
La foto non vi tragga in inganno: spesso certe terapie rendono calvi, glabri e tolgono la voglia di sorridere.
Che le tecnologie d’informazione e comunicazione siano un grosso vantaggio per la società e che possano costituire una risorsa preziosa, talvolta addirittura terapeutica, per chi sia costretto all’immobilità o veda ridotte le proprie capacità di deambulazione a causa di patologie più o meno gravi è un dato di fatto; quello che meraviglia è invece che, nel suo zelante impeto di miglioramento dell’efficienza della funzione pubblica, il Ministro Brunetta abbia potuto pensare al part-time ed al telelavoro per lo sfruttamento delle capacità residue di malati defedati in quanto sottoposti a terapie invalidanti, come per esempio la chemioterapia.
Si legge infatti nella circolare 1/2009 sull’art.71 della legge 133/2008, ossia sull’articolo che ha per oggetto “Fasce orarie di reperibilità – Malati oncologici”:




