Ho trovato un interessante articolo di Ilaria Solari su Gioa di questa settimana. Cepu è diventata una multinazionale della formazione e preparazione con sedi in tutt’Italia e da poco anche all’estero. Il sistema universitario italiano non ha mai funzionato e gli italiani sono da sempre agli ultimi posti per quanto concerne il numero di laureati. E allora ecco l’idea geniale di Francesco Polidori, creare una struttura di sostegno a quegli studenti in difficoltà con gli esami, una struttura nata con lo scopo di agevolare la riuscita nello studio e il conseguimento dell’agognato titolo di studio. L’idea ha colto un bisogno: il bisogno sociale di conseguire un titolo di laurea per poi fregiarsi di dire di essere dottore. Ah a me viene il freddo quando qualcuno si presenza come il dott……, io mi presento sempre il sig. Iaconisi per esempio. Mi fa un pò pena questa apologia del titolo di dottore, dottore di cosa ,oppure i dottori lasciamoli in ospedale…… vorrei dire a chi mi si presenta in questo modo. Comunque la giornalista fotografa bene il successo Cepu passato in poche anni da qualche milione di fatturato l’anno a ben 112 milioni di euro. Il successo del Cepu si è accompagnato all’uso di testimonial famosi che riprendevano a studiare: Del Piero, Vieri, Valentino Rossi. Beh Valentino Rossi con Grandi Scuole della Cepu ha conseguito il diploma delle superiori per poi conseguire una bella laurea honoris causa alcuni anni dopo per le sue imprese sportive. Ora il pilota Rossi è anche il dottor Rossi.
Ed ecco che la giornalista conia il termine Generazione Cepu: in questa società moderna il titolo di studio da prestigio sociale, non viene richiesto di saper fare delle cose, già potersi definire dottore è un grande start up sociale, e poi fa tanto chic tra i parenti.
L’immagine che la giornalista da della Generazione Cepu è più efficace di qualsiasi mio impegno da scrittore ” negli ultimi 10, 15 anni intorno a quel marchio si è sedimentata nelle menti degli italiani la fotografia di una tribù sazia e un pò zuccona, per cui la laurea è un traguardo meno appagante e necessario della patente, ma bisogna pur tagliarlo”.
Beh se questa è la generazione Cepu, io non mi ci vedo. Considero il sapere stettamentemente connesso al saper fare. Posso pure sapere tante cose, ma se nel lavoro non sono in grado di impiegarle e di metterle a frutto ho perso tempo, soldi e impegno.