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Petizione al Presidente della Repubblica

Posted by romaguido su 10 ottobre 2008

“Chi ha torto tira dritto

se chi ha ragione resta zitto.

Chi non sa dire la sua ragione

il primo che passa è suo padrone.”

(dal cartello di una manifestante riportato da giambrox)

Probabilmente quello degli italiani è risultato finora un silenzio/assenso oppure ancora una volta gli italiani non sono riusciti a trovare il giusto accordo prima che la situazione degenerasse. Per correre ai ripari c’è chi consiglia di rivolgere al Presidente della Repubblica, onorevole Giorgio Napolitano, la richiesta di non apporre la propria firma sul decreto che segnerebbe definitavemente il declino della scuola e della ricerca italiane.

Per questo, più associazioni stanno invitando tutti i cittadini contrari al Decreto Gelmini a cliccare sul link per esprimere al Presidente della Repubblica la richiesta di non firmare la legge Gelmini (DL n.137 del 1 settembre 2008, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università)-

La formula potrebbe essere la seguente:

Oggetto: Richiesta di non firmare la legge Gelmini

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica Italiana Onorevole Giorgio Napolitano ,

in qualità di cittadino, La prego vivamente di non firmare la legge Gelmini (DL n.137 del 1 settembre 2008, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università)

Con osservanza

firma

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15 Risposte to “Petizione al Presidente della Repubblica”

  1. romaguido said

    Tengo a precisare in questa sede che il blog nasce da un gruppo di persone con interessi professionali convergenti, ma assolutamente autonome e indipendenti per quanto riguarda le scelte politiche e sociali non squisitamente connesse all’e-learning ed alle pratiche collaborative di rete.
    Ogni post risulta quindi essere di assoluta competenza e responsabilità del singolo autore, che, a meno di una espressa e dichiarata delega da parte del gruppo, non può in alcun modo essere considerato portavoce dello stesso.

  2. Luca said

    Stavo leggendo oggi i dati dell’agire Brunetta. I dipendenti statali (super privilegiati in quanto lo Stato non fallisce, hanno ogni tipo di diritto e aspettativa sindacale) prima erano sempre malati, ora sono tutti sani, non hanno più malattie, e si alzano la mattina facendo un tuffo nel ghiaccio e uno nei cerchi di fuoco.
    Da dei piagnoni che oltre al mese di ferie passavano in malattia altri 27 giorni all’anno (quindi per due mesi e mezzo non andavano al lavoro) ora sono diventati degli stakanovisti.
    Ecco Brunetta sicuramente non un virgulto del fisico, ha invece avuto degli effetti taumaturgici. Brunetta il taumaturgo da oggi si può chiamare.
    Non sono d’accordo con la petizione al Presidente della Repubblica e in generale sono sospettoso verso il lavoro pubblico in generale.

  3. controreazioni said

    A Luca: Qui non si discute, credo, di un singolo provvedimento di un singolo minisitro. Si discute di una politica integrale che non ha come obiettivo il miglioramento del pubblico, quanto il suo ridimensionamento drastico. Dobbiamo chiederci, innanzitutto, a chi giova questo ridimensionamento. Di certo non alla cittadinanza, che si ritroverà servizi dimezzati e meno efficienti (se diminuiscono i professori e gli alunni restano inviariati, di consegnuenza aumenta il numero di studenti per classe, aumentare il numero di studenti per classe significa rendere più difficoltoso l’insegnamento). Fra l’altro non si colpisce un settore di parassiti, ma una scuola pubblica che, fatta eccezione per le università, ha molti elementi di pregio. Oltre questo, l’utilizzo dittatoriale dei mezzi di comunicazione di massa fa al solito passare il rame per oro. Vorrei ricordare a chi ha scritto prima di me, che i professori italiani sono tra i peggio pagati d’Europa e che la percentuale di spesa per l’istruzione in Italia è egualmente bassa. Ragione che spiega quel famoso dato della Gelmini su una spesa che va al 97% in stipendi (che usino meno soldi per il fantasma della sicurezza allora, non per la formazione del futuro).
    Su Brunetta: la sua legge fa di tutta l’erba un fascio. Invece di mirare a colpire solo gli assenteisti cronici, colpisce tutti i lavoratori. Non lavora sul lato del rispetto delle regole, quanto su un loro inasprimento generalizzato. Se tu dici che decurti lo stipendio a chi prende dieci giorni di malattia è probabile che colpirai chi abusava della malattia, ma è sicuro che colpirai chi, avendo contratto un’influenza, deciderà comunque di recarsi a lavoro. Ora, non so a te, ma a me questa sembra una delle tante restrizioni di diritti acquisiti fatta da un governo di nani, ballerine, ruffiani e personaggi dubbi.
    Poi, per curiosità, Brunetta quanti stipendi percepisce? Quanti lavori svolge? Così, per sapere.

  4. Melba said

    Premesso che non lavoro nel pubblico, tanto meno nella scuola; premesso che lavorando nel privato 10 giorni di malattia di fila non esistono, non c’è nessuno che lavori al posto tuo, non abbiamo i supplenti; premesso che tutti quanti siamo sottopagati rispetto all’Europa e che quando andavo alle elementari io c’era un solo maestro, non so come ci siano arrivati a mettere dentro tutta sta gente; non entro nel merito di petizioni e manifestazioni che pare non manchino mai ad ogni riforma.

  5. lino said

    Chiariamo le cose, la malattia nel privato esiste quanto nel pubblico, ho diversi amici e parenti che lavorano in società pubbliche e ciò dipende dalla contratto di categoria che si ha con l’ente privato o pubblico, ben diverso se si svolge attività professionale in proprio. La contrattazione anche dei giorni di malattia e delle modalità deve essere contrattata dai rappresentanti dei lavoratori e dall’ente, sia pubblico che privato, quindi il signor Ministro Brunetta ha scavalcato ogni regola che era valida da molti anni, senza alcun rispetto dei lavoratori del pubblico impiego. Per quanto riguarda la riforma Gelmini si deve andare a leggere in modo approfondito il suo Piano Programmatico da dove si evince che vi saranno solo tagli senza tener conto delle esigenze reali dello sviluppo dei futuri cittadini, oltre al maestro unico, ha preannunciato la riduzione delle ore di insegnamento relativamente agli indirizzi di studio, ciò vuol dire che i futuri ragazzi del domani ne sapranno meno di oggi, cosa che anche gli studenti hanno compreso.

  6. Melba said

    Certo che sulla carta la malattia esiste sia nel pubblico che nel privato. Sulla carta. Il pubblico e il privato vivono in due mondi differenti di concorrenza e di mercato.

    Non si può quantificare in ore di frequenza le conoscenze di una persona. E’ la qualità dell’insegnamento che conta.

  7. romaguido said

    Ciao Barbara, a me sembra che qui ricalchiamo le teorie sulla differenza tra reale e virtuale. Tanto nel pubblico quanto nel privato lavorano persone, con la loro dignità, le loro competenze, la loro onestà.
    Sulla carta ci sono i diritti e i doveri del lavoratore, da pretendere e garantire, possibilmente allo stesso modo, in ogni settore lavorativo.
    Le situazioni più o meno anomale (per esempio quelle dei lavoratori a progetto, degli ex co co co, dei lavoratori in nero, dei sottopagati) non devono offuscare la reputazione di chi è stato assunto secondo precise norme sancite dallo stato. Voglio dire che colpire i dipendenti pubblici, tanto privandoli del posto di lavoro, quanto negando loro diritti sacrosanti come il diritto/dovere di assentarsi in caso di malattia non giova affatto alla situazione generale dello stato; anzi, creando nuovi disoccupati, nuoce all’intera società.
    Pensiamo a rivendicare i diritti di TUTTI i cittadini e non accaniamoci contro chi ha conquistato (spesso grazie al superamento di regolare concorso e ad un certo bagaglio di titoli e competenze) la garanzia di un rapporto di lavoro “civile”.

  8. Luca said

    Certo se uno sta male sta male: ma quando il tasso di assenze per malattia cala del 43% perchè si fanno verifiche e controlli, o miracolosamente stanno tutti bene, o prima quelli che stavano male non stavano poi così male.

  9. Luca said

    Ah benvenuto Lino nelle discussioni del blog.

  10. Melba said

    Rosamaria stavolta sono d’accordo con Luca. Parliamo di fatti non di quello che uno *dovrebbe* avere per contratto. Il pubblico è più tutelato, ha il posto fisso a vita, è inevitabile che poi si creino situazioni di non controllo sui dipendenti. Quando uno sa di non poterlo perdere il posto si culla sugli allori.
    E’ il caso, a mio avviso, anche di molti insegnanti con cattedra che non si aggiornano più e propinano per anni sempre le stesse lezioni.

  11. Luca said

    Uffa Barbara, “stavolta”. Sembra che in passato ho sparato “cazzate”. Ti perdono dai, sono buono.:)

  12. romaguido said

    Certo, Barbara, non a caso parlavo di “persone, con la loro dignità, le loro competenze, la loro onestà”. Le mele marce sono dappertutto, ma non per questo dobbiamo fare di tutte le erbe un fascio.
    La mia personale esperienza è diversa: ho sempre chiesto pochissimi giorni di malattia, spesso mettendo in difficoltà il medico costretto a “inventare” patologie con una prognosi ridotta; in genere si trattava di “reale” influenza che, si sa, ha almeno cinque giorni di prognosi. Ho quasi sempre ricevuto la visita domiciliare del medico fiscale (era prassi nel mio istituto) e quando ho dovuto assentarmi per patologie più serie ho avuto problemi di tipo amministrativo nonostante una certificazione che non lasciava adito ad alcun dubbio.
    Le minacce di Brunetta non mi fanno paura, quindi, perchè si tratta di prassi alle quali sono abituata, ma mi indignano i discorsi che offendono tutta una categoria, senza evidenziare i necessari distinguo.

  13. Luca said

    Una media di 27/28 giorni di malattia annuale per dipentente pubblico è una media spaventosa. I numeri sono oggettivi.

  14. Melba said

    Ma no Luca, con “stavolta” voglio dire che non sempre sono d’accordo con te. Tipo quando parli di SL.

  15. Luca said

    Scherzavo Barbara. Ok, però dai SL come ibridismo ci sta.

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