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29 Risposte to “Dedicato ai docenti”

  1. Giorgia C said

    Ciao Rosamaria, volevo avvisarti che il link inserito non funziona, dà indirizzo non valido.

  2. romaguido said

    Ecco Giorgia, mi pare che adesso vada bene. Stasera ci sarai du Skype?

  3. Melba said

    Sottoscrivo tutto! Si dovrebbe attaccare nel registro del professore come promemoria

  4. Luca said

    E’ la scuola ideale. Nella realtà i docenti sono contrariati e vanno avanti per inerzia. Le chiacchiere stanno a zero quando la professione docente è considerata socialmente zero.

  5. romaguido said

    Hai ragione, Luca, oggi insegnare è diventato un compito piuttosto gravoso: alunni indisciplinati perché viziati dalle loro famiglie, gratificazioni morali e materiali inconsistenti, riforme che, pur susseguendosi alla velocità della luce, non apportano alcun cambiamento davvero efficace, scarsità di risorse.
    Eppure chi ha scelto l’insegnamento, magari preferendolo a professioni più prestigiose e meglio remunerate, continua ad andare avanti imperterrito nella ricerca di metodi più efficaci, non lasciandosi scoraggiare dagli ostacoli che ogni giorno bisogna superare per svolgere il proprio lavoro in maniera almeno sufficiente. E non è raro che i suoi sforzi riescano a strappare all’ignoranza ed alla “devianza” (brutto termine ormai in disuso eppure ancora efficace) qualche giovane rampollo delle nostre famiglie.
    E se “si fa più festa in cielo, per un peccatore pentito…..”!

  6. Giorgia C said

    Brava Rosamaria, sottolineo il tuo “chi ha scelto l’insegnamento” perchè questo purtroppo non vale per tutti, o meglio, non tutti lo hanno scelto per lo stesso tuo motivo (che poi penso sia anche il mio). E allora speriamo che di insegnanti smanettoni come noi (per crescere, migliorare, imparare….) ce ne siano sempre di più.

  7. romaguido said

    Certo Giorgia, non a caso parlavo di “scelta”; fino a qualche anno fa, infatti, la scuola costituiva spesso un ripiego per chi non era riuscito a trovare una sistemazione conveniente nel proprio campo di studio e/o di lavoro. Sono probabilmente questi i docenti frustrati e demotivati cui alludeva Luca. Tutti gli altri, invece, continuano ad andare avanti, pur tra mille difficoltà, nella speranza che ancora qualcosa possa cambiare (in meglio, naturalmente).

  8. Luca said

    Io li considero un pò lenti questi docenti, li riconosco. Come se non vivessero nella vita reale: la scuola assomiglia a un grande parcheggio e alla fine anche il docente si scolarizza: vive di rituali, di ore che passano, di campanelle che suonano, di pizzette con la mortadella alle 11 della mattina. Di riunioni di classe inutili, completamente inutili. A volte tutto questo lo vive nello stato di precario, arrivando in pensione da precario. Certo che non è motivato e si limita a tirare a campare.

  9. Giorgia C said

    Con “questi docenti” ti riferisci alla categoria di insegnanti di cui parlavamo con Rosamaria o ai docenti in genere?

    Su una cosa detta in precedenza ti do ragione: la professione insegnante ha perso valore, veniamo considerati solo per i nostri “presunti” privilegi: vacanze di 3 mesi (che per essere precisi sono 2 e che sono tanti lo so anch’io), pomeriggi liberi (si, forse 30 anni fa le maestre lavoravano solo di mattina), attività di puro divertimento (naturale, io passo le mie ore a giocare a palla guerra…chiamami scema)…c’è gente che non perde occasione per fare battutine su questo. Ma, allora, la domanda che vorrei fare è: perchè non hanno fatto tutti gli insegnati? Perchè perdersi dietro a carriere impossibili, a mobbing aziendale, a orari strazianti…se invece potevano avere un bel posto fisso da insegnanti???

  10. Luca said

    Non so Giorgia.
    A me piace stare al lavoro ci starei sempre se mi dessero molti soldi, molti soldi. Tre mesi di ferie o due e mezzo sono tanti, in Italia ci sono troppi docenti e il risultati che nelle classifiche del progetto Pisa siamo all’ultimo posto come qualità degli studenti.
    Quindi non funzione la scuola italiana che è un enorme parcheggio degli elefanti, o quasi.

  11. romaguido said

    No Luca,
    mi dispiace, ma questa volta non sono affatto d’accordo con te. Innanzitutto avrei molto da ridire (e fortunanatamente non sono la sola) sullo svolgimento delle indagini PISA, di cui non ritengo affatto validi i risultati pubblicati. Quanto poi all’ “enorme parcheggio degli elefanti”, da docente quale sono, mi verrebbe la tentazione di risponderti, tanto per restare in tema, con la stessa delicatezza di un pachiderma; non lo farò in questa sede, ma non ti sembra di essere stato un tantino “pesante”? Possibile che in questa scuola che, lo ammetto, fa acqua per vari motivi, tu non riesca a salvare niente di niente? Hai idea di che cosa significhi seguire per nove mesi classi numerose, ognuna con più di un soggetto svantaggiato (e parlo solo di quelli ufficialmente certificati)? Hai idea della responsabilità che comporta, nei confronti della società, annoverare tra i propri alunni allievi tossicodipendenti, che magari tentano di spacciare all’interno della scuola? Tu, che da bravo educatore professionale conosci a fondo il problema, immagini le difficoltà di un insegnante che deve necessariamente farsi carico delle crisi adolescenziali dei suoi alunni? E infine, quasi a corollario di tutto, resta il compito, non meno gravoso, di insegnare la disciplina, recuperando, approfondendo, rinforzando con attività curriculari, extracurriculari, interdisciplinari. Ora, tralasciando volutamente l’argomento relativo ai rapporti con i colleghi ed il dirigente scolastico, concludo dicendo che ammetto le critiche, mi piace il dialogo vivace, ma questa volta mi pare che tu abbia davvero esagerato.
    Impara a dare a Cesare quel che è di Cesare, te ne prego!

    Rosamaria

    P.S. Forse un orario di lavoro meno stressante e qualche giorno di vacanza in più ti darebbero quella che serenità di giudizio che, almeno in questa occasione, sembra esserti venuta meno.

  12. Giorgia C said

    Ti prego, Luca, non ti uniformare a giudizi imprecisi che si leggono sulla stampa in questi giorni…Cosa conosci della scuola, a parte esserci stato come studente? Come puoi dire che ci sono troppi docenti? Non sono d’accordo. Credo che nessuno conosca la scuola come noi insegnanti; noi sappiamo, come dice anche Rosamaria, i problemi cui dobbiamo far fronte ogni giorno, quando devi rispondere a bambini, genitori, colleghi, dirigenti, ispettori, segretari, bidelli e chissà chi altro: tutti sono insegnanti al giorno d’oggi….tranne noi che lo siamo veramente!
    Non sono qui per sostenere che il mio sia un lavoro più faticoso di altri, perchè in giro c’è gente che fatica davvero e gente che invece sa solo lamentarsi, certo però non posso accettare che chiunque in questo periodo spari a zero sulla scuola e sulla mia categoria professionale. Siamo preparati, siamo formati, siamo ormai tutti laureati, ci aggiorniamo, non stacchiamo mai…eppure, per molti, siamo quelli che lavorano poco e che sono in troppi.
    Mi dispiace dover difendere il mio lavoro, la mia figura, la mia categoria: non si dovrebbe arrivare a tanto. Eppure succede ogni giorno. Quando dico agli altri che sono un’insegnante talvolta rimango sorpresa se non vengono fatte battute su orari, vacanze, ecc. Certo, il marcio c’è ovunque, anche nella scuola. MA NON SOLO NELLA SCUOLA!

  13. Giorgia C said

    PS: ma vogliamo veramente vivere sempre di indagini Ocse o simili? Siamo veramente ridotti a mere statistiche?

  14. Luca said

    Cosa so della scuola italiana?
    Per anni ho svolto colloqui scolastici con docenti, spesso colloqui settimanali dovendo seguire ragazzi che di studiare proprio non ne avevano voglia. Se un genitore fa in media tre colloqui l’anno con i docenti io arrivavo a farne una ventina, forse di più. Quindi ho frequentato la scuola anche da osservatore esterno, inoltre in diversi corsi che ho frequentato ho trovato iscritti docenti solo per il fatto che quel corso dava loro qualche punto.
    Penso quindi di essermi potuto fare un’idea della classe docente in Italia.
    Per quanto rigurda il numero dei docenti, Giorgia non sono d’accordo con te. Sono troppi e non lo dico io, lo dicono i confronti con gli altri paesi europei. Rosamaria dice giustamente che in classe ci sono ragazzi disagiati, tossicodipendenti e altro; ma allora in Francia, Germania e Gran Bretagna sono tutti dei monaci che non spippettano, non delinquono non intrallazzano? Non mi sembra questa la situazione basta pensare alla Francia e alle banlieu di Parigi, certo non frequentate da educande e da signorini.
    La scuola italiana è stata da sempre un enorme parcheggio politico, ogni politico ha imbucato e imbucato, la stessa cosa vale per i sindacati. I docenti votano e portano molti voti. Per quanto riguarda il maestro unico io sono d’accordo, non dico che l’insegnante non faccia niente perchè non è vero, riconosco che ha studiato e si aggiorna (beh qualcuno….) ma se si è fatta una riforma solo per accontentare qualche elettorato politico è bene cancellarla questa innovazione.
    Il Ministro Gelmini che inizialmente non sopportavo ha pensato a una riforma utile.

  15. Giorgia C said

    Caro Luca, giustamente ti sei definito un osservatore esterno della scuola, oltretutto osservatore di realtà particolari che non rappresentano la quotidianità e la molteplicità del mondo scolastico. E’ chiaro che ognuno di noi conosce bene il proprio lavoro dall’interno, quindi non pretendo certo che tu capisca la realtà che noi insegnanti viviamo. Mi sembra, comunque, da quello che hai scritto in questi giorni, che tu abbia una visione molto stereotipata della scuola, forse proprio quella che i media vogliono trasmettere.
    Un’ ultima cosa: prova a farti una chiacchierata con quelli che erano insegnanti quando il maestro unico è stato abolito, forse sapranno spiegarti meglio di me le profonde motivazioni pedagogiche, didattiche, educative e culturali che stanno alla base di questa scelta.

  16. romaguido said

    Anch’io Luca, da insegnante, ho avuto a che fare con psicologi, sociologi, assistenti sociali, psichiatri, chiamati a collaborare con la scuola in virtù della legge 309/90, che aveva come obiettivo primario la prevenzione delle tossicodipendenze attraverso il raggiungimento del pieno benessere psicofisico e sociale dell’allievo.
    Sono stati tanti gli operatori sociali assunti, formati e impiegati (sulla carta) in iniziative che avrebbero dovuto portare ad una società più sana; purtroppo il risultato del loro operato è davanti agli occhi di tutti…
    E non mi esprimo sulla realtà dei SERT, dei consultori familiari, degli altri sevizi con cui ho avuto a che fare (non ho la presunzione di elevare a statistica nazionale le conclusioni che ho potuto trarre personalmente da questo tipo di collaborazioni).
    La mia opinione è che ogni volta che le istituzioni attivano nuovi servizi (gli operatori scolastici non sono i soli a fungere da serbatoio di voti!), la scuola rappresenti la prima utenza cui ci si rivolga per giustificare le nuove assunzioni; salvo poi abbandonarla squallidamente non appena i servizi vengano messi a regime!
    A conclusione posso solo dire che, pur essendo stata una accanita sostenitrice della presenza nella scuola di personale esperto nei problemi dell’adolescenza, dopo questa esperienza mi trovo concorde con chi pensa che nella risoluzione di certi problemi sia molto più efficace l’azione del docente, che attraverso l’osservazione costante ed una sensibilità particolarmente attenta ad ogni cambiamento, può cogliere atteggiamenti per così dire devianti ed adoperarsi per porvi rimedio almeno in parte.
    Ma non voglio incorrere nello stesso errore di Luca; fare di tutte le erbe un fascio significherebbe penalizzare i tanti professionisti che nelle diverse agenzie educative si adoperano ogni giorno con tutti i mezzi a loro disposizione nel temtativo di migliorare questa nostra bistrattata società; probabilmente un coordinamento efficace e la creazione di un efficiente sistema di reti potrebbe ovviare agli inconvenienti sin qui evidenziati.

  17. romaguido said

    In rete ho trovato un post che sembra adatto a rispondere a Luca sul problema del maestro unico e che mette a fuoco altri problemi:

    “Gli handicappati sono un problema sociale, che negli ultimi 20 anni avevamo avuto la speranza fosse migliorato rispetto al passato, ed invece ce lo ritroviamo paro paro come un tempo. Il “però” della situazione, però, è che trent’anni fa con uno stipendio una famiglia riusciva a sopravvivere, mentre oggi no, quindi il figlio con handicap viene dato “in gestione” alla scuola.
    Io mi ricordo del tempo delle medie, quando eravamo in 27 con una professoressa in aula ed una ragazza con SERI problemi mentali e tuttavia non riconosciuta portatrice di handicap (la famiglia si vergognava…). Ricordo i problemi causati dal fatto che era difficile per una professoressa, seppure giovane, gestire una ragazza alta quanto lei che, a metà mattinata, decideva di andarsene da scuola, o si metteva a staccare le gomme da sotto i banchi ed a mangiarle, o faceva il verso della gallina o…
    E mentre la professoressa badava alla poveretta, noi stavamo senza fare niente, perché un’emergenza è un’emergenza e se una si affaccia alla finestra rischiando di buttarsi di sotto, tu professore non badi a cosa faranno gli altri aluni.
    Ecco, con questi ricordi ieri sera sono rimasto con due occhi a mo’ di gufo quando Tremonti ha iniziato a “separare” i problemi, come se io potessi separare quella volta che la tizia di cui sopra mi ha infilato un compasso nella coscia rispetto al disegno tecnico che stavo facendo, o come se un poveretto di maestro potesse separare la didattica da quel ruolo di “assistente sociale” che ormai gli viene richiesto.
    Esistessero dei docenti di sostegno, o semplicemente degli assistenti sociali che nel corso della mattinata seguono ogni “bambino problematico” dal momento in cui entra a scuola al momento in cui viene riconsegnato alla famiglia, potrei anche ammettere che il maestro unico è una buona cosa. Ma sappiamo tutti che non è così, e che gli insegnanti di sostegno sono presenti solo qualche ora a settimana, che i mediatori culturali quasi mai esistono per capire cosa sta dicendo la ragazzina cinese di 5 anni che da ore piange e si lamenta… in cinese.
    Insomma, in un’Italia in cui ormai anche nel borgo più sperduto si vivono sostanzialmente gli stessi problemi legati alla scuola, all’immigrazione e alla presenza di disabili, è banale pensare che le tre cose devono essere affrontate in maniera coerente, e che risparmiare sulla scuola significa risparmiare sugli handicappati e sulle loro famiglie, sulla possibilità di integrazione degli immigrati, e sulla possibilità per noi poveri sfigati di ottenere una formazione decente senza dover andare nelle costosissime scuole private dove NON si accettano handicappati e NON si accettano i poveri.”

    da “Quando si vive lontani dal mondo reale”, Settembre 10, 2008 in
    Riflessioni sparse di un italiano qualunque
    http://biancorossoebrunetta.wordpress.com/2008/09/10/quando-si-vive-lontani-dal-mondo-reale/

  18. mg said

    Ragazzi che bella discussione!!!
    Mi spiace solo di averla trovata solo oggi: non frequento molto il blog e me ne scuso con voi.

    Mi spiace anche per Luca che è solo contro due persone così agguerrite, ma devo schierarmi contro di lui (o meglio, contro le sue idee).
    Comincio col dire che i 2 mesi di ferie non sono reali: noi abbiamo 32 + 4 giorni come tutti i lavoratori e negli altri giorni siamo a disposizione. Io ho provato a lavorare il 16 agosto!!!
    Quando ho iniziato, ho lavorato come insegnante unica (supplente) e ho vissuto il passaggio al tempo pieno, lavorando anche sul modulo (3 su 2, 5 su 3, 7 su 5!!!). All’epoca, qui vicino, c’era un’unica scuola sperimentale a tempo pieno. Quando mi capitava di lavorare là, facevo di mia iniziativa ore supplementari e non pagate per “assorbire” qualcosa di nuovo.
    Il modulo è uno spreco, concordo con Luca, perchè è solo un tentativo di risparmio docenti nel tempo pieno, dimenticando tutta la pedagogia che sostiene questo modo di lavorare.
    Ma il tempo pieno è arricchimento sia sul piano pedagogico che psicologico, è approfondimento degli argomenti di studio, è introduzione a materie non scolastiche (il giornalino è un’inserimento del TP, la mia maestra non si sarebbe mai sognata di parlane!), è confronto fra docenti, …Lasciando da parte per un momento tutto ciò… La gentil signora Gelmini cosa vuol fare (senza contare i suoi consiglieri pedagogici: Tremonti e Bossi)? Il maestro unico a 24 ore settimanali: unico con gli specialisti di inglese, religione, ed. fisica, musica,… perchè pagati da enti esterni o dall’autonomia scolastica (ma unico non significa da solo?!? e io che non so l’inglese come l’insegno? vengo licenziata? ma ai miei tempi alle magistrali m’hanno insegnato il francese, perchè non posso insegnarlo?); come dividerebbe le 24 ore settimanali? e al pomeriggio rimetterebbe il doposcuola? tenuto da chi?
    Hanno ragione Giorgia e Rosamaria quando dicono che chi non vive “dentro” la scuola non ha un’idea chiara del lavoro che comporta. Mi spiace Luca, ma nella tua grandezza sei arrivato troppo vicino al sole e, non avendo provato con mano, forse non riesci a vedere i problemi dei poveri mortali…

  19. Luca said

    Ciao mg,
    che bello leggerti qua nel blog. Hai ragione mettermi a discutere con Giorgia e Rosamaria sul tema scuola e docenti è impegnativo sono due ossi duri. Ma partiamo per una volta da un dato oggettivo: l’economia italiana è al collasso, le diverse riforme scolastiche hanno aumentato a dismisura il numero dei docenti e siamo arrivati a un limite di non sopportazione. Penso che questo sia un dato oggettivo. Se il bilancio non riesce a far fronte agli stipendi le questioni pedagogiche debbono sicuramente lasciare il passo.
    Veniamo poi agli effetti degli interventi pedagogici: quale è lo studente medio italiano? Quello che su YouTube mette di tutto e che fotografa le proprie note in condotta per mandarle al sito 7 in condotta?
    E’ questo l’effetto dell’impiego a pioggia di risorse nella scuola?

  20. Luca said

    In tutto questo discorso sul docente e la scuola non è stato ancora preso in esame il ruolo della famiglia come fattore educativo.
    La scuola sembra essere l’unico ambiene educativo, l’unico strumento di educazione dei ragazzi. Lo stesso docente super-avvilito per non avere un ruolo riconosciuto a livello sociale, a parole parla di se come un missionario impegnato in una sfida educativa improba. Quale ruolo riconoscere alla famiglia, quale ruolo riconoscere ai genitori? E’ classico dire che nella famiglia si ha la socializzazione primaria del giovane, nella visione cristiana è nella famiglia che i giovani sono innestati per poi entrare nella società.
    Ma i docenti di oggi con che famiglie si trovano a rapportarsi? Venuto meno il ruolo e la considerazione sociale del docente gli stessi genitori assumono spesso un atteggiamento denigratorio e di sufficienza verso il docente. E questo come viene vissuto dai loro tanto educati pargoletti?
    La famiglia italiana è una famiglia aperta al mondo o è una famiglia chiusa in sé stessa?

  21. docenteazzurro said

    Certo Luca, lo Stato italiano è allo sbando, ma io mi chiedo perchè sia solo e sempre la scuola primaria (elementare) a doverne fare le spese! Riforma Moratti: ascuola elementare, tanto per non far vedere che volevano solo privatizzare, ci hanno aggiunto la scuola media. Riforma Gelmini: maestro unico, e dov’è il maestro se non nell’elementare? Tengo a precisare, poi, che tutti i rilevamenti fatti vedono la scuola elementare come la migliore italiana e alla pari (o quasi) con quella europea! Perchè risparmiare sulla scuola base? Perchè non eliminare qualche docente della superiore? Perchè, secondo te, togliendo maestri all’elementare andranno meglio le altre scuole? Gli alunni che vanno su YouTube hanno tutti professori non maestri, allora quando vedranno che le loro bravate hanno dimezzato i maestri smetteranno di farle?
    Ma per piacere! Si mira alla privatizzazione della scuola, demolendo quella pubblica. L’unica cosa che mi sento di chiedere ai riformisti è: a quando la riforma che obbligherà all’aio?
    Per quanto riguarda la famiglia italiana, possiamo trovarne di 3 tipi: quella con la visione cristiana, che manda i pargoli nella scuola privata (anche diverse colleghe che lavorano nella statale hanno i figli alla privata, ma dimmi dove sta la coerenza!); quella che pensa che i figli siano “pezzi de core” e quindi abbiano sempre ragione (alcuni li ritroviamo su YouTube); quelli che possono avere diversi credo religiosi e/o politici, che pensano che i figli siano “pezzi de core”, ma che cercano di collaborare con i docenti (è logico che se un docente ha i propri figli alla scuola privata…).
    Se un docente viene processato perchè affibbia una nota, cosa vuoi che concludano i genitori? E tutta la pubblicità negativa sui docenti della scuola pubblica? Hai mai sentito alla tv una critica a qualcuno che lavori nel privato? Tutti santi (senza offesa per i Santi), che danno ancora oggi compiti a caterve… e tutti dicono che sono bravi perchè fanno studiare i ragazzi!
    Lo scorso anno, in V, ho dato 11 (undici) righe da leggere, un giovedì per il giovedì seguente: un alunno è arrivato con la giustificazione dei genitori (laureati!) che non aveva avuto tempo! Beh, devo ammettere che è stata l’ultima volta che il bimbo non ha fatto i compiti… basta spiegare all’alunno e ai genitori perchè non si accetta la giustificazione. 😉

  22. docenteazzurro said

    wow! non l’avevo notato, mi sono loggata e mi ha chiamata docenteazzurro!
    Chiedo scusa.
    mg

  23. Luca said

    mg mi trovo d’accordo con te. Infatti piuttosto che con i docenti delle scuole primarie (è vero quello che dici del valore della scuola elementare italiana)la vera riforma deve essere sulle scuole superiori.
    Quando la Gelmini rimette il 5 in condotta (in un primo momento si era parlato di 7) che provoca la bocciatura io sono d’accordo, vuoi fare il bulletto, vuoi scocciare tutto e farti riprendere per essere in Rete, allora te ne stai fuori dalla scuola. Rosamaria mi ha fatto notare che la mia idea di chiudere le scuole era già stata di Pasolini. Io però parto da un ragionamento diverso: non parlo di artigiani o di lavori manuali, il mondo del lavoro in Italia è appiattito verso il basso anche nelle cosidette professioni impiegatizie. L’impiegato medio non ha bisogno di aver studiato. Per l’80% ( forse 70%) delle professioni non serve aver studiato, allora perchè spendere soldi per degli alunni che non sono portati per la scuola o non ne hanno voglia. No, deve contare solo il merito, vali e continui a studiare anche se non sei ricco (quindi con borse di studio per i meritevoli e i volenterosi) non vali, non hai voglia di fare niente e allora lavora, un lavoro lo si trova sempre.

  24. mg said

    Esatto Luca, se poi a qualche ragazzo andasse di riprendere gli studi, potrebbe forse farlo più facilmente, visto che non sarebbe obbligato!

  25. Luca said

    Mg è quello che dico io. Conosco delle docenti che insegnano ai corsi serali per lavoratori. Gli iscritti sono motivati, si iscrivono per prendere un diploma e frequentano lezioni dalle 18.00 alle 22.00 dopo una gionata di lavoro. Studenti di questo genere sicuramente non fanno gli idioti per andare su YouTube.

  26. romaguido said

    Su questo sono finalmente d’accordo con te, Luca.
    Qualche anno fa ho insegnato in un corso serale in cui la maggior parte degli allievi, spesso avanti negli anni, con famiglia e talvolta col doppio lavoro, non solo seguiva con attenzione, ma addirittura approfondiva i vari argomenti con ricerche su cui aprivamo interessanti dibattiti in classe.
    Naturalmente c’erano anche quelli per cui l’essere lavoratori e pendolari era un alibi da sbandierare a giustificazione delle numerose assenze e di un impegno scarso; ma, si sa, il mondo è bello perchè e vario!

  27. romaguido said

    Ecco il parere di Clotilde Pontecorvo, Professore di Psicologia dell’Educazione, Università di Roma, sul maestro unico:

    http://ilrebis.wordpress.com/2008/10/09/e-semplice-smontare-una-scuola-che-funziona-di-clotilde-pontecorvo/

  28. Luca said

    Ok, questa scuola funziona alla grande, alla grandissima. Certo poi gli italiani sono gli ultimi in tutte le classifiche di apprendimento, ma non è colpa della scuola. E’ una questione genetica: siamo dei ritardati.

  29. romaguido said

    No, Luca, non abbiamo mai detto questo. Sono decenni che si auspica una riforma veramente efficace, ma è un dato di fatto che non sia mai stata proposta in maniera incisiva da chi conosce dall’interno i problemi della scuola stessa, nè approvata da nessuno degli ultimi governi. Tuttavia è la prima volta che si attua una riforma scolastica, senza tastare il polso dei docenti e delle famiglie e con metodi di legiferazione quanto meno discutibili, con l’unico intento di sanare le casse dello stato, a tutto discapito di un sevizio indispensabile per la crescita del Paese. E’ questo che ci preoccupa.

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