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Maledetti professori*

Posted by romaguido su 18 settembre 2008

Realistico e disincantato, questo post, pubblicato il 28 luglio u.s., mi sembra un buono spunto per riprendere il discorso sulla posizione dei docenti nella scuola italiana. Che ne pensate?

“IL “PROFESSORE”, ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all’università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna.

Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un’immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a “modello” dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E’ almeno da vent’anni che tira un’aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
Siamo nell’era del “mito imprenditore” . Dell’uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l’artigiano e il commerciante. L’immobiliarista. E’ “l’Italia che produce”. Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.

Competenze apprese “fuori” da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema – la scuola pubblica – divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.
Si pensi all’invettiva contro i “professori meridionali” lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti – anche se non unicamente – alla commissione che ha bocciato “suo figlio” agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).

“Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza – e scoraggia – i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l’insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.

Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per “progetto” – dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all’università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all’insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D’altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E – si sa – gran parte dei professori sono statali e meridionali.

Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.

Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno – o quasi – ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell’informazione critica: le veline. Una società in cui conti – anzi: esisti – solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare “opinionista” anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una “pupa ignorante”, un tronista o un “amico” palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende – per professione – di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza “studenti”. Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?

Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.”

di ILVO DIAMANTI

*da http://scuolaviolenta.blogspot.com/2008/07/maledetti-professori.html)

P.S. Notate che gli ultimi decreti della Gelmini non fanno che avvalorarne le tesi.

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16 Risposte to “Maledetti professori*”

  1. Luca said

    Ciao Rosamaria,
    ho appena letto che l’articolo a cui ti riferivi è di Ilvo Diamanti, un docente che ho conosciuto a Urbino a un corso di sociologia e che seguo da diversi anni nei suoi articoli sulla Repubblica. Lo leggevo e dicevo mi trovo d’accordo, questo dice le cose che penso e poi quando ho visto la firma non mi sono sorpreso.
    Certo io sono meno sarcastico e più realista nell’esame della situazione della scuola italiana.

  2. romaguido said

    Ecco i commenti alla riunione di ieri dei sindacati col ministro Gelmini:

    http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=23768&action=view

    Rosamaria

  3. Giorgia C said

    Grazie Rosamaria, ho proprio voglia di leggerlo. Per chi vuole:

    http://www.firmiamo.it/controilmaestrounico

  4. Luca said

    Ciao Giorgia, ieri ne abbiamo parlato in audio. E’ vero che la scuola elementare funziona, ma poi come te lo spieghi che dalle medie in poi è tutto un disastro? L’economia italiana è allo sbando, non sopporta costi come quelli del passato quando persone sono andate in pensione con 10 anni di lavoro. Tutto questo si sta ripercuotendo su di noi. Niente funziona in Italia, l’Alitalia fallisce mentre hostess bellissime e con divise iper costose festeggiano e se ne fregano, i treni italiani sono in ritardo quasi sempre e ogni tanto si legge sono pieni di zecche e altri fastidiosi insetti, i fannulloni diventano razza dominante e hanno la meglio sul lavoratore medio. La scuola diventa un enorme parcheggio, dove imbucare di tutto. In questa situazione forse si doveva intervenire prima ma ora qualcosa si deve fare. La riforma della scuola deve riguardare l’intera scuola a partire dagli orari settimanali dei docenti, che debbono essere portati come minimo a 36 ore settimanali.

  5. romaguido said

    Ci risiamo, Luca.
    I docenti hanno un impegno orario fisso di 18/20 ore settimanali, d’accordo. A ciò vanno ad aggiungersi le ore che per legge devono essere dedicate all’aggiornamento, alla programmazione, alla valutazione, agli incontri con i genitori.
    Detto questo ti prego di considerare che un docente che tenga veramente al proprio lavoro non può non approfondire, non aggiornarsi, non può fare a meno di dedicare molto tempo alla individualizzazione dei percorsi formativi. Tutto questo porta via tantissimo tempo, che in genere non viene quantificato, anche perchè non viene assolutamente retribuito come straordinario.
    Si, certo, non tutti si impegnano al massimo; ma non si può generalizzare, così come non si può immaginare che i bilanci dello stato si risolvano riducendo il servizio scolastico. Anzi, giacché ci siamo, devo dire che sono assolutamente contraria ad una riduzione dell’obbligo scolastico; in molte realtà il prolungarsi della scolarizzazione rappresenta ancora oggi una preziosa occasione di riscatto e sarebbe assolutamente deleterio rinunciarvi.

  6. Giorgia C said

    E perchè invece non si comincia a tagliare da tutti quei dipendenti, nel pubblico e nel privato, che spesso e volentieri al lavoro sistemano la loro pagina di facebook, il loro blog, scaricano posta elettronica, scelgono la meta per le vacanze e quant’altro??? (e io ne conosco più di uno!) Io lavorerò 24 ore alla settimana (più i vari extra che non sto qui ad elencare) ma quando io sono a scuola LAVORO e basta! Non mi assento mai dall’aula, non vado a scaricare la posta, non esco a prendere il cappuccino al bar o a fumarmi la sigaretta! Io lavoro! Vogliamo contare le ore perse da altri dipendenti nell’arco della loro giornata lavorativa? Tu Luca controlli mai la posta, o il blog, o altro, quando sei al lavoro?

  7. romaguido said

    @ Giorgia:
    dimenticavo di dirti che ho lasciato la firma ed un post sul sito che ci hai segnalato.
    Sono d’accordo con te e penso che sia davvero increscioso dover spiegare, ribadire, rimarcare; ma nn temere, non riusciranno a scalfirci!
    Quanto ai dipendenti, pubblici e privati, che chattano e postano a tutte le ore del giorno e della notte, hai perfettamente ragione; sarà per questo che i tempi burocratici delle nostre pratiche tendono a dilatarsi inverosimilmente?

  8. Giorgia C said

    Grazie Rosamaria, l’unione fa la forza 🙂

  9. Luca said

    La Riforma Gelmini dovrebbe portare a un taglio di 130 mila tra docenti e personale ATA. Le novità principali sono:

    a) Il maestro unico alle elementari. affiancato comunque dall’insegnante di inglese.

    b) L’estensione degli istituti comprensivi: più scuole sotto un’unica direzione.

    c) La riduzione degli indirizzi nelle superiori, insieme con la riduzione dell’orario settimanale ( da 36 a 32 ore negli istituti professionali e tecnici, da 33 a 30 ore nei licei).

    d) L’accorpamento delle classi di concorso per il reclutamento dei docenti.

    e) I corsi di italiano per gli stranieri.

    La riforma dovrebbe portare a tagliare 87 mila cattedre e 42500 unità di personale ata (amministrativo, tecnico-ausiliario) in tre anni (2009-2011).

  10. romaguido said

    Per chi volesse approfondire, ecco qualche articolo sull’argomento “Scuola e riforme”:

    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/09/22/viva-la-scuola-ma-davvero-gli-insegnanti-in-italia-sono-troppi/#more-7358

    http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=662:discorso-di-piero-calamandrei-in-difesa-della-scuola-nazionale&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

    http://nuoveresistenze.wordpress.com/2008/09/23/ritorno-al-passato-molto-peggio/

    Buona lettura!

  11. Luca said

    Bene Rosamaria.
    Grande approfondimento.

  12. Luca said

    Finalmente un docente innovatore.
    Su YouTube appare un video di un docente Gregorio Magno che si inventa di dare lezioni di letteratura italiana a colpi di hip hop. Il docente giustifica la sua scelta come risposta a una sfida posta dai suoi ragazzi e sostiene che in questo modo si possa far apprendere la metrica e le figure retoriche molto più facilmente rispetto alla didattica tradizionale e seriosa. La lezione si basa sui testi di Jovanotti, Gazzè, Silvestri, Caparezza e altri. Il docente favorisce un’analisi retorica e metrica del testo e lo studio di metafore, iperboli, allitterazioni e rime.

  13. Luca said

    La scuola e il mondo della scuola sono ripiegati su sè stessi. La scuola è una istituzione e non un’organizzazione, quindi mira ricreare se stessa immutabile. La scuola è vecchia, depositaria di una sapere che non è contestualizzato, un sapere obsoleto. La scuola deve essere cambiata e profondamente, ma per farlo servono soldi e soldi. Non basta fare una riforma per mettere il proprio nome sulla riforma. Quante riforme negli ultimi anni? Berlinguer, Moratti, ora la Gelmini. Quante me ne sono dimenticate? Il guaio è che l’insegnante vede se stesso come un dipendente statale, un impiegato dello Stato e perciò traccheggia.

  14. romaguido said

    Non tutti gli insegnanti traccheggiano; inoltre, come faceva notare Giorgia, non possono nemmeno dedicarsi alle chat ed ai forum mentre lavorano; un punto a favore degli insegnanti quindi. 😛

  15. Luca said

    (il commento è volutamente provocatorio docenti non offendetevi)
    Bella forza. Lavorano 10 ore alla settimana( dai diciamo 15), quando lavorano si fanno le canne con gli studenti (alcuni, famoso è il video del prof, di educazione fisica andato su YouTube), certo che al lavoro non vedono le mail. Ma non sono così sicuro poi.
    Poi ogni scuola ha il suo buon baretto interno, luogo sicuro e di protezione per il docente stressato.

  16. romaguido said

    Ecco il parere di Clotilde Pontecorvo, Professore di Psicologia dell’Educazione, Università di Roma, sul maestro unico:

    http://ilrebis.wordpress.com/2008/10/09/e-semplice-smontare-una-scuola-che-funziona-di-clotilde-pontecorvo/

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