Stavo riflettendo sul fine della formazione, auto-formazione, o della formazione continua. Si parla tanto di lavoratori della conoscenza e di life-long learning, ma a cosa è funzionale la formazione? Pensate a quello che avete studiato quanto vi serve sul lavoro di quello che ora sapete? La formazione universitaria è stata funzionale al vostro inserimento nel lavoro che ora state svolgendo? Quanta della formazione on line ora di moda, serve veramente per il lavoro? In questo blog trovate una pagina completa dedicata alle iniziative di formazione nel settore e-learning, ma quanta di questa formazione è utile ai fini dell’inserimento lavorativo? Io mi sto accorgendo ogni giorno di più che in un mercato del lavoro, quello italiano, appiattito verso il basso e quindi verso professionalità al cui svolgimento è già eccessivo il diploma di scuola superiore la formazione universitaria non serve a niente. In un articolo precedente ho fotografato la situazione disastrosa degli studi universitari in Italia e allora cosa fare?
Non esiste più una situazione di omogeneità formativa, bensì di policentrismo formativo. La Rete può diventare uno strumento centrale in questa nuova dimensione/modalità formativa e il tutor sempre di più un facilitatore-coach e moderatore delle discussioni e delle interazioni.
Piattaforme come Moodle diventano basilari per facilitare un apprendimento di tipo collaborativo, ma al centro c’è sempre la persona con i suoi processi cognitivi, attese, motivazioni, aspirazioni.
Ma c’è un nodo da risolvere la bassa professionalità che viene riconosciuta al lavoro in Italia; stipendi appiattiti verso il basso, sprechi e sperperi andati avanti per decine di decenni hanno prodotto un settore del pubblico impiego che è diventato un buco nero, un buco nero mangia risorse.
Se formarsi non porta a niente in termini di lavoro qualificato, allora tutto il sistema formativo attuale è autorefenziale diventa solo fonte di sostentamento per i formatori e i centri di formazione e alibi per decine e decine di migliaia di neo-laureati che pensano di formarsi e invece stanno sprecando soldi e tempo.
E’ questa la situazione?
Ho trovato una frase interessante in Francesco Bacone, Nuova Atlantide. La casa di Salomone:
“Fine della nostra istituzione è la conoscenza delle cause e dei segreti movimenti delle cose allo scopo di allargare i confini del poter umano verso la realizzazione di ogni possibile obiettivo”.
Ecco ho sempre creduto nella formazione sul lavoro e per il lavoro, in un’azienda che punta a essere competiva il capitale umano dovrebbe essere valorizzato, accresciuto, formato e considerato.
Del concetto capitale umano ho trovato la seguente definizione:
“Il capitale umano è ciò che i cittadini sanno fare, singolarmente e collettivamente, ed è una componente fondamentale delle potenzialità di un paese. Il suo sviluppo, che costituisce l’obiettivo primario del progetto di modernizzazione e crescita del paese, dipende da numerosi fattori, fra i quali rivestono grandissima importanza le scuole, le università, i centri di ricerca, che costituiscono il sistema di istruzione ed educazione della nazione.
Vi sentite capitale umano?