nelle mie corde…voi che lo vivete quotidianamente potreste farmi capire dove la scuola può cambiare?

  13. Luca said

    Ciao Alberto, mi trovi d’accordo. Premiare il merito e punire per esempio il dipendente pubblico che si mette in servizio e poi invece va a fare spesa, va al bar, in palestra, o fa un altro lavoro. Beh questo gi insegnanti non lo fanno: per loro vale la responsabilità civile ai sensi degli articoli 2046-47 e 48 del codice civile e di conseguenza ci prestano attenzione. Diversi invece sono stati i casi di medici beccati a timbrare per altri colleghi che stavano beatamente in palestra; in Sicilia uscieri di comuni facevano gli ambulanti nella piazza del paese pur essendo regolarmente in servizio.
    Quando le sento, queste notizie mi fanno sorridere…. ma è solo la prima reazione.

  14. Alberto Vesentini said

    Il termine “cazzone” lo intendevo anche con il fatto che non rispetta dei normali principi educativi e di serietà. Io ho avuto una (e per fortuna una, alle altre sono molto legato) professoressa di educazione fisica di cui non ricordo nemmeno il volto. E avevano controllato, faceva la furba. Per fortuna un caso raro. Però quella meritava di stare a casa. Alle altre avrei fatto, con le mie mani, una statua. Onore al merito, come si dice.

    Mia madre lavora in comune, e il caffè alla macchinetta se lo prende. Ma non un suo dirigente si è mai lamentata di lei, in 30 anni di lavoro, e anzi ha sempre la “pagella” (in amministrazione ora usano così) col massimo dei voti. Varie colleghe in ufficio facevano la spesa. Mai successo nulla.

  15. romaguido said

    Bravo, Alberto,
    tu sei dell’avviso che non è un’idea furba buttare l’acqua sporca con tutto il bambino.
    La riforma scolastica non si può fare in due ore, quindi non faremo qui delle proposte immediate di rinnovamento (anche se su questo blog abbiamo accennato alla cosa). Di sicuro non si può partire con i tagli al bilancio, se si vuole fare una cosa seria e lo dici anche tu che un intervento orizzontale non sarebbe affatto raccomandabile.

  16. Alberto Vesentini said

    assolutamente d’accordo, tra l’altro taglio imposto dall’istruzione, sotto la spinta di tremonti-brunetta, ma senza che questa si confrontasse con nessuno.
    Chiedevo a voi perchè magari essendo del settore vi informate di più su questi temi…

  17. romaguido said

    @ Alberto
    Ad essere sincera, devo ammettere che Fioroni diceva cose sacrosante, tanto dal punto di vista pedagogico quanto da quello sociale; i suoi provvedimenti erano sensati e sicuramente la scuola e la società ci avrebbero guadagnato con le sue riforme.
    Il problema della scuola è sopratutto interessare i ragazzi, attrarli con ciò che a loror piace di più, dargli i mezzi a cui sono più abituati nella vita di ogni giorno, parlare con un linguaggio loro più congeniale.
    Quindi bisognerebbe usare le Tecnologie di Informazione e Comunicazione nella didattica di ogni giorno, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, lavorare in “comunità di pratica“, scegliere contenuti più vicini alla realtà odierna e più utili per la loro vita futura.
    Quanto al rapporto scuola-famiglia ed alla disciplina nelle scuole, Fioroni aveva aperto un bel dibattito, evidenziando la necessità di una fattiva collaborazione, esigendo per gli insegnanti il giusto rispetto e rivalutando il loro ruolo.
    Ecco, queste sono le cose da cui bisognerebbe partire, non dai tagli indiscriminati e dai licenziamenti generalizzati.

  18. Luca said

    Sul lavorare e formarsi nell’ottica della comunità di pratica sono pienamente d’accordo.

  19. Giorgia C said

    @Alberto
    Io non metto bocca su ordini di scuola che non conosco bene, se non in base al ricordo di tempi vissuti da studentessa…che valgono fino ad un certo punto.
    Però posso parlare riguardo al mio ordine di scuola, cioè la scuola elementare (a me piace chiamarla ancora così): credo che a scuola si lavori molto, con poche incentivazioni da parte dello stato e spesso arrangiandosi con quel poco che si ha. Le attività che io, come la maggior parte delle mie colleghe, propongo ai miei alunni non sono preparate da altri o scopiazzate da qualche libro, cerchiamo sempre di trovare le strade migliori per rendere l’apprendimento motivante, interessante e a misura di bambino. Loro sono gli utenti che mi trovo di fronte ogni giorno e tutto ciò che faccio lo organizzo pensando a loro.
    Il mio ruolo non si esaurisce con la didattica, come insegnante sono anche un’educatrice, che punta alla socialità, alla relazionalità e allo stare bene insieme. Certo come dici tu non è facile cercare di trasmettere dei valori o di far comprendere certi messaggi, quando la famiglia se ne occupa poco o in maniera completamente differente. Ma questo è il mio lavoro e io conosco i limiti e le difficoltà che comporta. E non è che io sia un’insegnante più brava delle altre, la maggior parte dei maestri che conosco ragiona e lavora in questo modo. Per me la scuola elementare funziona. Certo, ci sono a volte delle cose che non funzionano, come ci sono insegnanti che non si impegnano. Ma non si può generalizzare.

  20. Alberto Vesentini said

    scusa Giorgia C, ma non ho capito il tuo commento.
    Io non ho assolutamente generalizzato, me ne sono guardato bene (avendo nche una mamma che lavora nella PA), e sia Luca sia Romaguido me ne hanno dato atto. Proprio non capisco dove lo hai letto…
    Ho scritto che è successo una, ed una sola volta…E agli altri farei una statua, dalle elementari alle superiori me li ricordo tutti e li porto nel cuore…

  21. Luca said

    Mi ricordo che la mia maestra delle elementari riusciva a gestire da sola una classe di 25 ragazzini. Era la maestra unica, non la maestra prevalente o la maestra del modulo fantasmagorico. Ho controllato in vecchie foto eravamo 25 in classe. Da bambino ero irrequieto quindi mi ricordo questo donnone che mi dava certi nucchini tremendi e ancora ci metteva in ginocchio come punizione. Un nucchino una volta due e tre e alla fine anche il più caprone dei bambini capiva che doveva avere rispetto per la maestra e per la classe. Mi ricordo che non resistevo dal mangiare la merenda prima della ricreazione, dopo un pò imparai che la merenda si mangia a ricreazione. I genitori in quel periodo non erano dei piagnoni come quelli di oggi che si lamentano per ogni cosa e che hanno perso il ruolo di genitori (fanno i fratelli maggiori, gli amici dei figli. Non hanno capito niente di ruoli, di autorità e di autorevolezza).
    La mia maestra in classe teneva l’ordine e lo faceva alla grande. Niente le sfuggiva e io ancora oggi la ricordo con affetto.

  22. Giorgia C said

    @Alberto
    Non mi riferivo a te!!! Forse mi sono spiegata male… Volevo dire che in questo periodo sento spesso commenti stereotipati e persone che generalizzano troppo facilmente dando giudizi pesanti sulla scuola pubblica. Quindi il commento che ho scritto voleva essere un messaggio anche per questo tipo di persone.
    Ho capito molto bene la tua posizione, e sono pienamente d’accordo con quello che hai scritto.

  23. romaguido said

    Alberto, Giorgia si riferiva a chi, generalizzando, critica in toto la scuola e gli insegnati; nn si riferiva affatto a te, credimi.

  24. Luca said

    Giorgia si riferisce a me. Su questo argomento non siamo d’accordissimo ma è marginale, perchè conoscerla è stata una delle cose positive del 2008.

  25. Giorgia C said

    @Luca
    Alla fine alla mia domanda-provocazione non hai risposto…
    E non essere il solito egocentrico 🙂 … chiaramente i giudizi che tu dai li sento anche da moltre altre persone

  26. Luca said

    Ok, ti rispondo. Domani metto il mio manifesto dell’educazione. Comunque è riassunto nella premessa della mia tesi di laurea.

  27. romaguido said

    Quale, s’il vous plait?
    PS Sto ancora aspettando quella sul pugilato.

  28. Luca said

    Hai ragione, sul pugilato, però ho spezzoni qua e la. ti devo dare il cartaceo, ma vedo di mandarti quello che ho. Ora che fai anche la lamentela pubblica………..:)

  29. Alberto Vesentini said

    Ci siamo capiti male, capita, scusate…
    Io ho 25 anni e, tranne il primi due anni di elementari, poi ho sempre avuto più di un maestro…in tutti i casi sono pienamente d’accordo sul fatto che un maestro unico (non prevalente) possa essere una figura di riferimento e qualche scapaccione i bambini lo meritino come lo dovrebbero dare i genitori. MAgari non è il massimo pedagogicamente parlando ma è di sicura efficacia.
    Vero e reale è che in realtà non è più fattibile: i maestri sono oramai tutti laureati e spesso sono specializzati…che uno solo possa fare il lavoro di tutti la vedo francemente dura (solo nel sens dei contenuti)…
    o sbaglio?
    poi una riflessione…
    ieri sera seguivo annozero e spiegavano un po’ la storia del maestro unico-prevalente ecc ecc…e dicevano che “se ci sono 3 insegnanti, ora uno segue la classe nelle 24 ore mattutine e gli altri due seguono la classe nei pomeriggi del tempo pieno”…
    ma che cambia??? risolvetemi sto dubbio, io ascoltavo allibito…e se una persona come me che ritiene di avere una minima capacità di comprensine/osservazione razionale è rimasto a bocca aperta, mi immagino la massaia di Modena svenuta in poltrona dopo sto panegirico…

  30. Giorgia C said

    Io ho avuto la maestra unica, che per me è stata una seconda mamma e tuttora ne ho un ricordo splendido. Sicuramente era un punto di riferimento per me. Per me…non per tutti. La mia migliore amica ne ha un ricordo pessimo per esempio. Un insegnante unico si trova di fronte a soggetti diversi e quindi non è detto che da tutti venga preso come modello di riferimento. Le classi di oggi sono molto diverse da quelle del passato, anche se spesso sono meno numerose. Oggi ogni alunno porta con sè una tale complessità che sarebbe molto difficile, per un maestro unico, riuscire a seguirlo nel percorso di crescita e di apprendimento in modo davvero efficace. E non solo, come dici tu, perchè ormai anche noi insegnanti siamo specializzati in un certo settore, ma soprattutto perchè ognuno di noi ha delle predisposizioni relazionali molto soggettive, che spesso compensano quelle dei colleghi. E comunque un insegnante unico comporta una grossa perdita in termini di collegialità, di lavoro di team per trovare le soluzioni e le strategie migliori…io mi sentirei persa senza le mie colleghe, è fondamentale per me il continuo confronto con loro.
    Tu poi Alberto ti poni una domanda molto intelligente, in merito a quello che hai sentito ad Annozero. Adesso il governo dice che non è proprio un maestro unico ma un insegnante prevalente (com’è bello poter cambiare le carte in tavola a piacimento!!!) e tu giustamente ti chiedi che cosa cambia…te lo dico io cosa cambia, visto che oltretutto insegno al tempo pieno (40 ore): l’insegnante “del mattino” e quelli “del pomeriggio” non sono più allo stesso livello, diventano un pò insegnanti di serie A e di serie B. Come si decide che io devo insegnare solo di pomeriggio, con quali criteri? Perchè proprio io dovrei beccarmi tutti i pomeriggi, quando i bambini sono più stanchi e rendono meno? Ma allora di pomeriggio non si faranno le materie disciplinari (italiano, matematica, storia…), si organizzeranno invece attività di laboratorio espressivo, di inglese, di musica…ma allora chi decide che io devo diventare la maestra che fa i laboratori? Quali saranno i criteri?
    Vedi Alberto, potrei continuare molto con queste domande, perchè il problema è che chi propone le riforme poi non ti sa spiegare, nella pratica, come organizzerà le cose: è bello sparare sentenze e poi fermarsi lì. Certo, leggi i giornali, ascolti il TG e tutti dicono che il tempo pieno non lo tagliano, anzi lo incrementano….ma allora noi insegnanti del tempo pieno ci chiediamo: benissimo, incrementiamolo, ma come intendete farlo? Come lo organizzerete? Ecco, queste spiegazioni mancano del tutto, e vi assicuro che non sono aspetti da poco. Sono proprio queste le cose che fanno la scuola!!!

  31. Luca said

    Mah non so….. Ora la complessità dei bambini è aumentata? Quindi i bambini che hanno avuto il maestro unico erano dei ritardati, beccatevi il maestro unico tanto siete dei sempliciotti non complessi né “complessati”. Ora invece la complessità è aumentata e il maestro unico non si sa rapportare con il tutto.
    E anche questa storia della specializzazione. I maestri prendono una laurea mica vanno sulla Luna per prendere l’abilitazione. Non andava bene in passato che una persona con quattro anni di scuola magistrale potesse tranquillamente dire di essere maestra anche se poi il suo compito lo faceva. Sono d’accordo con Giorgia e con Alberto sugli usi delle parole, che pena sentire dire no non è il maestro unico ma è il maestro prevalente. Fa pena. Se uno è convinto delle proprie idee le porta avanti con coerenza. Dici che ora come ora non va bene torni al maestro unico e allora continui a parlare di maestro unico e non di maestro prevalente. Ecco l’Italia è un paese senza coerenza e senza coerenza non si va da nessuna parte.

  32. Alberto Vesentini said

    La mia domanda sulla specializzazione è questa: uno per insegnare storia deve laurearsi in storia o va bene anche scienze della formazione o equivalenti? (oltre a fare l’abilitazione a insegnare, che devno fare tutti..)

    La complessità della società è aumentata secondo me, e non solo quella dei bambini.
    Quando andavo alle elementari io 20-15 anni fa (avendo 25 anni), non si badavano ai vestiti, ad esempio. E loro che cosa ti fanno? il grembiulino. Giusto da una parte, azzeri le differenze. Ma è questo il modo esatto? non è forse meglio prendere la testa dei genitori e disintegrarla su un muro spiegando ai bambini che hanno dei genitori incapaci di educare e che non gli passano certi valori?

    Silvio, per stare in tema, a me e ai miei amici d’infanzia, ha propinato i famosissimi paninari. Siamo sopravvissuti! Perchè mia mamma se facevo una vaccata (che ovviamente al tempo non capivo)o ero arrogante o menefreghista mi “menava” col mestolo =) Bastava solo il gesto (ovviamente mica mi ha mai tumefatto!) e capivo, passando la mia bella settimana di punizione senza cartoni animati e senza giocare a pallone….Poi dopo un’ora chiuso a riflettere nella mia stanza, arrivavano quelle sante persone dei miei genitori e mi spiegavano perchè dovevo stare in punizione, ed erano fermi e li rispettavo.

    Mi pare di parlare del libro Cuore d’inizio secolo, e invece è la mia infanzia: vi pare giusto?

  33. Alberto Vesentini said

    PS: mi padre non era assolutamente autoritario, anzi è sempre stato molto libbbero (come direbbe Verdone), figlio degli anni ’70. Mia madre idem, donna fantastica di inarrivabile esperienza, solidità e amore materno.

    Ehi, ma sto parlando bene dei miei genitori! 😛

  34. Luca said

    Anche io ho vissuto l’epoca del paninaro e mi vergogno a dirlo compravo le felpe Best Company, le scarpe Timberland o i pantaloni el charro. E’ stata la mia unica fase di conformismo sociale, e vi rivelo anche che mi piacevano i Duran e il film Sposerò Simon Le Bon.
    Ma veniamo alla presunta maggiore complessità dei bambini di oggi………. Quel furbone di Marx ci aveva visto lungo, quando non è struttura è sovrastruttura. Non è una complessità di natura (quindi strutturale) ma è una complessità costruita (sovrastruttura) che quindi non ha ragione di esistere in se.

  35. Giorgia C said

    @Luca
    Luca, conosci così poco il mondo della scuola che mi stupiscono sempre i tuoi giudizi così categorici.
    La complessità oggi è data da bambini stranieri che non conoscono la lingua, bambini nati in Italia da genitori stranieri, che a casa parlano solo la lingua materna, bambini spesso “abbandonati” dalle proprie famiglie, nel senso che vengono seguiti poco, perchè entrambi i genitori lavorano e si trovano spesso con estranei, genitori molto fragili che preferiscono dire sempre di sì piuttosto che impegnarsi ad educare i propri figli, bambini che hanno genitori separati, risposati, con altri figli nati da nuove relazioni….potrei continuare l’elenco ma mi sembra superfluo elencare tutto. Credi che negli anni ottanta fosse così? Non mi sembra proprio…e non eravamo affatto dei ritardati caro mio, semplicemente la maggior parte di noi è stata tirata su da famiglie presenti in termini educativi. Mi sembra strano che proprio tu che hai tante lauree e che lavori nel sociale non abbia mai sentito parlare di un aumento della complessità nelle nuove generazioni.

    @Alberto
    Noi maestri siamo tenuti ad insegnare qualsiasi materia, alle scuole elementari non conta molto che tipo di laurea tu abbia conseguito. Ora è obbligatoria la laurea in Scienze della formazione primaria, ma io sono tenuta ad insegnare qualsiasi cosa il dirigente mi assegni. Spesso capita che un insegnante al termine di un ciclo cambi ambito disciplinare. Certo che se io insegno da 10 anni lingua italiana e storia ho acquisito delle competenze non indifferenti, ho approfondito molto, mi sono tanto aggiornata e conosco molto bene sia la discipina sia le metodologie. Ciò non toglie che se mi dicono di insegnare matematica lo devo fare punto e basta, vorrà dire che mi rimetterò ad aggiornarmi. Quello che forse molti non capiscono è che noi docenti non abbiamo paura di fare il maestro unico, abbiamo solo il dispiacere di tutto ciò che questa scelta può togliere ai nostri alunni. Il discorso, però, è molto complesso e lo sto riassumendo per darvene un’idea generale, ma ci sarebbe molto altro da dire.
    Mi sembra, Alberto, che i tuoi genitori abbiano saputo educarti, trasmettendoti dei valori importanti e che tu li abbia in testa molto chiaramente. Se io tornavo da scuola con una punizione stai sicuro che mia madre me la raddoppiava…oggi invece i genitori vengono a lamentarsi, difendono sempre e comunque i figli, non accettano di essere messi in dicussione ma sono sempre pronti a farlo con noi insegnanti. Il nostro è un lavoro difficile, per quanto qualcuno non ci possa credere. I due mesi di vacanze non contanto nulla di fronte alla complessità del nostro lavoro, in cui dobbiamo insegnare, organizzare, mediare, rapportarci con genitori, alunni, colleghi, dirigenti, bidelli, enti esterni…certo, ogni lavoro ha le sue difficoltà e ce ne sono sicuramente di molto più duri. A me non interessa quello che fanno gli altri, io so quanto e come lavoro e questo mi basta.

    @Luca
    A me i tuoi discorsi su Marx o simili non lasciano proprio niente, mi sembra che tu voglia tirar fuori quello che hai studiato in modo teorico, senza poi conoscere veramente le cose che critichi. Mi dispiace ma è il mio pensiero. Io difficilmente do giudizi su aspetti che conosco poco, preferisco prima vivere le situazioni e poi giudicare. A te non piacciono le chiacchiere e i “bla bla bla”, ma di proposte pratiche non te ne sento mai fare.

  36. Luca said

    Guarda non ti rispondo.

  37. Luca said

    Eh no invece. Questa supponenza che non conosca il mondo della scuola mi da molto fastidio. Da cosa pensi che non lo conosca? Sono già alcune volte che dici Luca non conosce il mondo della scuola e invece lo conosco, per averci lavorato. Ma se tu non lo sai, non dirlo.

  38. Luca said

    Comunque Grillo darà spazio ai video della protesta sulla scuola. Studenti e docenti potranno inserire nel blog del comico i video delle manifestazioni. Basterà caricare il video su youTube e poi mandare la segnalazione al blog di Grillo.

  39. Luca said

    Premesso che l’argomento scuola non mi interessa più di tanto, ma che comunque ci ho lavorato tre anni avendo una abilitazione all’insegnamento della lingua italiana agli stranieri, una abilitazione all’insegnamento dell’italiano come L2. Quindi non faccio chiacchiere teoriche di cose che ho studiato solo sulla carta e non ho mai fatti giudizi sulla preparazione degli altri o sulle loro idee, cose che comunque non ho detto mai di nessuno qua. Marx in ogni caso fornisce categorie di analisi della realtà e non è come dire ho letto ieri sulla Gazzetta dello Sport che struttura e sovrasttura non sono la stessa cosa.
    Molti maestri insegnano ancora con la quarta classe della magistrale, si una vera e propria specializzazione adatta alla super complessità sociale delle nuove classi odierne. Loro si che con quattro anni di scuola superiore sono idonei e preparati all’insegnamento.
    Comunque io sono per l’ascolto e il confronto e quindi ascolto tutti.
    In alcune scuole della capitale si stanno facendo già delle sperimentazioni della Riforma Gelmini per dimostrare le conseguenze della riduzione dell’orario scolastico con un solo insegnante e con classi numerose. Quindi lezioni di quattro ore dalle 8.30 alle 12.30 con un unico maestro in classe. Secondo la maestra che in questa sperimentazione si è prestata a fare la “maestra unica” ” non c’è stato tempo per i bambini per immagazzinare quello che si stava dicendo, né per discutere bé per rielaborare. Le classi numerose impediscono il rispetto delle esigenze di apprendimento di ogni bambino. Ritmi così serrati non servono a nessuno. In questa quarta elementare si è fatto italiano, matematica, un disegno, scienze e una breve ricreazione. I bambini si sono sentiti sotto pressione e quelli che solitamente facevano domande non hanno trovato spazio”.
    Ecco io non dico che le sperimentazioni siano arbitrarie e pretestuose, se ne deve tenere conto.

  40. Giorgia C said

    Si scusa, in effetti dovevo essere più precisa: Luca non conosci il mondo della scuola elementare, sulla quale hai spesso espresso dei giudizi. Come sempre io parlo solo del mio ordine di scuola e non degli altri, dovresti saperlo ormai.

  41. Giorgia C said

    A proposito, i molti docenti che insegnano con la quarta magistrale sono degli ottimi maestri, che si aggiornano in continuazione e che hanno un bagaglio esperenziale pazzesco. I titoli non sono così importanti quando si ha a che fare con dei bambini, quello che conta è il fatto di mettersi in gioco sempre e non accontentarsi mai.

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