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E-mail: servono a qualcosa?

Posted by Luca su 20 settembre 2008

Le e-mail sono veramente utili? Sono anni che di tanto in tanto escono  dei commenti e delle recriminazioni contro le e-mail. Stanno snaturando i rapporti umani, fanno perdere tempo, sono fredde, sono anonime. Ci costringono a passare ore davanti al monitor quando potremmo stare insieme a persone reali, invece che perdere tempo in rete sarebbe meglio lavorare e produrre con le persone e tramite la relazione.

Al dipartimento di psichiatria della University of London si parla di “informania” disturbo che starebbe infettando ampie fasce della popolazione ormai schiavizzate dai messaggi di posta elettronica. Persone che anche in vacanza debbono collegarsi diverse volte al giorno per controllare le e-mail, persone che se non controllano la posta escono pazzi.

Luis Gallardo (direttore della comunicazione della Deloitte Touche Tohmatsu) dice che le e-mail stanno diventando più un problema che un vantaggio. Una ricerca inglese ha messo in luce che le e-mail fanno perdere ai lavoratori inglesi 14 milioni di giornate lavorative l’anno.

Nella mia esperienza quotidiana anche io mi riconosco come malato di e-mail. Non posso stare un giorno senza guardare la posta. Quando salto un giorno ciò mi mette ansia: andare a aprire la mia casella di posta elettronica, trovare la casella di posta elettronica intasata. Mail e mail, mail private, mail dei gruppi a cui sono iscritti. Mi verrebbe voglia di cancellarle tutte  e invece mi metto a leggerle tutte. Inoltre meno male che lo spamming lo evito, lo evito.

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23 Risposte to “E-mail: servono a qualcosa?”

  1. romaguido said

    Ciao Luca,
    le indagini che tu citi si riferiscono sopratutto ai dipendenti di grandi aziende, i quali pare che controllino le loro caselle di posta elettronica e mandino messaggi istantanei in media, rispettivamente, 50 e 77 volte al giorno (esagerati!).
    Personalmente adoro le e-mail: le trovo immediate (laddove il destinatario si preoccupi di leggerle e di inviare un cortese cenno di risposta), simpatiche (se è necessario), utilissime, perchè affrancano dalle tante inefficienze dei servizi postali italiani; consultarle, tra l’altro, non mi porta via tanto tempo da quando ho programmato gli avvisi di ricezione dei messaggi (spero che la terminologia sia quella esatta).
    Tu sei davvero ammalato di e-mail? Verificalo col test messo a punto da Kimberly Young, la psichiatra americana che occupa un posto di rilievo tra i principali esperti mondiali in fatto di cyberdipendenza.

    SEI DIPENDENTE DALLA RETE?

    Per determinare il livello di dipendenza bisogna rispondere alle domande in base a questa scala:

    mai = 1, raramente = 2, ogni tanto = 3, spesso = 4, sempre = 5.

    Chi totalizza meno di 40 punti è un utente normale, che mantiene il controllo della situazione, chi ottiene tra i 40 e i 69 punti ne subisce qualche ripercussione, chi supera i 70 è un intossicato, e dovrebbe prendere provvedimenti.

    1. Quante volte vi siete accorti di essere rimasti online più a lungo di quanto intendevate?
    2. Vi capita di trascurare le faccende domestiche per passare più tempo online?
    3. Vi capita di preferire l’eccitazione offerta da internet all’intimità con il vostro partner?
    4. Vi capita di stabilire nuovi rapporti con altri utenti online?
    5. Accade che le persone attorno a voi si lamentino per la quantità di tempo che passate in internet?
    6. Accade che i vostri studi risentano negativamente della quantità di tempo che passate online?
    7. Vi capita di controllare la vostra e-mail prima di fare qualche altra cosa importante?
    8. La vostra resa sul lavoro o la vostra produttività sono influenzate negativamente da internet?
    9. Vi capita di stare sulla difensiva o di minimizzare quando qualcuno vi chiede che cosa fate online?
    10. Quante volte vi trovate a scacciare i pensieri negativi sulla vostra vita con il pensiero consolatorio di internet?
    11. Vi capita di scoprirvi a pregustare il momento in cui andrete nuovamente online?
    12. Vi succede di temere che la vita senza internet sarebbe noiosa, vuota e senza gioia?
    13. Vi capita di scattare, alzare la voce o rispondere male se qualcuno vi disturba mentre siete collegati?
    14. Perdete ore di sonno perché restate alzati fino a tardi davanti al computer?
    15. Vi capita di concentrarvi con il pensiero su internet quando non siete al computer, o di fantasticare di essere collegati?
    16. Vi capita di scoprirvi a dire «ancora qualche minuto e spengo» quando siete online?
    17. Avete già tentato di ridurre la quantità di tempo che passate online senza riuscirvi?
    18. Cercate di nascondere quanto tempo passate in internet?
    19. Vi capita di scegliere di passare più tempo online anziché uscire con gli altri?
    20. Vi capita di sentirvi depressi, irritabili o nervosi quando non siete collegati, mentre state benissimo quando siete nuovamente davanti al computer?

  2. Giorgia C said

    Meno male che non sono un’intossicata…credevo peggio dopo questo test!
    Per quanto mi riguarda, quando sono a casa ho quasi sempre il pc acceso, poi magari faccio dell’altro. Però mi capita di passarci davanti e di buttare l’occhio: e-mail, blog, skype e adesso facebook… in effetti c’è sempre qualcosa da controllare! Ormai l’e-mail la uso meno, di solito è uno strumento che uso a livello “istituzionale” oppure con chi conosco poco. Con gli amici, invece, la cosa più importante rimane sempre la presenza fisica, ma capita spesso che ci si mandi messaggi, che si scambino foto o informazioni anche attraverso altri canali. Lo trovo anche divertente, a volte un messaggio su facebook mi fa un attimo staccare dal lavoro al computer.
    Il problema posto da Luca credo si possa estendere non solo alle e-mail, ma anche ai vari facebook, messenger, skype, e a tutti gli altri strumenti che la rete offre per rimanere sempre connessi con gli altri. Forse è proprio questo il punto: perchè si vuole sempre rimanere connessi con gli altri? Perchè si entra in ansia se non si può controllare quotidianamente il proprio mondo virtuale? Non si rischia di togliere qualcosa alla vita reale?

  3. romaguido said

    Non credo, Giorgia, che si tolga niente alla vita reale, almeno fino a che non ci si accorga che la connessione è più importante della persona con cui si è connessi o delle persone che ci circondano nella vita reale.
    Mi spiego meglio. A volte ho l’impressione che alcuni considerino la rete come una piazza dove si va per incontrare gente, scambiare quattro chiacchiere; non importa chi ci sia, basta che ci sia qualcuno, non importa cosa si dica, basta che si parli.
    Ecco, se la mentalità è questa non credo che il problema sia la rete, nè la dipendenza da essa. Chi si comporta così nella vita reale farà la stessa identica cosa: continuerà a recarsi in piazza senza mai prendere alcun appuntamento; finchè un giorno troverà la piazza completamente deserta: gli altri hanno “deciso” di incontrarsi altrove, si sono dati appuntamento e (chissà mai perchè?) non hanno pensato a lui.

  4. Luca said

    Ho letto di recente un articolo sulla Repubblica che metteva in seri accusa le e-mail sui luoghi di lavoro. Fanno perderre tempo. Lo vedo quando apro la mia casella di posta. Ieri ho letto tutti i messaggi intorno alle 17. Mi collego ora e ne trovo 22. E’ vero sono iscritto a diversi gruppi anche come utente, ma tanta posta a volte quasi mi finisce.
    Mi succede che dico a questo rispondo dopo e poi invece non rispondo, me ne dimentico.

  5. romaguido said

    Ok, Luca,
    stai pure tranquillo, non sarà per le nostre e-mail che farai le ragnatele al computer! Piuttosto, visto che alla Intel hanno sperimentato che la sostituzione della posta elettronica con programmi di instant messaging rende i dipendenti molto più creativi e produttivi, vuoi che facciamo un appello perché i tuoi contatti abituali si rendano disponibili anche durante il tuo orario di servizio?

  6. Melba said

    Certi psicologi, senza offesa per la categoria, devono sempre bollare qualunque comportamento ‘fuori dalla norma’ come patologia. Salvo sapere quale sia la norma. Patologia è una parola che ha di per sè connotazione negativa.
    Chissà come la chiamerebbe uno psicologo questa ossessione nel considerare malattia qualunque comportamento considerato inusuale. Paranoia?
    Sui quotidiani e le riviste ogni tanto ne spunta una nuova.

    L’uomo è un animale sociale. E’ istintivo cercare contatto con i simili. Una volta si scrivevano lettere, oggi si usa la mail. Che differenza c’è?
    A me pare che scriviamo molto di più di quanto abbiamo mai fatto e non mi sembra un male.
    Con internet nessuno è più isolato, tutti possono comunicare con tutti. La piazza non è scomparsa, si è allargata e se ieri andavamo a trovare il vicino di casa o l’amico a 500 m oggi viaggiamo centinaia di kilometri. In qualunque città andiamo possiamo incontrare qualcuno che conosciamo. Con internet sono stata a trovare amici in Ancona, a Milano, Torino e Padova. Io lo trovo fantastico, da ai posti che visiti un’aria familiare.

    Ritornando alle mail, diciamo che sono oggi un po’ surclassate da altri tipi di comunicazione come l’instant messaging e i social network. Tant’è che ricevo quintali di mail ma sono pubblicitarie, iscrizioni a mailing list, o altri avvisi che sfoglio velocemente tutti i giorni. Gli amici difficilmente sono li. Li trovo su skype, nei blog, nei newsgroup, su anobii, in second life, ecc…
    E’ vero comunque che molta gente usa comunicare con messenger o leggere la posta anche durante l’orario di lavoro, non lo fanno come pausa ma è proprio uno scambio di battute continuo che dura tutto il giorno quasi il lavoro servisse a riempire i buchi tra un messaggio e l’altro. L’ho visto fare e mi da molto fastidio, distrae e fa commettere errori.

    Il questionario di Rosamaria mi fa un po’ ridere. Gli internauti maturi sanno mantenere il giusto distacco dalla rete, conoscono la differenza tra reale e virtuale. L’ansia, l’irritabilità, gli orari sballati, le crisi di astinenza per dirla alla ‘psicologo paranoico’ sono visioni da film di fantascienza.

  7. romaguido said

    Ti fa ridere quello? Allora di questo che ne dici?

    Ti accorgi di essere schiavo di internet quando:

    * ti alzi alle tre del mattino per andare in bagno e prima di andarci ti fermi al computer per scaricare la posta
    * se spegni il modem ti prende un senso di vuoto, come quando ti lascia la tua ragazza
    * controlli la tua posta, il computer dice: “Non ci sono nuovi messaggi”. La controlli di nuovo
    * per tutto il tuo viaggio in aereo hai tenuto il tuo portatile sulle ginocchia e il tuo bambino nello scomparto superiore
    * decidi di frequentare l’università per due o tre anni in più per avere l’accesso gratis a internet
    * incominci a usare le faccine anche nella posta normale
    * quando devi sorridere inclini la testa di 90 gradi
    * si è rotto il tuo modem e non ti sei connesso per più di due ore. In preda alle convulsioni componi il numero del tuo provider e cerchi di dialogare a fischi… e ci riesci!
    * ti trovi a digitare com dopo ogni punto
    * ti presenti a qualcuno e non dai il tuo nome ma il tuo UserID
    * tutti i tuoi amici hanno un @ nei loro nomi
    * non sai più di che sesso sono i tuoi amici perché usano un ID neutro
    * il tuo gatto ha una sua home page

  8. Luca said

    Bene non sono malato di e-mail. Certo non riesco a non controllare la posta 3 volte al giorno. E’ un pò una dipendenza e lo riconosco.

  9. Melba said

    Luca, magari le dipendenze fossero tutte così!

  10. romaguido said

    Ciao Barbara,
    la frase sul lavoro che riempie i buchi tra un messaggio e l’altro è davvero efficace. Brava!
    Vorrei dire tanto, invece, sulla differenza tra reale e virtuale, ma mi aspetto che siate voi a chiarirmi le idee. Io credo che molto dipenda dall’approccio che ognuno di noi ha col prossimo in genere e, tra parentesi, mi viene in mente che nel villaggio globale il prossimo può stare a migliaia di Km.; possiamo chiamarlo ancora così?
    Beh, sapete che vi dico? Io lo considero comunque prossimo e, di conseguenza, definire “virtuale” un’amicizia od una conoscenza solo perchè sono nate grazie alla rete mi sembra una cosa inopportuna.
    Voi come la pensate?

  11. Melba said

    Ho notato Rosamaria che è una questione di carattere. Le persone estroverse si trovano male online, si sentono limitate, non riescono ad esternare efficacemente la loro esuberanza. Hanno bisogno di tutti i sensi; devono toccare, sentire, vedere.. In genere mi sembrano più le donne a non trovarsi a loro agio online.
    Gli amici sono sempre amici ok, le distanze però sono reali e questo influisce molto sulla durata e sul modo di relazionarsi. L’aggettivo ‘virtuale’, come ‘reale’, non lo uso in senso metaforico, serve a specificare qualcosa. Potrei usare anche ‘online’ il concetto non cambia. Ci definiamo per esempio ‘tutor online’ per rendere chiaro che c’è una differenza rispetto al ‘tutor’.

  12. Luca said

    Si sono d’accordo con te sull’uso dei termini virtuale e on line. Leggendo molto sulle comunità in rete ho trovato autori che non utilizzano il termine virtuale ma dicono espressamente di preferire il termine on lie. Quindi non comunità virtuali, ma comunità on line. Questo uso è spiegato dal fatto che c’è in uso una connotazione negativa del termine virtuale inteso come un surrogato del reale. La comunità on line è invece meramente una comunità che svolge la sua vita prevalentemente in rete ma non per questo non è reale.

  13. Melba said

    Lo Zingarelli minore definisce la parola ‘virtuale’ come “tutto ciò che può avere, ma non ha, realizzazione o manifestazione concreta”. Effettivamente è una definizione poco felice per chi nel virtuale ci passa buona parte del tempo a socializzare con persone che sono manifestazioni concrete solo nella loro realtà, non nella nostra.

    Nello stesso Zingarelli la definizione di ‘concreto’ è: “considerato come avente un legame particolarmente stretto con la realtà, così come essa è percepita nella vita di ogni giorno”.
    Internet non fa ormai parte delle vita di ogni giorno? come il linguaggio e la matematica?

    E’ virtuale o non lo è?

    Gli usi cambiano, la parola ‘online’ è ormai sinonimo di ‘virtuale, ciberspazio, web, internet..’. ‘Virtuale’ io lo preferisco per definire stati dinamici (amici, pensieri, parole..), mentre ‘online’ mi da più la sensazione di un qualcosa presente stabilmente sul web come una comunità.

  14. Luca said

    Ciao Rosamaria,
    trova in rete lo spezzone del film Matrix. Quando all’eletto viene rivelato che quello che lui credeva reale non era tale.

    http://db.formez.it/ArchivioNews.nsf/be6d2c2ad9825cf8c1256ae800400bc5/401095593a3fd24fc1257371004e4a7a/Testo/M2/1.Articolo%2520Cusmai.pdf?OpenElement

    Ecco io preferisco questa definizione.

  15. Luca said

    Barbara la tua ultima distinzione non l’ho compresa.
    Virtuale lo riferisci a stati dinamici, e on line a stati statici.
    Una amicizia duratura in rete darebbe vita a un rapporto on line, un’amicizia occasionale a uno rapporto virtuale?
    Non mi convince.

  16. romaguido said

    Luca, non cercherò nell’immediato lo spezzone del film a cui ti riferisci, nè leggerò ora (ma mi riprometto di farlo quanto prima), l’articolo di Mario Cusmai che sarà senz’altro molto interessante.
    Da quello che dici mi pare comunque di capire che tu appartieni alla categoria cui fa riferimento Barbara nel commento n°11. Avevi, in effetti, già dato più volte indicazioni in tal senso, quindi la tua dichiarazione non mi meraviglia affatto.
    Quello che invece non riesco a capire è questo tuo continuo contrapporre la rete alla realtà. Mi pare di averlo detto più volte, anche in questa sede, la rete è assolutamente di supporto alla realtà, per cui mi sembra logico che, almeno nella sua interpretazione più corretta, non vada assolutamente contrapposta ad essa.

  17. Melba said

    Beh..non era esattamente quello che intendevo Luca..non puoi sapere a priori quanto dura un’amicizia. A me suona meglio definirla virtuale piuttosto che online.

    Poi mi leggo con calma l’articolo che hai linkato. Lo spezzone di Matrix è questo: http://it.youtube.com/watch?v=SUVzkCgAUQ0&feature=related

  18. Alberto Vesentini said

    Salve a tutti!
    Romaguido mi ha chiesto, tramite il mio blog http://descantabauchi.wordpress.com/ di partecipare ad alcune conversazioni…e parto da questa!
    Le e-mail secondo il mio parere sono utili per diversi motivi, ma soprattutto bisogna rispondere a quest domanda: per cosa vengono usate e che vantaggio mi portano?
    Parlando dei vantaggi partirei subito dal principale: l’immediatezza. Avendo la pagina del gestore della propria sempre aperto mail (o un programma che le gestisce), puoi ricevere in tempo reale.
    Secondo vantaggio, sono “imperdibili”: come fate a perdere una mail (se non siete sciocchi e le cancellate, ovviamente)? Nel mio caso, usando gmail (oppure un provider di mail fornito dal sito mio personale), le mail ricevute restano salvate sui server del provider e quindi, a meno di catastrofi naturali, sono sempre reperibili. Terza motivazione: se devo cercare una posta del 2006 in cui si parlava di “driver per sensore aptico”, basta inserire nei filtri di ricerca qualche parola chiave…et voilà, trovata senza scartabelare in ufficio.
    Per quanto riguarda l’uso, è ovvio che se si parla di lavoro sono utilisseme per i motivi citati sopra. Se invece si comincia a “spammare” con varie presentazioni di powerpoint o immagini comiche decine di volte al giorno diventa un problema.
    E’ lo stesso principio dell’automobile: 60 milioni di italiani, 70 milioni di auto. Pazzesco. Ma è ovvio dal momento che per andare a fare la spesa si prende la macchina, per andare in centro si prende la macchina (invece di metro o bus), per andare a trovare i nonni si prende la macchina (e magari stanno a qualche isolato di distanza), ecc. ecc. L’invenzione dell’auto è utilissima, ci permette di spostarci rapidamente e comodamente. Ma quando ti trovi in tangenziae alle 8 della mattina e per fare 30 km ci metti un’ora e mezza, non ti viene un po’ il dubbio che stai facendo una gran cavolata? E la mattina dopo si ricomincia…
    Quel che voglio dire è che ci vuole un po’ di buon senso: anche io ho la mail sempre aperta, la controllo decine di volte al giorno. Ma come ricevo decine di telefonate e messaggi sul cellulare. Ma non sono alienat dal mondo realte, tutt’altro.
    La mail è una risorsa, non un vincolo.

  19. Luca said

    Ciao Alberto,
    sono d’accordo con te. Le mail hanno molti vantaggi: il fatto che non si perdono è di estrema rilevanza. Sto pensando al mio lavoro in ufficio, ancora molti utenti non conoscono l’uso delle mail e dell’inviare allegati via mail. Così usano il fax con effetti deleteri: mettono male le pagine, le mettono al rovescio, fanno danni. Usando la posta elettronica le cose non si perdono. Le mail inoltre permettono di comunicare in tempo reale e hai ragione nel sostenere che gmail è comodissima e con serbatoio/deposito di mail infinito. Su gmail abbiamo seguito tempo fa un seminario on line tenuto da I sabati di blu mouse cui sono state illustrate le potenzialità di Google.

  20. Alberto Vesentini said

    ho letto appunto qui anche un post su GSpace, a cui ho risposto…credo di aver scritto una cosa interessante in proposito qui https://tutoronlinequalificati.wordpress.com/2008/08/27/gspace/

  21. Alberto Vesentini said

    “Per quanto riguarda l’uso, è ovvio che se si parla di lavoro sono utilisseme per i motivi citati sopra. Se invece si comincia a “spammare” con varie presentazioni di powerpoint o immagini comiche decine di volte al giorno diventa un problema.”

    chiarisco la mia frase: io ho due indirizzi di posta che us frequentemente. Uno in gmail, serio. no su libero, faceto. E su gmail mi sono fatto N filtri per buttare in spam anche ciò che non è spam ma chenon mi interessa…esempio: i commenti che mi rilasciano su Facebook o su eBay 🙂

  22. Luca said

    Rosamaria mi ha fatto notare un interessante articolo su Ibridamenti che riprende un tema da me trattato alcuni mesi fa.
    Vi metto il link:

    http://www.ibridamenti.com/20-per-tutti/2008/12/ma-l-email-da-considerarsi-un-servizio-sincrono/

  23. Luca said

    http://blog.veroxbrain.com/?p=314

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