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Il blogger professionista

Pubblicato da Luca su 14 febbraio 2009

In un mio precedente intervento parlavo del blogger professionista, del blogger cioè che fa della sua attività online il proprio lavoro. In diversi articoli sia su questo blog che nel vecchio ambiente del gruppo Yahoo dei tutor on line  ho analizzato il tema della crisi dei giornali cartacei e della loro convergenza verso la rete e verso l’informazione digitale. In questi tempi di crisi dei giornali cartacei, si assiste sempre di più alla convergenza tra Internet e giornale che diventano una cosa sola, con riflessi sia dal punto di vista professionale per i giornalisti che si lavorano, sia per l’aspetto della lettura da parte dei “nuovi lettori”.  Leggi il seguito di questo post »

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Il benessere lavorativo

Pubblicato da Luca su 8 febbraio 2009

In un mio precedente intervento ho analizzato il tema della professione e cosa rende tale un lavoro . Nella nostra cultura il lavoro viene spesso associato all’obbligo di spendere parte del proprio tempo per avere in cambio uno stipendio e sopravvivere nel quotididiano. Il lavoro quindi come obbligato, come faticoso, come una specie di condanna divina. Nell’etica protestante il lavoro ha invece ben altra accezione: l’impegnarsi a fondo nel lavoro quotidiano è funzionale anche alla salvezza spirituale. In Italia hanno avuto grande successo libri come quello del sociologo Domenico de Masi che parla di ozio creativo o quello di Corinne Majer dal titolo Buongiorno pigrizia, dove si consigliano i lettori lavoratori a essere pigri sul lavoro e a impegnarsi nelle attività del tempo libero.

Penso che questa divisione tra tempo lavorativo e tempo libero esista perchè abbiamo una concezione sbagliata del lavoro. Chi fa un lavoro che lo fa sentire utile o da cui trae soddisfazioni non aspetta il venerdì alle 14 per dire che anche questa settimana ce la siamo tolta. Il lavoro può essere fonte di benessere e di auto-gratificazione, certo dipende da lavoro a lavoro e da persona a persona.  In ogni caso è necessario che l’organizzazione lavorativa sia improntata a ottiche meritocratiche e di riconoscimento del merito.

Purtroppo questo non accade in Italia, almeno non accade nel pubblico impiego e in gran parte di quello prviato; e allora è logico e conseguente che la media annua di assenze per malattie dei pubblici dipendenti arrivava a 29 giorni, a cu vanno sommate le ferie.  In pratica lavoravano 9 mesi l’anno.

E’ il datore di lavoro che deve impiegarsi nel favorire le condizioni per il benessere lavorativo, disinteressarsi della felicità dei propri dipendenti non solo è sbagliato dal punto di vista umano ma è controproducente da quello economico. Un dipendente innamorato del proprio lavoro si ammala di meno, fa meno pause caffè-bagno-sigaretta e va al lavoro anche contento e non sparla continuamente dell’azienda e dei propri colleghi. Creare dei legami affettivi dei dipendenti tra di loro e con la mission portata avanti dall’azienda, è funzionale anche all’efficienza economica della produzione.

In questa ricerca del benessere lavorativo si sta ripensando agli open space vale a dire quei mega stanzoni dove i dipendenti venivano ammassati tutti insieme con la convinzione che l’ufficio singolo era ormai superato.

L’adozione integrale di open space ha determinato molti inconvenienti: in particolare la perdita della privacy e la nascita di forti contrasti con i vicini di scrivania, l’aumento dei tassi di malattia e di assenza dal lavoro. La soluzione ideale sembra quindi una miscela equilibrata di ambienti aperti e di ambienti chiusi, con sale comuni e postazioni singole. Altre aziende hanno aperto palestre aziendali che possono essere frequentante gratuitamente dai dipendenti prima dell’orario di lavoro o nella pausa pranzo o al termine del lavoro; altre aziende hanno aperto asili aziendali e messo a disposizione lavanderie e cucine per prepararsi insieme il pasto.

Ecco Google mette a disposizione di tutto ai propri dipendenti, tanto che c’erano dipendenti che alla fine dormivano nei locali aziendali e per questo i vertici hanno dovuto emanare una norma esplicita che vieta tassativamente a tutti i dipendenti di restare in azienda a dormirci la notte.

Non vi sembra una immagine completamente diversa da quella dei dipendenti che con il cartellino in mano aspettano gli ultimi minuti per stimbrare la propria uscita?

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“Quale democrazia?” Democrazia e democratizzazione da Dewey al terzo millennio.

Pubblicato da romaguido su 12 dicembre 2008

Globalizzazione, criminalità, istruzione.

Pubblicato da romaguido su 7 Dicembre 2008

L’accenno di Giacomo Marramao (+ Blog 2008) alla attuale globalizzazione ed il quesito postomi tempo fa da Barbara sul rapporto tra immigrazione e criminalità in Italia mi suggeriscono di proporvi una mia ricerca di qualche tempo fa che, richiamandosi a questi temi, potrebbe costituire uno spunto di riflessione sul problema dell’integrazione, a scuola e in società, di quanti continuano ad approdare numerosi sul suolo italiano.

Trattandosi di un articolo piuttosto lungo, lo suddividerò in più parti, che potranno trovare posto nella nostra pagina delle riflessioni o, volendo, in una pagina nuova: “Scuola, società, tempi moderni”.

“Quale democrazia?”Democrazia e democratizzazione

da Dewey al terzo millennio.

di Rosamaria Guido

  1. Parte I: La democrazia
  2. Parte II: Democrazia e globalizzazione – Si può esportare la democrazia?
  3. Parte III: Quale democrazia?
  4. Parte IV: Le «idee» per il terzo millennio.

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Protetto: “Quale democrazia?” Democrazia e democratizzazione da Dewey al terzo millennio. …………………………… Parte IV: Le «idee» per il terzo millennio.

Pubblicato da romaguido su 12 dicembre 2008

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Protetto: “Quale democrazia?” Democrazia e democratizzazione da Dewey al terzo millennio. …………………………………. Parte III: Quale democrazia?

Pubblicato da romaguido su 11 dicembre 2008

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Protetto: “Quale democrazia?” Democrazia e democratizzazione da Dewey al terzo millennio. ……………………………….. Parte II: Democrazia e globalizzazione

Pubblicato da romaguido su 11 dicembre 2008

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Protetto: “Quale democrazia?”Democrazia e democratizzazione da Dewey al terzo millennio. Parte I: La democrazia

Pubblicato da romaguido su 10 dicembre 2008

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